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Sorveglianza Speciale — Anno 2023

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296 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sorveglianza Speciale

Provvedimenti

Legame Mafioso: Pericolosità Sociale Presunta Senza Nuovi Reati
Un soggetto, con un ruolo direttivo in un'associazione mafiosa, viene sottoposto a sorveglianza speciale. L'uomo si oppone, sostenendo che la sua pericolosità non sia più attuale. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio chiave: per gli indiziati di mafia, l'attualità della pericolosità sociale si presume. Il legame con il clan è considerato stabile e permanente, a meno che l'interessato non fornisca prove concrete di averlo reciso. In assenza di una chiara dissociazione, la misura di prevenzione è legittima anche se non sono stati commessi reati recenti. La pericolosità, quindi, persiste.
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Pericolosità Sociale Attuale: Lavoro non basta, resta sorvegliato
La Corte di Cassazione ha confermato la sorveglianza speciale per un individuo, nonostante questi fosse in regime di semilibertà e svolgesse un'attività lavorativa. Secondo i giudici, questi elementi non sono sufficienti a escludere la pericolosità sociale attuale. La decisione si è basata su recenti coinvolgimenti in vicende giudiziarie e sulla valutazione negativa del Tribunale di Sorveglianza riguardo al suo reinserimento sociale. La Corte ha stabilito che il giudizio sulla pericolosità deve essere autonomo e basato su una valutazione complessiva della condotta della persona, confermando che il rischio di futuri reati era ancora concreto.
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Mafia: Lavoro non cancella l’attualità della pericolosità sociale
Un individuo, condannato in passato per associazione mafiosa, si oppone alla misura della sorveglianza speciale. Sostiene che la sua pericolosità non sia più attuale, dato il tempo trascorso, la detenzione e il fatto di aver trovato un lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sull'attualità della pericolosità sociale per gli affiliati a clan mafiosi. Secondo i giudici, il legame con l'organizzazione si presume stabile. Elementi come un lavoro recente o la buona condotta in carcere non sono sufficienti a dimostrare un reale e definitivo allontanamento dall'ambiente criminale, soprattutto se in passato si è ricoperto un ruolo attivo. La misura di prevenzione è stata quindi confermata.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Condanna Anche per un Ritardo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo che non si era presentato puntualmente a firmare in caserma, come prescritto dalla sua misura di prevenzione. Secondo i giudici, la violazione sorveglianza speciale si configura anche con un semplice ritardo, non essendo necessario un inadempimento totale. Per commettere il reato è sufficiente il 'dolo generico', ovvero la consapevolezza di non rispettare l'obbligo, a prescindere dalle motivazioni. Il fatto di essersi presentato più tardi non cancella il reato già commesso. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Amicizie Pericolose: No Sconti per Violazione Sorveglianza Speciale
Un uomo sottoposto a sorveglianza speciale viene condannato per aver frequentato più volte persone con precedenti penali. L'uomo si difende sostenendo di non conoscere il loro passato e che il fatto fosse di lieve entità. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio chiave sulla violazione sorveglianza speciale: la consapevolezza dei precedenti penali altrui si può dedurre dal contesto sociale. Inoltre, la Corte ha escluso l'applicazione della non punibilità per 'particolare tenuità del fatto', poiché la violazione delle prescrizioni da parte di un soggetto già ritenuto pericoloso per la società è di per sé grave. La condanna è diventata definitiva.
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Sorveglianza Speciale: Incontri al Bar non Escludono il Reato
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale veniva assolto in appello dall'accusa di aver frequentato abitualmente dei pregiudicati. La Corte d'Appello aveva ritenuto casuali gli incontri (quattro in due mesi) perché avvenuti in luoghi pubblici come un bar. La Procura ha fatto ricorso e la Cassazione le ha dato ragione. La Suprema Corte ha stabilito che per accertare la violazione sorveglianza speciale non si possono valutare gli episodi singolarmente. Anche incontri in luoghi pubblici, se ripetuti e sistematici, possono dimostrare l'esistenza di un legame stabile e quindi integrare il reato. La sentenza di assoluzione è stata annullata e il processo dovrà essere rifatto, valutando tutti gli indizi nel loro complesso.
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Violazione sorveglianza speciale: 3 incontri bastano per la condanna
Un individuo sottoposto a misura di prevenzione viene condannato per aver incontrato persone con precedenti penali tre volte in meno di un mese. La difesa sosteneva che gli incontri fossero casuali, ma la Corte di Cassazione ha confermato la condanna. La sentenza stabilisce un principio importante sulla violazione sorveglianza speciale: non serve una frequentazione quotidiana per commettere il reato. Anche pochi contatti ravvicinati nel tempo sono sufficienti a dimostrare l'abitualità richiesta dalla legge, se indicano un legame stabile e non occasionale. L'appello dell'imputato è stato quindi respinto.
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Vende immobili sotto sorveglianza: sequestro annullato per un vizio
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale vende tre immobili per 81.500 euro senza comunicarlo, come previsto dalla legge. Il Tribunale dispone il sequestro di tale somma. La Cassazione, però, annulla il provvedimento. Pur confermando che l'omessa comunicazione costituisce reato, la Corte stabilisce un principio fondamentale: il giudice deve sempre motivare il cosiddetto 'periculum in mora'. Non basta che la legge preveda la confisca obbligatoria; per un sequestro preventivo serve dimostrare l'urgenza concreta di bloccare i beni. Il caso torna quindi al Tribunale, che dovrà spiegare perché non si può attendere la fine del processo.
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Violazione sorveglianza speciale: condanna per il campanello muto
La Corte di Cassazione conferma la condanna per violazione sorveglianza speciale a carico di un uomo non trovato in casa durante un controllo notturno. La polizia aveva verificato il perfetto funzionamento del campanello, ma i familiari conviventi avevano dichiarato di non aver sentito nulla. I giudici hanno ritenuto la loro testimonianza inattendibile a causa del legame di parentela e dell'inverosimiglianza logica della loro versione. La sentenza stabilisce che la prova logica, basata sul suono forte e chiaro del campanello in piena notte, prevale sulle dichiarazioni dei parenti, giustificando così la condanna per la mancata reperibilità del sorvegliato.
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Riduzione Sorveglianza Speciale: Valida Anche con Motivazione Breve
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un giudice che aveva disposto una significativa riduzione della sorveglianza speciale per un individuo, portandola da due anni a sei mesi. Il Procuratore Generale aveva contestato la decisione per mancanza di motivazione. La Cassazione ha stabilito che anche una motivazione sintetica è valida, se chiarisce che la misura originaria era 'all'evidenza eccessiva' rispetto alla reale pericolosità del soggetto, valutata sulla base dei reati commessi. Il ricorso del Procuratore è stato quindi dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la riduzione della sorveglianza speciale.
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Sorveglianza ridotta con motivazione per relationem: Cassazione ok
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un Procuratore Generale contro la riduzione di una misura di sorveglianza speciale. La Corte d'Appello aveva diminuito la durata della misura e l'importo della cauzione, ma secondo il Procuratore non aveva spiegato adeguatamente il perché. La Cassazione ha stabilito che la decisione era valida, anche se sintetica. I giudici hanno ritenuto sufficiente la cosiddetta **motivazione per relationem**, ovvero il semplice riferimento alle argomentazioni presentate dalla difesa nell'atto di appello. Questo principio conferma che un giudice può motivare la sua scelta richiamando un altro atto, purché il ragionamento sia chiaro. La riduzione della misura è quindi diventata definitiva.
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Continuazione tra reati negata: divieto successivo rompe il piano
La Corte di Cassazione ha negato l'applicazione della continuazione tra reati a un soggetto in sorveglianza speciale. L'uomo aveva violato prima l'obbligo di rientro notturno e, successivamente, un divieto di possedere apparecchi di comunicazione. I giudici hanno escluso l'esistenza di un 'disegno criminoso unico' per un motivo decisivo: il divieto che ha originato il secondo reato era stato imposto dopo la commissione del primo. Era quindi impossibile che entrambe le violazioni facessero parte di un piano iniziale. La diversità dei reati e la distanza temporale hanno ulteriormente confermato la decisione, rendendo il ricorso inammissibile.
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Violazione obbligo di rientro: condanna minima, ricorso e perde
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale viene condannato per non essere rincasato entro l'orario prescritto. Nonostante la pena inflitta fosse già il minimo previsto dalla legge, l'uomo presenta ricorso in Cassazione lamentando una carenza di motivazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando l'illogicità della doglianza: non si può contestare una pena se è già stata applicata nella misura più favorevole possibile. La sentenza sulla violazione obbligo di rientro viene quindi confermata, con l'aggiunta di una condanna al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Prescrizione del Reato: Condannato ma Libero per Scadenza Termini
Un soggetto, condannato per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale, ha visto la sua pena annullata dalla Corte di Cassazione. La decisione non si basa sulla sua innocenza, ma sulla intervenuta prescrizione del reato. I giudici hanno infatti accertato che era trascorso il tempo massimo previsto dalla legge per poter perseguire quel fatto. Di conseguenza, pur essendo stato giudicato colpevole nei gradi precedenti, il processo si è concluso con l'estinzione del reato e la cancellazione di ogni sanzione a suo carico.
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Sorveglianza Speciale: condannato per due cellulari, ricorso perso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un individuo sottoposto a misura di prevenzione per il reato di inosservanza obblighi sorveglianza speciale. Il soggetto era stato trovato in possesso di due telefoni cellulari, in violazione delle prescrizioni imposte dal Tribunale. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché ritenuto generico. L'imputato, infatti, non ha contestato in modo specifico le ragioni della Corte d'Appello, limitandosi a una critica vaga. La sentenza ribadisce che violare le regole della sorveglianza speciale è un reato e che gli appelli devono essere dettagliati per poter essere esaminati.
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Violazione sorveglianza speciale: errore sui confini non basta
Un uomo condannato per la violazione sorveglianza speciale, per essersi allontanato dal comune di soggiorno obbligato, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva di aver commesso un errore incolpevole sui confini territoriali e riteneva la pena eccessiva. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che le motivazioni della difesa erano manifestamente infondate e che non potevano riesaminare i fatti. La decisione ha reso la condanna definitiva, impedendo anche di dichiarare il reato estinto per prescrizione, che nel frattempo era maturata. L'inammissibilità del ricorso, infatti, 'congela' la sentenza precedente.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Uscita Notturna Costa Caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione sorveglianza speciale a carico di un soggetto allontanatosi dalla propria abitazione in orario notturno. I giudici hanno ritenuto il comportamento concretamente offensivo, poiché le modalità erano idonee a sottrarsi ai controlli delle forze dell'ordine, finalizzati a prevenire nuovi reati. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende. Questa decisione ha impedito di dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione, maturata nel frattempo.
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Nuova difesa in Cassazione? Ricorso inammissibile e condanna certa
Un individuo, già condannato per aver violato le regole della sorveglianza speciale, ha presentato ricorso in Cassazione. La sua difesa ha lamentato la mancata rivalutazione della sua pericolosità sociale. La Suprema Corte ha però stabilito l'inammissibilità del ricorso per cassazione. Il motivo è che questa specifica lamentela non era mai stata sollevata nei precedenti gradi di giudizio. Introdurre argomenti completamente nuovi in Cassazione è vietato dalla procedura. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Condannato per 10 Minuti di Ritardo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo che ha infranto il coprifuoco imposto dalla sua misura di prevenzione. Il soggetto, trovato fuori casa solo 10 minuti dopo l'orario consentito, ha commesso il reato di violazione sorveglianza speciale. I giudici hanno stabilito che qualsiasi ritardo, anche minimo, integra il reato. La richiesta di non punibilità per 'particolare tenuità del fatto' è stata respinta a causa delle numerose e reiterate violazioni precedenti e dei precedenti penali dell'imputato. L'esito finale è la conferma della condanna e il pagamento delle spese processuali.
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Violazione Obblighi Sorveglianza: Ricorso Respinto, Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per un individuo accusato di violazione obblighi sorveglianza speciale. L'imputato, già sottoposto a una misura di prevenzione, non aveva rispettato le prescrizioni imposte. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché basato su motivi manifestamente infondati, che miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La sentenza diventa così definitiva, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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