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Sorveglianza Speciale

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1097 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso Penale Inammissibile: Violazione Sorveglianza Speciale Confermato
Un Individuo è stato condannato per aver violato la sorveglianza speciale, essendo stato sorpreso più volte in compagnia di pregiudicati. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della legge, il trattamento sanzionatorio e la recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, confermando la condanna e le spese processuali. I motivi del ricorso sono stati ritenuti generici o già adeguatamente motivati nei gradi precedenti.
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Violazione della sorveglianza speciale e la falsa scusa
Un cittadino sottoposto alla misura della sorveglianza speciale è stato condannato per la violazione della sorveglianza speciale, essendo uscito di casa in orario notturno e avendo frequentato persone con precedenti penali. L'imputato ha giustificato la sua presenza in strada sostenendo di essersi recato presso una farmacia di turno. I giudici hanno accertato che la farmacia più vicina era chiusa e situata a notevole distanza. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile perché generico e inteso a richiedere una non consentita rivalutazione dei fatti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Guida senza patente sotto sorveglianza: esclusa la tenuità del fatto
Un Lavoratore, già sottoposto a sorveglianza speciale, guidava senza patente. Condannato per violazione del codice della strada, ha chiesto l'esclusione punibilità per tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha confermato che la condotta abituale e la noncuranza degli obblighi impediscono l'applicazione dell'art. 131 bis c.p. La Corte ha equiparato le violazioni della sorveglianza speciale e del Daspo, ritenendole indice di pericolosità sociale e di disvalore del fatto, escludendo la minima offensività. Il Lavoratore è stato condannato alle spese.
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Dosi e bilancino: confermata la destinazione allo spaccio
L'Imputato, sottoposto a sorveglianza speciale, ha impugnato la condanna per detenzione di marijuana contestando la destinazione allo spaccio. I giudici hanno confermato la colpevolezza valorizzando il frazionamento della sostanza in varie dosi, la presenza di un bilancino di precisione e il possesso di bustine identiche per il confezionamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché fondato su motivi meramente ripetitivi già respinti in appello. I giudici di legittimità hanno inoltre confermato la recidiva a causa della maggiore pericolosità sociale dimostrata dall'uomo, condannandolo alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: la dimenticanza non scusa
Un uomo sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno ometteva di recarsi presso il locale Commissariato di Polizia per apporre la firma obbligatoria prevista di domenica. La difesa giustificava l'episodio come una semplice e isolata dimenticanza, contestando l'applicazione della recidiva specifica e reiterata. I giudici di merito condannavano l'imputato a otto mesi di reclusione per la violazione della sorveglianza speciale. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che omettere la firma in un giorno festivo non costituisce un errore scusabile, bensì dimostra una scelta volontaria di inosservanza delle prescrizioni dell'autorità e una persistente pericolosità sociale del soggetto.
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Guida senza patente e misura di prevenzione: no alla prescrizione
Un cittadino sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno è stato sorpreso alla guida di un motociclo nonostante la patente gli fosse stata revocata. Il Tribunale e la Corte di Appello lo hanno condannato per il reato di guida senza patente e misura di prevenzione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'omessa applicazione della particolare tenuità del fatto e chiedendo l'estinzione del reato per prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La presenza di tre precedenti specifici dimostra l'abitualità della condotta e nega la tenuità del fatto. L'inammissibilità del ricorso impedisce inoltre il maturare della prescrizione. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Pericolo di reiterazione del reato: carcere confermato per droga
Un indagato per spaccio di sostanze stupefacenti ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa ha sostenuto l'assenza di attualità circa il pericolo di reiterazione del reato, adducendo difficoltà personali passeggere e un numero ridotto di cessioni. Il Tribunale del Riesame ha rigettato l'istanza evidenziando i gravi precedenti penali, il ruolo attivo in una piazza di spaccio e precedenti arresti in flagranza anche durante i domiciliari. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dichiarando il ricorso inammissibile: la motivazione dei giudici territoriali dimostra in modo logico e solido la concretezza del pericolo, rendendo il carcere l'unica misura idonea a scongiurare nuove condotte criminose.
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Inosservanza Obblighi Sorveglianza Speciale: Ricorso Inammissibile
Un individuo, sottoposto a sorveglianza speciale, non si è presentato per due giorni consecutivi alla stazione dei Carabinieri per firmare il registro obbligatorio. La Corte d'Appello lo ha condannato per inosservanza obblighi sorveglianza speciale. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di prova sull'elemento soggettivo e l'eccessività della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale: ignorare il campanello costa la condanna
Un cittadino sottoposto a misura di prevenzione non risponde al controllo delle forze dell'ordine presso la propria abitazione. I giudici di merito considerano il silenzio al citofono come una prova dell'allontanamento ingiustificato e confermano la condanna a sei mesi di arresto. L'imputato presenta ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità dell'impugnazione perché le censure sollevate risultano generiche e prive di reale critica logica. La sentenza ribadisce che la mancata risposta al campanello configura a tutti gli effetti la violazione della sorveglianza speciale, con conseguente condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso penale: Cauzione non pagata, difesa respinta
Un individuo, sottoposto a sorveglianza speciale, non ha versato una cauzione di 500 euro entro il termine. Condannato per il reato previsto dall'art. 76, comma 4, D.Lgs. n. 159/2011, ha presentato ricorso. La sua difesa ha sostenuto una condizione di precarietà economica e l'assenza di volontà di sottrarsi all'obbligo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendo le argomentazioni generiche e infondate. Le difficoltà economiche erano successive al termine per il versamento. La Corte ha confermato l'assenza di una radicale impossibilità ad adempiere e ha negato la tenuità del fatto. L'individuo deve pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro.
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Diniego tenuità del fatto: il passato criminale preclude i benefici
Un individuo, sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di dimora notturna, è stato sorpreso fuori casa in stato di ebbrezza. Ha chiesto la non punibilità per particolare tenuità del fatto e il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha motivato il diniego tenuità del fatto e delle attenuanti generiche con la sua "abitualità del comportamento" e la "pessima biografia penale", evidenziata da numerose condanne precedenti per reati gravi. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'individuo al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
Un individuo ha presentato ricorso contro una sentenza che lo condannava per la **violazione sorveglianza speciale**. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che le argomentazioni legali fossero infondate e generiche. Hanno chiarito la differenza tra l'ipotesi delittuosa e quella contravvenzionale in caso di violazione degli obblighi. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso penale: quando la Cassazione non riesamina i fatti
Un Imputato è stato condannato per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale, non rientrando a casa entro l'orario stabilito, e per aver guidato un ciclomotore con patente revocata. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la prova dei fatti e l'intenzionalità delle sue azioni. La Suprema Corte ha dichiarato l'**inammissibilità ricorso penale**, ribadendo che non può riesaminare i fatti già accertati dai giudici di merito, ma solo verificare la logicità della motivazione. La Corte ha confermato la responsabilità dell'Imputato e lo ha condannato alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria.
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Violazione della sorveglianza speciale: quando la misura vincola
Un cittadino sottoposto a misura di prevenzione ha violato gli orari di rientro notturno e l'obbligo di firma presso le forze dell'ordine. La difesa ha sostenuto che l'obbligo di presentazione fosse illegittimo poiché imposto in assenza dell'obbligo di soggiorno, chiedendo la disapplicazione della prescrizione e l'assoluzione per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale. I giudici hanno chiarito che il giudice penale non può disapplicare una prescrizione disposta dal giudice della prevenzione divenuta definitiva. Inoltre, anche ritardi minimi o reiterate inosservanze integrano il reato, escludendo la particolare tenuità. Pertanto, la violazione della sorveglianza speciale resta punibile.
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Turbativa d’asta con metodo mafioso: confermato il carcere
Un individuo ha intimidito due potenziali acquirenti durante la visita a un appartamento all'asta giudiziaria, mostrando articoli sui reati della propria famiglia e minacciando rappresaglie per bloccare le offerte. La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per il delitto di turbativa d'asta con metodo mafioso. I giudici hanno chiarito che l'aggravante sussiste anche senza l'appartenenza formale a una cosca: è sufficiente usare espressioni, allusioni o atteggiamenti idonei a richiamare la forza intimidatrice tipica dell'agire mafioso.
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Sorveglianza speciale: tra residenza e centro della cosca
I giudici di merito hanno applicato a una cittadina la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per tre anni, ritenendo la persona legata a un gruppo mafioso. La difesa ha presentato ricorso denunciando l'incompetenza territoriale del tribunale e lamentando la mancata considerazione di una successiva sentenza di assoluzione penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il tribunale competente si individua nel luogo del centro direttivo della cosca e non nella residenza anagrafica dell'indagato. Inoltre, l'assoluzione intervenuta in un momento successivo non può trovare ingresso davanti ai giudici di legittimità, dovendo essere proposta mediante istanza di revoca dinanzi ai giudici di merito.
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Inosservanza della sorveglianza speciale: condanna confermata
L'Imputato ha subito una condanna a diciotto mesi di reclusione per il reato di inosservanza della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, aggravata dalla recidiva specifica e reiterata. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e violazioni di legge riguardo alla determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che i motivi presentati riproducevano questioni già vagliate nei precedenti gradi di giudizio e contestavano valutazioni di merito insindacabili. La decisione ha confermato integralmente la sanzione detentiva e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Sorveglianza Speciale: Revoca Vecchia Misura non Esclude Nuova Pericolosità
Un Indiziato ha contestato l'applicazione della `Sorveglianza Speciale` per due anni. Egli sosteneva che la precedente revoca di una misura di `libertà vigilata` dimostrasse la sua non pericolosità. La Corte d'Appello aveva rigettato il suo ricorso, ritenendo che nuovi fatti e un procedimento penale pendente confermassero la sua attuale pericolosità. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che la revoca di una precedente misura non impedisce una nuova valutazione della pericolosità attuale, soprattutto in presenza di elementi recenti. Il ricorso dell'Indiziato è stato quindi rigettato, confermando la legittimità della `Sorveglianza Speciale`.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Cassazione conferma Pericolosità Sociale
Un individuo, già sottoposto a sorveglianza speciale, ha violato le prescrizioni commettendo un reato di danneggiamento aggravato. Il Tribunale del riesame ha disposto la custodia cautelare in carcere, annullando una precedente decisione più mite. La Cassazione ha confermato questa decisione, ritenendo il ricorso inammissibile. La Corte ha sottolineato la grave pericolosità sociale dell'individuo, desumibile dai numerosi precedenti penali e dalla sua indole trasgressiva, che rendevano inadeguata qualsiasi misura meno afflittiva come gli arresti domiciliari. La reiterazione di condotte illecite ha giustificato la misura più severa.
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Applicazione della recidiva e false generalità al controllo
Un soggetto già sottoposto a sorveglianza speciale ha fornito false generalità alle forze dell'ordine durante una verifica di routine. I giudici territoriali hanno accertato la responsabilità penale per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale, disponendo anche l'aggravamento sanzionatorio. L'imputato ha impugnato la sentenza contestando la legittimità del calcolo punitivo. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la corretta applicazione della recidiva, evidenziando che l'azione ingannevole mirava proprio a sottrarsi ai controlli di polizia. Questo comportamento evidenzia una persistente inclinazione criminale e una spiccata pericolosità del soggetto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna definitiva dell'interessato alle spese del giudizio e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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