Fatto di lieve entità: la quantità di droga può essere decisiva
Nel diritto penale in materia di stupefacenti, la distinzione tra spaccio e fatto di lieve entità è cruciale, poiché determina una differenza abissale nel trattamento sanzionatorio. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 24509/2024) torna su questo tema, chiarendo come il solo dato quantitativo della sostanza, se particolarmente significativo, possa essere sufficiente a escludere l’applicazione della più favorevole ipotesi di reato. Analizziamo insieme la decisione per comprenderne la portata.
I Fatti del Caso
Il caso trae origine dal ricorso di un uomo avverso una sentenza della Corte d’Appello che aveva confermato la sua condanna per detenzione di sostanze stupefacenti. L’imputato chiedeva il riconoscimento dell’ipotesi del fatto di lieve entità, prevista dall’articolo 73, comma 5, del Testo Unico sugli stupefacenti (D.P.R. 309/90).
L’elemento centrale della vicenda era la quantità di droga sequestrata: oltre 100 grammi di hashish, che, secondo la consulenza tossicologica, contenevano un principio attivo tale da poter confezionare ben 495 dosi. A queste si aggiungevano ulteriori 20 dosi ricavabili da una quantità di marijuana anch’essa rinvenuta.
La Decisione della Corte di Cassazione e la Valutazione Complessiva
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e, quindi, inammissibile. I giudici hanno ritenuto che il ricorrente non si fosse confrontato adeguatamente con la motivazione logica, congrua e corretta della Corte d’Appello. Quest’ultima aveva negato la lieve entità del fatto proprio sulla base del dato quantitativo e qualitativo della sostanza, considerandolo un indicatore inequivocabile della capacità dell’imputato di diffondere stupefacenti in modo non episodico od occasionale.
La Cassazione ha ribadito il principio, consolidato anche dalle Sezioni Unite, secondo cui la fattispecie del fatto di lieve entità può essere riconosciuta solo in ipotesi di minima offensività penale della condotta. Tale valutazione deve essere complessiva e tenere conto di tutti i parametri indicati dalla norma: mezzi, modalità, circostanze dell’azione, nonché la quantità e qualità delle sostanze.
Le Motivazioni: Perché la Quantità è Decisiva?
Il cuore della motivazione risiede nell’affermazione che, sebbene la valutazione debba essere globale, uno solo degli indici previsti dalla legge può risultare talmente negativo da essere ‘assorbente’ e decisivo, rendendo irrilevante ogni altra considerazione. Nel caso di specie, il dato quantitativo è stato ritenuto autoevidente e ampiamente idoneo a dimostrare, di per sé stesso, una notevole capacità di diffusione dello stupefacente.
La possibilità di ricavare quasi 500 dosi è un elemento che, secondo la Corte, proietta l’attività illecita ben al di fuori del perimetro della ‘lieve entità’. Questa capacità offensiva concreta, desumibile dal numero di dosi potenzialmente commercializzabili, è incompatibile con una condotta di minima gravità. La Corte ha infatti sottolineato come questo dato dimostri un’attitudine a rivolgersi a un cospicuo e variegato numero di consumatori, delineando un’operatività che non può essere definita marginale.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza
L’ordinanza in esame consolida un orientamento giurisprudenziale rigoroso. L’implicazione pratica è chiara: per sperare nel riconoscimento del fatto di lieve entità, non è sufficiente che alcuni parametri (come l’assenza di precedenti penali o modalità di spaccio non elaborate) siano favorevoli. Se uno degli elementi, in particolare la quantità di sostanza e il numero di dosi ricavabili, è di per sé indice di una significativa pericolosità sociale e di una spiccata capacità di offendere il bene giuridico tutelato (la salute pubblica), questo basterà a escludere l’applicazione della norma di favore. La decisione serve da monito: la valutazione della lieve entità non è una somma algebrica di elementi positivi e negativi, ma un giudizio complessivo in cui un singolo fattore di particolare gravità può avere un peso preponderante e decisivo.
Quando un reato di spaccio può essere considerato un fatto di lieve entità?
Un reato di spaccio viene considerato di lieve entità quando la condotta presenta una minima offensività penale. La valutazione viene fatta dal giudice considerando complessivamente i mezzi, le modalità e le circostanze dell’azione, insieme alla quantità e qualità della sostanza stupefacente.
La sola quantità di droga è sufficiente per escludere il fatto di lieve entità?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, anche un solo indice, come un dato quantitativo particolarmente elevato (in questo caso, quasi 500 dosi ricavabili), può essere ritenuto ‘negativamente assorbente’, cioè così grave da risultare da solo sufficiente a escludere l’ipotesi del fatto di lieve entità, rendendo irrilevanti altre considerazioni.
Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso in Cassazione?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, la Corte di Cassazione lo respinge senza esaminarne il merito, perché lo ritiene privo dei requisiti di legge (ad esempio, perché manifestamente infondato). Di conseguenza, la sentenza impugnata diventa definitiva e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.