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Inadempimento — Anno 2023

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254 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Inadempimento

Provvedimenti

Inadempimento professionale: guida alla responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità per inadempimento professionale di un legale che aveva avviato azioni giudiziarie manifestamente infondate. Tali iniziative avevano causato ai clienti una condanna al pagamento delle spese legali in favore delle controparti. La Corte ha ribadito che la diligenza richiesta nell'esercizio dell'attività forense impone di non esporre il cliente a liti temerarie. È stato inoltre chiarito che il mandato difensivo sopravvive alla morte del cliente se l'evento non viene formalmente dichiarato in udienza e che le dichiarazioni unilaterali della parte non possono costituire prova a suo favore.
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Sospensione condizionale: revoca e indigenza
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un condannato a cui era stata revocata la sospensione condizionale della pena per non aver risarcito il danno alla persona offesa entro i termini stabiliti. Il ricorrente ha contestato la decisione sottolineando la propria precarietà economica, documentata ma non valutata dal Giudice dell'esecuzione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la sospensione condizionale non può essere revocata automaticamente senza un'analisi approfondita delle prove fornite dall'imputato circa l'impossibilità oggettiva di adempiere all'obbligo economico.
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Accordo di ristrutturazione e fallimento: le sorti
Una società creditrice ha impugnato il decreto di ammissione al passivo che riconosceva solo una parte del credito originario, in virtù di un precedente accordo di ristrutturazione. Il Tribunale aveva ritenuto che tale accordo rimanesse vincolante nonostante il successivo fallimento del debitore. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione, ha deciso di rimettere la causa in pubblica udienza per stabilire se l'accordo di ristrutturazione perda efficacia automaticamente con l'insolvenza o se sia necessaria una specifica azione di risoluzione.
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**Prededucibilità**: stop ai compensi per negligenza
La Corte ha negato la Prededucibilità dei crediti a professionisti che hanno avallato un piano di concordato incompleto, omettendo di segnalare rimborsi illeciti ai soci. La negligenza professionale esclude il diritto al compenso prioritario.
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Caparra confirmatoria e inadempimento contrattuale
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita per inadempimento prevalente della promissaria acquirente. Nonostante la denuncia di vizi nell'immobile, la Corte ha ritenuto che tali difetti fossero di lieve entità e non giustificassero il rifiuto di stipulare il contratto definitivo. Di conseguenza, la ricorrente ha perso il diritto alla caparra confirmatoria ed è stata condannata al pagamento di un'indennità per l'occupazione senza titolo dell'immobile, durata circa sei anni, liquidata equitativamente dal giudice di merito.
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Attività intramoenia: diritto al risarcimento danni
Un dirigente medico ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla sospensione decennale dell'attività intramoenia da parte dell'Azienda Sanitaria. Mentre la Corte d'Appello aveva negato il diritto al risarcimento ritenendo la scelta aziendale frutto di discrezionalità organizzativa, la Corte di Cassazione ha ribaltato tale visione. La Suprema Corte ha stabilito che l'attività intramoenia non è una concessione discrezionale, ma un vero diritto soggettivo del medico in regime di esclusività. L'Amministrazione ha l'obbligo di garantire gli spazi necessari, anche ricorrendo a strutture esterne, e l'ingiustificato ritardo in tale adempimento configura una responsabilità risarcitoria.
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Preliminare di vendita: validità e titoli edilizi
La Corte di Cassazione ha stabilito che il preliminare di vendita di un immobile privo di concessione edilizia non è affetto da nullità. La sanzione prevista dalla legge n. 47/1985 si applica esclusivamente ai contratti con effetti reali, ovvero quelli che trasferiscono la proprietà, e non ai contratti con effetti obbligatori come il preliminare. Nel caso esaminato, nonostante la decadenza retroattiva della concessione edilizia avesse reso nulla la vendita originaria tra i precedenti proprietari, l'impegno a vendere assunto successivamente è rimasto valido per regolare i rapporti e le eventuali risoluzioni per inadempimento tra le parti.
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Recesso leasing: stop ai canoni futuri
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di legittimo recesso leasing esercitato dall'utilizzatore di un'imbarcazione, non è dovuto il pagamento dei canoni residui fino alla scadenza naturale del contratto. La Corte ha inoltre chiarito che, se l'utilizzatore mette formalmente in mora la società di leasing offrendo la restituzione del bene, le spese di custodia successive gravano sulla società creditrice che ha rifiutato la consegna senza giustificato motivo.
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Responsabilità professionale: perdita contributi UE
Una società agricola ha citato in giudizio un centro di assistenza per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla perdita di contributi comunitari per l'etichettatura delle carni. La Corte d'Appello ha accertato la responsabilità professionale del centro, rilevando che, nonostante l'errore materiale fosse stato commesso da un ente terzo, il centro aveva l'obbligo contrattuale di monitorare le anomalie nel sistema informatico e provvedere alla loro correzione entro i termini stabiliti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del centro di assistenza, confermando che la valutazione della diligenza professionale e dell'inadempimento spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Sanzioni tributarie: la colpa del commercialista
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria contro una sentenza che annullava le sanzioni tributarie irrogate a un contribuente. Il caso riguardava l'omessa registrazione di fatture intracomunitarie e la mancata presentazione dei modelli Intra-2. I giudici di merito avevano ritenuto il contribuente incolpevole poiché aveva presentato denuncia contro il proprio commercialista. La Suprema Corte ha invece stabilito che la semplice denuncia non esonera dalle sanzioni tributarie, essendo necessaria la prova di aver vigilato sul professionista o che quest'ultimo abbia agito con frode per nascondere l'inadempimento.
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Eccezione di inadempimento e prova della prestazione
Un professionista ha impugnato il rigetto della sua domanda di ammissione al passivo fallimentare per prestazioni di attestazione in un concordato. Il Tribunale aveva accolto l'eccezione di inadempimento sollevata dal curatore, ritenendo le relazioni professionali carenti e prive di utilità informativa. La Corte di Cassazione ha confermato che, a fronte di tale eccezione, spetta al creditore provare l'esatto adempimento della prestazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il professionista è stato condannato per responsabilità aggravata a causa della manifesta infondatezza delle doglianze.
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Inadempimento professionale: chi deve provare l’errore?
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di ammissione al passivo presentata da un tecnico per compensi professionali legati a una perizia immobiliare. A fronte dell'eccezione di inadempimento professionale sollevata dalla curatela fallimentare, spetta al professionista dimostrare l'esatto adempimento della prestazione. Nel caso di specie, l'elaborato è stato giudicato incompleto e lacunoso poiché privo di analisi di sensitività e di valutazioni congrue rispetto al mercato delle aste giudiziarie, giustificando la riduzione del compenso a quanto già percepito.
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Responsabilità Patronato: risarcimento per errori
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della Responsabilità Patronato in merito alla gestione errata di una domanda di pensione. Un cittadino aveva subito la perdita di 27 mensilità pensionistiche a causa dell'omessa indicazione, da parte dell'istituto di assistenza, dell'opzione per la totalizzazione dei contributi. Nonostante i giudici di merito avessero inizialmente rigettato la richiesta di risarcimento, la Suprema Corte ha stabilito che il patronato risponde contrattualmente per i danni causati da una scarsa diligenza professionale. È compito dell'istituto verificare la posizione contributiva dell'assistito e istruire correttamente la pratica, non potendo traslare sul cittadino le conseguenze di errori tecnici o omissioni informative.
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Responsabilità professionale: guida al risarcimento
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della responsabilità professionale di uno studio di consulenza incaricato di presentare una domanda per contributi pubblici. La domanda era stata respinta a causa dell'allegazione di documentazione incompleta riguardante la destinazione d'uso dell'immobile. La Suprema Corte ha stabilito che il professionista è tenuto a una diligenza qualificata e non può esimersi dalle proprie responsabilità sostenendo che il cliente avrebbe dovuto impugnare il rigetto amministrativo davanti al TAR, poiché il danneggiato non è obbligato a intraprendere azioni legali rischiose e costose per rimediare all'errore del consulente.
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Obbligo informativo avvocato e gratuito patrocinio
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un cliente che si opponeva al pagamento della parcella legale poiché il professionista non lo aveva informato della propria mancata iscrizione alle liste del gratuito patrocinio. La Suprema Corte ha stabilito che la violazione dell'obbligo informativo avvocato rappresenta un fatto decisivo per il giudizio. Tale omissione può essere sollevata come eccezione di inadempimento per bloccare la pretesa di pagamento del legale, annullando la decisione del Tribunale che aveva negato l'ammissione delle prove testimoniali su questo specifico punto.
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Prescrizione decennale: risarcimento danno TFR
Un lavoratore ha agito contro un ente pubblico per ottenere il risarcimento del danno derivante dal tardivo investimento in buoni fruttiferi delle quote accantonate per il trattamento di fine rapporto. La Corte d'Appello aveva inizialmente dichiarato il credito prescritto, applicando il termine quinquennale previsto per gli interessi. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, stabilendo che, trattandosi di un'azione di risarcimento per inadempimento contrattuale, deve applicarsi la prescrizione decennale. Poiché il termine ordinario di dieci anni non era ancora decorso al momento dell'interruzione, il diritto del lavoratore è stato pienamente riconosciuto.
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Consegna documenti auto: obbligo del venditore
In un caso di compravendita di un'auto usata, la Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata consegna dei documenti di proprietà da parte del venditore può costituire un grave inadempimento contrattuale. Tale omissione, infatti, impedisce all'acquirente di disporre liberamente del bene. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva sottovalutato questo aspetto, chiarendo che l'obbligo di consegna dei documenti è essenziale e non una mera formalità. La corretta consegna documenti auto è quindi un presupposto per il pieno godimento del diritto di proprietà.
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Prescrizione investimenti: il dies a quo in Cassazione
Un istituto di credito ricorre in Cassazione dopo la condanna in Appello alla restituzione di 20.000 euro a un risparmiatore per l'acquisto di obbligazioni rischiose. Il ricorso solleva tredici motivi, con un focus sulla prescrizione investimenti e l'individuazione del 'dies a quo' (termine iniziale). La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la decisione, in attesa della pronuncia su casi analoghi già pendenti, al fine di garantire un'interpretazione uniforme su questa cruciale questione legale.
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Obblighi informativi: la prova spetta sempre alla banca
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33152/2023, ha rigettato il ricorso di un istituto di credito condannato a risarcire due risparmiatori per le perdite subite su obbligazioni argentine. La Corte ha confermato che l'onere di provare l'adempimento degli obblighi informativi sui rischi dell'investimento grava sull'intermediario. I motivi del ricorso, relativi alla presunta motivazione apparente e all'omessa pronuncia, sono stati ritenuti infondati o inammissibili per genericità.
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Risarcimento danni locazione: quando non è dovuto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32836/2023, ha stabilito che il risarcimento danni locazione non è automaticamente dovuto dal conduttore anche in presenza di un deterioramento dell'immobile superiore al normale uso. È onere del locatore dimostrare non solo l'inadempimento agli obblighi di manutenzione, ma soprattutto l'esistenza di un concreto e attuale danno patrimoniale. Nel caso di specie, un fondo immobiliare, subentrato nel contratto, non ha ottenuto il risarcimento da un gruppo alberghiero poiché non è riuscito a provare né lo stato iniziale del bene né un'effettiva perdita economica derivante dalla mancata manutenzione.
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