LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Sorveglianza Speciale

Pagina 16 di 40

1097 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Violazione sorveglianza speciale: nessun perdono per ricorsi generici
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello che lo condannava per la violazione sorveglianza speciale. La difesa ha richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto e il riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi erano generici e ripetitivi di questioni già correttamente risolte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Sorveglianza speciale: negata la particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno di reclusione per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Il ricorrente chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Tuttavia, i giudici hanno confermato che la gravità e le modalità della condotta escludono tale beneficio, confermando la condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sorveglianza speciale e pericolosità sociale: no allo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro l'applicazione della misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno. Il provvedimento era stato emesso poiché il soggetto era ritenuto socialmente pericoloso, data la sua dedizione abituale al traffico di stupefacenti e la sproporzione tra i redditi dichiarati e le spese familiari. La Suprema Corte ha confermato che la sorveglianza speciale e pericolosità sociale sono state legittimamente applicate. I giudici di merito hanno motivato adeguatamente la persistenza della pericolosità, evidenziando i gravi precedenti penali del ricorrente, la coltivazione di canapa indiana e l'assenza di qualsiasi segno di ravvedimento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: condanna e multa salata
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di Ragusa è stato sorpreso in un altro comune a bordo di un'auto guidata dalla compagna. Accusato di violazione della sorveglianza speciale, è stato condannato in sede di merito. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando l'applicazione della recidiva e lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché generico e volto a richiedere una inammissibile rivalutazione dei fatti già ampiamente esaminati dai giudici di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Sorveglianza speciale violata: la Cassazione nega le attenuanti
Un uomo, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e di presentazione all'autorità di pubblica sicurezza, ha violato le prescrizioni imposte. I giudici di merito lo hanno condannato, negando le attenuanti generiche e applicando la recidiva qualificata a causa dei suoi numerosi precedenti penali. Il Sottoposto ha proposto ricorso in Cassazione contestando queste decisioni. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché i motivi erano generici e miravano a una inammissibile rivalutazione dei fatti di causa. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Particolare tenuità del fatto: no a chi viola la sorveglianza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale, allontanandosi da casa per più giorni senza autorizzazione. La difesa invocava l'applicazione della particolare tenuità del fatto e le nuove pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia. I giudici hanno respinto la richiesta di particolare tenuità del fatto evidenziando l'abitualità della condotta, data da una precedente condanna, e la gravità del comportamento. Riguardo alle pene sostitutive, la Corte ha chiarito che, essendo il giudizio d'appello terminato prima dell'entrata in vigore della riforma, l'interessato potrà eventualmente richiederle solo al giudice dell'esecuzione entro trenta giorni dall'irrevocabilità della sentenza. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Sorveglianza speciale: magazziniere fa l’ambulante e perde
Il Sottoposto, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, aveva l'autorizzazione ad allontanarsi da casa esclusivamente per lavorare come magazziniere. Le forze dell'ordine lo hanno invece sorpreso a svolgere attività di vendita ambulante. L'uomo ha impugnato la condanna sostenendo che tale attività rientrasse nell'autorizzazione lavorativa ricevuta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che la vendita ambulante, spostando continuamente il soggetto, impedisce i controlli necessari e vanifica la sorveglianza speciale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Sorveglianza speciale: cade un reato ma la condanna resta
Il Ricorrente, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con patente revocata, veniva sorpreso alla guida di un'auto e opponeva resistenza alla polizia. Condannato nei gradi precedenti, ricorreva in Cassazione lamentando il diniego delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i motivi principali, confermando la legittimità del diniego delle attenuanti dovuto ai numerosi precedenti penali. Tuttavia, applicando d'ufficio la storica sentenza della Corte Costituzionale n. 25/2019, ha annullato senza rinvio la condanna per la violazione generica degli obblighi di vivere onestamente e rispettare le leggi connessi alla sorveglianza speciale. Di conseguenza, la Cassazione ha rideterminato la pena per la sola guida senza patente a tre mesi di arresto, confermando la condanna per resistenza a pubblico ufficiale.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche negate per i troppi precedenti
Un uomo, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Pescara, è stato sorpreso nel territorio di un altro comune e condannato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per negare le circostanze attenuanti generiche, il giudice di merito può basarsi anche su un solo elemento negativo prevalente, come la personalità del colpevole o i suoi numerosi precedenti penali, senza dover confutare ogni singola tesi della difesa. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sorveglianza speciale: l’ansiolitico non scusa l’assenza notturna
Una donna sottoposta alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e divieto di uscire di casa prima delle ore 6:00 è stata trovata assente durante un controllo notturno alle 1:20. La difesa ha sostenuto che l'imputata non avesse sentito il campanello a causa dell'assunzione di ansiolitici. I giudici di merito hanno ritenuto inattendibile la giustificazione e hanno negato le attenuanti generiche a causa dei gravi precedenti penali della donna (tra cui associazione mafiosa ed estorsione). La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e ribadendo che il diniego delle attenuanti può fondarsi anche su un solo elemento negativo della personalità del reo.
Continua »
Sorveglianza speciale: no a incontri casuali con pregiudicati
Il Ricorrente, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stato condannato per aver frequentato abitualmente soggetti con precedenti penali, violando le prescrizioni della misura. La difesa ha sostenuto l'occasionalità degli incontri e la mancata conoscenza dei precedenti dei soggetti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ritenuto provata l'abitualità delle frequentazioni e la consapevolezza del Ricorrente. Ha inoltre confermato l'applicazione della recidiva, evidenziando la persistente pericolosità sociale del soggetto, e il giudizio di equivalenza con le attenuanti generiche. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Particolare tenuità del fatto: negata a chi viola la sorveglianza
Il Sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno in casa dopo le ore 21:00 è stato sorpreso fuori dall'abitazione alle 23:40. L'uomo ha impugnato la condanna lamentando la violazione del diritto alla trattazione orale e il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la mancata reiterazione della richiesta di udienza orale sana ogni eventuale nullità. Inoltre, l'applicazione della particolare tenuità del fatto è stata legittimamente esclusa a causa del curriculum criminale del soggetto, della gravità della condotta e della pretestuosità delle giustificazioni fornite, confermando così la condanna penale e il pagamento delle spese.
Continua »
Particolare tenuità del fatto: la richiesta tardiva costa cara
Un uomo, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di presentazione periodica alla polizia, ha violato tale prescrizione non presentandosi nel giorno stabilito. Condannato nei primi gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione invocando per la prima volta la causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile sollevare in sede di legittimità questioni che non sono state precedentemente sottoposte al giudice d'appello, in quanto su tali punti si è ormai formato il giudicato. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sorveglianza speciale: la scusa del cibo non evita la condanna
Il Sottoposto, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di dimora notturna dalle ore 20:00, è stato sorpreso fuori casa durante un controllo notturno. Per giustificare l'assenza, ha sostenuto di essere uscito per procurarsi del cibo. I giudici di merito hanno ritenuto la scusa inattendibile e lo hanno condannato, negandogli anche le circostanze attenuanti generiche a causa dei suoi numerosi precedenti penali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Sottoposto, confermando la condanna e precisando che, per negare le attenuanti generiche, il giudice può basarsi anche su un solo elemento negativo prevalente, come la personalità del reo o la serialità delle violazioni.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: 45 minuti costano caro
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno si è presentato dai Carabinieri con quarantacinque minuti di ritardo rispetto all'orario stabilito delle 10:30. L'imputato ha giustificato il ritardo come una semplice leggerezza occasionale, priva di dolo. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, confermando la condanna per la violazione della sorveglianza speciale. I giudici hanno evidenziato che un ritardo di tale entità offende il bene giuridico tutelato e che i numerosi precedenti penali del soggetto escludono qualsiasi ipotesi di buona fede o la concessione delle circostanze attenuanti generiche. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche negate per 15 minuti di ritardo
Un uomo sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno si è allontanato da casa prima dell'orario consentito, venendo sorpreso dalle forze dell'ordine. Condannato a due anni di reclusione, ha proposto ricorso lamentando l'eccessività della pena e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che per negare le circostanze attenuanti generiche è sufficiente che il giudice individui anche un solo elemento negativo prevalente, come i numerosi precedenti penali del soggetto e la totale assenza di pentimento. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Guida con patente revocata: la Cassazione condanna l’errore
Un uomo, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale e con la patente revocata, è stato sorpreso alla guida di un veicolo. Il conducente ha impugnato la condanna sostenendo che il divieto di guida non fosse espressamente indicato nel verbale della misura di prevenzione, ritenendo così di aver commesso solo un illecito amministrativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la condotta integra il reato di guida con patente revocata ai sensi del Codice Antimafia. La rilevanza penale deriva dalla combinazione tra la revoca della patente e la misura di prevenzione attiva, rendendo irrilevante l'assenza di una specifica prescrizione nel verbale, in quanto il divieto deriva direttamente dalla legge ed è punibile anche per semplice colpa. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Attenuanti generiche negate al sorvegliato fuori orario
Un uomo, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e divieto di uscire dopo le 20:00, è stato sorpreso fuori casa alle 21:53. Condannato in sede di merito, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche e una pena eccessiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la pena base era già al minimo edittale e che il diniego delle attenuanti generiche era ampiamente giustificato dai numerosi precedenti penali del soggetto e dalla totale assenza di pentimento. La Cassazione ha ribadito che, per negare tali benefici, il giudice può valorizzare anche un solo elemento negativo della personalità del reo, senza dover confutare ogni singola tesi difensiva. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Pericolosità sociale: sorveglianza speciale anche senza condanna
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a carico di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il ricorrente contestava che la sua pericolosità sociale fosse stata desunta unicamente da procedimenti penali ancora pendenti per truffa, senza condanne definitive. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la pericolosità può essere legittimamente fondata su indizi precisi, denunce e procedimenti in corso, se questi rivelano uno stile di vita orientato al crimine e al guadagno illecito. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Attualità della pericolosità sociale: confermata la misura
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nei confronti di un soggetto dedito ad attività criminali continuative. Il ricorrente contestava la sussistenza dell'attualità della pericolosità sociale, sostenendo che il sequestro dei suoi beni commerciali e l'affidamento in prova escludessero il rischio di nuovi reati. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte d'Appello ha infatti dimostrato la persistenza della condotta illecita, evidenziando il ritrovamento di beni di provenienza illecita anche dopo i reati contestati. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la misura di prevenzione e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »