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Fatto Di Lieve Entità — Anno 2024

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160 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Fatto Di Lieve Entità

Provvedimenti

Fatto di lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di 84 grammi di cocaina. Viene esclusa l'ipotesi del fatto di lieve entità, poiché la quantità della sostanza e le modalità dell'attività illecita indicavano una notevole capacità di diffusione e professionalità, incompatibili con la minima offensività richiesta dalla norma.
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Fatto di lieve entità: Cassazione su spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La difesa sosteneva l'applicabilità dell'ipotesi di reato di fatto di lieve entità, ma la Corte ha confermato la decisione di merito che l'ha esclusa a causa di elementi indicativi di professionalità, come il possesso di un'ingente somma di denaro, che rendono la condotta incompatibile con la minima offensività richiesta dalla norma.
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Fatto di lieve entità: Cassazione su professionalità
La Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando la condanna per spaccio di stupefacenti. La Corte ha negato l'applicazione del fatto di lieve entità (art. 73, co. 5, D.P.R. 309/90) perché la detenzione di diverse qualità di droga e la quantità rilevante indicavano professionalità e una significativa capacità di diffusione sul mercato, incompatibili con una minima offensività.
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Fatto di lieve entità: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato di spaccio in un fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che il rilevante quantitativo di sostanza, le modalità di detenzione e la professionalità dell'attività illecita sono incompatibili con la nozione di minima offensività richiesta per la fattispecie meno grave.
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Fatto di lieve entità: no se lo spaccio è sistematico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di non riconoscere l'ipotesi del 'fatto di lieve entità' (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90), sottolineando che la natura sistematica, professionale e continuativa dell'attività di spaccio, rivolta a una clientela fidelizzata e con l'uso di cautele per eludere i controlli, prevale sulla modesta quantità delle singole cessioni. Il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato in tutti i suoi punti.
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Fatto di lieve entità: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando la non applicabilità dell'attenuante del "fatto di lieve entità" per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sulla notevole quantità di droga (quasi mezzo chilo, per oltre 2800 dosi) e sulle modalità organizzate della cessione, avvenuta in un parcheggio per eludere i controlli. Questi elementi, secondo la Corte, indicano una offensività incompatibile con la nozione di lieve entità.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione e la droga
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. Esclusa l'ipotesi del fatto di lieve entità a causa dell'ingente quantitativo e varietà di droghe, dell'organizzazione dello spaccio e dell'uso di una ricetrasmittente, elementi che indicano un'attività non occasionale ma strutturata.
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Fatto di lieve entità: no se lo spaccio è sistematico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di cocaina. Viene confermato che l'attività di spaccio sistematica, continuativa e fonte primaria di sostentamento non può essere qualificata come fatto di lieve entità, giustificando la pena severa e la confisca dei beni sproporzionati rispetto ai redditi leciti.
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Coltivazione domestica: quando è reato? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per coltivazione di stupefacenti. La difesa sosteneva si trattasse di una coltivazione domestica per uso personale, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito. Secondo l'ordinanza, il numero di piante e la quantità di dosi ricavabili escludevano sia la non punibilità della condotta sia la configurabilità del fatto di lieve entità.
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Fatto di lieve entità: quando lo spaccio è grave?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per qualificare lo spaccio come un fatto di lieve entità non basta considerare la singola cessione, ma occorre una valutazione complessiva dell'attività. Nel caso di specie, due persone sono state condannate per spaccio. Il loro ricorso, volto a ottenere il riconoscimento del fatto di lieve entità, è stato respinto perché, nonostante le singole cessioni potessero sembrare modeste, l'attività era abituale, organizzata e redditizia, come dimostrato dalla frequenza delle vendite e dal ritrovamento di una somma di denaro considerevole, provento dello spaccio. La Corte ha quindi confermato la condanna, sottolineando che una condotta criminale stabile e fiorente esclude la possibilità di applicare la fattispecie attenuata.
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Concorso in spaccio: la Cassazione chiarisce i ruoli
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso complesso di traffico di stupefacenti, analizzando le diverse posizioni di tre imputati. La sentenza chiarisce i criteri per determinare il concorso in spaccio, rigettando le difese basate su un presunto ruolo marginale. Per una ricorrente, la Corte annulla con rinvio la decisione sulle attenuanti generiche, valorizzando il tempo trascorso dai fatti. Per gli altri due, i ricorsi sono rigettati, confermando le condanne per la detenzione di un ingente quantitativo di droga e per episodi di spaccio continuato.
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Fatto di lieve entità: no se la condotta è grave
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto trovato in possesso di 75,45 grammi di hashish in carcere. La Corte ha confermato la decisione di merito che negava l'applicazione del fatto di lieve entità (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90), motivando che il quantitativo rilevante, le modalità di detenzione e l'introduzione della sostanza in un istituto penitenziario indicano una gravità della condotta incompatibile con la minima offensività richiesta dalla norma.
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Fatto di lieve entità: la richiesta in appello
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 43419/2024, ha rigettato il ricorso di un imputato per rapina che lamentava la mancata applicazione della nuova attenuante del fatto di lieve entità, introdotta dalla Corte Costituzionale. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene la nuova norma fosse applicabile, l'imputato avrebbe dovuto richiederne l'applicazione durante il giudizio di rinvio in appello. Non avendolo fatto, gli è precluso sollevare la questione per la prima volta in Cassazione, poiché il mancato esercizio del potere officioso del giudice non costituisce un vizio di motivazione.
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Motivazione Apparente: Annullata Custodia Cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per concorso esterno in associazione mafiosa e spaccio. La decisione si fonda sul vizio di motivazione apparente, poiché il tribunale non ha fornito prove concrete sul contributo dell'indagato, limitandosi a generiche asserzioni, e ha omesso di valutare la lieve entità del reato di droga.
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Fatto di lieve entità: quando non si applica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 43012/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità per spaccio di stupefacenti. La decisione si basa sulla notevole quantità di hashish (585g) e sulla presenza di cocaina, oltre che sull'inserimento del soggetto in una rete di spaccio collaudata, elementi ritenuti incompatibili con l'ipotesi di reato minore.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La Corte conferma che la notevole quantità di droga (50g di cocaina) e il possesso di ingenti somme di denaro ingiustificate escludono l'ipotesi del fatto di lieve entità previsto dall'art. 73 comma 5 del T.U. Stupefacenti, rendendo irrilevanti altre considerazioni.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante un reato di stupefacenti, confermando la decisione di merito che escludeva l'ipotesi del 'fatto di lieve entità'. La Corte ha ribadito che elementi come l'ingente quantità, la diversa tipologia delle sostanze e la disponibilità di armi sono incompatibili con la fattispecie attenuata. La decisione sottolinea come la valutazione di questi elementi spetti esclusivamente al giudice di merito, se la sua motivazione è logica e adeguata.
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Fatto di lieve entità: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per spaccio, negando l'applicazione del fatto di lieve entità. La decisione si basa su una valutazione complessiva che include la notevole quantità e varietà di droghe sequestrate e la persistenza della condotta illecita, anche durante la detenzione domiciliare. La Corte ha inoltre chiarito che l'omessa valutazione delle conclusioni difensive scritte non invalida la sentenza se queste non presentano argomenti nuovi rispetto all'appello.
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Fatto di lieve entità: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per spaccio. La richiesta di riconoscere il fatto di lieve entità è stata respinta perché, nonostante la quantità di droga, le modalità dell'azione (preparazione dosi in un'area nota per lo spaccio) indicavano un inserimento stabile nel contesto criminale e una non ridotta offensività del fatto.
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Fatto di lieve entità: la valutazione complessiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. L'imputato chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità basandosi sul numero limitato di cessioni accertate. La Corte ha ribadito che la valutazione deve essere complessiva, considerando non solo le cessioni ma anche altri indici come la professionalità, i precedenti, la purezza e la varietà delle sostanze, che nel caso di specie indicavano un inserimento in un più ampio contesto criminale, escludendo così la minore offensività del fatto.
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