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Sorveglianza Speciale

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1097 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Misure di prevenzione: la pericolosità sociale non si attenua in custodia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto a cui era stata applicata la misura di prevenzione della sorveglianza speciale per quattro anni. Il ricorrente contestava la mancanza di motivazione sull'attualità della sua pericolosità sociale, sostenendo che i giudici avessero valorizzato troppo fatti reato datati (traffico di droga 2014/2015) e non avessero considerato il periodo trascorso agli arresti domiciliari senza violazioni. La Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo la motivazione adeguata. Ha ribadito che la detenzione cautelare, a differenza dell'espiazione di pena, non attenua la presunzione di pericolosità sociale, e che i fatti pregressi, se gravi, possono dimostrare una perdurante propensione al crimine, giustificando le misure di prevenzione.
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Sorveglianza speciale: illegittima se basata su atti annullati
I giudici di appello applicavano la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a carico di un cittadino, desumendo la sua pericolosità sociale dalle violazioni di una precedente misura restrittiva. La Corte di Cassazione aveva però precedentemente annullato quel decreto originario per motivi di legittimità. I giudici supremi hanno accolto il ricorso dell'interessato, stabilendo che l'annullamento per vizi di legittimità opera con efficacia retroattiva (ex tunc), rendendo inesistente il provvedimento fin dall'origine. Le violazioni di un atto invalido non possono giustificare una nuova sorveglianza speciale. La Suprema Corte ha conseguentemente annullato il decreto impugnato con rinvio.
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Confisca di prevenzione: beni intestati alla madre ma frutto di illeciti
La Corte d'Appello di Torino aveva confermato la sorveglianza speciale e la confisca di prevenzione di quattro immobili, formalmente intestati alla madre di un soggetto, ma ritenuti nella sua disponibilità. Questi beni erano stati acquistati con risorse incompatibili con il reddito della madre e legate ai guadagni illeciti del figlio, derivanti dall'abusivo esercizio della professione di odontotecnico. Sia il figlio che la madre hanno presentato ricorso, contestando la pericolosità sociale e la sproporzione reddituale. La Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. Il ricorso della madre mancava di procura speciale, mentre quello del figlio riproponeva censure sulla motivazione già esaminate. La confisca di prevenzione è stata quindi confermata.
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Misure di prevenzione: la competenza spetta all’appello
Il Tribunale applica la sorveglianza speciale nei confronti di un soggetto. L'interessato propone appello contro il provvedimento e successivamente, al termine di una detenzione ultrabiennale, chiede di rivalutare la propria pericolosità sociale. La Corte di Appello rifiuta la competenza ritenendo competente il Tribunale di primo grado. Il Tribunale solleva conflitto negativo di competenza davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando che il giudizio di secondo grado sulle misure di prevenzione è ancora pendente. La Suprema Corte accoglie la tesi del Tribunale e dichiara la competenza della Corte di Appello. Quando il giudizio d'impugnazione è in corso, spetta al giudice d'appello valutare l'attualità e la persistenza della pericolosità del soggetto.
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Sorveglianza speciale: Ricorso Inammissibile, Prevenzione Prevale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un individuo contro la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale. L'uomo era stato sottoposto a questa misura per tre anni e sei mesi. Il suo ricorso contestava la motivazione della Corte d'Appello e la mancata valutazione della revoca di un foglio di via. La Suprema Corte ha ritenuto i motivi inconferenti e palesemente inammissibili, sottolineando che l'individuo aveva continuato a delinquere nonostante la revoca del foglio di via. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Sorveglianza speciale: confermata la misura per il ricorrente
Un individuo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno ha contestato il provvedimento dei giudici territoriali. Il ricorrente sosteneva che la propria pericolosità sociale non fosse attuale e derivasse solo da precedenti penali privi di specifico inquadramento. I giudici hanno invece rilevato una sequenza ininterrotta di condanne e imputazioni gravi, tra cui associazione mafiosa, traffico di armi, spaccio di stupefacenti e tentato omicidio, inclusi tentativi recenti di introdurre droga in carcere. La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità della sorveglianza speciale, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il soggetto al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Violazione della sorveglianza speciale: dormire non basta
Un uomo sottoposto a misura di prevenzione non ha risposto al controllo domiciliare dei Carabinieri durante la notte. I militari hanno suonato ripetutamente al citofono in diversi orari senza ottenere risposta. I giudici hanno condannato il soggetto a un anno di reclusione per il reato di violazione della sorveglianza speciale. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di non aver sentito il campanello a causa di un sonno profondo e chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che i molteplici controlli a vuoto smentiscono la tesi del sonno e che la pericolosità soggettiva impedisce l'applicazione di sconti di pena. Il ricorrente deve scontare la condanna e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione del reato: Quando il piano criminale non è unico
Un individuo ha impugnato la decisione che negava la "Continuazione del reato" per due violazioni delle prescrizioni di sorveglianza speciale. La Corte d'Appello aveva escluso la continuazione per la distanza temporale (sette mesi), le diverse modalità e i luoghi dei fatti. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la "Continuazione del reato" richiede un chiaro disegno criminoso unitario e non una generica propensione al crimine. Il Ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Violazione Sorveglianza Speciale: L’Errore non Scusa l’Inosservanza
Un individuo sottoposto a violazione sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno si è allontanato dal comune assegnato senza autorizzazione del Tribunale. Egli aveva comunicato lo spostamento ai Carabinieri, i quali lo avevano avvisato della necessità di una specifica autorizzazione. L'imputato ha sostenuto di aver agito in errore, convinto che la sola comunicazione fosse sufficiente, adducendo basso livello di istruzione e un lutto familiare. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, affermando che l'errore sul contenuto del precetto penale non è scusabile quando l'imputato era stato esplicitamente informato dell'obbligo di ottenere l'autorizzazione. La condanna è stata confermata.
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Testimonianza indiretta polizia giudiziaria: la Cassazione conferma la validità
Un individuo, sottoposto a sorveglianza speciale, non ha rispettato gli orari di rientro. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il ricorso in Cassazione ha contestato l'uso della testimonianza indiretta della polizia giudiziaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la testimonianza indiretta degli agenti su dichiarazioni raccolte prima dell'inizio formale delle indagini è legittima e liberamente valutabile dal giudice. Questo principio rafforza l'importanza della testimonianza indiretta polizia giudiziaria.
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Sorveglianza speciale confermata: legittima con nuovi reati
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale per tre anni, con obbligo di soggiorno, a carico di un individuo ritenuto socialmente pericoloso. Il proposto contestava la violazione del divieto di doppio giudizio e la mancanza di attualità dei fatti, sostenendo che le sue recenti condotte costituissero mere sanzioni amministrative legate alle restrizioni sanitarie. I giudici hanno invece accertato nuovi e gravi episodi penalmente rilevanti successivi ai precedenti provvedimenti, consistenti nell'organizzazione di manifestazioni pubbliche non autorizzate e nell'istigazione alla violenza e alla disobbedienza alle leggi. La Suprema Corte ha respinto integralmente il ricorso, ribadendo che l'acquisizione di nuove condotte lesive dell'ordine pubblico legittima pienamente una nuova valutazione della pericolosità del soggetto.
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Sorveglianza speciale: confermato l’obbligo di soggiorno
La Corte di Appello ha confermato a carico del soggetto la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno per due anni. I magistrati hanno basato la decisione sulla pericolosità sociale attuale dell'interessato, desunta da ripetuti reati a scopo di lucro commessi anche fuori dal territorio regionale. La difesa ha impugnato il provvedimento in Cassazione denunciando la violazione delle norme del codice antimafia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le doglianze chiedevano una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità. Il ricorrente deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Pericolosità sociale: Cassazione annulla sorveglianza speciale
La Corte d'Appello aveva applicato una misura di prevenzione (sorveglianza speciale) a un individuo, basandosi sulla sua presunta pericolosità sociale. L'individuo ha presentato ricorso, contestando la valutazione della sua attuale pericolosità sociale e l'errata considerazione di frequentazioni passate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il primo motivo di ricorso. Tuttavia, ha accolto il secondo, stabilendo che la pericolosità sociale non può essere desunta da fatti datati o da mere frequentazioni, se non si prova l'abituale ricorso a proventi illeciti e l'attualità di tale condizione. La Cassazione ha annullato la decisione, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Violazione della sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
Un cittadino sottoposto alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza è stato accusato del reato di violazione della sorveglianza speciale per essersi allontanato senza autorizzazione dal proprio domicilio in diverse occasioni. La Corte d'Appello ha confermato la penale responsabilità dell'imputato e ha negato la concessione delle attenuanti generiche. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando sia la legittimità della misura di prevenzione originaria sia il mancato sconto di pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni contro la misura di prevenzione devono essere fatte valere nel procedimento di prevenzione e non nel processo penale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sorveglianza Speciale: Motivazione generica annullata dalla Cassazione
Un individuo aveva ricevuto una misura di Sorveglianza Speciale per un anno e due mesi, confermata dalla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, rilevando che i giudici precedenti non avevano motivato in modo specifico la pericolosità sociale del soggetto. La motivazione era generica e non indicava elementi concreti che giustificassero la Sorveglianza Speciale, in particolare per quanto riguarda la natura non occasionale dei reati e la loro capacità di minacciare la sicurezza collettiva. La sentenza ha quindi rinviato il caso alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio, richiedendo una motivazione più dettagliata e specifica.
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Attualità della pericolosità sociale: annullata la sorveglianza
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la decisione di merito che imponeva la sorveglianza speciale a padre e figlio. I giudici territoriali avevano applicato la misura basandosi su vecchie condanne e vicende societarie risalenti nel tempo, senza valutare concretamente l'attualità della pericolosità sociale. La Suprema Corte ha chiarito che non basta elencare procedimenti penali passati o pendenti. Occorre infatti dimostrare con elementi specifici e circostanziati che il pericolo sia ancora presente al momento dell'applicazione della misura. In assenza di tali precisazioni temporali e fattuali, la motivazione risulta solo apparente e viola i principi del codice antimafia.
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Sorveglianza speciale e pericolosità sociale: misura confermata
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso di un cittadino contro la sorveglianza speciale e pericolosità sociale con obbligo di soggiorno per due anni. L'interessato sosteneva di non possedere beni, di vivere con la madre e che la valutazione di pericolosità derivava da verbali d'arresto non definitivi per furto, ostacolando il suo lavoro di chef. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo l'autonomia del procedimento di prevenzione rispetto a quello penale. La Suprema Corte ha evidenziato che la reiterazione dei reati contro il patrimonio a breve distanza dalla scarcerazione dimostra un'effettiva pericolosità attuale, a prescindere dalla definitività delle condanne. Le questioni operative sull'attività lavorativa dovranno essere presentate al giudice dell'esecuzione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Violazione della sorveglianza speciale: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un imputato per il reato di violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il ricorrente sosteneva che i giudici di merito avrebbero dovuto rivalutare la sua pericolosità sociale a causa del periodo di detenzione sofferto, contestando anche l'applicazione della recidiva reiterata. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile: la carcerazione subita era stata di breve durata e non giustificava un nuovo esame della pericolosità. Inoltre, la condotta ripetuta nel violare le prescrizioni dimostra una marcata propensione a delinquere e un consapevole disprezzo per le autorità. L'imputato deve quindi scontare la pena confermata e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione Sorveglianza Speciale: la pena non può peggiorare in appello
Un Individuo è stato condannato per aver violato più volte le prescrizioni della sorveglianza speciale, frequentando pregiudicati. La Corte d'Appello, riformando la sentenza di primo grado su ricorso del solo imputato, ha escluso le attenuanti generiche e la continuazione dei reati, riducendo la pena ma in violazione del divieto di reformatio in peius. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i motivi relativi alla responsabilità e alla recidiva, ma ha accolto il ricorso sul trattamento sanzionatorio. Ha annullato la sentenza limitatamente alla pena, rinviando il caso a un'altra sezione della Corte d'Appello per un nuovo calcolo, ribadendo che la pena non può essere peggiorata se ricorre solo l'imputato.
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Sorveglianza speciale: detenzione interrotta non impone nuova valutazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un soggetto condannato per aver violato la sorveglianza speciale. L'uomo, dopo un periodo di detenzione non continuativa, sosteneva la necessità di una nuova valutazione della sua pericolosità sociale prima di riprendere la misura. La Corte ha chiarito che l'obbligo di rivedere la pericolosità sociale scatta solo se la detenzione è stata ininterrotta per almeno due anni. Poiché il soggetto era evaso durante la detenzione, interrompendo la continuità, la richiesta di una nuova valutazione è stata respinta. La sentenza ha confermato la condanna per la violazione della sorveglianza speciale, rigettando il ricorso e la questione di legittimità costituzionale sollevata.
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