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Estinzione Del Giudizio

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3904 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso: dazi doganali estinti con accordo estero
Un esportatore ha impugnato una cartella di pagamento per IVA e dazi doganali legata all'esportazione di perle in Austria. Dopo la conferma della pretesa nei primi gradi di giudizio, il contribuente ha raggiunto un accordo transattivo con le autorità doganali austriache, saldando il debito. Di conseguenza, ha presentato formale rinuncia al ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, non avendo più interesse alla prosecuzione della causa. La Suprema Corte ha preso atto della volontà del contribuente e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Multa per eccesso di velocità: l’accordo ferma il processo
Un automobilista ha impugnato cinque verbali per una multa per eccesso di velocità rilevata tramite un dispositivo elettronico. Il Giudice di Pace ha inizialmente accolto l'opposizione, ma il Tribunale ha ribaltato la decisione, ritenendo legittimo il posizionamento dell'apparecchio poiché l'incrocio segnalato era in realtà una strada privata. L'automobilista ha proposto ricorso in Cassazione contestando la visibilità del dispositivo e la qualificazione della strada. Tuttavia, prima della decisione finale, il ricorrente ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dal Comune resistente. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Multa per eccesso di velocità: la rinuncia estingue il giudizio
Un'automobilista ha impugnato sei verbali per una multa per eccesso di velocità rilevata tramite autovelox su una strada provinciale. L'automobilista contestava la distanza del dispositivo dal segnale di limite di velocità e la presenza di un'intersezione con una via privata. Dopo alterne decisioni nei primi due gradi di giudizio, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima della decisione di merito, l'automobilista ha presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dal Comune con accordo per la compensazione delle spese. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio di legittimità, senza alcuna condanna alle spese o al versamento del raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop al redditometro in Cassazione
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento a carico del Contribuente, presumendo un reddito maggiore per l'anno 2008 tramite redditometro, basandosi sul possesso di auto, un immobile e un mutuo. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, Il Contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, Il Contribuente ha aderito alla definizione agevolata della pendenza tributaria, pagando integralmente quanto dovuto. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, compensando le spese tra le parti.
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Definizione agevolata: la sanatoria che azzera la lite fiscale
Una società riceve un avviso di accertamento dal Comune per il pagamento della tassa rifiuti (TARSU) relativa agli anni dal 2005 al 2007. Durante la causa in Cassazione, la società decide di aderire alla definizione agevolata dei debiti esattoriali, presentando la documentazione dei pagamenti effettuati. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. L'adesione alla definizione agevolata comporta infatti la rinuncia implicita al ricorso. Le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate, e non è dovuto alcun raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione non equivale a un rigetto del ricorso.
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Definizione agevolata: si estingue la causa TARI senza sanzioni
Un contribuente ha impugnato l'avviso di pagamento della TARI contestando la mancata raccolta dei rifiuti nella propria zona. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, il contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. Nel frattempo, ha aderito alla definizione agevolata con l'Agenzia delle Entrate-Riscossione, pagando l'intero debito. Avendo estinto il debito, il contribuente ha rinunciato al ricorso per cessato interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, stabilendo che in questo caso non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché la rinuncia non equivale a un rigetto o a una dichiarazione di inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite con la banca
Una società ha impugnato la decisione d'appello che respingeva le sue domande di nullità di un conto corrente e di tre mutui contro una banca, per mancato assolvimento dell'onere della prova e prescrizione dei diritti restitutori. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla banca. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: nessun raddoppio delle tasse
Un cittadino straniero impugna il diniego della protezione internazionale. Successivamente, a causa di un vizio della procura alle liti, il ricorrente presenta formale rinuncia al ricorso per cassazione, sottoscritta anche dal difensore. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio. Il nodo centrale riguarda l'applicazione del raddoppio del contributo unificato, la tassa dovuta per i ricorsi respinti. La Suprema Corte stabilisce che la rinuncia al ricorso per cassazione non comporta l'obbligo di versare il doppio contributo. Questa misura ha infatti natura eccezionale e sanzionatoria, applicandosi solo nei casi tipici di rigetto, inammissibilità o improcedibilità, senza possibilità di estensione analogica.
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Definizione agevolata delle liti fiscali: pace dopo lo scontro
Una nota società ha impugnato la sanzione per la tardiva registrazione di un contratto di sublocazione pluriennale. L'Agenzia delle Entrate pretendeva il calcolo sull'intero contratto, mentre la contribuente sosteneva la correttezza del calcolo sulla prima annualità. Nelle more del giudizio di Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata delle liti fiscali ai sensi del d.l. 119/2018, pagando l'importo ridotto. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione del giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: estinta la lite fiscale senza sanzioni
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione favorevole a una Contribuente in merito a sanzioni per dichiarazione infedele. Durante il giudizio di Cassazione, la Contribuente ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Poiché nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, le spese del processo rimangono a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il pagamento del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata: l’accordo che cancella la lite col fisco
Un'azienda ha impugnato la rettifica del valore di avviamento operata dal fisco in seguito all'acquisto di un ramo d'azienda. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, l'azienda ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie, pagando l'importo dovuto in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione ha preso atto del regolare pagamento e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alle feste in piscina
Un condomino impugna la delibera condominiale che autorizza eventi musicali in piscina. La Corte d'Appello dichiara nulla la delibera. Il Condominio propone ricorso in Cassazione, ma prima dell'udienza deposita formale rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dal condomino con accordo sulle spese. La Suprema Corte dichiara estinto il giudizio per intervenuta rinuncia. Di conseguenza, non si applica il raddoppio del contributo unificato, previsto solo per i casi di rigetto o inammissibilità. Vince il condomino, in quanto la sentenza d'appello che dichiarava nulla la delibera diventa definitiva.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: l’accordo spegne la lite
Un condomino impugna la delibera del proprio condominio riguardante alcune spese e la nomina dell'amministratore. Dopo la sentenza d'appello, il condomino propone ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti raggiungono un accordo amichevole per risolvere la lite. Di conseguenza, il difensore del condomino deposita un atto di rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte prende atto dell'accordo e dichiara l'estinzione del giudizio. Non viene disposta alcuna condanna alle spese poiché il condominio non si è costituito, e non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle tasse doppie
Nel corso di una controversia sulla comunione di un bene, La Ricorrente ha presentato formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione. La Controricorrente ha accettato la rinuncia, concordando sulla compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha stabilito che, in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione economica colpisce solo i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità. Trattandosi di una norma eccezionale e punitiva, essa non può essere estesa per analogia alla rinuncia volontaria, che chiude pacificamente la lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si estingue la multa da milioni
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva sanzionato una società con oltre otto milioni di euro per un'intesa restrittiva della concorrenza in una gara d'appalto. Dopo alterne vicende tra TAR e Consiglio di Stato, quest'ultimo ha revocato la propria decisione favorevole all'Autorità. Di conseguenza, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, venendo meno l'oggetto della contesa. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione integrale delle spese processuali tra le parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato, applicabile solo in caso di rigetto o inammissibilità.
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Estinzione del giudizio: l’errore formale che cancella i diritti
I Lavoratori hanno impugnato il licenziamento collettivo avviando la procedura speciale del rito Fornero. A causa della mancata comunicazione della data d'udienza da parte della cancelleria, nessuna delle parti si è presentata. Il giudice ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio. Invece di proporre reclamo, i difensori dei lavoratori hanno chiesto la rimessione in termini, ottenendo inizialmente una decisione favorevole nel merito. La Corte d'Appello prima, e la Corte di Cassazione poi, hanno ribaltato l'esito. La Suprema Corte ha stabilito che contro l'ordinanza che dichiara l'estinzione del giudizio l'unico rimedio possibile è il reclamo formale. Di conseguenza, l'omessa impugnazione ha reso definitiva l'estinzione, precludendo l'esame dei licenziamenti. I lavoratori hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra fisco e impresa
Un'impresa ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'IRES. Durante il giudizio in Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata dei carichi affidati all'agente della riscossione, pagando interamente le somme dovute. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il buon esito della procedura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, poiché il debito tributario è stato interamente estinto tramite la sanatoria fiscale. Le spese del giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata della lite: stop alla causa per frode IVA
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un contribuente l'indebita detrazione IVA per acquisti di autoveicoli tramite operazioni soggettivamente inesistenti e società cartiere, procedendo a un accertamento induttivo. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata della lite ai sensi del Decreto Legge 119/2018, provvedendo al pagamento degli importi dovuti. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione del giudizio entro i termini di legge, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere, compensando le spese legali tra le parti.
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Definizione agevolata delle liti: salva la socia, non i soci
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione del giudice d'appello che aveva dichiarato estinto l'intero processo tributario contro una società di persone e i suoi soci. L'estinzione era stata pronunciata a seguito della definizione agevolata delle liti richiesta da una sola socia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la sanatoria di un singolo socio non estingue la controversia per gli altri soggetti coinvolti. Di conseguenza, la causa per il recupero di IVA, IRAP e IRPEF nei confronti della società e dell'altro socio deve proseguire davanti alla Commissione Tributaria Regionale.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: stop al processo
Una società di vendita carburanti impugnava una cartella di pagamento emessa dall'Agenzia delle Entrate per il recupero di crediti d'imposta relativi all'anno 2007. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha presentato istanza di estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. La contribuente ha infatti aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, pagando integralmente la somma richiesta di circa 140.000 euro. Anche l'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare perfezionamento della procedura e ha chiesto l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il processo per cessazione della materia del contendere, disponendo che le spese di giudizio restino a carico di chi le ha anticipate.
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