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Inadempimento — Anno 2023

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254 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Inadempimento

Provvedimenti

Appalto pubblico: doveri ispezione appaltatore
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento danni proposta da un'impresa contro un Comune in merito a un appalto pubblico per la costruzione di un canale. Il cuore della controversia riguarda la responsabilità dell'appaltatore nell'ispezione dei luoghi e nella verifica del progetto. La Corte ha stabilito che gli ostacoli visibili sul terreno non giustificano il blocco dei lavori se l'impresa non ha effettuato i controlli preliminari richiesti. Inoltre, nel bilanciamento degli inadempimenti reciproci, l'inerzia totale dell'appaltatore è stata giudicata più grave della mancata acquisizione di permessi da parte dell'ente pubblico.
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Grave inadempimento: quando la risoluzione è nulla
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del grave inadempimento in un contratto di locazione ad uso commerciale. Una società locatrice aveva ottenuto la risoluzione del contratto per lavori non autorizzati eseguiti dalla conduttrice. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la decisione, rilevando che il giudice d'appello non aveva adeguatamente motivato la reale gravità della violazione ai sensi dell'art. 1455 c.c. In particolare, non era stato considerato che l'immobile era stato restituito in perfetto stato urbanistico e che il rapporto era ormai prossimo alla scadenza naturale. La mancanza di una valutazione sull'equilibrio contrattuale rende la sentenza nulla per motivazione apparente.
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Giurisdizione servizio idrico: decide il giudice civile
La Corte di Cassazione ha stabilito che la giurisdizione servizio idrico appartiene al giudice ordinario anche quando il gestore chiama in causa l'ente pubblico per essere manlevato. Il caso nasce dalla fornitura di acqua con livelli di arsenico superiori ai limiti legali. Poiché il rapporto tra utente e gestore è di natura privatistica e contrattuale, ogni contestazione relativa al risarcimento danni o alla riduzione del canone rientra nella competenza civile. La domanda di garanzia verso l'ente regionale è considerata un riflesso del rapporto principale, confermando così la competenza del tribunale ordinario.
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Leasing immobiliare: guida a penali e tassi
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un contratto di leasing immobiliare, rigettando il ricorso di una società utilizzatrice. La controversia riguardava la riduzione della penale contrattuale e la trasparenza del tasso applicato. La Corte ha stabilito che la penale è legittima se il valore del bene restituito viene detratto dalle somme dovute al concedente, evitando indebiti vantaggi. Inoltre, il tasso leasing è considerato trasparente se i dati contrattuali permettono di calcolare i costi dell'operazione in modo univoco, anche senza un'indicazione numerica esplicita del tasso percentuale.
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Estinzione del giudizio: rinuncia in Cassazione
Una struttura sanitaria pubblica ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza che la condannava al risarcimento danni per la mancata pesatura degli incarichi di un dirigente medico. Tuttavia, prima della decisione, l'ente ha depositato un atto di rinuncia al ricorso, accettato dal lavoratore. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'**estinzione del giudizio**, confermando la validità dell'accordo tra le parti anche in merito alla compensazione delle spese legali.
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Giurisdizione: risarcimento per acqua non potabile
Un utente ha citato un gestore idrico per la fornitura di acqua non potabile contenente arsenico. Il gestore ha chiesto la manleva all'ente regionale per la gestione dell'emergenza. La Cassazione ha stabilito che la Giurisdizione sulla domanda di manleva spetta al giudice ordinario, trattandosi di un riflesso della responsabilità contrattuale principale legata al rapporto di utenza.
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Rinuncia al ricorso: guida alla chiusura del giudizio
Un dirigente medico veterinario ha agito contro un'azienda sanitaria pubblica per ottenere il risarcimento danni da inadempimento contrattuale relativo a un incarico di alta specializzazione. Dopo una sentenza di rigetto in primo grado e una di accoglimento in appello, l'azienda ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, l'ente ha presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte con accordo sulla compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Pesatura degli incarichi: risarcimento per i medici
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno per un dirigente medico a causa dell'omessa pesatura degli incarichi da parte dell'Azienda Sanitaria. La mancata attivazione delle procedure di graduazione delle funzioni impedisce al professionista di percepire la quota variabile dell'indennità di posizione. Tale condotta della Pubblica Amministrazione integra un inadempimento contrattuale che genera un danno da perdita di chance, liquidabile dal giudice in via equitativa sulla base della probabilità di successo del dipendente.
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Pesatura degli incarichi: risarcimento per dirigenti
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità risarcitoria di un'azienda sanitaria per l'omessa pesatura degli incarichi dirigenziali. Tale omissione ha impedito a un dirigente di percepire la quota variabile dell'indennità di posizione. La Corte ha ribadito che la Pubblica Amministrazione è obbligata a concludere i procedimenti di graduazione delle funzioni secondo correttezza e buona fede. Il danno subito dal lavoratore è stato qualificato come perdita di chance e liquidato in via equitativa, utilizzando come parametro i valori economici riconosciuti dall'ente in periodi successivi.
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Acqua non potabile: chi decide sul risarcimento?
Alcuni utenti hanno citato in giudizio un gestore del servizio idrico per la fornitura di acqua non potabile contenente livelli eccessivi di arsenico e fluoruri. Il gestore ha chiamato in causa l'Ente Regionale per essere manlevato da eventuali condanne. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice ordinario ha piena giurisdizione non solo sulla domanda risarcitoria degli utenti, ma anche sulla domanda di manleva proposta dal gestore verso la Regione, trattandosi di una conseguenza diretta dell'inadempimento contrattuale nel rapporto di utenza.
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Inadempimento contrattuale: criteri di valutazione
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto preliminare di vendita per inadempimento contrattuale prevalente di una società edile. Nonostante la società avesse contestato il mancato pagamento di alcune rate da parte dell'acquirente, i giudici hanno stabilito che il ritardo nella costruzione della struttura in cemento armato era cronologicamente anteriore e più grave. La valutazione comparativa degli inadempimenti reciproci non deve basarsi solo sull'ordine temporale, ma sulla proporzionalità e sull'incidenza delle violazioni rispetto all'equilibrio complessivo dell'accordo.
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Privativa vegetale: limiti e ordine pubblico UE
Una ditta individuale ha impugnato un lodo arbitrale relativo a un contratto di licenza per una privativa vegetale di uva da tavola. La controversia verte sulla validità di una clausola compromissoria non specificamente approvata per iscritto e sulla presunta violazione delle norme europee sulla concorrenza. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato la particolare rilevanza della questione riguardante i limiti del potere contrattuale del titolare della privativa vegetale rispetto all'ordine pubblico economico. Per tale ragione, la causa è stata rinviata alla pubblica udienza per un approfondimento nomofilattico.
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Indennità di posizione: risarcimento per inerzia P.A.
Un dirigente medico ha ottenuto il risarcimento dei danni per l'omessa attivazione, da parte di un'Azienda Sanitaria, delle procedure di graduazione delle funzioni necessarie alla corresponsione della quota variabile dell'indennità di posizione. La Corte di Cassazione ha confermato che tale inerzia amministrativa costituisce un inadempimento contrattuale ex art. 1218 c.c. Il danno, identificato come perdita di chance, è stato legittimamente liquidato in via equitativa, respingendo le eccezioni dell'ente pubblico relative alla giurisdizione e alla prova del pregiudizio.
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Perdita di chance: risarcimento per dirigenti medici
Un dirigente medico ha agito contro un'azienda sanitaria per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata corresponsione della parte variabile dell'indennità di posizione. Il mancato pagamento era dovuto all'inerzia dell'ente nell'adottare i provvedimenti di graduazione e pesatura degli incarichi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'azienda, stabilendo che l'omissione procedurale costituisce un inadempimento contrattuale. Il danno è stato qualificato come perdita di chance, poiché il dirigente è stato privato della possibilità di percepire un trattamento economico superiore a causa della condotta omissiva della Pubblica Amministrazione.
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Indennità di posizione: risarcimento per inerzia PA
Un dirigente medico ha agito contro un'azienda sanitaria per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata corresponsione della parte variabile dell'indennità di posizione. Il danno è scaturito dall'inerzia dell'ente nell'adottare il provvedimento di graduazione delle funzioni. I giudici di merito hanno riconosciuto l'inadempimento contrattuale, liquidando il danno in via equitativa. In sede di Cassazione, l'ente ha presentato rinuncia al ricorso, portando all'estinzione del giudizio senza l'applicazione della sanzione del raddoppio del contributo unificato.
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Indennità di posizione: risarcimento e rinuncia
Un dirigente medico ha agito contro un'azienda sanitaria per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dal mancato versamento della quota variabile dell'indennità di posizione. Il danno è scaturito dall'omessa adozione dei provvedimenti di graduazione delle funzioni e pesatura degli incarichi. I giudici di merito hanno riconosciuto la responsabilità contrattuale dell'ente, applicando la prescrizione decennale e liquidando il danno in via equitativa. In sede di legittimità, l'azienda ha presentato rinuncia al ricorso, portando la Corte a dichiarare l'estinzione del giudizio senza ulteriori oneri fiscali o condanna alle spese.
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Rinuncia al ricorso: effetti e costi in Cassazione
Un dirigente medico ha ottenuto il risarcimento danni per l'inadempimento di un'azienda sanitaria che non aveva provveduto alla graduazione delle funzioni, impedendo il pagamento dell'indennità di posizione. Dopo il ricorso in Cassazione dell'ente, è intervenuta una formale Rinuncia al ricorso accettata dal lavoratore. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una norma sanzionatoria applicabile solo a rigetto o inammissibilità.
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Indennità di posizione e rinuncia al ricorso
Un dirigente medico ha agito contro un'azienda sanitaria per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata corresponsione dell'indennità di posizione variabile. L'omissione dell'ente nell'attivare le procedure di graduazione delle funzioni è stata qualificata come inadempimento contrattuale. Dopo le sentenze di merito favorevoli al lavoratore, l'azienda ha proposto ricorso in Cassazione, decidendo successivamente di rinunciarvi. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Inadempimento contrattuale e rinuncia al ricorso
Una dirigente farmacista ha agito contro un'azienda sanitaria per ottenere il risarcimento del danno da inadempimento contrattuale. La causa riguardava l'omessa graduazione delle funzioni, che impediva la corresponsione della parte variabile dell'indennità di posizione. Dopo la condanna dell'ente in primo e secondo grado, l'azienda ha presentato ricorso in Cassazione, decidendo successivamente di rinunciarvi. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che la rinuncia accettata esclude il raddoppio del contributo unificato.
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Indennità di posizione: risarcimento per inerzia P.A.
Un dirigente medico ha ottenuto il risarcimento dei danni per la mancata corresponsione della parte variabile dell'indennità di posizione. L'azienda sanitaria era rimasta inerte nell'attivare le procedure di graduazione delle funzioni previste dal contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha confermato che tale inerzia costituisce un inadempimento contrattuale, legittimando il risarcimento per perdita di chance, liquidabile dal giudice in via equitativa.
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