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Fatto Di Lieve Entità — Anno 2023

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132 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Fatto Di Lieve Entità

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità negato: l’attività era professionale
La Corte di Cassazione ha escluso la configurabilità del reato di spaccio di lieve entità per un'attività di vendita di droga protratta per anni. L'imputato era diventato un punto di riferimento locale, rifornendo sistematicamente numerosi acquirenti. I giudici hanno ritenuto che la natura professionale e organizzata dello spaccio, provata anche dal ritrovamento di una cospicua somma di denaro e di quaderni contabili, fosse incompatibile con la minima offensività richiesta per l'attenuante. Il ricorso è stato quindi respinto e la condanna confermata.
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Fatto di lieve entità negato: troppe droghe e un’agenda clienti
La Corte di Cassazione ha negato l'applicazione del 'fatto di lieve entità' a un individuo trovato in possesso di un ingente quantitativo di droghe diverse (quasi 900 dosi di marijuana e hashish e 84 di cocaina). La decisione si basa non solo sulla quantità, ma anche sulla presenza di materiale per il confezionamento e un'agenda con nomi e cifre. Questi elementi, secondo i giudici, dimostrano un'attività di spaccio organizzata e con una vasta clientela, incompatibile con la minima offensività richiesta per il riconoscimento del fatto di lieve entità. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese.
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Spaccio e Fatto di Lieve Entità: Condanna per Droga in Lavanderia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di cocaina, negando l'applicazione del 'fatto di lieve entità'. Un uomo deteneva circa 52 grammi di cocaina, equivalenti a 56 dosi, nascosti in due lavanderie industriali. Insieme alla droga, sono stati trovati strumenti per il confezionamento e appunti con nomi e cifre. Secondo la Corte, questi elementi dimostrano una capacità organizzativa e una diffusione della droga a una clientela numerosa. Tali circostanze sono incompatibili con la qualifica di 'fatto di lieve entità', che richiede una minima offensività della condotta. La decisione sottolinea che non basta guardare solo alla quantità di droga, ma a tutto il contesto dell'azione criminale.
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Fatto di lieve entità: ricorso generico, condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del 'fatto di lieve entità' per un reato legato agli stupefacenti. La Corte ha stabilito che il ricorso era troppo generico e non si confrontava adeguatamente con le motivazioni della sentenza precedente. Di conseguenza, l'imputato non solo ha visto la sua condanna diventare definitiva, ma è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro. La decisione sottolinea l'importanza di presentare motivi di ricorso specifici e pertinenti.
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Spaccio: negato il ‘fatto di lieve entità’ per ricorso generico
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due imputati condannati per reati di droga. Essi chiedevano che il loro crimine fosse riconosciuto come un 'fatto di lieve entità', per ottenere una pena più bassa. I giudici hanno dichiarato i ricorsi inammissibili perché troppo generici. Gli imputati non avevano contestato in modo specifico le motivazioni della sentenza precedente. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e i due sono stati obbligati a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro.
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Fatto di lieve entità: ricorso generico, condanna confermata
Un imputato, condannato per un reato legato agli stupefacenti, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La sua difesa chiedeva di riconoscere il reato come un 'fatto di lieve entità', con una conseguente riduzione della pena. La Suprema Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto i motivi dell'appello troppo generici e non specificamente critici verso le argomentazioni della sentenza precedente. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Associazione per spaccio: la Cassazione conferma dure condanne
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati, confermando le loro condanne per aver creato una associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. L'accusa si basava su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, che delineavano una struttura organizzata per lo spaccio di cocaina, con ruoli definiti e una cassa comune. La Corte ha ritenuto che gli elementi provassero l'esistenza di un vincolo stabile e di un programma criminale duraturo, respingendo le tesi difensive che miravano a declassare i fatti a singoli episodi di spaccio o a contestare l'attendibilità delle prove. Le condanne sono così diventate definitive.
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Spaccio di lieve entità: No con 800g di hashish in valigia
La Corte di Cassazione ha escluso la configurabilità del reato di spaccio di lieve entità per un uomo sorpreso a trasportare oltre 800 grammi di hashish. La quantità della sostanza, da cui si potevano ricavare quasi 4000 dosi, è stata ritenuta di per sé sufficiente a dimostrare una significativa offensività della condotta. Inoltre, le modalità del trasporto, all'interno di un bagaglio in una grande stazione ferroviaria, sono state interpretate come un indizio di collegamento con circuiti criminali di livello superiore. La Corte ha quindi confermato che una valutazione complessiva degli elementi, in particolare il dato quantitativo, impedisce di qualificare il fatto come minore, confermando la condanna dell'imputato.
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Spaccio: bilancino e lame escludono il fatto di lieve entità
La Corte di Cassazione ha stabilito che per riconoscere un reato di spaccio come 'fatto di lieve entità' non basta guardare solo alla quantità di droga. Un uomo è stato condannato perché, oltre alla sostanza, possedeva un bilancino di precisione, materiale per il confezionamento e lame intrise di droga. Secondo i giudici, questi 'attrezzi del mestiere' dimostrano un'attività di spaccio stabile e organizzata, incompatibile con la qualifica di fatto di lieve entità. Di conseguenza, il suo ricorso è stato respinto e la condanna per spaccio ordinario è stata confermata.
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Fatto di lieve entità negato: 260 dosi di cocaina sono troppe
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato trovato in possesso di 50,05 grammi di cocaina, da cui si potevano ricavare 260 dosi. L'imputato chiedeva il riconoscimento del 'fatto di lieve entità', ma i giudici hanno stabilito che la quantità ingente della sostanza è un elemento così negativo da escludere automaticamente la minore gravità del reato. La Corte ha ritenuto questo 'dato ponderale' assorbente rispetto a ogni altra valutazione. Anche la richiesta di attenuanti generiche è stata negata a causa dei precedenti penali dell'imputato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese.
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Fatto di Lieve Entità: Negato con 1900 Dosi di Cocaina
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato condannato per spaccio. Nell'appartamento erano state trovate quasi 1900 dosi di cocaina e materiale per il confezionamento. L'imputato chiedeva il riconoscimento del 'fatto di lieve entità', ma i giudici hanno stabilito un principio chiaro: una quantità così ingente di stupefacente esclude automaticamente la possibilità di considerare il reato come minore. La Corte ha dichiarato che un solo elemento, come il dato quantitativo, se particolarmente grave, è sufficiente per negare qualsiasi sconto di pena legato alla lieve entità, confermando la condanna.
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Fatto di lieve entità: no sconti se lo spaccio è un business
Un imputato per spaccio di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo di riconoscere il 'fatto di lieve entità' per ottenere una pena più bassa. La Corte ha respinto la richiesta. I giudici hanno stabilito che la quantità della sostanza, le modalità di detenzione con occultamento sulla persona e l'inserimento in un giro d'affari non minimale erano elementi sufficienti per escludere la lieve entità. La vicenda non poteva essere considerata un episodio isolato o di minima gravità. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna e aggiungendo il pagamento di una sanzione.
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Spaccio con ‘stipendio’: non è un fatto di lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di cocaina a due persone, escludendo per una di esse l'ipotesi del 'fatto di lieve entità'. Sebbene le singole cessioni fossero di modesta quantità, l'attività era organizzata in modo professionale: consegne a domicilio, una clientela fidelizzata e persino un sostituto pagato con uno stipendio fisso di 1500 euro al mese. Secondo la Corte, questi elementi dimostrano una continuità e una redditività tali da impedire la qualificazione del reato come lieve. L'organizzazione imprenditoriale dello spaccio, anche su piccola scala, configura un reato grave. Anche il ricorso del secondo imputato, che negava il suo coinvolgimento, è stato respinto sulla base di prove come intercettazioni e tracciamenti GPS.
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Spaccio e fatto di lieve entità: no allo sconto se è professionale
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo spaccio di droga non può essere considerato un 'fatto di lieve entità' quando le circostanze indicano un'attività organizzata e non occasionale. Nel caso specifico, un uomo è stato trovato con cocaina sufficiente per 109 dosi, due bilancini, materiale per il confezionamento e oltre 1.100 euro in contanti. L'attività si svolgeva in una nota 'piazza di spaccio' collegata alla criminalità organizzata. La Corte ha ritenuto che questi elementi, valutati nel loro insieme, dimostrassero una professionalità e una pericolosità tali da escludere l'applicazione della pena più mite prevista per i casi di minore gravità, confermando la condanna.
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Detenzione per spaccio: 500 dosi non sono considerate uso personale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per detenzione per spaccio di un uomo trovato in possesso di una quantità di marijuana sufficiente per confezionare oltre 500 dosi. La sostanza era stata rinvenuta in parte nella sua abitazione e in parte sotto la sella del suo scooter. Secondo i giudici, la destinazione allo spaccio è provata da una serie di indizi convergenti: l'ingente quantitativo, le modalità di confezionamento, il ritrovamento in luoghi diversi e i precedenti specifici dell'imputato. La Corte ha inoltre escluso la possibilità di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità', proprio a causa dell'elevata potenzialità offensiva della condotta, dimostrata dal numero di dosi ricavabili.
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Confisca Denaro Stupefacenti: Soldi Restituiti se Manca la Prova
Un uomo, dopo un arresto per detenzione di stupefacenti, concorda una pena tramite patteggiamento. Il Tribunale, oltre alla pena, dispone la confisca di 810 euro trovati in suo possesso. La Corte di Cassazione ha però annullato questa decisione. Il principio sancito è che la confisca denaro stupefacenti, in un caso di 'lieve entità' e per sola detenzione, è illegittima se non viene provato un collegamento diretto tra il denaro e un'attività di spaccio. Non basta il semplice possesso di soldi per qualificarli come profitto del reato. Di conseguenza, il denaro è stato restituito, mentre la condanna è rimasta valida.
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Spaccio di lieve entità: No se l’attività è costante | Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che non si può parlare di spaccio di lieve entità quando l'attività, pur riguardando piccole quantità di droga, è continua e organizzata. Nel caso esaminato, un uomo è stato condannato per spaccio di cocaina. I giudici hanno negato l'ipotesi del fatto lieve non per la quantità di droga sequestrata (solo 6,6 grammi), ma perché l'imputato era costantemente disponibile a vendere a qualsiasi ora, dimostrando una notevole capacità operativa. La Corte ha quindi confermato la sua colpevolezza. Tuttavia, ha annullato la sentenza riguardo alla pena, ordinando un nuovo calcolo basato su una legge più favorevole introdotta dalla Corte Costituzionale, che ha abbassato la pena minima per questo reato.
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Spaccio di lieve entità: sì anche se l’attività è organizzata
Un uomo viene condannato per detenzione di marijuana e hashish ai fini di spaccio. La Corte d'Appello nega la qualifica di spaccio di lieve entità, ritenendo l'attività organizzata e abituale. La Corte di Cassazione, però, annulla la sentenza. Stabilisce un principio fondamentale: un'attività di spaccio continuativa e con un minimo di organizzazione non esclude automaticamente che il fatto sia di lieve entità. Il giudice deve sempre effettuare una valutazione complessiva di tutti gli elementi (quantità, mezzi, modalità), senza fermarsi a un singolo aspetto. In questo caso, la quantità di droga e il denaro trovato non erano tali da giustificare l'esclusione dell'ipotesi più lieve. La causa torna quindi in Appello per un nuovo esame.
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Detenzione per spaccio: reddito basso e droga non sono uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione per spaccio a carico di una donna. L'imputata sosteneva che la droga fosse per uso personale, giustificando l'acquisto massiccio con un grave stato di prostrazione psicologica. I giudici hanno respinto questa tesi. La decisione si è basata su prove concrete che escludevano l'uso personale: la notevole quantità di principio attivo, le modalità di confezionamento in dosi, il ritrovamento di strumenti per pesare e impacchettare, e la sproporzione tra il costo della droga e il reddito di disoccupazione della donna. Questi elementi, nel loro insieme, dimostravano in modo inequivocabile l'intenzione di spacciare.
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Droga Parlata: Condanna valida con prova da intercettazioni
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi imputati condannati per traffico di stupefacenti. Le condanne si basavano in gran parte sulla cosiddetta 'droga parlata', ovvero su una solida prova da intercettazioni telefoniche e ambientali, senza un sequestro diretto della sostanza. Gli imputati sostenevano che le conversazioni fossero state male interpretate. La Corte ha rigettato quasi tutti i ricorsi, confermando che le intercettazioni, se logicamente interpretate insieme ad altri indizi (come la disponibilità di ingenti somme di denaro), sono sufficienti a provare il reato. Ha stabilito che la mancanza di un dato quantitativo certo non obbliga a qualificare il fatto come di lieve entità. Solo per un imputato la sentenza è stata annullata, ma unicamente per rivalutare la concessione delle attenuanti generiche.
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