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Estinzione Del Giudizio

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3904 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: salve le polizze vita
Un'associazione creditrice ha pignorato le somme di una polizza assicurativa contratta dalla debitrice. Il Tribunale ha dichiarato tali somme impignorabili ai sensi dell'articolo 1923 del codice civile, ordinando la restituzione di quanto già incassato. Il creditore ha proposto ricorso in Cassazione ma ha successivamente depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza pronunciare condanna alle spese, non avendo le altre parti svolto attività difensiva.
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Definizione agevolata: stop alle liti fiscali senza raddoppio tasse
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza favorevole a una società in merito al recupero di imposte per costi di consulenza ritenuti indeducibili. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 119 del 2018, pagando la prima rata. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione del giudizio entro il termine di legge del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate e la società non deve pagare il raddoppio del contributo unificato.
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Accertamento IRPEF per indennità di trasferta: la resa del lavoratore
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento IRPEF per indennità di trasferta fittizia nei confronti di un socio lavoratore di una cooperativa. L'amministrazione ha scoperto che l'ente erogava compensi per lavoro straordinario mascherandoli da rimborsi trasferta, esenti da tassazione. Il contribuente ha impugnato l'atto nei vari gradi di giudizio. Giunto davanti alla Corte di Cassazione, il lavoratore ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha disposto la compensazione delle spese di lite tra le parti, rendendo definitivo il recupero fiscale.
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Rinuncia al ricorso: stop alla lite sulle finte trasferte
Un socio lavoratore di una cooperativa ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF relativo all'anno 2010. L'Agenzia delle Entrate contestava l'erogazione di somme qualificate come indennità di trasferta, le quali in realtà dissimulavano ore di lavoro straordinario non tassate. Dopo le decisioni sfavorevoli nei primi due gradi di giudizio, il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, lo stesso contribuente ha presentato formale rinuncia al ricorso tramite posta elettronica certificata. La Corte di Cassazione ha preso atto della dichiarazione e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti in virtù della particolarità della fattispecie concreta.
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Finanziamento soci o ricavi in nero? La Cassazione decide
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'azienda un presunto finanziamento soci di oltre 300.000 euro, ritenendolo un ricavo non contabilizzato per mancanza di prove sulla reale provenienza dei fondi. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all'azienda, ritenendo provata la provenienza del denaro dai prelievi bancari del padre dei soci. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che la semplice disponibilità economica o i prelievi di un terzo non bastano a dimostrare l'effettività del finanziamento soci. Grava sul contribuente l'onere di fornire prove precise e concordanti del reale versamento nelle casse sociali. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Termine lungo per l’impugnazione: ricorso tardivo e fisco salvo
Il Contribuente impugnava due avvisi di accertamento per IRPEF e IRAP. Nel corso del giudizio di Cassazione, il Contribuente aderiva alla definizione agevolata per la sola controversia IRAP, estinguendo il relativo giudizio. Per la controversia IRPEF, invece, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Infatti, il ricorso è stato notificato oltre il termine lungo per l'impugnazione di sei mesi dal deposito della sentenza, previsto dall'art. 327 c.p.c. La Corte ha chiarito che la riunione delle cause non fa venir meno la loro autonomia: l'estinzione di una lite non sana la tardività del ricorso per l'altra. Il Contribuente perde la causa IRPEF e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Estinzione del giudizio tributario: il silenzio chiude la lite
Un socio di una s.r.l. ha impugnato un avviso di accertamento per imposte sui redditi di capitale. In Cassazione, il contribuente ha ottenuto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata. Tuttavia, alla scadenza del periodo di sospensione, nessuna delle parti ha riassunto la causa nei termini di legge. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al raddoppio delle tasse
Un cittadino straniero ha proposto ricorso in Cassazione contro il diniego della protezione internazionale. Successivamente, ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione firmato insieme al difensore. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha affrontato la questione del raddoppio del contributo unificato. I giudici hanno stabilito che tale sanzione pecuniaria non si applica in caso di rinuncia volontaria, poiché la norma punitiva è di stretta interpretazione e riguarda solo il rigetto, l'inammissibilità o l'improcedibilità del ricorso.
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Estinzione del giudizio tributario: quando il silenzio costa caro
Una società contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per omesso versamento IVA. Durante il ricorso in Cassazione, la società ha ottenuto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie. Tuttavia, scaduto il periodo di sospensione, nessuna delle parti ha provveduto a riattivare la causa nei termini di legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, disponendo che le spese del processo restino a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: l’inattività salva l’atto
La Contribuente, socia di una società a responsabilità limitata, impugnava un avviso di accertamento per imposte dirette relativo a un maggior reddito da capitale non dichiarato. Dopo aver ottenuto la sospensione del processo per la definizione agevolata della controversia, nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione nei termini stabiliti dalla legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: il silenzio batte il Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione contro i Soci della Società Cessata per contestare l'annullamento di un avviso di accertamento IVA. Durante il processo, i contribuenti hanno chiesto la sospensione del giudizio per aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti. La Corte ha concesso la sospensione. Tuttavia, scaduto il termine di sospensione, nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa nei tempi previsti dalla legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Questo provvedimento chiude definitivamente la controversia, lasciando le spese di giustizia a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: se nessuno riassume la causa il fisco perde
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro una società per un avviso di accertamento relativo a imposte dirette e IVA. La società ha richiesto e ottenuto la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata delle controversie tributarie. Tuttavia, una volta terminato il periodo di sospensione, nessuna delle parti ha provveduto a riattivare la causa nei termini stabiliti dalla legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, stabilendo che le spese processuali restano a carico della parte che le ha anticipate.
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Fisco e verbali: valida la motivazione per relationem
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento a una società e ai suoi soci basandosi sul verbale della Guardia di Finanza. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato gli atti per difetto di motivazione, ritenendo necessaria un'autonoma valutazione dell'ufficio. La Cassazione ha invece chiarito che la motivazione per relationem, ovvero il rinvio al verbale allegato o noto al contribuente, è pienamente legittima ed evita inutili ripetizioni di scrittura. Per la società e un socio il giudizio si è estinto grazie alla definizione agevolata della lite, mentre per l'altro socio la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Inquadramento superiore: la rinuncia del datore premia il lavoratore
Il Lavoratore, inquadrato come operaio specializzato di quarto livello, ha richiesto il riconoscimento dell'inquadramento superiore al livello 3B e la condanna del datore di lavoro al pagamento delle differenze retributive. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, accertando il possesso dei requisiti contrattuali. La Fondazione datrice di lavoro ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza di discussione, la Fondazione ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dal Lavoratore con compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la sentenza d'appello favorevole al Lavoratore diventa definitiva, confermando il suo diritto alla qualifica superiore e ai relativi arretrati.
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Rinuncia al ricorso: stop alla lite tra debitore e banca
Una società debitrice ha impugnato l'aggiudicazione di un proprio immobile pignorato, contestando la stima del bene e lamentando la violazione di un accordo transattivo con la banca creditrice. Dopo il rigetto del Tribunale, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, la ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso, regolarmente accettata dall'istituto di credito. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio senza esaminare il merito della controversia e senza disporre alcuna condanna al pagamento delle spese di lite.
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Definizione agevolata: la società vince contro il fisco silente
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento per IRES emesso contro una società assicurativa. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, pagando la somma dovuta. Poiché l'ufficio finanziario non ha opposto alcun diniego nei termini di legge e nessuna delle parti ha chiesto la prosecuzione della causa, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta definizione agevolata, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle liti: stop alla cartella del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento da oltre 141.000 euro contro una società per omessi versamenti IVA e IRES. La società ha impugnato l'atto contestando la carenza di motivazione, l'omessa notifica dell'avviso bonario e la mancata indicazione del responsabile del procedimento. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la società ha aderito alla definizione agevolata delle liti ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando quanto dovuto tramite modello F24. Poiché è decorso il termine di legge senza richieste di trattazione, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese tra le parti.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra fisco e contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro un dipendente d'albergo, contestando redditi non dichiarati derivanti da mance, locazioni e un'attività di servizi. Dopo alterne decisioni nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Durante il processo, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata (la cosiddetta pace fiscale) e ha pagato le prime rate previste dalla legge. La Corte di Cassazione ha preso atto del pagamento e della mancanza di obiezioni da parte del fisco. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio. La causa si chiude così definitivamente senza vincitori né vinti, e ognuno paga le proprie spese legali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite chiusa senza spese
Il Ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione contro la Provincia e il Comune, impugnando una precedente sentenza d'appello. La Suprema Corte ha rilevato che la rinuncia, firmata dalla parte e dal difensore, è un atto unilaterale recettizio che estingue il processo senza necessità di accettazione delle controparti. Poiché i difensori delle controparti hanno apposto il visto di adesione alla rinuncia, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza alcuna condanna alle spese processuali. La decisione conferma che la rinuncia al ricorso per cassazione determina il passaggio in giudicato della sentenza impugnata e la fine del contenzioso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo che spegne la lite
Una società di servizi pubblici ha proposto ricorso in Cassazione contro un cittadino. Prima che la Corte decidesse sulla controversia, l'azienda ha depositato un atto formale di rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente sottoscritto dal proprio difensore. Il cittadino ha accettato tale rinuncia tramite il proprio avvocato, concordando anche la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo bilaterale e della volontà concorde delle parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, il processo si è concluso senza una decisione sul merito della vicenda e ciascuna parte sosterrà le proprie spese di difesa, ponendo fine alla vertenza in modo consensuale.
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