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Estinzione Del Giudizio

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3904 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Definizione agevolata: il silenzio del Fisco estingue la lite
Una società immobiliare impugnava gli avvisi di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate contestava l'occultamento di ricavi derivanti dalla vendita di immobili. Durante la causa in Cassazione, la società presentava domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Poiché l'Amministrazione finanziaria non notificava alcun provvedimento di diniego entro i termini di legge e nessuna delle parti richiedeva la prosecuzione del giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese del giudizio sono state poste a carico di chi le ha anticipate, senza l'applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite senza spese
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per tasse non pagate. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, il Contribuente ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. L'Amministrazione Finanziaria ha accettato questa rinuncia, concordando di dividere le spese legali. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio. Grazie a questo accordo, le parti non hanno dovuto pagare ulteriori sanzioni o tasse giudiziarie aggiuntive.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo salva-spese col Fisco
Un contribuente impugnava un avviso di accertamento per imposte dirette. Dopo alterne vicende giudiziarie, il contribuente proponeva formale rinuncia al ricorso per cassazione. L'Amministrazione Finanziaria accettava tale rinuncia, concordando sulla compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, escludendo la condanna alle spese e il pagamento del raddoppio del contributo unificato, non essendoci stata una pronuncia sul merito della controversia.
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Definizione agevolata tributaria: lite estinta dopo il pagamento
L'Amministrazione Finanziaria ha presentato ricorso in Cassazione per fare valere un avviso di accertamento relativo ad imposte dirette e IVA contro una società commerciale. Nel corso del giudizio, la società contribuente ha scelto di aderire alla definizione agevolata tributaria prevista dalla legge sulla pace fiscale. La società ha inviato la richiesta telematicamente, eseguito il versamento dell'unica rata dovuta tramite modello F24 e notificato la documentazione completa all'ufficio fiscale a mezzo PEC. A fronte della dimostrazione dell'avvenuto pagamento e in assenza di obiezioni da parte dell'Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha dichiarato la totale estinzione del processo. Le spese di lite sono rimaste a carico delle parti che le avevano anticipate.
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Liti fiscali: la definizione agevolata estingue la causa
L'Agenzia delle Entrate ha notificato quattrodici atti impositivi a una società e ai suoi soci per utili non dichiarati e fatture per operazioni inesistenti. Dopo le decisioni sfavorevoli nei primi gradi di giudizio, i contribuenti hanno proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza della causa, la società e alcuni soci hanno scelto di accedere alla definizione agevolata per estinguere gran parte del debito fiscale. I restanti soci hanno rinunciato formalmente agli atti della causa. La Suprema Corte ha preso atto della scelta delle parti, dichiarando l'estinzione del processo e la compensazione integrale delle spese legali, escludendo inoltre l'obbligo del raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso e fine del processo senza spese
Un gruppo di eredi ha impugnato in Cassazione una sentenza emessa dalla Corte d'Appello. Prima dello svolgimento dell'udienza, la parte ricorsale ha deciso di depositare un atto di rinuncia al ricorso per abbandonare la lite. Le parti controinteressate, pur avendo ricevuto la notifica degli atti, sono rimaste intimate e non hanno svolto alcuna attività di difesa. Il Pubblico Ministero ha richiesto l'estinzione del procedimento. La Corte di Cassazione ha verificato la regolarità formale dell'atto di rinuncia e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Poiché le parti intimate non hanno sostenuto spese difensive, i giudici non hanno applicato alcuna condanna per i costi di causa.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: effetti su spese e giudizio
Due amministratori di un istituto bancario hanno subito sanzioni pecuniarie dall'Autorità di Vigilanza per presunte irregolarità nella gestione del credito e nei controlli interni. Dopo la conferma dei provvedimenti in secondo grado, gli amministratori hanno proposto impugnazione davanti alla Suprema Corte. Nel corso del giudizio, i ricorrenti hanno notificato un atto formale di Rinuncia al ricorso in Cassazione, regolarmente accettato dalla controparte. La Corte ha constatato il rispetto dei requisiti di legge e ha dichiarato l'estinzione del processo. Contestualmente, i giudici hanno liquidato le spese di lite secondo gli accordi intervenuti tra le parti ed hanno escluso il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una misura applicabile solo nei casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rottamazione dei debiti ed estinzione del processo: la sentenza
Un ente ecclesiastico ha impugnato le pretese dell'ente previdenziale relative a presunti contributi omessi notificati tramite cartelle esattoriali. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, il debitore ha presentato richiesta per la rottamazione dei debiti ed estinzione del processo, impegnandosi a rinunciare alla lite e rateizzando il debito residuo. I giudici della Suprema Corte hanno rilevato la validità della procedura di definizione agevolata e hanno dichiarato estinto il processo per legge. La decisione ha chiarito che la sanatoria assorbe integralmente le spese di lite, evitando a entrambe le parti ulteriori costi legali e la condanna alle spese del giudizio.
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Definizione agevolata: il Fisco recede e la lite si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione la sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale annullava due avvisi di accertamento IRPEF a carico di un cittadino. Durante lo svolgimento del giudizio, Il Contribuente ha presentato istanza di adesione alla definizione agevolata prevista dalla normativa speciale, provvedendo al saldo completo di quanto dovuto entro le scadenze legali. In assenza di nuove istanze di prosecuzione della causa entro i termini stabiliti, la Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della sanatoria ed ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese legali sono rimaste interamente a carico della parte che le ha anticipate.
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Definizione agevolata a rate: stop all’estinzione della causa
Un'azienda del settore energetico ha impugnato l'avviso di pagamento dell'Agenzia delle Dogane per il mancato versamento di acconti sull'accisa del gas naturale. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha richiesto la definizione agevolata del debito, ottenendo un piano di rateizzazione in dieci rate. Al momento della decisione, il contribuente aveva saldato sei delle dieci rate previste e chiedeva l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sola adesione alla definizione agevolata con pagamento rateale in corso non permette di estinguere la causa. Per chiudere il processo occorre il saldo totale dell'importo dovuto. Di conseguenza, i giudici hanno rinviato la causa a nuovo ruolo per attendere il completamento di tutti i pagamenti.
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Definizione agevolata: il Fisco si ferma e la lite si cancella
Il Contribuente impugnava tre avvisi di accertamento sintetico emessi dall'Agenzia delle Entrate per incongruenza tra il reddito dichiarato e il possesso di immobili e auto. Dopo i rigetti nei primi gradi di giudizio, il Contribuente proponeva ricorso in Cassazione. Nel corso del giudizio, il Contribuente presentava istanza di definizione agevolata ai sensi del D.L. 193/2016, provvedendo all'integrale pagamento del dovuto. L'Agenzia delle Entrate non sollevava obiezioni. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Cessata materia del contendere: la sanatoria che spegne il Fisco
Il Contribuente impugnava due avvisi di accertamento sintetico basati sul tenore di vita. Durante il giudizio di Cassazione, il cittadino presentava istanza di definizione agevolata, dimostrando il pagamento integrale di quanto dovuto. L'Amministrazione Finanziaria non sollevava obiezioni. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessata materia del contendere, disponendo l'estinzione del processo e compensando le spese di lite tra le parti.
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Definizione agevolata: stop alle liti con l’INPS
Un'azienda ha impugnato una cartella esattoriale dell'INPS relativa a contributi previdenziali non versati. Durante il giudizio di Cassazione, l'azienda ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando integralmente il debito a rate. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere e l'estinzione del giudizio, compensando le spese di lite tra le parti, poiché l'avvenuto pagamento estingue ogni pretesa originaria.
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Definizione agevolata dei debiti contributivi: stop alle spese
Il Contribuente ha proposto opposizione contro un'intimazione di pagamento dell'Agente della Riscossione per omissioni contributive INPS. Durante il processo, il debitore ha aderito alla definizione agevolata dei debiti contributivi, pagando interamente il debito rateizzato. La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, stabilendo che il pagamento integrale estingue la controversia e assorbe anche le spese del giudizio pendente, senza ulteriori costi per le parti.
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Definizione agevolata: ammessa anche sulla cartella prescritta
Il caso riguarda un contribuente che ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall'amministrazione finanziaria dopo l'estinzione di un precedente processo non riassunto nei termini. Durante la causa, il contribuente ha richiesto la definizione agevolata della lite pendente. L'Ufficio Tributario ha rifiutato la richiesta, sostenendo che la cartella fosse un semplice atto di riscossione e non un atto impositivo, escludendola così dalla sanatoria. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la cartella di pagamento è definibile tramite definizione agevolata quando la contestazione riguarda la prescrizione del credito d'imposta e non semplici vizi formali. Di conseguenza, i giudici hanno annullato il diniego e dichiarato estinto il processo.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al doppio contributo
Un contribuente impugna un accertamento fiscale per IRPEF. Durante il giudizio di legittimità, il contribuente aderisce alla definizione agevolata delle pendenze tributarie, pagando il dovuto ed effettuando la formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. I giudici chiariscono che la rinuncia al ricorso per cassazione non richiede l'accettazione dell'Agenzia delle Entrate per essere efficace. Inoltre, la Corte esclude l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione, e non in caso di rinuncia spontanea, trattandosi di una norma eccezionale non estensibile analogicamente. Le spese di giudizio vengono compensate tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne lo scontro
Una stazione appaltante pubblica si opponeva al decreto ingiuntivo ottenuto da un'impresa per il pagamento del terzo stato di avanzamento lavori (SAL), contestando l'effettiva esecuzione delle opere dopo la sospensione del cantiere per cause naturali. La Corte d'Appello riteneva il SAL un atto pubblico facente piena prova. La stazione appaltante proponeva ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione di merito, le parti hanno depositato un atto di rinuncia e accettazione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per intervenuta rinuncia al ricorso per cassazione, con compensazione delle spese di giudizio.
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Rinuncia al ricorso: l’ente pubblico cede e gli eredi vincono
Un proprietario terriero chiedeva il risarcimento dei danni a un'Unione Montana per la revoca di fondi europei destinati all'arboricoltura. Il Tribunale e la Corte d'Appello accoglievano la domanda risarcitoria. L'Unione Montana proponeva quindi ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, l'ente pubblico ha depositato un atto di rinuncia al ricorso, accettato dagli eredi del proprietario terriero nel frattempo deceduto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese di lite.
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Definizione agevolata: si estingue la lite da 400mila euro
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di produzione di energia elettrica un credito d'imposta Ires legato all'agevolazione "Tremonti ambiente" per l'acquisto di impianti fotovoltaici, emettendo una cartella di pagamento. Dopo che i giudici di merito hanno dato ragione alla società, l'amministrazione finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, provvedendo al pagamento di quanto dovuto in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione ha preso atto del regolare adempimento e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Danni da scavo: l’estinzione del giudizio cancella il risarcimento
Il Proprietario di un immobile ha chiesto il risarcimento dei danni causati da lavori di scavo per un depuratore comunale. Il giudice ha ordinato la chiamata in causa della Società Esecutrice dei lavori. A causa di un errore nella citazione del terzo, la causa è stata cancellata dal ruolo. Il Proprietario ha riassunto il processo escludendo la Società Esecutrice. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata riassunzione nei confronti del terzo chiamato per ordine del giudice determina l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza d'appello che aveva condannato il Comune e l'impresa appaltatrice, confermando che il processo si era estinto già in primo grado per inattività del Proprietario.
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