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Fatto Di Lieve Entità — Anno 2024

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160 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Fatto Di Lieve Entità

Provvedimenti

Fatto di lieve entità: Cassazione su spaccio droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La richiesta di riqualificare il reato come fatto di lieve entità è stata respinta sulla base di una valutazione complessiva degli indici, quali l'ingente quantitativo di hashish (oltre 2 kg), l'elevato principio attivo, le modalità di detenzione e il possesso di un bilancino. Questi elementi, secondo la Corte, dimostrano una notevole potenzialità diffusiva e una sistematicità dell'attività, incompatibili con l'ipotesi del fatto di lieve entità.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre soggetti per spaccio di droga. Due ricorrenti avevano siglato un concordato in appello, precludendosi la possibilità di contestare la responsabilità. Per il terzo, viene esclusa la lieve entità del fatto a causa del suo ruolo centrale nell'organizzazione criminale.
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Fatto di lieve entità e concorso: la Cassazione chiarisce
Un imputato, condannato in appello per detenzione di cocaina in concorso, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dell'ipotesi di reato di 'fatto di lieve entità'. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la sentenza con rinvio. La decisione si basa su un recente principio delle Sezioni Unite, sottolineando che il ruolo marginale dell'imputato in un singolo episodio, a fronte della sua assoluzione da accuse più gravi, impone una nuova valutazione per verificare se la sua condotta rientri nell'ipotesi attenuata, anche se altri concorrenti rispondono del reato ordinario.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione e la droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio, confermando la decisione dei giudici di merito di escludere l'ipotesi del fatto di lieve entità. La Corte ha sottolineato che l'elevato grado di purezza della sostanza (cocaina al 55,65%) e il numero di dosi ricavabili (291) sono indici di una professionalità nel traffico che impedisce l'applicazione della norma di favore.
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Fatto di lieve entità: no con arma e contesto criminale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo arrestato per possesso di cocaina e di un'arma non censita. La difesa chiedeva di riconoscere l'ipotesi del fatto di lieve entità, ma la Corte ha confermato che la valutazione non può basarsi solo sulla quantità di droga. La presenza di un'arma e il collegamento con un più ampio contesto di spaccio familiare sono elementi decisivi che escludono la minore gravità del reato.
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Fatto di lieve entità: spaccio seriale e valutazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26298/2024, ha stabilito che un'attività di spaccio di droga, anche se ripetuta e non occasionale, può essere qualificata come 'fatto di lieve entità' ai sensi dell'art. 73, comma 5, D.P.R. 309/90. La Corte ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, sottolineando che la valutazione deve essere complessiva e considerare tutti gli aspetti della condotta (quantità modeste, prezzo, ambito territoriale limitato), senza che la sistematicità o i precedenti penali costituiscano un ostacolo automatico a tale qualificazione.
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Reato unico stupefacenti: detenzione e cessione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la detenzione di diverse tipologie di sostanze stupefacenti e la contemporanea tentata cessione di una piccola parte di esse configurano un reato unico stupefacenti, e non una pluralità di illeciti, qualora l'intera condotta sia qualificabile come 'fatto di lieve entità'. Con la sentenza n. 26289/2024, la Corte ha annullato la decisione di merito che aveva erroneamente condannato un'imputata per due reati distinti in continuazione, ricalcolando la pena in una misura inferiore.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due imputati condannati per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha escluso l'applicazione dell'attenuante del fatto di lieve entità, sottolineando come la notevole quantità di droga fornita e la professionalità della condotta avessero un valore assorbente rispetto ad altri parametri di valutazione. La sentenza conferma che anche una fornitura costante e organizzata a un'associazione criminale non può beneficiare del trattamento sanzionatorio più mite se i quantitativi ceduti non sono minimi.
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Spaccio lieve entità: quando il ricorso è inammissibile
Un soggetto in arresti domiciliari per spaccio di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato in 'spaccio lieve entità'. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di un interesse pratico e concreto. La decisione sottolinea che la riqualificazione non avrebbe comunque comportato la revoca della misura cautelare e che la valutazione del giudice di merito sulla gravità dei fatti era immune da vizi logici o giuridici.
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Fatto di lieve entità: quando la quantità lo esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti a cui non era stato riconosciuto il fatto di lieve entità. La detenzione di oltre 100 grammi di hashish, da cui si potevano ricavare quasi 500 dosi, è stata ritenuta un dato quantitativo così rilevante da escludere da solo la possibilità di qualificare il reato come minore, dimostrando una capacità di diffusione non occasionale della sostanza.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per detenzione di stupefacenti, specificando i criteri per riconoscere l'ipotesi di reato di fatto di lieve entità. La Corte ha stabilito che i giudici non possono basarsi unicamente sul dato quantitativo della droga (in questo caso circa 80 grammi di hashish), ma devono effettuare una valutazione complessiva che tenga conto di tutti gli elementi indicativi di una minima offensività della condotta, come la mancanza di strumenti per il confezionamento, l'esiguità del denaro rinvenuto e la ridotta capacità economica dell'imputato. La decisione sottolinea come una visione d'insieme sia necessaria per distinguere il piccolo spaccio da attività criminali più strutturate.
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Concorso in spaccio: convivere non basta a provare colpa
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di due conviventi condannati per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato la condanna per l'uomo, ritenendo corretta la valutazione sulla gravità del fatto, ma ha annullato quella della donna. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sul concorso in spaccio: la sola convivenza e la conoscenza del reato non bastano a fondare una responsabilità penale, essendo necessaria la prova di un contributo attivo e consapevole alla condotta illecita.
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Recidiva stupefacenti: quando è giustificato l’aumento
La Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per spaccio. L'ordinanza analizza la corretta applicazione della recidiva stupefacenti, giustificata dai precedenti specifici, e l'esclusione del fatto di lieve entità data la notevole quantità di droga e l'organizzazione logistica.
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Fatto di lieve entità: no se lo spaccio è business
La Corte di Cassazione ha stabilito che una serie di cessioni di stupefacenti, seppur di piccole quantità, non può essere qualificata come fatto di lieve entità se inserita in un contesto di attività organizzata e altamente redditizia. La sentenza analizza due ricorsi contro misure cautelari, respingendone uno per carenza di interesse e l'altro nel merito, sottolineando che la valutazione complessiva dell'attività criminale, inclusi i guadagni e la struttura organizzativa, prevale sulla singola quantità ceduta.
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Spaccio di lieve entità: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione di hashish, marijuana e cocaina. La richiesta di qualificare il reato come spaccio di lieve entità è stata respinta, poiché la Corte ha ritenuto che la varietà delle sostanze, la quantità (170 grammi di hashish), le modalità professionali di trasporto e il complessivo giro d'affari indicassero un'attività criminale non modesta, incompatibile con l'ipotesi di minima offensività richiesta dalla norma.
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Fatto di lieve entità: i limiti quantitativi di droga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23188/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato che il possesso di 300 grammi di cocaina, una quantità notevolmente superiore ai limiti giurisprudenziali, esclude la possibilità di qualificare il reato come fatto di lieve entità. È stato inoltre ribadito che la sola incensuratezza non è sufficiente per la concessione delle attenuanti generiche.
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Fatto di lieve entità: quando lo spaccio è escluso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato, negando l'applicazione dell'attenuante del fatto di lieve entità. La decisione si fonda sulla natura sistematica e professionale dell'attività di spaccio, evidenziata dall'ingente quantitativo di droga, dall'ampio bacino di clienti e dal fatto che l'attività illecita costituisse la principale fonte di reddito dell'imputato, escludendo così la minima offensività della condotta.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso nello spaccio
Una coppia ricorre in Cassazione contro una condanna per spaccio, chiedendo il riconoscimento del fatto di lieve entità e contestando la complicità della donna. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando la piena partecipazione della donna e l'impossibilità di qualificare il reato come lieve a causa della varietà di droghe, del volume d'affari e dell'organizzazione dell'attività su più appartamenti. La decisione sottolinea l'importanza di una valutazione complessiva di tutti gli indici di gravità del reato.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per furto aggravato. La decisione si fonda sulla genericità e aspecificità dei motivi di ricorso, che non contenevano un'analisi critica della sentenza d'appello né prove a sostegno delle tesi difensive, come la presunta remissione di querela o la lieve entità del fatto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Fatto di lieve entità: Cassazione su spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione ai fini di spaccio di un ingente quantitativo di stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana). L'imputato sosteneva si trattasse di un fatto di lieve entità e che parte della droga fosse per uso personale. La Corte ha respinto il ricorso, ritenendolo inammissibile, e ha chiarito che per escludere il fatto di lieve entità non basta la sola quantità, ma è necessaria una valutazione complessiva che include i mezzi, le modalità dell'azione e il comportamento dell'imputato, come il tentativo di disfarsi della prova.
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