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Sorveglianza Speciale

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1097 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Violazione della sorveglianza speciale: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a due mesi di arresto per la violazione della sorveglianza speciale (art. 75, comma 1, D.Lgs. 159/2011). Il ricorrente contestava la propria identificazione e sosteneva che il reato fosse prescritto prima della sentenza d'appello. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'identificazione era supportata dalle prove testimoniali delle forze dell'ordine e che il calcolo della prescrizione doveva tenere conto dei periodi di sospensione dovuti all'astensione dalle udienze del difensore. Di conseguenza, la prescrizione è maturata solo dopo la sentenza d'appello e non può essere rilevata a causa dell'inammissibilità del ricorso. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino condannato a un anno di reclusione per violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. Il ricorrente lamentava la mancata applicazione delle cause di non punibilità, ma la doglianza è stata ritenuta generica. Inoltre, la questione sulla responsabilità penale non era stata sollevata durante il giudizio di appello, rendendola non proponibile per la prima volta davanti alla Suprema Corte. Di conseguenza, oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Soggiorno coatto e diritto al lavoro: decide il Tribunale
Un cittadino, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno coatto, ha chiesto di poter ampliare il proprio luogo di dimora per motivi di lavoro. Il Tribunale e la Corte d'appello sono entrati in conflitto su chi dovesse decidere sulla richiesta mentre era pendente il ricorso contro la misura. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto stabilendo che la competenza spetta al Presidente del Tribunale che ha originariamente applicato la misura di prevenzione, e non alla Corte d'appello. Di conseguenza, il Tribunale di Genova dovrà esaminare l'istanza del cittadino.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: limiti al lavoro
Il Tribunale di Brescia dichiarava inammissibile la richiesta di un soggetto, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, volta a ottenere l'autorizzazione a lavorare e a trasferire la dimora. Il richiedente sosteneva di poter cambiare unilateralmente domicilio tramite semplice comunicazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno limita la libertà di circolazione. Di conseguenza, qualsiasi modifica del luogo di esecuzione della misura o allontanamento temporaneo, anche per motivi di lavoro, non può avvenire tramite comunicazione unilaterale. È sempre necessario un provvedimento autorizzatorio del giudice, subordinato alla sussistenza di gravi, urgenti e comprovate ragioni, per evitare di vanificare le esigenze di sicurezza pubblica. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Citofono rotto e violazione della sorveglianza speciale
Il Sottoposto a misura di prevenzione è stato condannato per la violazione della sorveglianza speciale, non essendosi fatto trovare in casa durante un controllo notturno. La difesa ha giustificato l'assenza sostenendo il malfunzionamento del citofono. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Sottoposto poiché generico e non in grado di confutare le prove e la logica della sentenza d'appello, che aveva già motivato l'irrilevanza della scusa del citofono. Il Sottoposto perde la causa ed è condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale: sette incontri casuali costano la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, confermando la sua condanna penale. L'uomo era accusato di aver violato l'obbligo di non associarsi abitualmente a persone con precedenti penali, essendo stato sorpreso per ben sette volte in compagnia di un pregiudicato. La difesa sosteneva che gli incontri fossero del tutto casuali e privi del carattere dell'abitualità. I giudici hanno invece stabilito che il numero elevato di incontri, concentrati in un breve lasso di tempo e con modalità organizzate, dimostra una frequentazione stabile e non occasionale. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: la Cassazione nega la revoca al ricorrente
Il Sottoposto alla Misura ha impugnato il provvedimento che respingeva la revoca della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la persistente pericolosità sociale del soggetto, desunta da precedenti reati di stampo mafioso e dalla commissione di un nuovo reato recente. La Suprema Corte ha chiarito che, in tema di misure di prevenzione, il ricorso per cassazione è ammesso solo per violazione di legge e non per vizi di motivazione, a meno che la motivazione non sia totalmente inesistente o apparente. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rivalutazione della pericolosità sociale: annullata la condanna
Il Ricorrente era stato condannato per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale, frequentando pregiudicati dopo un periodo di detenzione inferiore a due anni. La Corte d'Appello aveva ritenuto valida la misura senza una preventiva rivalutazione della pericolosità sociale, basandosi sul vecchio testo dell'art. 14 d.lgs. 159/2011. La Cassazione, applicando la storica sentenza n. 162/2024 della Corte Costituzionale, ha invece stabilito che la rivalutazione della pericolosità sociale è sempre obbligatoria dopo la scarcerazione, indipendentemente dalla durata della detenzione. In mancanza di tale accertamento, la misura rimane sospesa e la sua violazione non costituisce reato. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna perché il fatto non sussiste.
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Violazione della sorveglianza speciale: ricorso respinto
Il Cittadino, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, è stato condannato per aver violato le prescrizioni imposte dal Codice Antimafia. Contro la condanna, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione del proscioglimento immediato e contestando la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e manifesta infondatezza, evidenziando che il ricorrente cercava una inammissibile rivalutazione dei fatti già accertati dalle forze dell'ordine nell'immediatezza. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende per la violazione della sorveglianza speciale.
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Guida con patente revocata: l’auto è ferma ma la condanna resta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per la guida con patente revocata. L'uomo, sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale, era stato sorpreso alla guida di una vettura nonostante il provvedimento prefettizio di revoca del titolo di guida. La difesa sosteneva che l'auto fosse ferma in un parcheggio e che il reato fosse ormai prescritto. I giudici di legittimità hanno invece confermato la responsabilità penale del conducente, evidenziando che gli agenti lo avevano visto muoversi prima del controllo. Inoltre, la Corte ha chiarito che il termine di prescrizione non era decorso, applicando le regole di sospensione previste dalla legge Orlando per i reati commessi tra il 2017 e il 2019. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto negata al sorvegliato senza patente
Il Conducente, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stato sorpreso alla guida di un veicolo senza aver mai conseguito la patente. Condannato nei gradi di merito, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per negare il beneficio è sufficiente che il giudice rilevi l'assenza anche di uno solo dei presupposti richiesti dalla legge, come la gravità della lesione alla sicurezza pubblica. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione Sorveglianza e Particolare Tenuità del Fatto: Cassazione Nega
Un Lavoratore, sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stato condannato per aver violato le prescrizioni, risultando assente dalla sua abitazione. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, invocando l'applicazione della Particolare tenuità del fatto per ottenere la non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la motivazione del giudice di merito fosse adeguata nell'escludere la Particolare tenuità del fatto, considerando la condotta del Lavoratore non così lieve da giustificare tale beneficio. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Mancato versamento cauzione: povertà non basta, condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per una persona che non aveva pagato una cauzione di 3.000 euro, imposta nell'ambito della misura di sorveglianza speciale. La sentenza stabilisce un principio chiaro: il mancato versamento cauzione non può essere giustificato da una generica dichiarazione di povertà. L'imputata avrebbe dovuto utilizzare gli strumenti legali specifici, come la richiesta di dilazione o riduzione dell'importo, per dimostrare la sua impossibilità a pagare. Non avendolo fatto, la sua omissione è stata considerata un reato. Di conseguenza, il suo ricorso è stato respinto e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di un'ulteriore somma.
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Capo clan scarcerato: l’attualità della pericolosità sociale resta
Un uomo, condannato per essere stato a capo di un'associazione mafiosa, finisce di scontare una lunga pena detentiva. I giudici, tuttavia, confermano una misura di prevenzione a suo carico, la sorveglianza speciale, che era rimasta sospesa. La Corte di Cassazione ha stabilito che il lungo periodo in carcere non è sufficiente, da solo, a cancellare l'attualità della pericolosità sociale di un soggetto con un ruolo di vertice in un clan. Il legame con l'organizzazione criminale si presume persistente. L'appello dell'uomo viene quindi respinto, confermando che la sua pericolosità è ancora attuale e la misura di prevenzione deve essere eseguita.
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Violazione sorveglianza speciale: Ricorso generico, condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione per un individuo accusato di violazione sorveglianza speciale. L'imputato aveva presentato ricorso sostenendo una valutazione errata delle prove, ma i giudici lo hanno dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che le motivazioni erano generiche e miravano a una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Cassazione. La sentenza di condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Ricorso Generico, Condanna Certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione obblighi sorveglianza speciale a carico di una persona. Il soggetto, già condannato in primo e secondo grado, aveva presentato ricorso sostenendo una presunta mancanza di motivazione da parte dei giudici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicando le lamentele del tutto generiche e infondate. Di conseguenza, ha reso definitiva la condanna e ha obbligato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una multa di 3.000 euro. La sentenza ribadisce che un'impugnazione, per essere valida, deve contenere critiche specifiche e non limitarsi a contestazioni vaghe.
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Ricorso generico: condanna certa per violazione sorveglianza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e otto mesi per un individuo accusato di violazione obblighi sorveglianza speciale. L'imputato aveva presentato ricorso, ma i giudici lo hanno dichiarato inammissibile perché fondato su critiche generiche e indeterminate, senza contestare specificamente le argomentazioni della sentenza precedente. La decisione sottolinea che un'impugnazione non può limitarsi a una critica vaga, ma deve affrontare punto per punto le motivazioni del giudice. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Violazione sorveglianza speciale: furto archiviato, condanna resta
Un uomo, già sottoposto a sorveglianza speciale, viene sorpreso a rubare infissi di alluminio da un fabbricato industriale. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per la violazione sorveglianza speciale, anche se il reato di furto era stato archiviato per un difetto di querela. I giudici hanno respinto il ricorso dell'imputato basato su un vizio di procedura, stabilendo un principio importante: per annullare una sentenza non basta denunciare un errore formale, ma bisogna dimostrare che tale errore ha causato un danno concreto ed effettivo al diritto di difesa. L'uomo ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Particolare tenuità del fatto: negata a chi ha 7 precedenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. L'uomo era stato condannato per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale. La Corte ha sottolineato che l'imputato aveva già sette condanne precedenti per reati identici. Questa serialità dimostra un comportamento abituale che è incompatibile con il beneficio della particolare tenuità del fatto, riservato a offese occasionali e di minima gravità. Di conseguenza, la richiesta è stata respinta e la condanna confermata.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Condanna per Ricorso Generico
Un uomo condannato per violazione sorveglianza speciale ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che la misura non fosse valida a causa di un suo precedente stato di detenzione, citando una recente sentenza della Corte Costituzionale. La Cassazione, però, ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che non basta invocare una norma favorevole. L'imputato avrebbe dovuto fornire prove specifiche del periodo di detenzione e della sua incidenza sulla misura di prevenzione. La mancanza di queste prove ha reso il ricorso troppo generico, portando alla conferma definitiva della condanna.
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