LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Sorveglianza Speciale — Anno 2022

Pagina 13 di 16

315 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sorveglianza Speciale

Provvedimenti

Sorveglianza speciale: il carcere breve non cancella gli obblighi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale e per aver fornito false dichiarazioni sulla propria identità. La difesa sosteneva che, dopo un periodo di detenzione, la misura non potesse riprendere automaticamente senza una nuova valutazione della sua pericolosità sociale. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che, secondo la legge, la rivalutazione obbligatoria della pericolosità si applica solo se la detenzione si è protratta per almeno due anni. Nel caso specifico, essendo durata circa un anno, la sorveglianza speciale è rimasta pienamente valida ed efficace. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sorveglianza speciale: la fuga notturna costa un anno di carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo sottoposto alla sorveglianza speciale, condannato a un anno di reclusione. I Carabinieri avevano accertato la sua assenza da casa durante i controlli notturni in più occasioni. Anche la moglie aveva confermato l'assenza del marito da diversi giorni. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità se la sentenza precedente è logica e coerente.
Continua »
Sorveglianza speciale: la visita alla nonna costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, condannato per aver violato l'obbligo di soggiorno nel proprio comune di residenza. L'uomo era uscito dal territorio comunale come passeggero nell'auto guidata dalla madre per fare visita alla nonna. La difesa sosteneva la mancanza di dolo e chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato che il soggetto era pienamente consapevole del superamento dei confini territoriali senza autorizzazione. Inoltre, la Cassazione ha escluso la particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti penali del ricorrente, che dimostrano una condotta non occasionale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Sorveglianza speciale: ricorso errato conferma la condanna
Il caso riguarda Il Cittadino, condannato a sei mesi di reclusione per la violazione della sorveglianza speciale. Il Cittadino ha proposto ricorso per Cassazione contestando la motivazione della sentenza di appello. Tuttavia, l'atto difensivo faceva riferimento a istituti del tutto estranei al processo, come il patteggiamento e il reato continuato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della genericità dei motivi, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Misure di prevenzione: stile di vita lussuoso senza reddito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro l'applicazione delle misure di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per tre anni e una cauzione di mille euro. Il ricorrente contestava la mancanza di prove sull'abitualità delle sue attività illecite. I giudici hanno invece confermato la legittimità del provvedimento: l'uomo, privo di redditi leciti, mostrava un elevato tenore di vita, possedeva un motociclo di valore e aveva numerosi precedenti per reati di droga. La Suprema Corte ha ribadito che la pericolosità sociale e l'abitualità a delinquere possono essere desunte anche da indagini e processi penali in corso non ancora giunti a condanna definitiva. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Riabilitazione dalla sorveglianza speciale: negata senza prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva la riabilitazione dalla sorveglianza speciale. Il ricorrente lamentava la mancata valutazione della revoca anticipata della misura e della sua condotta successiva. Tuttavia, i giudici hanno confermato che la difesa non ha fornito prove concrete di una costante ed effettiva buona condotta dopo la fine della misura. Inoltre, è stata respinta l'eccezione sulla ricusazione del collegio giudicante, poiché la relativa istanza era già stata dichiarata inammissibile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Misure di prevenzione: il lavoro onesto non cancella il passato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il ricorrente sosteneva che il giudizio sulla sua pericolosità fosse basato solo su vecchi precedenti, ignorando il suo nuovo lavoro onesto. La Suprema Corte ha chiarito che le impugnazioni contro le misure di prevenzione sono ammesse solo per violazione di legge e non per contestare la motivazione del giudice, a meno che questa non sia totalmente assente. Nel caso specifico, i giudici avevano correttamente motivato la decisione evidenziando precedenti penali continui, una condanna per rapina e frequentazioni con pregiudicati, ritenendo il lavoro non sufficiente a escludere la pericolosità attuale. Il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese e tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Sorveglianza speciale: la Cassazione nega la libertà al ricorrente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per tre anni. Il ricorrente lamentava l'assenza di motivazione sulla sua pericolosità sociale. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso contro le misure di prevenzione personali è ammesso solo per violazione di legge e non per contestare il merito della decisione. Nel caso specifico, i giudici avevano ampiamente giustificato il provvedimento basandosi su numerose condanne per droga e frequentazioni con pregiudicati. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche: negato lo sconto al sorvegliato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale. L'imputato contestava il diniego delle circostanze attenuanti generiche e la severità della pena. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulle circostanze attenuanti generiche spetta esclusivamente al giudice di merito. Se la motivazione è logica e si basa sulla gravità del comportamento e sui precedenti penali del soggetto, la decisione non può essere contestata in sede di legittimità. Di conseguenza, la condanna a un anno di reclusione è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sorveglianza speciale: 56 assenze costano la condanna
Il caso riguarda un uomo sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con l'obbligo di presentarsi periodicamente alla polizia giudiziaria. L'uomo non si è presentato in Questura per ben cinquantasei volte in cinque mesi. Condannato in primo e secondo grado a otto mesi di reclusione, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha sostenuto l'assenza di dolo e l'irrilevanza penale della condotta a causa della successiva revoca della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la reiterata violazione dell'obbligo dimostra la chiara volontà di sottrarsi ai controlli, configurando pienamente il reato. Inoltre, la revoca successiva della sorveglianza speciale non cancella la rilevanza penale delle violazioni commesse in precedenza.
Continua »
Sorveglianza speciale: il furto fallito costa caro al ladro
L'Imputato è stato condannato per il furto aggravato di un tritacarne professionale in una scuola materna e per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale, essendo stato sorpreso fuori casa in orario notturno non consentito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la misura della sorveglianza speciale applicata era pienamente legittima, poiché basata sulla pericolosità generica di chi vive abitualmente con i proventi di attività illecite, categoria non colpita dalla dichiarazione di incostituzionalità della Corte Costituzionale del 2019. Inoltre, la Suprema Corte ha respinto la richiesta di attenuanti per la speciale tenuità del danno, giudicando insufficiente il risarcimento di soli cento euro a fronte del furto del macchinario professionale e del danneggiamento della porta d'ingresso della scuola.
Continua »
Reato continuato e sorveglianza speciale: la Cassazione fa chiarezza
Il Condannato, accumulando diverse condanne per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale, ha richiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene. Il Tribunale di Catania ha respinto la richiesta, ritenendo erroneamente che la pericolosità sociale legata alla misura di prevenzione impedisse di riconoscere un unico disegno criminoso tra le violazioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, chiarendo che non bisogna confondere l'unificazione delle misure di prevenzione con l'unificazione dei reati derivanti dalla loro violazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza di rigetto e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo esame, stabilendo che anche per le violazioni della sorveglianza speciale è astrattamente applicabile il reato continuato.
Continua »
Sorveglianza speciale: condanna annullata se manca la verifica
Il Sottoposto era stato condannato a tre anni di reclusione per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale. Tra il 2011 e il 2013, l'uomo si era associato più volte a persone con precedenti penali. Tuttavia, il provvedimento che disponeva la misura risaliva al 2009 ed era stato notificato solo dopo oltre due anni, senza una nuova valutazione sulla persistenza della sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Sottoposto. I giudici hanno stabilito che, dopo un lungo periodo di tempo o di detenzione, la sorveglianza speciale non è efficace se il giudice non verifica nuovamente l'attualità della pericolosità del soggetto. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste.
Continua »
Misure di prevenzione: deposito tardivo e validità del decreto
Il Cittadino ha impugnato il provvedimento che gli applicava la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, lamentando il deposito tardivo del decreto e l'illogicità della motivazione sulla sua pericolosità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ritardo nel deposito del provvedimento sulle misure di prevenzione non ne determina l'inefficacia, ma sposta solo il termine per impugnare. Inoltre, in questa materia, il ricorso in Cassazione è limitato alla sola violazione di legge, escludendo il controllo sulla semplice illogicità della motivazione, a meno che questa non sia totalmente inesistente. Il Cittadino perde la causa e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Misure di prevenzione: lo spaccio batte il lavoro onesto
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure di prevenzione nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il proposto, privo di redditi leciti, viveva abitualmente grazie ai proventi dello spaccio di sostanze stupefacenti e frequentava pregiudicati. La difesa contestava l'uso di elementi tratti da procedimenti penali ancora in corso. I giudici hanno chiarito che il giudizio di prevenzione è del tutto autonomo rispetto a quello penale. Di conseguenza, i magistrati possono valutare anche indizi e processi non ancora conclusi per stabilire la pericolosità di una persona. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sorveglianza speciale: l’indigenza non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino sottoposto alla misura della sorveglianza speciale. L'uomo era stato condannato per non essersi presentato al Commissariato per la firma obbligatoria. La difesa sosteneva che lo stato di assoluta indigenza escludesse la colpevolezza e il dolo. I giudici hanno chiarito che per questo reato basta il dolo generico, ossia la semplice consapevolezza di violare l'obbligo, a prescindere dai motivi personali o dalle difficoltà economiche non comunicate all'autorità. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna a tre mesi e quindici giorni di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso per cassazione contro patteggiamento: no ai ripensamenti
Il Tribunale ha applicato all'imputato la pena concordata per aver guidato un motociclo senza patente durante la sorveglianza speciale. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro patteggiamento, lamentando la mancata valutazione di cause di non punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge limita rigidamente i motivi per impugnare una sentenza di patteggiamento, escludendo la possibilità di contestare il vizio di motivazione o l'omessa verifica delle cause di proscioglimento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Violazione degli obblighi di sorveglianza: no ad alibi falsi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato a due mesi di reclusione per la violazione degli obblighi di sorveglianza speciale (art. 75, d.lgs. 159/2011). Il ricorrente contestava la sussistenza del dolo e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, adducendo un alibi non ritenuto credibile dai giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che per la configurazione del reato è sufficiente il dolo generico, inteso come mera consapevolezza dei propri obblighi e cosciente volontà di violarli, a prescindere dalle finalità specifiche del soggetto. È stato inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche e della particolare tenuità del fatto, in quanto la condotta non credibile del ricorrente non ridimensionava l'allarme sociale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Sorveglianza speciale: processi in corso provano la pericolosità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni. Il ricorrente contestava la valutazione della propria pericolosità sociale, ritenendo che i giudici si fossero basati su vecchie condanne e procedimenti ancora aperti. La Suprema Corte ha chiarito che, in tema di misure di prevenzione, il ricorso in Cassazione è limitato alla sola violazione di legge. Nel caso specifico, i giudici d'appello hanno fornito una motivazione solida e coerente, fondata non solo su condanne definitive, ma anche su procedimenti in corso per reati gravi, come lesioni con armi da fuoco, e sull'assenza di redditi leciti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Aggravante dell’ingente quantità: la fuga non cancella la pena
Un uomo è stato condannato per aver coltivato una vasta piantagione di marijuana (1.375 piante) e per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale fuggendo all'arrivo della polizia. La difesa ha contestato l'applicazione dell'aggravante dell'ingente quantità, sostenendo che il principio attivo non superasse le soglie di legge e che la coltivazione fosse rudimentale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che l'aggravante dell'ingente quantità è pienamente configurabile data l'enorme quantità di dosi ricavabili (oltre 50.000) e la struttura professionale della coltivazione, dotata di impianto di irrigazione e locale per l'essiccazione. Inoltre, la fuga dell'imputato esclude la concessione delle attenuanti generiche e il vincolo della continuazione tra i reati.
Continua »