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Manleva — Anno 2023

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174 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Manleva

Provvedimenti

Decadenza estratto conto: i rischi della tardività
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso presentato da due correntisti contro un importante istituto bancario. Al centro della disputa vi era la contestazione di numerosi addebiti relativi a investimenti in titoli e fondi, oltre a questioni di anatocismo. La Suprema Corte ha ribadito che la mancata contestazione specifica degli estratti conto entro i termini previsti dall'art. 1832 c.c. comporta la decadenza estratto conto, rendendo le operazioni contabili definitive. Inoltre, è stata confermata l'inammissibilità dell'appello per difetto di specificità, non avendo i ricorrenti confutato adeguatamente le motivazioni del giudice di primo grado.
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Oneri consortili: guida a prescrizione e natura
La Corte di Cassazione ha chiarito la disciplina applicabile agli oneri consortili nei consorzi di urbanizzazione. La decisione stabilisce che tali crediti sono soggetti alla prescrizione decennale ordinaria e non a quella quinquennale, poiché l'obbligo non è periodicamente predeterminato ma dipende dalle delibere annuali di riparto. Inoltre, la Corte ha precisato che l'obbligo di pagamento per i successivi acquirenti di immobili non ha natura reale ma contrattuale, richiedendo un'espressa pattuizione nel contratto di compravendita. Infine, i vizi di convocazione assembleare determinano l'annullabilità delle delibere, soggetta a termini di impugnazione brevi.
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Responsabilità professionale: errori del consulente.
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità professionale di un consulente fiscale per l'errata compilazione del Modello CVS, che ha impedito a una società cliente di beneficiare di un credito d'imposta. Nonostante la complessità della materia tributaria, l'omessa applicazione di istruzioni ministeriali pubblicate in Gazzetta Ufficiale è stata qualificata come colpa grave. La Corte ha stabilito che il risarcimento deve includere non solo l'imposta recuperata, ma anche gli interessi di mora, poiché l'opposizione del cliente all'accertamento fiscale costituisce un legittimo esercizio di un diritto e non interrompe il nesso causale tra l'errore del professionista e il danno finale.
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Omessa pronuncia: il giudice d’appello deve decidere
Una conducente ha citato un ente pubblico per i danni causati da una lastra di ghiaccio stradale. Il Giudice di Pace ha accolto la domanda ma ha ignorato la richiesta di manleva dell'ente verso la ditta di manutenzione. In appello, il Tribunale ha dichiarato la nullità della sentenza per omessa pronuncia, ma si è limitato a tale dichiarazione senza decidere nel merito. La Cassazione ha stabilito che, in caso di omessa pronuncia, il giudice d'appello non può rimettere la causa al primo grado, ma deve decidere autonomamente la controversia.
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Responsabilità professionale: guida alla prescrizione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due avvocati per responsabilità professionale in merito alla gestione negligente di una procedura esecutiva immobiliare. Il punto centrale della decisione riguarda la decorrenza della prescrizione: il termine non inizia dal momento dell'errore tecnico, ma da quando il danno diventa oggettivamente percepibile dal cliente. Nel caso specifico, la percezione del danno è stata identificata con il passaggio in giudicato della sentenza definitiva che ha sancito la perdita del bene, rendendo vana l'attività difensiva prestata.
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Responsabilità committente scavi: danni e rivalsa
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della responsabilità committente scavi in relazione ai danni subiti da un condominio confinante a causa di lavori di sbancamento. Secondo i giudici, il proprietario del fondo che ordina scavi risponde direttamente dei danni ai vicini ex art. 840 c.c., anche se i lavori sono affidati in appalto. Tuttavia, il committente ha diritto di rivalsa sull'appaltatore, a meno che quest'ultimo non dimostri di aver agito come 'nudus minister', ovvero di aver segnalato i rischi del progetto e di essere stato costretto a procedere dal committente stesso.
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Responsabilità professionale avvocato: prova del danno
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società finanziaria contro un legale, confermando l'assenza di responsabilità professionale avvocato. La società lamentava la mancata comunicazione dell'esclusione di un credito da un fallimento, impedendo l'opposizione tempestiva. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che, tramite un giudizio prognostico, l'opposizione sarebbe stata comunque respinta. Il credito si fondava su un decreto ingiuntivo privo del visto di esecutività ex art. 647 c.p.c., rendendolo inidoneo a provare il diritto nel contesto fallimentare.
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Responsabilità professionale: notaio e mediatore
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità professionale del notaio e del mediatore immobiliare in una vicenda di compravendita di un immobile rivelatosi parte del demanio marittimo. Il notaio è stato ritenuto responsabile per non aver verificato la commerciabilità del bene e per aver omesso di informare l'acquirente sui rischi di incameramento statale. Parallelamente, il mediatore è stato condannato per aver taciuto circostanze decisive relative alla sicurezza dell'affare, nonostante fosse a conoscenza dell'avvio delle procedure di acquisizione da parte dello Stato. La decisione ribadisce che la responsabilità professionale impone obblighi informativi e di verifica che vanno oltre la semplice consultazione dei registri immobiliari.
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Interpretazione del contratto: limiti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso relativo all'interpretazione del contratto in una controversia tra ex soci. La disputa riguardava il diritto di regresso per debiti sociali estinti, contestato sulla base di una scrittura privata che prevedeva la liberazione dagli obblighi di manleva a seguito del recesso di un socio. I giudici di merito avevano interpretato l'accordo come una liberazione immediata, valorizzando le premesse contrattuali. La Suprema Corte ha ribadito che l'interpretazione del contratto operata dal giudice di merito, se plausibile e logicamente motivata, non può essere sindacata in sede di legittimità, specialmente in presenza di una doppia decisione conforme.
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Cessazione materia del contendere: guida legale.
Una società di infrastrutture ferroviarie ha contestato la propria responsabilità per i danni causati dalla costruzione di un cavalcaferrovia. Nonostante un accordo transattivo, il caso affronta la distinzione tra estinzione del processo e cessazione materia del contendere, confermando la legittimazione passiva del costruttore.
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Garanzia assicurativa: la Cassazione sui danni edili
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso relativo alla garanzia assicurativa per danni a un immobile causati da lavori di costruzione di gallerie. La compagnia assicurativa dell'impresa appaltatrice ha impugnato la sentenza di secondo grado che la condannava a tenere indenne l'impresa per il risarcimento dovuto al proprietario danneggiato. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la decisione precedente. L'ordinanza sottolinea l'importanza della specificità dei motivi di ricorso e chiarisce che le eccezioni generiche sull'inoperatività della polizza, se non adeguatamente contestate, non possono essere riesaminate in sede di legittimità.
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Chiamata in causa del terzo: estensione automatica
In un caso di infiltrazioni d'acqua, la Corte di Cassazione ha stabilito che la chiamata in causa del terzo, identificato dal convenuto come l'unico responsabile, comporta l'estensione automatica della domanda originaria dell'attore nei confronti di tale terzo. La controversia vedeva i proprietari di due alloggi citare in giudizio il vicino del piano superiore, il quale a sua volta chiamava in causa la cooperativa costruttrice. La Corte ha confermato la condanna della cooperativa, non in qualità di appaltatrice, ma come proprietaria e custode dell'immobile, ritenendola responsabile dei vizi strutturali che hanno causato i danni.
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Premio di produttività: spetta al lavoratore somministrato
La Corte di Cassazione ha stabilito che il premio di produttività spetta anche al lavoratore somministrato, in applicazione del principio di parità di trattamento. L'ente utilizzatore non può negare il bonus se non è esplicitamente escluso dai contratti collettivi. Un precedente giudicato su un altro lavoratore non ha efficacia vincolante.
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Responsabilità socio unico: limiti dopo la cancellazione
La Corte di Cassazione chiarisce la responsabilità del socio unico di una società cancellata dal registro delle imprese. La sentenza stabilisce che il creditore sociale deve provare che il socio abbia effettivamente riscosso somme o beni dalla liquidazione per poter agire nei suoi confronti. In assenza di tale prova, la domanda del creditore viene respinta. Il caso esaminava la richiesta di risarcimento per vizi in un appalto contro l'ex socio unico della società appaltatrice, ormai estinta.
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Distanza costruzioni: quando un muro è opera?
Una recente sentenza della Cassazione chiarisce la disciplina della distanza costruzioni. Un muro di contenimento che supporta un terrapieno artificiale è considerato a tutti gli effetti una "costruzione" e deve rispettare le distanze legali dal confine. La Corte ha stabilito che l'azione di demolizione va intentata contro l'attuale proprietario, il quale è però tutelato da una garanzia nei confronti del venditore che ha realizzato l'opera illecita.
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Arricchimento senza causa: la Cassazione decide
Una acquirente acquista un'auto da un venditore intermediario, pagando direttamente alla società proprietaria del veicolo. Il contratto con l'intermediario viene meno, ma la società proprietaria si rifiuta di restituire la somma. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della società per arricchimento senza causa, ritenendo l'intera operazione un'unica vicenda complessa in cui l'acquirente si era impoverita e la società si era arricchita senza una giusta causa finale.
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Spese processuali terzo chiamato: chi le paga?
In un caso di trasporto internazionale di merci andate smarrite, una società mittente ha citato in giudizio il vettore principale, il quale ha chiamato in causa il sub-vettore. La domanda della società mittente è stata rigettata. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in base al principio di soccombenza, le spese processuali del terzo chiamato devono essere pagate dall'attore la cui domanda infondata ha reso necessaria la chiamata in causa, e non compensate tra le altre parti.
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Rimborso spese pubbliche e rendicontazione
Una società che ha agito per conto dello Stato durante un'emergenza, ha pagato un subappaltatore per i servizi resi. Quando ha richiesto il rimborso spese pubbliche, la Pubblica Amministrazione lo ha negato per la mancanza di una procedura di rendicontazione amministrativa. La Corte di Cassazione, rilevando l'esistenza di precedenti non univoci, ha ritenuto la questione meritevole di un approfondimento in pubblica udienza. Pertanto, ha sospeso la decisione per consentire un'analisi più completa sul se tale procedura sia un requisito assoluto o se il diritto al rimborso possa essere provato in giudizio con altri mezzi.
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Responsabilità direttore lavori: i confini del regresso
Un'impresa costruttrice e un direttore dei lavori sono stati condannati in solido per gravi vizi di un immobile. L'impresa ha impugnato la sentenza, sostenendo una maggiore colpa del direttore e che il condominio avesse aggravato il danno per la sua inerzia. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che, in assenza di una specifica azione di regresso, il giudice non può ripartire la responsabilità interna tra i corresponsabili. Ha inoltre stabilito che il danneggiato non è tenuto a compiere attività straordinarie per mitigare il danno, confermando così la piena responsabilità del direttore lavori e del costruttore.
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Responsabilità collaudatore: quando inizia la decadenza?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30948/2023, ha chiarito importanti aspetti sulla responsabilità collaudatore in caso di gravi difetti costruttivi. L'ordinanza stabilisce che il termine di un anno per la denuncia dei vizi non decorre dalla semplice manifestazione esteriore, ma dal momento in cui il committente acquisisce, tramite una perizia tecnica, piena consapevolezza della loro causa, gravità e riconducibilità ai responsabili. Viene inoltre confermata la responsabilità solidale del collaudatore con l'appaltatore e il direttore dei lavori per omessa vigilanza e per aver rilasciato un certificato di conformità nonostante i difetti.
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