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Fatto Di Lieve Entità — Anno 2023

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132 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Fatto Di Lieve Entità

Provvedimenti

Spaccio con staffetta: non è mai un fatto di lieve entità
La Corte di Cassazione ha escluso la possibilità di qualificare come 'fatto di lieve entità' il trasporto di 80,86 grammi di eroina. Sebbene la difesa puntasse sulla quantità, i giudici hanno dato peso decisivo alle modalità dell'azione. L'uso di due auto, di cui una con funzione di 'staffetta' per proteggere il carico, dimostra una capacità organizzativa che è incompatibile con la minore gravità del reato. La Corte ha quindi respinto i ricorsi, confermando la condanna per il reato di spaccio nella sua forma non attenuata. L'organizzazione del trasporto prevale sulla mera quantità della sostanza.
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Fatto di lieve entità negato: corriere con 1000 dosi condannato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un corriere trovato in possesso di cocaina per oltre mille dosi. I giudici hanno respinto la sua difesa, basata su un presunto 'trasporto di cortesia' inconsapevole. La Corte ha inoltre escluso l'applicazione del 'fatto di lieve entità', stabilendo un principio importante: la notevole quantità di droga agisce come un 'indice negativamente assorbente'. Questo significa che un quantitativo così elevato è sufficiente, da solo, a qualificare il reato come grave, rendendo irrilevante ogni altra circostanza potenzialmente attenuante. L'imputato perde quindi il ricorso e la sua condanna diventa definitiva.
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Maxi-coltivazione per uso medico? No alla lieve entità
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per aver coltivato circa quaranta piante di cannabis alte due metri, più altre trentasei in essiccazione. L'imputato sosteneva che la coltivazione fosse per uso personale terapeutico e chiedeva il riconoscimento della 'coltivazione di stupefacenti lieve entità'. La Corte ha respinto il ricorso, giudicandolo inammissibile. Ha stabilito che l'enorme quantitativo di principio attivo ricavabile (oltre 15.000 dosi) era incompatibile con il concetto di 'lieve entità', anche a fronte di presunte necessità mediche non supportate da prescrizione e sproporzionate rispetto al fabbisogno personale.
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Avvocato spaccia in carcere: l’abuso del ruolo esclude il reato lieve
Un avvocato è stato condannato per aver introdotto droga e dieci telefoni cellulari in prigione, consegnandoli a un suo cliente detenuto. L'avvocato ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riconoscere il reato come 'fatto di lieve entità' per ottenere una pena minore. La Corte ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. Il principio chiave è che l'abuso del ruolo professionale e della fiducia accordata dalla polizia penitenziaria costituisce un'aggravante tale da rendere impossibile qualificare l'introduzione di droga in carcere come un fatto lieve. La gravità della condotta, amplificata dal tradimento del proprio ruolo, è stata decisiva.
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Detenzione stupefacenti: condanna confermata senza prova diretta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due individui per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. Sebbene non direttamente colti in flagrante, la loro presenza in un appartamento, il possesso di presse per il confezionamento e il ritrovamento di marijuana in un nascondiglio sono stati considerati prove indiziarie sufficienti. La Corte ha ritenuto che questi elementi, valutati insieme alle loro conversazioni telefoniche, dimostrassero un'attività organizzata e consapevole. È stata respinta la richiesta di qualificare il fatto come di 'lieve entità' a causa dell'ingente numero di dosi ricavabili (940) e delle modalità operative, che indicavano un traffico strutturato e non occasionale. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Patteggiamento per droga: no lieve entità, condanna confermata
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per un reato di droga, ha presentato ricorso in Cassazione. Egli sosteneva che il reato dovesse essere classificato come 'fatto di lieve entità'. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito un principio importante sul **patteggiamento e qualificazione del fatto**: una sentenza di patteggiamento può essere impugnata per errata classificazione del reato solo in caso di errore palese ed evidente. Nel caso specifico, la sola incensuratezza dell'imputato non era sufficiente a dimostrare un errore manifesto, a fronte di prove come la diversità delle sostanze e il possesso di materiale per il confezionamento. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto.
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Ricorso contro patteggiamento: appello vago, condanna e spese
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per un reato di droga, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che i giudici avessero sbagliato a non riconoscere il suo caso come 'fatto di lieve entità'. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso contro patteggiamento inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione di una sentenza di patteggiamento è consentita solo per motivi molto specifici e tassativi. Una contestazione generica sulla qualificazione del fatto, come quella presentata, non rientra tra questi. Di conseguenza, l'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali e un'ulteriore somma di denaro.
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Notevole scorta di droga: la Cassazione nega lo spaccio di lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità. La richiesta è stata respinta perché la quantità di droga detenuta era una 'notevole scorta'. I giudici hanno stabilito che, per negare la lieve entità, non basta il solo dato della quantità, ma è necessario valutare anche tutte le altre circostanze del fatto. In questo caso, la valutazione complessiva ha escluso la possibilità di qualificare il reato come minore. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Spaccio di lieve entità negato: Cassazione conferma la condanna
Un uomo condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo il riconoscimento del reato di 'spaccio di lieve entità'. Sosteneva che i giudici non avessero considerato adeguatamente la sua condizione di consumatore abituale e le circostanze del fatto. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile perché troppo generico e non specifico. I giudici hanno confermato che la decisione precedente era corretta nel considerare il fatto non lieve, basandosi non solo sulla notevole quantità di droga, ma anche sulle modalità e le circostanze complessive della detenzione. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione.
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Spaccio di Lieve Entità: Ricorso Respinto e Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato aveva presentato ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello, ma i giudici supremi lo hanno respinto. Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché le motivazioni erano infondate e non criticavano adeguatamente la decisione precedente. La Cassazione ha confermato che la Corte d'Appello aveva correttamente valutato gli elementi del reato. Di conseguenza, la condanna per spaccio di lieve entità è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Passeggero butta la droga: è concorso in spaccio di stupefacenti
La Cassazione ha confermato la condanna per concorso in spaccio di stupefacenti a carico di un passeggero che, durante un controllo di polizia, aveva gettato dal finestrino dell'auto un involucro con cocaina. Secondo i giudici, questo gesto non rappresenta una semplice connivenza passiva, ma un contributo attivo e consapevole al reato, dimostrando la disponibilità congiunta della droga. È stata inoltre respinta la richiesta di qualificare il fatto come di 'lieve entità'. La Corte ha sottolineato che la valutazione deve essere complessiva, considerando l'elevata purezza della sostanza e la sua idoneità a produrre un alto numero di dosi, elementi che escludono la minore gravità del reato. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Droga: la grande quantità esclude il fatto di lieve entità
Un grossista di farmaci veterinari importa dalla società di un amministratore estero un ingente quantitativo di Ketamina, destinandola al mercato illecito. Entrambi vengono condannati. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la tesi difensiva che chiedeva di riconoscere il reato come 'fatto di lieve entità'. Secondo i giudici, la notevole quantità di sostanza stupefacente (oltre mille dosi) e le modalità organizzate dell'operazione, che prevedevano l'importazione dall'estero, sono elementi di gravità tali da escludere a priori l'applicazione della norma più favorevole.
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Corriere con 100gr di cocaina: non è fatto di lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo che agiva come 'fattorino' per la consegna di oltre 100 grammi di cocaina. La difesa chiedeva di riconoscere il reato come 'fatto di lieve entità', data la sua posizione subordinata. Tuttavia, i giudici hanno respinto la richiesta. La Corte ha stabilito che per valutare la lieve entità non basta guardare al ruolo, ma bisogna considerare tutti gli elementi: la quantità non esigua della droga, i precedenti penali dell'imputato e il suo inserimento in un contesto criminale organizzato. Di conseguenza, il reato non poteva essere considerato un fatto di lieve entità e la condanna è diventata definitiva.
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Detenzione di stupefacenti: purezza elevata esclude il reato lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo trovato con 28,5 grammi di cocaina in casa. L'imputato sosteneva che la droga potesse appartenere ad altri conviventi e che, in ogni caso, si trattasse di un fatto lieve. I giudici hanno respinto entrambe le tesi. La responsabilità è stata provata da un nastro adesivo che collegava in modo univoco l'imputato alla droga. Inoltre, l'ipotesi del reato lieve è stata esclusa non tanto per il peso, ma per l'altissima purezza della sostanza (81-82%). Questo elemento, secondo la Corte, indica un acquisto all'ingrosso e un legame con circuiti criminali, rendendo la detenzione di stupefacenti non qualificabile come di lieve entità.
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Spaccio sistematico: non è un fatto di lieve entità, condanna ok
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per spaccio di droga. L'imputato sosteneva che la sua attività dovesse essere considerata un 'fatto di lieve entità', che prevede una pena minore. I giudici hanno respinto questa tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che l'attività di approvvigionamento e smercio sistematico di stupefacenti è incompatibile con l'ipotesi del fatto di lieve entità. La capacità organizzativa dimostrata dall'imputato esclude la possibilità di applicare la norma più favorevole. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e l'imputato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Spaccio di droga senza sequestro: condanna valida con i soli squilli
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due imputati accusati di aver gestito una fiorente attività di spaccio di hashish. La difesa sosteneva l'assenza di prove, dato che il caso si basava solo sulla cosiddetta 'droga parlata', ovvero intercettazioni di telefonate e semplici 'squilli' usati come codice per ordinare la merce. La Corte ha stabilito che lo spaccio di droga senza sequestro può essere provato validamente attraverso questi elementi, se interpretati logicamente. Ha inoltre escluso l'applicazione della pena più lieve per 'fatto di lieve entità', poiché l'attività degli imputati configurava una vera e propria 'piazza di spaccio' per la sua continuità e organizzazione, rendendo irrilevante la mancata individuazione del singolo quantitativo ceduto.
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Spaccio di lieve entità negato: l’agenda svela il business
Un soggetto, condannato per detenzione di cocaina, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riconoscere l'ipotesi di spaccio di lieve entità. La richiesta si basava sulla necessità di una pena più mite. Tuttavia, le prove a suo carico, tra cui una consistente quantità di droga, un'agenda con la contabilità di 48 clienti e una notevole somma di denaro contante, dimostravano un'attività sistematica e redditizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che tali elementi sono incompatibili con la figura dello spaccio di lieve entità, che presuppone un'offensività minima. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese.
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Spaccio di lieve entità: attività abituale non esclude il reato lieve
Un uomo viene condannato per detenzione e spaccio di marijuana. L'imputato sostiene che si tratti di spaccio di lieve entità, data la modesta quantità di droga. I giudici dei primi gradi di giudizio negano questa qualifica, ritenendo l'attività continuativa e organizzata. La Corte di Cassazione, invece, annulla la condanna. I giudici supremi stabiliscono che per negare lo spaccio di lieve entità non basta che l'attività sia abituale. È necessario valutare tutti gli indici: la quantità effettiva di principio attivo, il numero di dosi (molto più basso di quello inizialmente calcolato) e le modalità concrete. La sentenza afferma che anche un'attività non occasionale può rientrare nella fattispecie lieve. Il caso torna quindi alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: condannata per aiuto al partner
Una donna viene condannata per concorso in detenzione di stupefacenti per aver nascosto su di sé la droga del compagno all'arrivo della polizia. La Cassazione chiarisce che questo non è un caso di semplice connivenza (conoscenza passiva del reato), ma un contributo attivo che agevola l'attività illecita. Viene inoltre esclusa l'ipotesi del 'fatto di lieve entità', a causa della presenza di diverse droghe, di un'ingente somma di denaro e di altro materiale legato allo spaccio. La Corte conferma quindi la condanna e la confisca del denaro, ritenuto sproporzionato rispetto ai redditi leciti della coppia e di provenienza ingiustificata.
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Fatto di lieve entità: negato per spaccio con ruoli organizzati
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di due imputati condannati per spaccio di droga. Essi chiedevano il riconoscimento del 'fatto di lieve entità' e le attenuanti generiche. La Corte ha stabilito che l'attività, essendo organizzata con una suddivisione dei compiti e un numero significativo di cessioni, non poteva essere considerata di lieve entità. La richiesta di attenuanti è stata giudicata troppo generica. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando la condanna e stabilendo che l'organizzazione dello spaccio esclude la possibilità di una pena ridotta per il fatto di lieve entità.
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