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Sorveglianza Speciale

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1097 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sorveglianza violata: negata la riduzione pena per attenuanti generiche
Un Lavoratore, già sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stato condannato per aver violato gli orari di rientro notturno. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e la determinazione della pena. Ha sostenuto che il suo rientro volontario e la dipendenza dall'alcol avrebbero dovuto essere considerati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che i giudici precedenti avevano motivato adeguatamente il diniego delle circostanze attenuanti generiche, ritenendo che non vi fossero elementi sufficienti per attenuare la gravità del fatto, anche alla luce dei precedenti penali del Lavoratore. La Corte ha ribadito che il giudice non deve valutare ogni singolo elemento, ma solo quelli decisivi.
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Violazione della sorveglianza speciale: basta non rispondere
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per un uomo sottoposto a misura di prevenzione. L'accusa contestava la violazione della sorveglianza speciale per mancato rientro a casa entro le ore 21:00. I Carabinieri si erano recati per due volte nella notte presso l'abitazione dell'imputato, suonando il campanello e bussando con insistenza senza ricevere alcuna risposta. La difesa sosteneva l'insufficienza probatoria per la mancanza di un appostamento continuativo e ipotizzava un allontanamento per ragioni di salute. I giudici hanno stabilito che i ripetuti controlli a vuoto costituiscono indizi gravi, precisi e concordanti dell'assenza notturna, in mancanza di idonea certificazione medica contraria. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato.
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Deposito atti via PEC: valido l’invio all’indirizzo errato
La Questura richiede al Tribunale l'aggravamento della misura di prevenzione della sorveglianza speciale nei confronti di un cittadino. L'autorità trasmette la richiesta tramite posta certificata verso un indirizzo del Tribunale non inserito nell'elenco ufficiale dei canali abilitati. Il destinatario della misura eccepisce l'invalidità e l'inammissibilità dell'istanza per violazione delle norme emergenziali telematiche. I giudici di merito e la Corte di Cassazione respingono l'eccezione, confermando l'aggravamento della misura. La Suprema Corte stabilisce che il deposito atti via PEC inviato a un indirizzo dell'ufficio giudiziario non formalmente designato costituisce una mera irregolarità. Tale vizio non invalida l'atto se la richiesta perviene comunque al giudice competente e raggiunge il suo scopo senza ledere i diritti difensivi. Il ricorso viene dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale e pericolosità sociale tra lavoro e reati
Un cittadino ha impugnato la misura della sorveglianza speciale e pericolosità sociale con obbligo di soggiorno per tre anni, sostenendo di avere un'offerta di lavoro come operaio per tre mesi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un impiego temporaneo non cancella un'abitudine radicata a compiere reati contro il patrimonio. L'autonomia del procedimento di prevenzione permette al giudice di valutare l'intero stile di vita del soggetto, prescindendo dall'esito di singoli processi penali non conclusi con assoluzione piena. La misura personale di sicurezza rimane quindi del tutto valida ed efficace.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Cassazione Conferma Condanna
Un individuo è stato condannato per violazione della sorveglianza speciale. Aveva lasciato il comune di residenza (Prato) ed era stato trovato a Bologna, guidando senza patente in orario notturno. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. La Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'individuo inammissibile, ribadendo che la violazione degli obblighi specifici della sorveglianza speciale, come il divieto di allontanamento, costituisce un reato grave. La sentenza ha escluso la possibilità di applicare la speciale tenuità dell'offesa, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali.
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Revoca misura di prevenzione: la Cassazione blocca la riqualificazione
Un individuo aveva ricevuto una misura di prevenzione, la sorveglianza speciale, basata su una norma che definiva la "pericolosità generica". Questa norma è stata poi dichiarata incostituzionale. L'individuo ha chiesto la revoca misura di prevenzione. I giudici di merito hanno rigettato la richiesta, tentando di riqualificare la sua pericolosità sotto una diversa categoria legale. La Cassazione ha chiarito che, quando si chiede la revoca misura di prevenzione per illegittimità della norma originaria, il giudice non può riclassificare la pericolosità dell'individuo in una categoria differente. La misura deve essere revocata se la sua base legale originale è venuta meno.
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Sorveglianza Speciale: Condanne Mafia Valgono Più dell’Età?
Il caso riguarda l'appello di un individuo (Il Ricorrente) contro l'applicazione della **sorveglianza speciale** con obbligo di soggiorno per quattro anni. La misura era stata disposta a causa della sua presunta appartenenza a un'associazione mafiosa e di condanne definitive per il reato di associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.). Il Ricorrente sosteneva di essersi distaccato dalle dinamiche criminali, adducendo l'età avanzata, una condotta esemplare e la disintegrazione dell'associazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che le condanne definitive per reati di mafia costituiscono un fondamento sufficiente per la misura di prevenzione. Le argomentazioni su età e condotta non sono state ritenute sufficienti a dimostrare un abbandono delle logiche criminali. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Violazione Misura Prevenzione: Obbligo Soggiorno e Pericolosità Sociale
Un Lavoratore è stato condannato per violazione misura di prevenzione, avendo infranto l'obbligo di soggiorno e associandosi a un pregiudicato. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la nullità della sentenza per difetto di correlazione tra accusa e sentenza e la mancata rivalutazione della sua pericolosità sociale. La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'imputazione era sufficientemente chiara e che la pericolosità sociale del Lavoratore era attuale, evidenziata dalla sua partecipazione a un'aggressione in un contesto di pregiudicati. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Cassazione conferma il reato
Un individuo, sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di non lasciare la propria abitazione dopo le ore 19:00, è stato sorpreso in strada alle 22:13. Ha presentato ricorso, sostenendo l'assenza di offensività della condotta e la carenza di dolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la violazione sorveglianza speciale si configura anche con dolo generico, cioè la consapevolezza di non rispettare gli obblighi imposti, indipendentemente dalle finalità. L'allontanamento, anche breve, ha leso le finalità della misura di prevenzione.
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Sorveglianza speciale: il cambio casa non autorizzato è reato
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno si è assentato dal proprio domicilio durante i controlli notturni della polizia. L'imputato si è justified affermando di essersi trasferito a casa della compagna per evitare liti familiari e di aver presentato richiesta di autorizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la sorveglianza speciale richiede una preventiva autorizzazione del tribunale prima di qualsiasi spostamento. Il semplice invio dell'istanza non giustifica la violazione degli obblighi, né rileva il motivo personale dell'allontanamento, essendo sufficiente la consapevolezza di infrangere la prescrizione imposta.
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Violazione della sorveglianza speciale: no a scuse familiari
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione per un uomo sottoposto a misura di prevenzione. Il Tribunale e la Corte di Appello avevano accertato il reato di violazione della sorveglianza speciale per la frequentazione abituale di soggetti pregiudicati. L'imputato ha presentato ricorso sostenendo che uno dei pregiudicati fosse suo cugino, contestando la valutazione sull'abitualità della condotta. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti di merito, già ampiamente vagliati dai gradi precedenti. L'uomo deve quindi scontare la pena, pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
L'Imputato è stato condannato per la violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, essendosi allontanato dalla propria abitazione senza la necessaria autorizzazione. Contro la sentenza d'appello, la difesa ha proposto ricorso per cassazione lamentando il mancato accoglimento dell'eccezione del divieto di doppio giudizio e un'errata indicazione delle date nel decreto di citazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano generici e manifestamente infondati. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità ricorso prevenzione: Cassazione conferma sorveglianza
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso prevenzione presentato da un Lavoratore. Questi contestava la conferma di una misura di prevenzione di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il Lavoratore lamentava errori nella valutazione delle prove e nella motivazione della Corte d'Appello. La Cassazione ha ritenuto che il ricorso si basasse su questioni di fatto già esaminate, non su violazioni di legge. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza Speciale: Difesa Negata o Ricorso Inammissibile?
Un individuo ha impugnato la conferma della misura di "sorveglianza speciale" con obbligo di soggiorno, lamentando la mancata assistenza di un difensore di fiducia e una valutazione errata della sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la presenza di un difensore d'ufficio garantisse il diritto di difesa. Inoltre, ha confermato che la pericolosità sociale era stata correttamente valutata, basandosi su una serie di reati gravi, non solo su precedenti minori. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Sorveglianza speciale: confermata la misura per ricorso inammissibile
I giudici di merito hanno applicato a un soggetto la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per due anni e versamento di una cauzione. La Corte di Appello ha accertato la pericolosità sociale del soggetto, richiamando anche una precedente condanna per traffico di stupefacenti aggravato da metodo mafioso. Il destinatario della misura ha presentato ricorso in Cassazione contestando la logica della motivazione e il giudizio penale sottostante. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ricordando che contro le misure di prevenzione si può ricorrere solo per violazione di legge e non per meri difetti di motivazione. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di stupefacenti: rigettato il ricorso sulla recidiva
Due soggetti condannati per spaccio di stupefacenti in concorso hanno presentato ricorso in Cassazione. I ricorrenti contestavano la sussistenza della responsabilità penale, richiedevano la riqualificazione della condotta nel reato di lieve entità ed eccepivano l'applicazione della recidiva contestata a uno di essi. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici di legittimità hanno accertato la piena coerenza della motivazione di condanna, la corretta esclusione della lieve entità e la legittimità dell'aumento di pena per la recidiva, desunta dai precedenti penali e dall'assoggettamento alla sorveglianza speciale. I due imputati sono stati condannati al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro ciascuno.
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Revoca autorizzazione al lavoro sorvegliato: serve la difesa
Un cittadino sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno si è visto revocare il permesso di uscire dal comune per lavorare. La Corte d'Appello ha deciso la revoca a seguito di segnalazioni di presunte violazioni, adottando il provvedimento senza alcuna udienza e senza avvisare il difensore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato. I giudici di legittimità hanno chiarito che la revoca autorizzazione al lavoro sorvegliato modifica in modo sostanziale la misura di prevenzione. Di conseguenza, il giudice deve seguire la procedura camerale con pieno rispetto del principio del contraddittorio. La decisione adottata senza sentire la difesa è nulla, imponendo l'annullamento del provvedimento e il rinvio per un nuovo giudizio.
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Confisca di prevenzione: beni intestati a terzi e redditi esigui
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale e la confisca di prevenzione disposta nei confronti di un soggetto ritenuto vertice di un sodalizio criminale. I giudici hanno respinto i ricorsi presentati dal proposto e dai suoi familiari, ai quali erano formalmente intestati diversi immobili. La Corte ha chiarito che un precedente rigetto non impedisce una nuova misura se emergono elementi ulteriori sulla pericolosità attuale. Inoltre, l'assenza di matrimonio formale all'epoca degli acquisti non esclude la convivenza di fatto e l'interposizione fittizia. Le entrate dichiarate dai parenti sono risultate del tutto sproporzionate rispetto all'ingente valore delle proprietà e dei lavori di ricostruzione eseguiti.
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Misure di prevenzione personali: il divieto di stadio resta valido
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure di prevenzione personali nei confronti di un esponente di tifoseria organizzata con precedenti penali. I giudici di merito avevano imposto la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e il divieto di accedere allo stadio e alle aree limitrofe durante gli eventi sportivi. Il ricorrente sosteneva che tale divieto fosse equiparabile a un DASPO e quindi non applicabile mediante il Codice Antimafia. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il giudice di prevenzione può configurare prescrizioni personalizzate e calibrate sulla pericolosità sociale del soggetto, a prescindere dalle misure amministrative sportive. La decisione conferma l'autonomia del giudizio di prevenzione rispetto ai procedimenti penali.
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Decorrenza sorveglianza speciale: notifica o verbale formale?
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione contro il rigetto della revoca di una misura di prevenzione personale. Il ricorrente sosteneva che la misura fosse ormai conclusa e che il suo trasferimento all'estero non costituisse una violazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito un principio fondamentale riguardante la decorrenza sorveglianza speciale: il termine della misura non parte dalla semplice notifica del provvedimento al difensore, ma unicamente dalla redazione del verbale di sottoposizione e dalla consegna della carta di permanenza da parte delle forze dell'ordine. Senza questo atto formale, l'esecuzione della misura non è mai iniziata e quindi non può considerarsi decorso il tempo. Inoltre, il trasferimento all'estero per evitare i controlli dimostra la persistente pericolosità sociale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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