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Fatto Di Lieve Entità — Anno 2023

132 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Fatto Di Lieve Entità

Provvedimenti

Fatto di lieve entità: 16 kg di cocaina escludono lo sconto di pena
Un uomo, trovato in possesso di ben 16 chilogrammi di cocaina destinati alla distribuzione all'ingrosso, ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità e una riduzione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il fatto di lieve entità non può essere riconosciuto quando la condotta presenta un'elevata offensività, dimostrata dall'enorme quantitativo di droga e dal forte legame di fiducia con i complici. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna originaria, respingendo anche la richiesta di concessione delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali dell'imputato e del suo comportamento non collaborativo durante le indagini.
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Fatto di lieve entità: anche lo spaccio organizzato può esserlo
L'Imputato è stato condannato per spaccio di cocaina. La Corte d'Appello ha escluso l'ipotesi del fatto di lieve entità, valorizzando la presenza di tre clienti stabili e di strumenti per il confezionamento in dosi a casa dell'uomo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, annullando la sentenza con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che la modica quantità di droga (pari a soli 0,63 grammi) non può essere ignorata e che una struttura organizzata minima o la continuità dello spaccio non escludono automaticamente il fatto di lieve entità. Il caso dovrà essere interamente riesaminato.
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Spaccio di lieve entità: la condanna resta anche senza motorino
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di spaccio di lieve entità. L'uomo era stato sorpreso dalle forze dell'ordine mentre cedeva dosi di marijuana, poi sequestrate insieme a una somma di denaro ritenuta il profitto dell'attività illecita. La difesa contestava la proprietà del ciclomotore vicino al quale era nascosta la droga e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che l'osservazione diretta degli scambi rende irrilevante la proprietà del mezzo. Inoltre, la condotta non collaborativa e i precedenti penali giustificano il diniego dei benefici di legge e la confisca del denaro. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: la pena lieve cancella la cella
L'Imputato, mentre si trovava agli arresti domiciliari, veniva trovato in possesso di hashish. Il Tribunale di Gela riqualificava il reato come fatto di lieve entità, sostituendo la custodia cautelare in carcere con l'obbligo di dimora. Il Pubblico Ministero proponeva appello e il Tribunale del Riesame ripristinava il carcere, ritenendo che la pendenza dell'impugnazione escludesse il limite dei tre anni di pena previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza del Riesame. I giudici di legittimità hanno stabilito che la custodia cautelare in carcere non può essere mantenuta se sopravviene una sentenza, anche non definitiva, che infligge una pena inferiore ai tre anni. Il principio di proporzionalità deve infatti sempre prevalere, impedendo la massima misura restrittiva se la pena finale prevista è inferiore al limite di legge.
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Spaccio di tre droghe diverse: escluso il fatto di lieve entità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. L'imputato chiedeva che il reato venisse riqualificato come fatto di lieve entità, sostenendo la modesta entità della condotta. I giudici hanno però confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che l'uomo deteneva diverse tipologie di droghe (marijuana, hashish e cocaina) per un totale complessivo di ben 378 dosi. La Suprema Corte ha chiarito che la diversità delle sostanze e il quantitativo non modesto escludono l'applicazione della circostanza attenuante, in quanto la condotta non presenta una minima offensività penale. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Fatto di lieve entità negato: otto chili di droga costano caro
Due imputati sono stati condannati per traffico di marijuana. Entrambi hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle intercettazioni telefoniche, il diniego delle attenuanti generiche e la mancata riqualificazione del reato in fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'interpretazione delle intercettazioni spetta al giudice di merito e che il fatto di lieve entità va escluso quando emergono elementi di professionalità nello spaccio o il possesso di ingenti quantitativi di droga (come otto chili di marijuana). Di conseguenza, le condanne originarie sono state interamente confermate e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto di lieve entità: 97 kg di droga escludono il reato minore
Tre imputati sono stati condannati per la coltivazione e detenzione di oltre 97 chili di marijuana, equivalenti a circa 97.000 dosi. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità, sostenendo la rudimentalità delle operazioni svolte con semplici forbici e guanti. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando la condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione. I giudici hanno stabilito che l'enorme quantitativo di droga esclude categoricamente il fatto di lieve entità, nonostante la semplicità delle modalità esecutive. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che la riqualificazione giuridica operata dai giudici d'appello non viola i diritti della difesa né il divieto di peggioramento della pena, poiché la sanzione è rimasta invariata rispetto al primo grado.
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Droga in casa: quando il fatto di lieve entità viene escluso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione a fini di spaccio di circa 70 grammi di hashish. La difesa chiedeva di riqualificare il reato come fatto di lieve entità, evidenziando il basso principio attivo e l'assenza di denaro contante. Tuttavia, i giudici hanno confermato la decisione d'appello, valorizzando elementi concreti come il possesso di tre bilancini di precisione, venti bustine per il confezionamento e la suddivisione della droga in dosi pronte per la vendita. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità se la motivazione dei giudici di merito è logica e coerente. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio: No al Fatto di Lieve Entità se la condotta è abituale
Un imputato, condannato per un reato legato agli stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità' per ottenere una pena minore. La Suprema Corte ha respinto la richiesta. I giudici hanno stabilito che la condotta non era occasionale e che le caratteristiche della droga (quantità, suddivisione in dosi) dimostravano una notevole capacità criminale. Di conseguenza, non era possibile applicare l'ipotesi del fatto di lieve entità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto di lieve entità: no se lo spaccio è organizzato con bilancini
La Corte di Cassazione ha escluso l'applicazione del 'fatto di lieve entità' per un caso di spaccio di droga. Un soggetto, trovato in possesso di stupefacenti già suddivisi in dosi, due bilancini di precisione e una notevole somma di denaro, aveva richiesto una pena più mite. I giudici hanno respinto la richiesta, ritenendo che tali elementi dimostrassero un'attività di spaccio organizzata e non occasionale, incompatibile con la lieve entità del reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto di lieve entità: No con 17.000€ e materiale da spaccio
La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di un imputato di qualificare il suo reato legato agli stupefacenti come 'fatto di lieve entità'. La decisione si basa su prove concrete che contraddicono la tesi della lieve entità: la droga era nascosta in più luoghi, l'imputato possedeva materiale per il confezionamento e, soprattutto, è stato trovato con una notevole somma di denaro (17.000 euro) non giustificata. Secondo i giudici, questi elementi dimostrano un coinvolgimento in un contesto criminale di alto livello, escludendo la possibilità di applicare la pena più mite prevista per il fatto di lieve entità. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, confermando la condanna.
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Spaccio e fatto di lieve entità: bilancino e contanti costano il carcere
Un indagato, trovato in possesso di eroina, hashish, un bilancino di precisione e una notevole somma di denaro, si è visto confermare la custodia in carcere. La sua difesa sosteneva si trattasse di un fatto di lieve entità, data la quantità non eccezionale di droga. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: per qualificare un reato come fatto di lieve entità non basta guardare alla quantità. Bisogna fare una valutazione globale che include i mezzi usati (il bilancino), le circostanze (il denaro contante) e la professionalità dell'azione, elementi che in questo caso indicavano un'attività di spaccio strutturata e non occasionale.
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Gravi indizi di colpevolezza: hashish e contanti portano all’arresto
Un uomo viene messo agli arresti domiciliari perché trovato in possesso di 100 grammi di hashish, una notevole somma di denaro e con telecamere di sorveglianza in casa. L'indagato si difende sostenendo che la droga fosse per uso personale e fornendo giustificazioni per il denaro e le telecamere. La Corte di Cassazione ha confermato la misura, chiarendo il principio dei 'gravi indizi di colpevolezza'. Per applicare una misura cautelare non serve la certezza della colpevolezza, ma un alto grado di probabilità. La combinazione di tutti gli elementi (droga, soldi, telecamere), valutati nel loro insieme, è stata ritenuta sufficiente a integrare tale probabilità, giustificando la restrizione della libertà in attesa del processo.
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Ricorso contro patteggiamento: accordo accettato, poi contestato
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per reati di droga, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che il giudice avesse sbagliato a non riconoscere il fatto come di 'lieve entità'. La Corte Suprema ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiave sul ricorso contro patteggiamento: è ammesso solo per errori giuridici palesi e macroscopici, evidenti dalla sola lettura della sentenza. Non si può usare il ricorso per rimettere in discussione la valutazione dei fatti già accettata con l'accordo. L'impugnazione è stata quindi dichiarata inammissibile, con condanna dell'imputato al pagamento delle spese e di una multa.
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Spaccio di lieve entità: Cassazione nega sconti per troppa droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione ai fini di spaccio di un'ingente quantità di cocaina ed eroina. L'imputato aveva richiesto il riconoscimento del reato come 'spaccio di lieve entità' per ottenere una pena più bassa. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiaro: la notevole quantità di droga detenuta è un fattore decisivo che, da solo, esclude la possibilità di qualificare il fatto come di lieve entità. La professionalità dimostrata e la capacità di servire un'ampia clientela hanno ulteriormente aggravato la posizione, rendendo impossibile qualsiasi sconto di pena. L'imputato ha perso il ricorso e la sua condanna è diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità: condanna confermata, ricorso inutile
Un soggetto, condannato per detenzione e cessione di hashish e cocaina, si era difeso sostenendo che la droga fosse per uso personale. La Corte d'Appello, pur confermando la sua colpevolezza, aveva riqualificato il reato in spaccio di lieve entità, riducendo la pena. Nonostante ciò, l'imputato ha presentato un ulteriore ricorso alla Corte di Cassazione per contestare la sua responsabilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la questione sulla colpevolezza era ormai definitiva e non poteva essere ridiscussa. La condanna per spaccio di lieve entità è stata quindi confermata.
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Spaccio di Metanfetamina: No al Fatto di Lieve Entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di tre persone trovate in possesso di oltre 22 grammi di metanfetamina. La difesa aveva richiesto di classificare il reato come 'fatto di lieve entità', che prevede pene più miti. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiaro: per escludere il fatto di lieve entità è sufficiente anche un solo elemento di gravità. In questo caso, la quantità della sostanza, la sua natura di 'droga pesante' (capace di produrre oltre 160 dosi), il possesso di denaro e i precedenti penali di uno degli imputati sono stati ritenuti decisivi per confermare la gravità del reato e la condanna originaria.
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Piantagione pro: no al fatto di lieve entità per stupefacenti
La Corte di Cassazione ha escluso l'applicazione del 'fatto di lieve entità stupefacenti' per un uomo che coltivava una vera e propria piantagione di cannabis. La presenza di 851 piante e un sistema professionale di aerazione e irrigazione, alimentato con un allaccio abusivo alla rete elettrica, ha dimostrato un'attività organizzata e destinata a un mercato ampio. Secondo i giudici, la professionalità e la quantità della coltivazione sono incompatibili con la minima offensività richiesta per il reato di lieve entità. L'imputato è stato quindi condannato in via definitiva, con il rigetto del suo ricorso.
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87g di Cocaina: No alla detenzione di stupefacenti lieve entità
Una persona, condannata per il possesso di 87,47 grammi di cocaina, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato chiedeva di riconoscere l'ipotesi di detenzione di stupefacenti lieve entità, sostenendo che la quantità non fosse l'unico criterio da valutare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la valutazione dei tribunali precedenti era corretta, poiché teneva conto non solo della quantità, ma anche delle modalità di confezionamento della droga. L'appello è stato considerato generico e un tentativo di ridiscutere i fatti, non consentito in sede di legittimità. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Fatto di lieve entità: no per 50g di cocaina secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per la detenzione di circa 50 grammi di cocaina, da cui si potevano ricavare 255 dosi. L'imputato aveva chiesto di riconoscere il 'fatto di lieve entità', una fattispecie meno grave del reato. La Corte ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha stabilito che, sebbene la valutazione debba essere complessiva, il dato della quantità (il 'dato ponderale') era così significativo da essere da solo sufficiente a escludere la minore gravità del reato. Di conseguenza, la condanna originaria è stata confermata e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione.
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