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Sorveglianza Speciale — Anno 2022

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315 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sorveglianza Speciale

Provvedimenti

Prescrizione vaga: annullata condanna per violazione sorveglianza speciale
Un Individuo era stato condannato per violazione prescrizioni misure di prevenzione, in particolare per essersi allontanato dalla sua abitazione senza preavviso, nonostante fosse sottoposto a sorveglianza speciale. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna, basandosi sul fatto che l'Individuo era stato visto in luoghi pubblici vicini alla sua dimora. La Suprema Corte ha annullato la sentenza, ritenendo che la prescrizione di "non andare lontano dall'abitazione" fosse troppo generica. Questa mancanza di chiarezza non rispettava i principi di tassatività e determinatezza, fondamentali per una norma penale. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Confisca beni mafiosi: la Cassazione conferma le misure di prevenzione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso e legato alla criminalità organizzata, già sottoposto a sorveglianza speciale e confisca beni mafiosi. Il ricorrente contestava la mancanza di motivazione sulla sua attuale pericolosità e sull'origine lecita dei beni, oltre all'applicazione della sorveglianza speciale durante la detenzione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la pericolosità sociale era stata adeguatamente provata e che la detenzione non impedisce l'applicazione delle misure di prevenzione, ma ne sospende solo l'esecuzione. La confisca beni mafiosi è stata ritenuta legittima, data la sproporzione tra redditi leciti e patrimonio.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna e sanzione
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno non rispetta le prescrizioni imposte dalle autorità. I giudici di merito lo condannano alla pena di otto mesi di reclusione per la violazione della sorveglianza speciale. L'imputato propone ricorso in Cassazione lamentando la mancata valutazione della sua attuale pericolosità sociale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che la Corte d'Appello aveva già motivato chiaramente il punto, richiamando la recente rivalutazione effettua in sede di rinnovo della misura. L'imputato ha riproposto le medesime censure senza contestare la motivazione di secondo grado. Di conseguenza, la condanna diventa definitiva e il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Assoluzione Penale e Misura di Prevenzione: Quando Resta Valida
Un imprenditore ha chiesto la revoca retroattiva della misura di prevenzione della sorveglianza speciale a cui era stato sottoposto. L'interessato ha presentato come fatto nuovo una successiva sentenza penale definitiva di assoluzione dal reato di associazione mafiosa legato a un clan specifico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'assoluzione penale per un singolo sodalizio non cancella la valutazione di pericolosità sociale se rimangono accertati altri autonomi rapporti di contiguità e supporto verso un diverso gruppo criminale. Il giudizio di prevenzione conserva piena autonomia rispetto al processo penale, bastando indizi oggettivi di supporto funzionale agli interessi mafiosi.
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False Dichiarazioni: Pena Ridotta per Errore sulla Recidiva
Un Lavoratore, sottoposto a sorveglianza speciale, ha fornito false dichiarazioni per benefici, affermando di avere un lavoro inesistente per ottenere il permesso di lasciare la sua città. Il Tribunale e la Corte d'Appello lo hanno condannato per il reato di false dichiarazioni per benefici, applicando anche la recidiva. La Corte di Cassazione ha escluso l'applicazione della recidiva, poiché le condanne precedenti non erano definitive al momento del reato in questione. La pena è stata quindi rideterminata a un anno di reclusione, mentre il resto del ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Attualità della pericolosità sociale e condotta in carcere
Un cittadino ha impugnato il provvedimento che confermava l'applicazione della sorveglianza speciale nei suoi confronti. Il ricorrente ha sostenuto che la misura fosse illegittima per mancanza dell'attualità della pericolosità sociale, evidenziando la buona condotta tenuta durante la detenzione e l'interruzione delle attività illecite dal 2017. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice buona condotta carceraria non dimostra un effettivo ravvedimento. Il soggetto ha commesso reati gravi dal 2001 al 2017 per trarre profitto e ha già mostrato in passato una rapida ricaduta nel crimine dopo la scarcerazione. Pertanto, la valutazione di persistente pericolosità risulta pienamente motivata ed esecutiva, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inosservanza obblighi sorveglianza speciale: ricorso generico, condanna confermata
Un individuo è stato condannato per inosservanza obblighi sorveglianza speciale, avendo violato più volte le prescrizioni di soggiorno. Ha presentato ricorso in Cassazione, denunciando l'illogicità della motivazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso fosse troppo generico e non specificasse le ragioni di fatto e di diritto contro la decisione impugnata. La condanna originaria è stata quindi confermata, con l'aggiunta delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Attenuanti Generiche Negate: La Cassazione conferma la pena per violazione
Un individuo, sottoposto a sorveglianza speciale, ha violato l'obbligo di rincasare in orario, allontanandosi dalla propria dimora senza preavviso. Condannato per inosservanza degli obblighi, ha presentato ricorso contro la sentenza d'appello, sostenendo il mancato riconoscimento delle **circostanze attenuanti generiche** senza adeguata motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la Corte d'Appello aveva motivato correttamente il diniego delle **circostanze attenuanti generiche**, considerando i numerosi precedenti penali e la mancanza di autocritica. L'individuo deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Violare la Sorveglianza Costa Caro
Un Individuo, sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di dimora a Melfi, è stato condannato per aver violato tale obbligo, essendo stato trovato a Milano. Ha presentato ricorso in Cassazione, sollevando diverse questioni: la nullità del processo per la nomina di un difensore d'ufficio anziché quello di fiducia, il mancato riconoscimento di un disagio psicologico come attenuante, l'omessa valutazione della particolare tenuità del fatto e la mancata riduzione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'**inammissibilità del ricorso penale**. Ha ritenuto i motivi generici e non specifici, confermando che il disagio psicologico non era giustificato e che la condotta (allontanamento di 800 km) non rientrava nella tenuità del fatto. L'individuo dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna confermata
Un cittadino sottoposto a misura preventiva è stato condannato a otto mesi di reclusione per la violazione della sorveglianza speciale. Le forze dell'ordine lo avevano trovato in compagnia di un pregiudicato e in possesso di una tronchese di grandi dimensioni, infrangendo le prescrizioni imposte dal Tribunale nel gennaio 2020. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che i giudici avrebbero dovuto effettuare una nuova valutazione della sua pericolosità sociale al momento dell'arresto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la misura applicata era recente e pienamente valida, rendendo del tutto superflua una nuova verifica della pericolosità. La condanna è diventata definitiva con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno per tre anni nei confronti di un soggetto dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti. L'interessato ha presentato ricorso lamentando un vizio di motivazione nei provvedimenti dei giudici di merito. I Supremi Giudici hanno dichiarato l'impugnazione inammissibile perché i motivi addotti erano manifestamente infondati, evidenziando come la motivazione del decreto impugnato fosse coerente e priva di vizi logici. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando la piena validità della misura restrittiva per contrastare la pericolosità sociale attuale.
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Inosservanza obblighi sorveglianza speciale: ricorso respinto per mancata risposta
Un Lavoratore, sottoposto a sorveglianza speciale, ha presentato ricorso contro una condanna per l'inosservanza degli obblighi sorveglianza speciale. La Corte d'Appello aveva già accertato che il Lavoratore non aveva risposto ai ripetuti tentativi della Polizia Giudiziaria di contattarlo presso la sua abitazione, nonostante il citofono fosse funzionante. Il ricorso del Lavoratore, basato su presunti vizi di motivazione e errata applicazione della legge, è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale tra scuse e condanna
Un uomo sottoposto a misura di prevenzione ha subito una condanna a sei mesi di arresto per non aver rispettato l'obbligo di rincasare entro le ore ventuno. Durante un controllo serale delle forze dell'ordine, la pattuglia ha suonato ripetutamente il citofono e il campanello dell'abitazione per dieci volte senza ricevere risposta. L'imputato ha giustificato l'accaduto affermando di non aver sentito i richiami a causa di asseriti problemi uditivi, omettendo tuttavia di presentare certificati medici a supporto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione della sorveglianza speciale, dichiarando il ricorso inammissibile e confermando il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali dell'uomo.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Ricorso Inammissibile e Condanna Confermata
L'Imputata ha violato ripetutamente le prescrizioni della sorveglianza speciale, come il coprifuoco e l'obbligo di soggiorno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la condanna a 2 anni di reclusione per la **violazione sorveglianza speciale**. La decisione è dovuta alla genericità dei motivi presentati, che riproponevano argomenti già esaminati. L'Imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro alla cassa delle ammende.
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Violazione Obblighi Sorveglianza Speciale: Quando il Ricorso è Inammissibile
Un individuo ha presentato ricorso contro una condanna per violazione degli obblighi di sorveglianza speciale. La Corte di Cassazione ha chiarito che il reato di violazione obblighi sorveglianza speciale non si configura se la misura era stata sospesa per almeno due anni a causa di detenzione e non c'era stata una nuova valutazione della pericolosità sociale. Nel caso specifico, la sospensione era durata meno di due anni. Per questo motivo, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. L'individuo deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale e sfratto: la violazione resta reato
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale è stato condannato per essersi assentato dal proprio domicilio durante gli orari diurni e notturni prescritti. La difesa ha sostenuto che l'assenza fosse giustificata dallo sfratto subito e dalla mancanza di una dimora fissa, comunicata telefonicamente alle forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità penale. I giudici hanno chiarito che l'imputato non ha mai documentato preventivamente la perdita dell'alloggio né un'effettiva impossibilità di rispettare gli obblighi. Inoltre, la richiesta di unificare la condanna ad altri reati per continuazione è stata respinta perché la difesa non ha depositato la precedente sentenza nei gradi di merito. L'imputato dovrà scontare quattro mesi di arresto e pagare le spese processuali.
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Sorveglianza speciale confermata dopo l’affidamento in prova
La Corte d'Appello confermava l'applicazione della sorveglianza speciale per la durata di due anni nei confronti di un soggetto. La difesa ricorreva per Cassazione sostenendo la cessazione della pericolosità sociale. Il difensore evidenziava il positivo superamento del periodo di affidamento in prova al servizio sociale e la conseguente estinzione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che l'esecuzione di misure alternative o cautelari non cancella automaticamente la pericolosità sociale. Inoltre, il ricorso per Cassazione sulle misure di prevenzione è consentito solo per esplicita violazione di legge e non per rivalutare il merito della decisione. Il ricorrente perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro.
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Sorveglianza speciale e contatti vietati: scatta la condanna
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale ha violato il divieto di frequentare persone con precedenti penali. Le forze dell'ordine lo hanno sorpreso in compagnia di soggetti pregiudicati durante quattro diversi controlli ravvicinati nel tempo. L'interessato ha presentato ricorso per contestare la sussistenza del reato e richiedere sconti di pena. I giudici hanno respinto l'impugnazione ritenendola inammissibile. La Corte ha stabilito che la reiterazione degli incontri in un arco temporale ristretto dimostra l'abitualità dei contatti e la piena consapevolezza dell'illecito, confermando la condanna e imponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
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Violazione della sorveglianza speciale per comprare la pizza
Un uomo sottoposto alla misura di prevenzione è uscito di casa oltre le ore 21:00 per recarsi in pizzeria. Le forze dell'ordine hanno accertato la sua presenza in strada durante l'orario di divieto. I giudici hanno confermato la sua responsabilità penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I magistrati hanno ribadito che qualsiasi inosservanza del divieto di allontanamento integra il reato di violazione della sorveglianza speciale, anche se il ritardo o l'uscita sono di modesta entità. La necessità di acquistare cibo non giustifica la condotta, potendo l'interessato provvedere negli orari consentiti. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione sorveglianza speciale: basta una sola notte fuori
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una persona sottoposta a misura di prevenzione che non ha rispettato il rientro serale presso la propria abitazione. L'imputata ha impugnato la condanna sostenendo che un singolo allontanamento notturno non costituisse una condotta penalmente rilevante e chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che la violazione della sorveglianza speciale si consuma anche attraverso una sola trasgressione dell'obbligo di permanenza notturna a casa. Non è richiesta la ripetizione della condotta, a differenza di altre prescrizioni come il divieto di frequentare pregiudicati. La Corte ha confermato la condanna per via dell'elevato pericolo sociale, dichiarando il ricorso inammissibile.
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