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Manleva — Anno 2023

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174 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Manleva

Provvedimenti

Arsenico in casa: risarcimento danni per acqua non potabile
Alcuni utenti hanno citato in giudizio il Gestore del servizio idrico chiedendo il risarcimento danni per acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico. Il Tribunale ha condannato il Gestore al risarcimento e alla riduzione della bolletta, ma ha escluso la giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manleva proposta dal Gestore contro la Regione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Gestore sulla responsabilità contrattuale, confermando che l'erogazione di acqua non potabile costituisce un grave inadempimento. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sulla giurisdizione, stabilendo che il giudice ordinario è competente anche a decidere sulla domanda di manleva contro la Regione, trattandosi di una richiesta accessoria a quella principale di risarcimento. La causa è stata quindi rinviata al Tribunale per decidere su questo specifico aspetto.
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Garanzia per vizi dell’opera: muro abusivo e risarcimento negato
Una società committente ha costruito un muro di recinzione che ha invaso il terreno dei vicini. I vicini hanno chiesto la riduzione in pristino. La società ha chiamato in causa l'impresa costruttrice e il direttore dei lavori per essere risarcita, invocando la responsabilità contrattuale. I giudici hanno rigettato la domanda per prescrizione, poiché lo sconfinamento costituisce una difformità dell'opera visibile fin dal completamento dei lavori avvenuto molti anni prima. La Corte di Cassazione ha confermato che l'errato posizionamento spaziale rientra nella disciplina della garanzia per vizi dell'opera ex articoli 1667 e 1668 del codice civile. Pertanto, l'azione risarcitoria si è prescritta entro due anni dalla consegna, rendendo tardiva la richiesta di manleva.
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Risarcimento danni per acqua non potabile: Gestore contro Regione
Alcuni utenti hanno citato in giudizio il Gestore del Servizio Idrico chiedendo il risarcimento danni per acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico e fluoruri, oltre alla riduzione della tariffa. Il Gestore ha chiamato in causa l'Ente Regionale per essere manlevato da ogni responsabilità. La Corte di Cassazione ha stabilito che spetta al giudice ordinario decidere sia sulla domanda di risarcimento e riduzione del prezzo proposta dagli utenti, qualificata come azione per la riduzione del prezzo di un prodotto viziato, sia sulla domanda di garanzia proposta dal Gestore contro l'Ente Regionale. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del Gestore su questo secondo punto, rinviando la causa al Tribunale per decidere sulla richiesta di manleva.
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Distanze tra costruzioni: demolizione confermata ma paga il tecnico
Un proprietario ha citato in giudizio la sorella per la violazione delle distanze tra costruzioni nella realizzazione di un albergo. La proprietaria ha sostenuto l'esistenza di un accordo verbale e ha chiamato in causa il progettista per essere manlevata. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno ordinato l'arretramento dell'edificio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso sul rispetto delle distanze, confermando l'obbligo di arretramento poiché i giudici di merito hanno accertato l'assenza di un reale consenso scritto. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso per omessa pronuncia: la Corte d'Appello aveva infatti ignorato la domanda di garanzia contro il progettista. La causa torna quindi in appello per decidere esclusivamente sulla responsabilità del professionista.
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Legittimazione attiva del socio: azienda fallita ma no risarcimento
Una socia e amministratrice di una società polacca ha citato in giudizio due aziende italiane chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e biologici subiti a seguito del sequestro di sughi pronti contenenti un colorante tossico vietato. I giudici di merito hanno rigettato la domanda rilevando la carenza di legittimazione attiva del socio, in quanto i danni colpivano direttamente la società e solo indirettamente la persona fisica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Poiché la decisione sulla mancanza di legittimazione non era stata tempestivamente impugnata nei precedenti gradi, si è formato un giudicato interno definitivo che preclude qualsiasi esame nel merito della vicenda.
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Responsabilità professionale dell’architetto: risarcimento dovuto
Un committente ha citato in giudizio il proprio architetto per gravi inadempimenti nei lavori di ristrutturazione di un immobile. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accertato la responsabilità professionale dell'architetto, condannandolo a risarcire oltre cinquantaduemila euro e rigettando la richiesta di essere coperto dalla propria assicurazione. L'architetto ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove e il rifiuto di una nuova perizia tecnica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diritto a ricevere il compenso non prova la corretta esecuzione dei lavori e che la scelta di disporre una perizia spetta solo al giudice. L'architetto perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali.
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Responsabilità professionale del notaio: risarcito l’acquisto
Due acquirenti hanno acquistato un immobile ignorando che il venditore fosse stato precedentemente dichiarato fallito. Successivamente, la curatela fallimentare ha ottenuto la dichiarazione di inefficacia della compravendita. I compratori, dopo aver versato una somma di denaro per salvare l'acquisto, hanno citato in giudizio il professionista rogante. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità professionale del notaio per non aver rilevato lo stato di fallimento del venditore. I giudici hanno chiarito che il notaio ha l'obbligo di accertare la capacità legale delle parti. Tale verifica deve estendersi anche alle visure e ai registri informatici nazionali, specialmente quando il venditore si dichiara commerciante. Il ricorso del professionista è stato rigettato, con condanna al risarcimento dei danni e al pagamento delle spese di giudizio.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: l’atto errato si paga
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità professionale dell'avvocato per aver redatto un ricorso inammissibile. Il Cliente aveva incaricato il legale di impugnare un accertamento fiscale. L'avvocato, tuttavia, non ha rispettato i requisiti formali di autosufficienza e formulazione dei quesiti di diritto, causando il rigetto immediato del ricorso. La Corte d'Appello, tramite una consulenza tecnica, ha accertato che, se il ricorso fosse stato ammissibile, il Cliente avrebbe probabilmente vinto la causa contro il Comune, riducendo drasticamente le tasse dovute. La Cassazione ha rigettato il ricorso del legale, stabilendo che un professionista esperto deve applicare la normale diligenza e conoscere le regole di redazione degli atti. L'avvocato è stato quindi condannato a risarcire oltre 81.000 euro di danni al Cliente, oltre alle spese di giudizio.
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Garanzia per evizione: se il terreno è pubblico paga il venditore
Una società acquista un'area vicino al Lago di Garda credendola privata, ma l'Autorità di Bacino ne accerta la natura pubblica (demanio lacuale) e chiede un indennizzo per occupazione abusiva. La società chiama in causa gli eredi dei venditori chiedendo la garanzia per evizione. Il Tribunale Superiore delle Acque condanna la società a pagare l'indennizzo e riconosce solo in parte la garanzia. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso della società sul punto specifico, stabilisce che la garanzia per evizione obbliga i venditori a rimborsare all'acquirente anche tutte le spese legali sostenute per difendersi in giudizio contro l'ente pubblico. Vince la società acquirente, che ottiene il rimborso delle spese processuali dai venditori.
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Responsabilità professionale del progettista: stop al compenso
Una società committente ha citato in giudizio un geometra e un ingegnere per gravi errori nella progettazione di un'autorimessa, difforme dall'autorizzazione paesaggistica. Tali difformità hanno causato il sequestro del cantiere e sanzioni. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità professionale del progettista, stabilendo che la redazione di un progetto edilizio inutilizzabile costituisce un grave inadempimento. Di conseguenza, i professionisti perdono il diritto al compenso e devono risarcire i danni. Inoltre, la Corte ha escluso la copertura assicurativa poiché la polizza escludeva i danni derivanti da colpa grave per violazione di vincoli urbanistici. I ricorsi dei professionisti sono stati rigettati.
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Responsabilità del dipendente pubblico: condannato il singolo
Un dirigente provinciale, durante un'audizione davanti a una Commissione parlamentare d'inchiesta, rilasciava dichiarazioni ritenute diffamatorie nei confronti di una società privata e del suo amministratore. Condannato in primo grado al risarcimento dei danni, il funzionario invocava l'immedesimazione organica con la Provincia per essere sollevato da ogni responsabilità. La Corte d'Appello dichiarava inammissibile l'impugnazione per vizio di notifica. La Corte di Cassazione, confermando la decisione, ha chiarito i limiti della responsabilità del dipendente pubblico. I giudici hanno stabilito che l'eventuale nesso di occasionalità necessaria tra le mansioni e la condotta lesiva può comportare la responsabilità dell'ente pubblico verso i terzi, ma non esclude mai la responsabilità personale del dipendente che ha commesso l'illecito, il quale risponde direttamente dei danni causati dalle proprie dichiarazioni diffamatorie.
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Trasferimento d’azienda: il subentro cancella la dismissione
Un lavoratore, impiegato nei servizi di pulizia del trasporto pubblico locale, ha chiesto l'accertamento del suo rapporto di lavoro a tempo indeterminato con la società uscente e il conseguente passaggio alle dipendenze del consorzio subentrante nella gestione del servizio. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ravvisando un trasferimento d'azienda. Il consorzio ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'insussistenza dei presupposti e la propria carenza di legittimazione passiva per aver successivamente dismesso il servizio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il subentro nella gestione con l'uso dei mezzi della precedente impresa integra un trasferimento d'azienda ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile. La successiva rinuncia alla gestione non cancella il passaggio del lavoratore già perfezionatosi. Il lavoratore vince definitivamente la causa.
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Responsabilità professionale: quando l’errore non è risarcibile
Una società editrice ha chiesto il risarcimento dei danni al proprio consulente fiscale per la perdita di un credito d'imposta, causata dal mancato invio di una dichiarazione. La Corte di Cassazione ha rigettato le richieste della società, accogliendo il ricorso della compagnia assicuratrice. La Corte ha stabilito che la responsabilità professionale non sussiste se il cliente non aveva comunque diritto al beneficio fiscale. Nel caso specifico, l'investimento era iniziato prima del 2007, data di entrata in vigore dell'agevolazione, poiché l'ordine del macchinario era già stato effettuato nel 2006. Mancando il diritto originario al bonus, non vi è alcun nesso di causa-effetto tra l'errore del professionista e il danno lamentato dal cliente.
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Responsabilità degli amministratori: il capitale azzera il danno
Una società in liquidazione ha promosso un'azione di responsabilità degli amministratori e dei sindaci per aver proseguito l'attività d'impresa nonostante la perdita del capitale sociale. I convenuti hanno chiamato in causa la compagnia assicurativa per essere manlevati. La Corte d'Appello ha ridotto il risarcimento e dichiarato valida la clausola claims made della polizza, escludendo l'indennizzo. La Cassazione ha rigettato il ricorso principale del sindaco sulla validità della clausola, ma ha accolto il ricorso incidentale degli amministratori. La Corte ha stabilito che la successiva ricostituzione del capitale sociale da parte dell'assemblea opera come condizione risolutiva dello scioglimento con effetto retroattivo. Di conseguenza, viene meno la responsabilità degli amministratori per la prosecuzione della gestione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Abuso edilizio non sanabile: venditori condannati a risarcire
L'Acquirente di un immobile scopre, solo al momento della rivendita, la presenza di un piccolo bagno del tutto abusivo e non sanabile, taciuto dai venditori. Nonostante l'impegno di uno dei venditori a regolarizzare la situazione, l'impossibilità di sanare l'opera costringe l'Acquirente a rivendere l'immobile a un prezzo inferiore. La Corte d'Appello condanna i Venditori al risarcimento del danno. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dei Venditori, confermando che la presenza di un abuso edilizio non sanabile costituisce un vizio dell'immobile che ne diminuisce il valore economico. Il danno viene liquidato nella differenza tra il prezzo di acquisto originario e quello della successiva rivendita, ribadendo che la valutazione del nesso causale spetta esclusivamente al giudice di merito.
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Valore legale dell’e-mail: accordo digitale contro polizza scritta
Un autotrasportatore (Il Vettore) subisce il furto di un carico di medicinali e chiede l'indennizzo alla propria assicurazione. La compagnia rifiuta il pagamento poiché la polizza escludeva i medicinali. Il Vettore sostiene che l'estensione della copertura era stata concordata tramite uno scambio di e-mail ordinarie tra il broker e un funzionario della compagnia. La Corte d'Appello nega il risarcimento, ritenendo l'e-mail ordinaria priva del valore di prova scritta richiesto per i contratti assicurativi. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di precedenti specifici sul valore legale dell'e-mail ordinaria in questo ambito, decide di non emettere una sentenza immediata ma rinvia la causa a un'udienza pubblica per un esame approfondito della questione.
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Mandato professionale gratuito: l’avvocato deve restituire i soldi
Alcuni lavoratori si sono rivolti a un avvocato tramite un patronato per ottenere benefici previdenziali legati all'amianto. Nonostante l'accordo prevedesse un mandato professionale gratuito, il legale ha preteso e incassato somme di denaro. I lavoratori hanno quindi promosso un'azione di ripetizione dell'indebito per riavere quanto pagato. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno condannato l'avvocato alla restituzione di oltre ventunomila euro, accertando l'esistenza del patto di gratuità tramite testimonianze. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del professionista, confermando la decisione precedente. La Suprema Corte ha inoltre rilevato l'inammissibilità delle difese dei resistenti per un conflitto di interessi virtuale, avendo essi nominato lo stesso difensore. L'avvocato perde definitivamente la causa e deve restituire le somme indebitamente percepite.
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Responsabilità dei progettisti: il crollo e le colpe dei tecnici
Durante i lavori di ampliamento di un'autostrada, uno scavo provoca una frana che danneggia un opificio adiacente. La società proprietaria chiede il risarcimento dei danni. L'impresa appaltatrice chiama in causa l'ente committente, il quale a sua volta agisce contro i progettisti per carenze nel progetto esecutivo. La Corte d'Appello accerta la corresponsabilità dei progettisti, condannandoli a rimborsare all'ente committente il 50% delle spese di ripristino. I progettisti ricorrono in Cassazione contestando, tra l'altro, la nomina dello stesso consulente tecnico d'ufficio del primo grado e l'errata valutazione delle prove. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando la responsabilità dei progettisti e stabilendo che il giudice d'appello può discrezionalmente nominare lo stesso esperto del primo grado, spettando alle parti dimostrare eventuali vizi specifici della consulenza.
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Responsabilità del progettista: l’impresa risponde dei vizi
Alcuni acquirenti hanno citato in giudizio l'Impresa Costruttrice per gravi difetti di isolamento e smaltimento acque in appartamenti ristrutturati. L'Impresa ha chiamato in causa l'Architetto per ottenere la manleva, invocando la responsabilità del progettista. Il Tribunale ha accertato una corresponsabilità dell'Architetto pari al 30%, condannandolo a tenere indenne l'Impresa per tale quota. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, rilevando che l'azione era stata proposta solo contro il professionista come progettista e non come direttore dei lavori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Impresa, confermando che la ripartizione della colpa operata in via equitativa dai giudici di merito è corretta e insindacabile, poiché adeguatamente motivata in base alle specifiche difformità riscontrate rispetto al progetto originario.
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Risarcimento danni per acqua all’arsenico: la Cassazione decide
Un utente ha richiesto il risarcimento danni per acqua all'arsenico erogata dal gestore del servizio idrico, in quanto non potabile. Il gestore ha chiamato in causa la Regione per essere garantito in caso di condanna. La Corte di Cassazione ha stabilito che sia la causa principale per il risarcimento, sia la domanda di garanzia contro la Regione spettano alla giurisdizione del giudice ordinario. Il rapporto di utenza ha infatti natura privatistica e l'obbligo di fornire acqua salubre rientra nei doveri contrattuali del gestore, indipendentemente dalle competenze pubbliche di gestione dell'emergenza. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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