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Giurisdizione Esclusiva

107 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La giurisdizione esclusiva è una delle articolazioni della giurisdizione amministrativa nell'ordinamento italiano, ai sensi dell'art. 7 del Codice del processo amministrativo (Decreto legislativo n. 104 del 2 luglio 2010). In generale, il giudice amministrativo giudica sulla legittimità dei provvedimenti, degli accordi e dei comportamenti dell'autorità amministrativa lesivi di interessi legittimi. Per quanto riguarda la tutela dei diritti soggettivi è invece competente il giudice ordinario. In deroga a tale criterio generale di riparto di giurisdizione, l'art. 103 della Costituzione ammette che i TAR e il Consiglio di Stato possano avere, in particolari materie indicate dalla legge, una giurisdizione estesa alla tutela dei diritti soggettivi nei confronti della pubblica amministrazione (cd. giurisdizione esclusiva). L'elenco delle materie attribuite in via esclusiva alla competenza del giudice amministrativo è fornito dall'art. 133 del Codice del processo amministrativo. Le materie più importanti riguardano le procedure di evidenza pubblica, le concessioni di beni e servizi pubblici, l'urbanistica, l'edilizia, le espropriazioni e gli aiuti di Stato. Categoria:Diritto amministrativo italiano

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Organismo di diritto pubblico: appalti tra forma privata e controllo
Una Fondazione per la formazione tecnica superiore indiceva una gara d'appalto per l'acquisto di sistemi di navigazione marittima. L'Impresa Aggiudicataria otteneva la commessa, ma la Seconda Classificata impugnava l'esito davanti al tribunale amministrativo. L'Impresa Aggiudicataria contestava la giurisdizione amministrativa, sostenendo la natura privatistica della Fondazione e l'inapplicabilità del Codice degli appalti. La controversia è giunta dinanzi alle Sezioni Unite della Cassazione per accertare la qualifica dell'ente. La Suprema Corte ha confermato la decisione del Consiglio di Stato, chiarendo che la Fondazione costituisce a tutti gli effetti un organismo di diritto pubblico. L'ente risponde infatti a bisogni collettivi non commerciali di istruzione ed è soggetto al controllo e al finanziamento maggioritario di enti pubblici territoriali. Le Sezioni Unite hanno dichiarato la piena giurisdizione del giudice amministrativo, rigettando il ricorso dell'appaltatore e confermando la validità del controllo pubblicistico sulle gare dell'ente.
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Giurisdizione su concessione pubblica: spetta al giudice TAR
Un'azienda riceve dal Comune un immobile in concessione per svolgere un'attività produttiva. Successivamente, l'impresa interrompe i pagamenti dei canoni perché scopre gravi difformità edilizie ed urbanistiche dell'immobile. Il Comune comunica la risoluzione del rapporto per morosità dell'assegnatario. L'azienda si rivolge al giudice amministrativo chiedendo di accertare l'illegittimità dell'atto di concessione originario e di annullare la risoluzione contrattuale. Il Comune contesta la competenza del giudice amministrativo, sostenendo la natura privatistica della lite. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite stabilisce la giurisdizione su concessione pubblica in favore del giudice amministrativo. I giudici affermano che, quando si contesta la legittimità dell'atto costitutivo della concessione e l'esercizio del potere pubblico, la causa rientra nella giurisdizione esclusiva del Tribunale Amministrativo Regionale.
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Limiti giurisdizione Cassazione: Inammissibile il ricorso dell’Ente Fiere
Un Ente Fiere ha chiesto contributi a Enti fondatori, ma questi hanno negato. Il Consiglio di Stato ha ritenuto che i contributi non fossero obbligatori, rigettando la richiesta dell'Ente Fiere. L'Ente Fiere ha poi presentato ricorso in Cassazione, lamentando un eccesso di potere giurisdizionale da parte del Consiglio di Stato. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che i Limiti giurisdizione Cassazione consentono di intervenire solo per difetto assoluto di giurisdizione o sconfinamento, non per un cattivo esercizio interno del potere giudiziario. Il Consiglio di Stato ha correttamente interpretato le norme, rimanendo nei limiti della sua giurisdizione.
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Arbitrato e PA: Responsabilità e Concorso Colposo
Un'Azienda Costruttrice stipulò una convenzione urbanistica con un Comune per sviluppare un'area. Il Comune rilasciò permessi di costruzione, ma l'area risultò poi inedificabile per vincoli stradali. L'Azienda avviò un arbitrato per il risarcimento danni. La Corte di Cassazione ha confermato che le controversie su diritti soggettivi derivanti da convenzioni urbanistiche, anche se rientranti nella giurisdizione esclusiva amministrativa, possono essere deferite all'arbitrato. Ha inoltre ribadito il concorso colposo dell'Azienda, riducendo il risarcimento. La sentenza chiarisce i limiti dell'Arbitrato e Pubblica Amministrazione.
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Annullamento d’ufficio: Concessione Revocata per False Dichiarazioni
Un'Associazione ha ottenuto la gestione di un bene culturale tramite una concessione. Il Ministero ha poi disposto l'annullamento d'ufficio della concessione, sostenendo che l'Associazione aveva presentato dichiarazioni non veritiere e non possedeva i requisiti richiesti dal bando. Il Consiglio di Stato ha confermato l'annullamento. L'Associazione ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'eccesso di potere giurisdizionale del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il giudice amministrativo può accertare la falsità delle dichiarazioni e la legittimità dell'annullamento d'ufficio, senza attendere una sentenza penale, soprattutto quando i requisiti sono oggettivamente verificabili. La concessione di beni culturali rientra nella giurisdizione amministrativa.
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Clausola compromissoria nei servizi pubblici: quando è nulla
Un ente locale ha richiesto il pagamento di somme dovute da un'impresa concessionaria del servizio idrico in base a una convenzione stipulata nel 1993. La società privata si è opposta invocando una clausola compromissoria che devolveva la controversia ad arbitri privati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente pubblico. I giudici hanno stabilito che nei contratti relativi a concessioni di pubblici servizi stipulati prima della riforma del 2000, la clausola compromissoria è nulla. La legge dell'epoca assegnava la materia in via esclusiva al giudice amministrativo senza possibilità di arbitrato. Le riforme successive non curano l'invalidità iniziale in mancanza di una legge retroattiva. Di conseguenza, la controversia torna davanti al giudice ordinario.
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Clausola compromissoria: quando una legge mai in vigore annulla l’arbitrato
Un Comune e un Automobile Club stipulano un accordo per la gestione dei parcheggi, includendo una clausola compromissoria per risolvere eventuali liti tramite arbitrato. Gli arbitri condannano il Comune al pagamento. Il Comune impugna il lodo, e la Corte d'Appello lo annulla, ritenendo la clausola compromissoria nulla per violazione di una norma che vietava tali patti alle pubbliche amministrazioni (Art. 3, comma 19, L. 244/2007). L'Automobile Club ricorre in Cassazione. La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, accoglie il ricorso, affermando che la norma invocata dalla Corte d'Appello non era mai entrata in vigore. La sentenza viene cassata e rinviata per un nuovo esame.
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Giurisdizione del giudice ordinario: crediti e delibere
L'Autorità di regolazione del settore energetico accertava la condotta negligente di una società fornitrice nella programmazione dell'energia. Il regolatore incaricava la società concessionaria della rete di quantificare e recuperare gli importi indebitamente percepiti per oneri di sbilanciamento. La concessionaria otteneva quindi un'ingiunzione di pagamento per quasi due milioni di euro. La società debitrice contestava l'atto sollevando il difetto di giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno confermato la piena giurisdizione del giudice ordinario sulla lite. I giudici hanno chiarito che la domanda riguarda una mera pretesa patrimoniale di credito tra soggetti privati. La delibera amministrativa rappresenta solo un presupposto di fatto esterno e non un atto d'imperio sotto esame.
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Professore e Incarico non Autorizzato: la Corte dei Conti Decide
Un Professore universitario ha svolto un **incarico non autorizzato dipendente pubblico**, percependo compensi senza il permesso dell'Università. La Corte dei Conti lo ha condannato a restituire le somme. Il Professore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la giurisdizione fosse del giudice amministrativo e che la normativa fosse successiva ai fatti. La Cassazione, Sezioni Unite, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'azione per il recupero dei compensi da un **incarico non autorizzato dipendente pubblico** rientra nella giurisdizione della Corte dei Conti, trattandosi di responsabilità erariale. La norma che disciplina tale obbligo non ha carattere innovativo ma conferma un principio già esistente.
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Giurisdizione amministrativa appalti pubblici: l’intermediario privato non sfugge
L'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha contestato una gara d'appalto indetta da un'Associazione di Enti Locali e dal suo Consorzio, che agivano come "stazione appaltante" e "centrale di committenza". L'ANAC sosteneva che questi enti non possedevano i requisiti necessari, in particolare l'iscrizione nell'elenco dei soggetti aggregatori, per gestire appalti pubblici. I giudici amministrativi hanno confermato l'illegittimità. L'Associazione ha poi presentato ricorso in Cassazione, mettendo in discussione la *giurisdizione amministrativa appalti pubblici*. Ha sostenuto che, essendo un ente privato, la controversia dovesse rientrare nella giurisdizione ordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo che il giudice amministrativo ha competenza esclusiva in materia di appalti pubblici, anche quando un soggetto privato funge da intermediario per conto di un ente pubblico.
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Restituzione degli incentivi: decide il giudice ordinario
Un'azienda energetica perde il diritto agli incentivi statali sul fotovoltaico a causa di irregolarità accertate. Dopo la conferma definitiva della decadenza, l'ente gestore chiede in sede giudiziale la restituzione degli incentivi già erogati. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite stabilisce che la competenza spetta al giudice ordinario e non al giudice amministrativo. Quando la decadenza dal contributo diventa definitiva, il potere pubblico dell'amministrazione risulta esaurito. Di conseguenza, la domanda per la restituzione degli incentivi si trasforma in un'ordinaria azione di recupero crediti tra privati, fondata sulla disciplina dell'indebito oggettivo prevista dal codice civile.
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Ripristino della pensione e revoca: decide il giudice contabile
Un ex dipendente pubblico ha chiesto alla Corte dei Conti il ripristino della pensione revocata dall'Istituto Previdenziale. L'ente previdenziale aveva annullato in autotutela il riscatto dei contributi per una rendita vitalizia relativa a un precedente lavoro svolto come coadiuvante familiare. L'Istituto Previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di giurisdizione del giudice contabile a favore del giudice ordinario del lavoro. Le Sezioni Unite hanno respinto il ricorso e hanno confermato che la Corte dei Conti possiede giurisdizione esclusiva su tutte le controversie riguardanti il trattamento di quiescenza dei dipendenti pubblici. Poiché il lavoratore è ormai in pensione e l'accertamento sulla rendita è solo un passaggio intermedio, l'oggetto principale della causa è il ripristino della pensione.
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Restituzione degli incentivi fotovoltaici: giurisdizione civile
Un'azienda produttrice di energia fotovoltaica perde il diritto alle tariffe incentivanti a causa di violazioni accertate dall'Ente Gestore. Dopo la conferma definitiva della decadenza in sede amministrativa, l'Ente Gestore avvia un giudizio autonomo per chiedere il rimborso delle somme erogate. Il Consiglio di Stato attribuisce la causa al giudice amministrativo. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ribalta la decisione, stabilendo che la restituzione degli incentivi fotovoltaici spettante all'Ente Gestore rientra nella giurisdizione del Giudice Ordinario. Quando il provvedimento di decadenza e ormai definitivo, il potere pubblico e del tutto esaurito e la richiesta di rimborso aziona un mero diritto soggettivo di credito basato sull'indebito oggettivo.
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Restituzione incentivi fotovoltaico: spetta al giudice civile
L'Ente Gestore dei servizi energetici dispone la decadenza dalle tariffe incentivanti nei confronti di una società per presunte irregolarità nell'impianto. A seguito della conferma definitiva del provvedimento di decadenza in sede giurisdizionale, l'Ente agisce per ottenere la condanna della società al rimborso delle somme già erogate. Tuttavia, l'Ente avvia l'azione di recupero dinanzi al Giudice Amministrativo. La società contesta la scelta, sostenendo la competenza del Giudice Ordinario. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione accolgono il ricorso della società. I giudici evidenziano che la domanda di restituzione incentivi fotovoltaico integra un'azione di indebito oggettivo. Quando il provvedimento autoritativo di decadenza si è ormai consolidato, il potere pubblico risulta esaurito. Di conseguenza, la controversia riguarda un mero diritto soggettivo di credito e appartiene alla giurisdizione del Giudice Ordinario.
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Canoni per impianti di telefonia: decide il Giudice Ordinario
Un Ente Comunale ha chiesto il pagamento di somme arretrate a una Società di Telecomunicazioni per l'occupazione di un terreno pubblico destinato a stazione radio base. La controversia è nata dalla pretesa dell'amministrazione di riscuotere somme contrattuali pregresse. Il Tribunale ordinario ha negato la propria competenza a favore del Tribunale Amministrativo, il quale a sua volta ha sollevato conflitto negativo davanti alla Cassazione. Le Sezioni Unite hanno chiarito che le liti riguardanti i canoni per impianti di telefonia spettano al Giudice Ordinario. La legge statale vieta ai Comuni di imporre oneri discrezionali ulteriori rispetto a quelli fissati dal Codice delle comunicazioni elettroniche, rendendo la richiesta un mero credito patrimoniale.
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Restituzione incentivi GSE: spetta al giudice ordinario
Una società energetica titolare di impianti fotovoltaici decadeva dagli incentivi statali a seguito di controlli. La decadenza diventava definitiva dopo il rigetto dei ricorsi davanti alla giustizia amministrativa. L'ente gestore promuoveva quindi un autonomo giudizio davanti al giudice amministrativo per ottenere la restituzione incentivi GSE per le somme già erogate. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha stabilito che la domanda di recupero delle somme non verte su poteri autoritativi pubblici, ma su un mero debito civilistico di natura patrimoniale. Quando la decadenza dal beneficio è ormai definitiva, la controversia spetta al giudice ordinario e non al giudice amministrativo. I Supremi Giudici hanno quindi annullato la precedente sentenza amministrativa per difetto di giurisdizione, riconoscendo la competenza del tribunale ordinario civile.
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Restituzione incentivi fotovoltaico: spetta al giudice ordinario
L'Ente Gestore dei servizi energetici ha disposto la decadenza dai benefici tariffari nei confronti di una Società produttrice di energia solare per irregolarità amministrative. A seguito della conferma definitiva della decadenza in sede giudiziaria, l'Ente ha avviato un'azione per la restituzione incentivi fotovoltaico corrisposti in passato. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che, quando il provvedimento autoritativo di decadenza è oramai definitivo, il potere pubblico dell'amministrazione si considera del tutto esaurito. Pertanto, la richiesta di rimborso delle somme erogate si trasforma in una pura azione civile di indebito oggettivo. La competenza a decidere la controversia spetta al giudice ordinario e non al giudice amministrativo. La Suprema Corte ha dunque accolto il ricorso presentato dalla Società, cassando la sentenza impugnata e rinviando la causa al giudice civile.
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Giurisdizione appalti pubblici: lite su convenzione al TAR
Un ente sanitario pubblico aderisce con riserva a una convenzione quadro per servizi energetici e affida il servizio a un fornitore. Un consorzio concorrente impugna questa delibera davanti al Tribunale Amministrativo Regionale per irregolarità tecniche nell'offerta. La società affidataria chiede alla Corte di Cassazione di spostare la causa davanti al giudice ordinario, sostenendo che l'adesione sia un semplice atto contrattuale privato. Le Sezioni Unite rigettano la richiesta e confermano la competenza del giudice amministrativo. La Corte stabilisce che la decisione di aderire a un accordo quadro costituisce una scelta discrezionale della pubblica amministrazione. Di conseguenza, la controversia rientra pienamente nell'ambito della giurisdizione appalti pubblici devoluta al TAR.
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Giurisdizione appalti pubblici: lite su convenzioni e TAR
Un'Azienda Ospedaliera ha aderito a una convenzione quadro per la fornitura di servizi energetici e manutentivi, affidando l'incarico a una società privata nonostante alcune carenze tecniche riscontrate nel piano operativo. Un'impresa concorrente ha impugnato l'atto davanti al Tribunale Amministrativo Regionale. La società affidataria ha chiesto alla Corte di Cassazione di trasferire la causa al Giudice Ordinario, sostenendo che l'adesione alla convenzione fosse un mero atto di diritto privato esecutivo di un accordo già chiuso a monte. Le Sezioni Unite hanno respinto il ricorso e hanno confermato la giurisdizione appalti pubblici del Giudice Amministrativo. L'atto di adesione discrezionale della pubblica amministrazione costituisce un esercizio di potere autoritativo, sottoposto per legge al controllo dei tribunali amministrativi anche in presenza di un accordo quadro.
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Giurisdizione sui canoni concessori: privato contro Comune
Una società privata concessionaria di impianti di risalita funiviari ha convenuto in giudizio un Comune per non pagare le somme pattuite. L'impresa sosteneva la nullità dell'accordo per assenza di causa e oggetto, affermando la proprietà privata dei suoli e la natura sportiva del servizio. La Suprema Corte ha risolto la questione della giurisdizione sui canoni concessori stabilendo un principio fondamentale. Quando una controversia contesta alla radice la validità dell'intero rapporto amministrativo e l'esercizio del potere autoritativo, la competenza spetta al giudice amministrativo e non al tribunale ordinario. I giudici hanno dunque confermato la decisione dei gradi precedenti e rigettato il ricorso della società con condanna alle spese.
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