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Malattia Professionale

15 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una patologia che un lavoratore contrae a causa dei rischi specifici presenti nell'ambiente di lavoro o nelle mansioni svolte. È distinta dall'infortunio, che è un evento traumatico e improvviso.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Malattia professionale calciatore: diritto alla tutela
La Corte d’Appello ha confermato il riconoscimento della malattia professionale calciatore per un ex atleta colpito da ernia discale. Sebbene la patologia non goda di una presunzione legale automatica per gli sportivi, l'istruttoria ha dimostrato che gli allenamenti usuranti (pesi, balzi e vibrazioni) hanno causato il danno fisico, rendendo l'istituto assicuratore obbligato all'indennizzo.
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Mobbing sul lavoro: prova e risarcimento del danno
Il caso riguarda un dipendente che ha citato in giudizio il datore di lavoro richiedendo il risarcimento per una malattia professionale derivante da mobbing sul lavoro. Il Tribunale ha analizzato diverse condotte, tra cui trasferimenti e sanzioni, concludendo che mancava la prova di un intento persecutorio sistematico. Il ricorso è stato rigettato poiché le scelte datoriali erano giustificate da reali esigenze organizzative o erano reazioni legittime a condotte indisciplinate del lavoratore.
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Malattia professionale: quando spetta l’indennizzo
Il Tribunale di Bari ha respinto la richiesta di un lavoratore per il riconoscimento di una malattia professionale indennizzabile. Nonostante il nesso causale tra le ernie discali e l'attività di autista sia stato accertato, l'invalidità è stata quantificata al 4%, soglia inferiore al minimo di legge del 6% necessario per l'indennizzo economico.
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Infortunio sul lavoro e infarto: la decisione
Il Tribunale di Bari ha respinto la richiesta di un operaio volta a ottenere il riconoscimento di un infarto come infortunio sul lavoro. La sentenza chiarisce che, affinché sussista l'indennizzabilità, deve essere provata la causa violenta e il nesso con l'attività lavorativa, escludendo i casi in cui il malore sia la manifestazione di una patologia preesistente a decorso lento.
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Malattia professionale: il limite del danno biologico
Una lavoratrice agricola ha richiesto il riconoscimento di una malattia professionale per ernia discale. Sebbene la perizia abbia confermato il nesso causale tra l'attività lavorativa e la patologia, l'entità del danno biologico è stata valutata al 3%. Poiché la legge prevede un indennizzo economico solo a partire dalla soglia del 6%, il tribunale ha rigettato la domanda di risarcimento.
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Continuità del rischio INAIL: guida ai premi
La Corte di Cassazione ha confermato che, in assenza di una formale richiesta di variazione del rischio, il nuovo titolare di un'azienda eredita la posizione assicurativa precedente. Il caso riguardava una società che contestava l'aumento del premio INAIL dovuto a una malattia professionale contratta da un lavoratore di una precedente gestione. La Suprema Corte ha stabilito che la continuità del rischio INAIL prevale sulle variazioni soggettive della titolarità, rendendo legittimo il calcolo del premio basato sullo storico infortunistico dell'attività.
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Periodo di comporto: malattia professionale esclusa
Un lavoratore è stato licenziato per superamento del periodo di comporto. La Cassazione ha stabilito che le assenze dovute a malattia professionale, causate dalla violazione dell'obbligo di sicurezza del datore di lavoro, non possono essere incluse nel calcolo del periodo di comporto, rendendo il licenziamento illegittimo.
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Malattia professionale e valutazione del danno al 6%
Un macchinista affetto da spondilodiscoartrosi si è visto riconoscere il diritto all'indennizzo per malattia professionale. La Corte di Appello ha confermato una invalidità del 6%, risolvendo un contrasto sorto in primo grado tra la perizia del CTU (5%) e la decisione del giudice (6%). La sentenza chiarisce il ruolo del consulente tecnico e i criteri per la valutazione del danno biologico, respingendo sia l'appello dell'istituto previdenziale che quello del lavoratore che chiedeva una percentuale maggiore.
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Malattia professionale OSS: riconosciuta la discopatia
Una Operatrice Socio Sanitaria (OSS) ha ottenuto il riconoscimento della discopatia lombare come malattia professionale. Il Tribunale del Lavoro ha accolto il ricorso, basandosi sulle testimonianze che descrivevano le pesanti mansioni di movimentazione manuale dei pazienti e sulla consulenza tecnica d'ufficio (CTU) che ha confermato il nesso causale tra l'attività lavorativa e la patologia. All'operatrice è stata riconosciuta un'invalidità dell'8%, con condanna dell'ente al pagamento delle relative prestazioni e delle spese legali.
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Malattia professionale autista: sì al risarcimento
Un autista di autobus ha ottenuto il riconoscimento della spondilodiscopatia come malattia professionale. Il Tribunale, basandosi su una perizia medico-legale che ha accertato un nesso causale tra la patologia e le vibrazioni subite sul lavoro, ha riconosciuto un'invalidità del 12%. Di conseguenza, l'ente previdenziale è stato condannato a corrispondere le prestazioni economiche dovute. La decisione sottolinea come la patologia da malattia professionale autista sia risarcibile anche se non tabellata, purché se ne dimostri l'origine lavorativa.
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Nesso causale malattia professionale: no se lavoro discontinuo
La Corte d'Appello ha respinto la richiesta di un lavoratore per il riconoscimento di una malattia professionale (tendinopatia alla spalla). La decisione si fonda sulla natura discontinua del lavoro svolto (circa 50-60 giorni all'anno come bracciante), ritenuta insufficiente a stabilire il nesso causale tra l'attività lavorativa e la patologia, attribuita invece a fattori degenerativi e costituzionali.
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Malattia professionale: indennizzo per muratore
Un lavoratore, dopo oltre 25 anni di attività come muratore, ha citato in giudizio l'ente assicuratore per ottenere un indennizzo per malattia professionale legata a patologie delle spalle e dei gomiti. Inizialmente la domanda è stata respinta, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. Sulla base di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), i giudici hanno riconosciuto il nesso causale tra il lavoro usurante e le malattie, liquidando un indennizzo pari al 10% di danno biologico e correggendo il calcolo del perito sul punto dell'arrotondamento finale.
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Malattia professionale vibrazioni: il nesso causale
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di un'azienda di trasporti a risarcire un autista per malattia professionale da vibrazioni (ernia discale). La Corte ha ritenuto sussistente il nesso causale tra la patologia e il lavoro, valorizzando la lunga esposizione a vibrazioni su mezzi obsoleti per quasi vent'anni, anche se l'azienda aveva poi rinnovato la flotta. La decisione stabilisce che l'esposizione pregressa è determinante, anche se la malattia si manifesta anni dopo la riduzione del rischio.
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Malattia professionale: risarcimento anche non tabellata
Un lavoratore ha citato in giudizio un ente previdenziale dopo il rigetto della sua richiesta di indennizzo per una malattia professionale non tabellata (ernia discale). Il Tribunale, basandosi su una perizia tecnica che ha confermato il nesso causale tra la patologia e l'attività lavorativa, ha accolto la domanda del lavoratore. L'ente è stato condannato al pagamento delle prestazioni, degli interessi e delle spese legali.
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Malattia professionale vibrazioni: il nesso causale
Il Tribunale di Ancona ha riconosciuto come malattia professionale le patologie alla colonna vertebrale di un autista, inclusi i disturbi al tratto cervicale. Basandosi su una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), la sentenza ha stabilito un nesso causale tra l'esposizione a vibrazioni sul lavoro e le lesioni, applicando il principio fisico della risonanza per giustificare il danno anche al collo. È stato liquidato un indennizzo per un danno biologico del 14%, confermando la rilevanza della malattia professionale da vibrazioni.
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