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Sorveglianza Speciale — Anno 2023

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296 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sorveglianza Speciale

Provvedimenti

Mazza da baseball e sorveglianza: non è reato, ma scatta la confisca
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante sul divieto detenzione armi improprie per le persone sottoposte a sorveglianza speciale. Un soggetto in questa condizione, trovato in possesso di due mazze da baseball, è stato assolto. I giudici hanno chiarito che il divieto imposto dalla legge ai sorvegliati speciali riguarda esclusivamente le 'armi proprie' (come le pistole) e non si estende a quelle 'improprie' (come gli attrezzi sportivi). La Corte ha quindi annullato la condanna perché il fatto non costituisce reato, pur confermando la confisca e la distruzione delle mazze.
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Proroga Sorveglianza Speciale: Ricorso Respinto e Multa Salata
Un detenuto, a causa della gravità della sua condotta in carcere, si è visto applicare la proroga della sorveglianza speciale. L'uomo ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la decisione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che le motivazioni del detenuto miravano a una nuova valutazione dei fatti, attività non consentita in sede di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha confermato il provvedimento restrittivo e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro.
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Sorveglianza Speciale Violata: Appello Respinto, Condanna Certa
Un soggetto sottoposto alla misura della sorveglianza speciale è stato condannato per essersi allontanato dal proprio comune, commettendo il reato di violazione sorveglianza speciale. L'imputato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando un difetto di motivazione della sentenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché basato su questioni di fatto non riesaminabili in quella sede. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una multa di 3.000 euro. La decisione ribadisce che la Cassazione giudica solo la corretta applicazione della legge, non i fatti.
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Sorveglianza dopo il carcere: nessuna rivalutazione per i fatti passati
La Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale. L'uomo, dopo un lungo periodo di detenzione, era stato nuovamente sottoposto alla misura senza un nuovo esame della sua pericolosità. La sua difesa sosteneva l'illegittimità della misura, richiamando una sentenza della Corte Costituzionale del 2013. I giudici hanno però stabilito che il principio che impone la **rivalutazione della pericolosità sociale** non è retroattivo. Poiché la violazione era avvenuta nel 2012, cioè prima della sentenza costituzionale, la misura di prevenzione era pienamente valida e la condanna legittima. La Corte ha quindi respinto il ricorso.
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Controllo notturno saltato: la recidiva allunga la prescrizione
Un uomo sottoposto a sorveglianza speciale viene condannato per non essere stato trovato in casa durante un controllo notturno. In appello, contesta il calcolo dei termini di prescrizione, sostenendo che la sua recidiva sia stata illegittimamente considerata due volte. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro sulla recidiva e prescrizione del reato: la recidiva reiterata aumenta legittimamente il tempo necessario perché il reato si estingua, anche quando viene bilanciata con le attenuanti ai fini della pena. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Lavoro non basta come scusa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per la violazione della sorveglianza speciale e per aver fornito false generalità a un pubblico ufficiale. Il soggetto, sottoposto a un divieto di soggiorno, si trovava in un'area a lui interdetta, sostenendo di essere lì per motivi di lavoro. I giudici hanno dichiarato il suo ricorso inammissibile, ritenendo la giustificazione lavorativa troppo generica e una semplice doglianza sui fatti, non consentita in sede di legittimità. La sentenza ribadisce che la violazione della sorveglianza speciale non può essere superata da motivazioni vaghe, portando alla condanna definitiva al pagamento delle spese processuali e di una multa.
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Guida con sorveglianza speciale: assolto se non è definitiva
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per il reato di guida senza patente con sorveglianza speciale. Il caso riguardava un individuo fermato alla guida di un ciclomotore mentre era sottoposto a una misura di prevenzione. Tuttavia, al momento del controllo, il provvedimento che imponeva la sorveglianza speciale non era ancora definitivo. La Corte ha stabilito che la definitività della misura è un requisito essenziale perché il reato possa esistere. Di conseguenza, non essendo soddisfatta questa condizione, il fatto non costituisce reato e l'imputato è stato assolto da questa specifica accusa, con una riduzione della pena complessiva.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Aiuta la Sorella, ma è Reato
Un uomo sottoposto a sorveglianza speciale viene condannato per essere uscito di casa di notte, nonostante il motivo fosse soccorrere la sorella coinvolta in un incidente. La Corte di Cassazione conferma la condanna per violazione sorveglianza speciale, stabilendo un principio chiaro: per questo reato basta una singola trasgressione e il motivo, anche se valido, non giustifica la condotta. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile la richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché sollevata per la prima volta in Cassazione. L'imputato perde quindi il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Mente a un Pubblico Ufficiale: la Valutazione della Recidiva
Un uomo, già sottoposto a sorveglianza speciale e con precedenti penali, viene condannato per aver fornito false dichiarazioni sulla propria identità a un pubblico ufficiale. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna, respingendo il ricorso. Il punto centrale della decisione è la corretta valutazione della recidiva. I giudici hanno stabilito che non basta guardare alla gravità o alla data dei reati passati. È necessario un esame concreto per verificare se la nuova condotta criminale dimostri una persistente inclinazione a delinquere, come nel caso in esame, dove l'imputato ha mostrato totale indifferenza ai precedenti moniti della giustizia.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Condanna Definitiva per Errore
Un individuo, già condannato a otto mesi di reclusione per la violazione della sorveglianza speciale, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La sua difesa ha tentato di introdurre un nuovo argomento, cioè la necessità di rivalutare la sua pericolosità sociale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile proprio perché tale questione non era stata sollevata nel precedente grado di giudizio. Di conseguenza, la condanna per la violazione della sorveglianza speciale è diventata definitiva, con l'aggiunta per il condannato del pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Pena Minima ma Appello Inutile
Due soggetti, già condannati per la violazione sorveglianza speciale, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Lamentavano l'affermazione di responsabilità e il trattamento sanzionatorio ricevuto. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ritenendo le argomentazioni difensive generiche e non sufficientemente sviluppate. I giudici hanno sottolineato che la valutazione di equivalenza tra le attenuanti generiche e la recidiva non poteva essere modificata in senso più favorevole agli imputati. La condanna, già fissata al minimo previsto dalla legge, è diventata quindi definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Condanna per Ogni Infrazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il reato di violazione sorveglianza speciale. L'uomo, già sottoposto alla misura di prevenzione con obbligo di soggiorno, aveva infranto una delle prescrizioni. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché, secondo un principio consolidato, qualsiasi violazione delle regole imposte è sufficiente per commettere il reato. La sentenza diventa quindi definitiva e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Condannato ma Salvo per Prescrizione
Un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale ha presentato ricorso in Cassazione. La sua difesa sosteneva la mancata valutazione della sua pericolosità attuale da parte dei giudici. La Corte Suprema, tuttavia, non è entrata nel merito della questione. Ha invece rilevato che era trascorso il tempo massimo per poter perseguire il reato. Di conseguenza, ha annullato la sentenza di condanna dichiarando il reato estinto per prescrizione. L'imputato vince la causa non perché ritenuto innocente, ma perché lo Stato ha perso il suo potere di punirlo.
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Finta Rissa per Fuggire: Condanna per Resistenza a Pubblico Ufficiale
Due uomini, entrambi sottoposti a sorveglianza speciale, inscenano una finta rissa tra loro per distrarre i Carabinieri durante un controllo e tentare la fuga. Dopo essersi divincolati con la forza dalla presa dei militari, scappano in moto. La Corte di Cassazione ha confermato la loro condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, stabilendo un principio chiaro: non si tratta di una semplice fuga o di opposizione passiva, ma di un'azione violenta finalizzata a neutralizzare l'operato delle forze dell'ordine. L'uso della forza per liberarsi e scappare integra pienamente il reato. I ricorsi dei due uomini sono stati dichiarati inammissibili, rendendo la condanna definitiva.
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Uso del cellulare in sorveglianza speciale: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e otto mesi per un uomo che aveva violato gli obblighi della sorveglianza speciale utilizzando più volte un telefono cellulare. L'imputato aveva contestato la congruità della pena, ma i giudici hanno respinto il ricorso. La sentenza stabilisce un principio chiaro: la determinazione della pena è una scelta del giudice di merito. Questa scelta non è sindacabile se motivata in modo logico, tenendo conto della gravità dei fatti e dei precedenti penali. Il caso ribadisce la serietà della violazione sorveglianza speciale e i limiti per impugnare la quantificazione di una condanna.
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Violazione sorveglianza speciale: condanna anche per un fatto lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per un uomo che aveva commesso una violazione sorveglianza speciale, omettendo di presentarsi due volte a settimana presso l'autorità di pubblica sicurezza. La difesa sosteneva la non punibilità per la particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto questa tesi, sottolineando che i numerosi e gravi precedenti penali dell'imputato (tra cui violenza e associazione di tipo mafioso) configuravano un'abitualità nel comportamento criminale. Tale abitualità impedisce l'applicazione del beneficio della lieve entità, poiché la violazione delle misure di prevenzione, anche se apparentemente minima, genera un allarme sociale e offende l'interesse pubblico alla sicurezza.
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Viola la sorveglianza: no a circostanze attenuanti generiche
Una persona sottoposta alla misura della sorveglianza speciale viola le prescrizioni sull'orario di rientro serale. Condannata, ricorre in Cassazione chiedendo il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche per ottenere uno sconto di pena. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo un principio importante: la concessione delle circostanze attenuanti generiche è una valutazione di merito del giudice, non sindacabile in Cassazione se la motivazione è logica. In questo caso, i precedenti penali e l'assenza di elementi positivi hanno giustificato correttamente il diniego. La persona è stata quindi condannata al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Violazione sorveglianza speciale: una sola uscita costa la condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una persona condannata per essersi allontanata dalla propria abitazione senza autorizzazione, violando gli obblighi della sorveglianza speciale. L'imputato sosteneva che un singolo episodio non fosse sufficiente a integrare il reato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio chiaro: per la configurabilità del reato di violazione sorveglianza speciale non è necessaria la ripetitività della condotta. Anche una sola trasgressione è sufficiente per la condanna. Di conseguenza, la condanna è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato negato: il tempo spezza il piano criminale
Un uomo, condannato con sei sentenze definitive per ripetute violazioni della sorveglianza speciale, ha chiesto di applicare la disciplina del reato continuato per unificare le pene in una sola, più mite. La sua richiesta si basava sulla vicinanza temporale di alcuni episodi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione del Tribunale. I giudici hanno stabilito che un significativo divario di tempo tra l'ultimo reato e i precedenti, unito a un periodo di detenzione, interrompe il legame del 'medesimo disegno criminoso'. Di conseguenza, il beneficio del reato continuato non è stato concesso e le pene restano separate.
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Sorveglianza Speciale: Legittima Anche Dopo un’Assoluzione?
Una persona, assolta dall'accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, si oppone alla misura di sorveglianza speciale. Sostiene che la misura si basi su un'accusa caduta e sulla mancata prova che vivesse con i proventi di reati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la sorveglianza speciale è legittima se, pur cambiando la qualifica giuridica della pericolosità, si fonda sugli stessi fatti. In questo caso, i numerosi precedenti per furto, ricettazione e spaccio, uniti all'assenza di un lavoro stabile, erano sufficienti a dimostrare la sua pericolosità sociale e a giustificare la misura, a prescindere dall'assoluzione nel processo principale.
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