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Sorveglianza Speciale

1097 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Misura di prevenzione personale applicata a soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

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Provvedimenti

Revoca misura di prevenzione: Detenzione non basta, serve interesse concreto
Un Lavoratore, già collaboratore di giustizia e detenuto fino al 2036, aveva richiesto la revoca di una misura di prevenzione (sorveglianza speciale) la cui esecuzione era sospesa. Sosteneva che il suo status di collaboratore eliminasse la sua pericolosità sociale. La Corte d'Appello aveva dichiarato la richiesta inammissibile per mancanza di un interesse concreto e attuale. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la `revoca misura di prevenzione` è possibile anche in detenzione, ma solo se l'interessato dimostra un interesse concreto e attuale, cosa che il Lavoratore non aveva fatto. Il ricorso è stato rigettato.
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Violazione Sorveglianza Speciale: la Prescrizione del Reato Libera il Lavoratore
Un Lavoratore aveva violato una misura di sorveglianza speciale, non rientrando nella propria abitazione entro le 21:00. La Corte d'Appello lo aveva condannato. Il Lavoratore ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza senza rinvio. Ha stabilito che il reato si era estinto per **prescrizione del reato**, poiché era trascorso troppo tempo dai fatti. Questo significa che l'accusa non poteva più essere perseguita legalmente.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso de L'Imputato, condannato in appello alla pena di dieci mesi e venti giorni di reclusione per il reato di violazione della sorveglianza speciale. Il soggetto ha proposto ricorso dinanzi ai giudici di legittimità lamentando vizi di motivazione, errata applicazione della legge e la mancata assunzione di una prova asseritamente decisiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'impugnazione presentava motivi generici e si limitava a riproporre censure di fatto già ampiamente e correttamente esaminate nei gradi precedenti. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna definitiva dell'imputato, disponendo a suo carico anche il pagamento delle spese processuali e il versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Obbligo di dimora: rigettato il cambio di residenza
Un cittadino sottoposto a sorveglianza speciale ha chiesto lo spostamento del proprio obbligo di dimora in un altro comune. La richiesta era motivata dalla necessità di ristrutturare la propria abitazione e di assistere la compagna gravemente malata, oltre alla richiesta di autorizzazione a recarsi fuori comune per lavoro. La Corte di Appello ha respinto la richiesta, ritenendo adeguato il supporto psicologico già garantito alla donna. Il soggetto ha proposto ricorso per Cassazione contestando la motivazione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Nelle misure di prevenzione il controllo di legittimità riguarda solo la totale mancanza di motivazione o la violazione di legge, escludendo contestazioni sulla semplice illogicità. Il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza Speciale: Stile di Vita Criminale vs. Ricorso Infondato
Un individuo ha impugnato la "Sorveglianza speciale" di Pubblica Sicurezza, una misura preventiva di un anno, ma la Cassazione ha rigettato il ricorso. La Corte ha confermato la pericolosità sociale dell'individuo, basata sulla sua "dedizione abituale al crimine". Nonostante la difesa sostenesse la lieve entità dei reati e la loro occasionalità, la Suprema Corte ha riconosciuto un "stile di vita" criminale, evidenziato da una pluralità di reati (detenzione di droga e armi, resistenza a pubblico ufficiale) commessi in un arco temporale significativo, che ledono la sicurezza pubblica. La sentenza ha così ribadito la legittimità della "Sorveglianza speciale".
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Misura di prevenzione personale: rigetto e limiti di ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un cittadino sottoposto alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni. La difesa contestava l'assenza del requisito dell'abitualità criminale e la mancanza di redditi illeciti, sostenendo che gli episodi contestati fossero circoscritti a un breve lasso temporale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nel procedimento di prevenzione il ricorso per cassazione è ammesso solo per violazione di legge o totale assenza di motivazione, non per contestare la valutazione degli indizi di pericolosità. I giudici di merito hanno legittimamente desunto la pericolosità da episodi seriali di spaccio e dall'assenza di redditi leciti.
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Assenza dal Lavoro: Non sempre violazione sorveglianza speciale
Un Lavoratore, sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e autorizzazione a lavorare in un comune limitrofo in fasce orarie specifiche, è stato condannato per violazione sorveglianza speciale. La Corte d'Appello aveva ridotto la pena. Tuttavia, la Cassazione ha annullato la condanna. Il controllo della polizia giudiziaria aveva solo accertato l'assenza del Lavoratore dal luogo di lavoro nell'orario consentito, senza verificare se fosse rientrato a casa nel comune di residenza. Questo mancato approfondimento ha reso insufficiente la prova della violazione.
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Sorveglianza speciale confermata: vietato il ricorso sui fatti
I giudici di merito hanno applicato a un soggetto la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, ritenendola idonea a contenere la sua pericolosità sociale. Il destinatario della misura ha presentato ricorso per cassazione lamentando violazioni di legge e vizi nella motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La legge consente il ricorso contro le misure di prevenzione soltanto per violazione di legge e non per contestare la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito. Il ricorrente è stato quindi condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale e pericolosità sociale: carcere e mafia
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un soggetto sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per quattro anni. Il provvedimento scaturiva dal suo ruolo direttivo in un clan mafioso e nel traffico di stupefacenti. La difesa contestava l'attualità del pericolo, sostenendo che lo stato di detenzione carceraria escludesse l'automatica applicazione della misura. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la detenzione non cancella la presenza del legame mafioso senza un effettivo allontanamento o recesso dal sodalizio criminale. Il tema centrale riguarda il rapporto tra sorveglianza speciale e pericolosità sociale, confermando la piena validità della misura e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione pecuniaria.
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Violazione sorveglianza speciale: l’atto basta, l’intenzione specifica no
Un Individuo, sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di rientrare a casa entro le 21:00, ha violato tale prescrizione. Condannato in primo e secondo grado per violazione sorveglianza speciale, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per integrare il reato è sufficiente il dolo generico, cioè la consapevolezza degli obblighi e la volontà di non rispettarli, senza necessità di un fine specifico. L'Individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso in Cassazione Inammissibile: Guida Senza Patente e Sorveglianza Speciale
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso in Cassazione presentato da un individuo condannato per aver guidato senza patente mentre era sottoposto a sorveglianza speciale. La Corte d'Appello aveva già parzialmente riformato la pena. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché le doglianze erano generiche, non si confrontavano specificamente con le argomentazioni della sentenza impugnata e proponevano una lettura alternativa delle prove. L'individuo è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Misure Alternative alla Detenzione: Ricorso Inammissibile per Mancata Risocializzazione
Un condannato per rapina aggravata e furto, già sottoposto a sorveglianza speciale, ha chiesto al Tribunale di Sorveglianza una misura alternativa alla detenzione per favorire la sua risocializzazione. Il Tribunale ha respinto la richiesta, evidenziando la gravità dei reati e l'inosservanza delle prescrizioni. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la richiesta fosse troppo generica e non dimostrasse un concreto percorso di risocializzazione. La sentenza sottolinea l'importanza di prove effettive per ottenere misure alternative alla detenzione.
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Misure di prevenzione: lavoro illecito o redditi leciti?
Un Individuo ha ricevuto la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni. La Corte d'Appello lo aveva ritenuto socialmente pericoloso, sostenendo che vivesse con proventi di attività illecite, in particolare dal riciclaggio di autoveicoli, e che il suo lavoro di conducente di carro attrezzi favorisse tali condotte. L'Individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'errata valutazione della sua attività lavorativa e, soprattutto, l'omessa indagine sui suoi redditi leciti. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il primo punto del ricorso. Ha invece accolto il secondo, stabilendo che la Corte d'Appello non aveva svolto un'adeguata verifica del tenore di vita e della provenienza dei redditi dell'Individuo, come richiesto dalla legge sulle misure di prevenzione. Pertanto, la sentenza è stata annullata e il caso rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Guida senza patente con sorveglianza speciale: condanna
Un uomo sottoposto alla misura di prevenzione con obbligo di soggiorno si è allontanato dal comune prescritto guidando una moto senza patente revocata ed è rimasto coinvolto in un incidente. Dopo una breve fuga, le forze dell'ordine lo hanno arrestato. L'uomo ha reso dichiarazioni spontanee ammettendo i fatti, poi confermate in sede di convalida. La difesa ha impugnato la condanna sostenendo l'inutilizzabilità delle dichiarazioni e l'indeterminatezza del reato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per la guida senza patente con sorveglianza speciale, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente alle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende.
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Carcere ed espiata pena: la sorveglianza speciale resta attiva
Il Tribunale ha applicato la sorveglianza speciale a un soggetto con ruolo di vertice in un'associazione mafiosa. L'interessato ha impugnato il provvedimento, sostenendo che quasi dieci anni di reclusione avessero eliminato l'attualità del rischio criminale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno stabilito che il lungo periodo di carcere non cancella automaticamente la pericolosità sociale. Per superare la presunzione di stabilità del vincolo mafioso occorrono elementi specifici, come prove di reale dissociazione o condotte di concreto allontanamento dal gruppo. In assenza di tali riscontri, la sorveglianza speciale rimane pienamente applicabile anche dopo l'espiazione della pena.
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Violazione sorveglianza speciale: l’assenza notturna condanna
Un cittadino, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, non è stato trovato in casa durante un controllo notturno delle forze dell'ordine. I giudici di merito lo hanno condannato alla pena della reclusione per il reato previsto dall'articolo 75 del Codice Antimafia. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'insussistenza del reato per le sole prescrizioni accessorie. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che la violazione sorveglianza speciale sussiste anche quando si infrangono le prescrizioni accessorie fissate dal giudice, come gli orari di rientro serale. L'imputato deve quindi scontare la pena e pagare la sanzione economica.
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Sorveglianza speciale: cade la misura, svanisce il reato
Un cittadino subiva una condanna per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale, essendosi allontanato dal proprio comune senza preventiva comunicazione alle autorità. Successivamente, la Corte di Cassazione cancellava con effetto retroattivo il decreto originario che aveva imposto la misura di sicurezza, poiché fondato su norme dichiarate incostituzionali. L'interessato ha quindi impugnato la condanna penale per inosservanza della misura. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la cancellazione retroattiva della misura di prevenzione fa decadere automaticamente la rilevanza penale delle violazioni commesse nel periodo precedente. La Cassazione ha quindi annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile, la Cassazione conferma
Un soggetto, già sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stato condannato per aver violato tale misura, allontanandosi senza autorizzazione e frequentando persone con precedenti. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'esistenza della misura e l'eccessività della pena, oltre alla mancata rivalutazione della sua pericolosità sociale dopo la scarcerazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le questioni non fossero state sollevate correttamente nei gradi precedenti o fossero infondate. La Corte ha confermato la validità della misura e la correttezza della determinazione della pena per la violazione sorveglianza speciale, riaffermando la discrezionalità del giudice di merito.
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Sorveglianza speciale: il buon comportamento annulla la misura
Il caso riguarda un cittadino sottoposto alla misura della sorveglianza speciale per due anni. Dopo aver espiato quattro anni di detenzione in carcere tenendo una condotta impeccabile, l'interessato ha chiesto la revoca della misura. La Corte d'appello ha respinto la richiesta, ritenendo ancora attuale la pericolosità e giudicando irrilevante il comportamento positivo tenuto durante la carcerazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino. I giudici supremi hanno stabilito che l'espiazione della pena e la buona condotta impongono una valutazione nuova e concreta della pericolosità. Non si può presumere la pericolosità attuale basandosi soltanto su reati commessi prima dell'ingresso in carcere. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione impugnata e ha disposto un nuovo giudizio.
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Violazione misura di prevenzione: Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Individuo per la violazione di una misura di prevenzione, nello specifico la sorveglianza speciale. L'Individuo aveva sostenuto che gli agenti avessero sbagliato abitazione durante il controllo e che la sua condotta fosse di minima offensività. La Suprema Corte ha respinto queste argomentazioni, evidenziando che l'errore sull'indirizzo era un refuso e che la reiterazione delle violazioni escludeva la minima offensività. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con la conferma della condanna e il pagamento delle spese processuali.
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