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Estinzione Del Giudizio

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3904 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Definizione agevolata: Fisco e impresa chiudono la lite
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento per rettifiche IRES e IRAP a una società commerciale. La contribuente ha impugnato l'atto e ha ottenuto vittoria sia in primo che in secondo grado. L'amministrazione finanziaria ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Nelle more del procedimento di legittimità, la società ha presentato domanda per la definizione agevolata della lite fiscale e ha versato per intero la somma dovuta. Il Fisco ha confermato il pagamento senza opporre dinieghi e nessuna delle parti ha chiesto di proseguire il processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese di lite sono rimaste a carico di chi le ha sostenute in precedenza, senza raddoppio del contributo unificato.
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Lite fiscale contro il Fisco: vince la definizione agevolata
L'Amministrazione Finanziaria contestava a una società controllante e alla sua controllata un maggior reddito d'impresa per costi non ammessi a deduzione. La lite proseguiva fino alla Suprema Corte di Cassazione. Nel corso del giudizio di legittimità, le società hanno aderito alla procedura di definizione agevolata prevista dalla normativa speciale, saldando l'intero importo dovuto e depositando la relativa quietanza formale. L'ente fiscale non ha sollevato obiezioni né notificato provvedimenti di diniego entro i termini di legge. I giudici di legittimità hanno quindi dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Le spese legali sono rimaste interamente a carico delle parti che le hanno anticipate, senza alcuna duplicazione delle tasse di giudizio.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione ed estinzione del processo
La Cittadina ha richiesto il riconoscimento dei benefici legati alla disabilità grave. Il Tribunale ha omologato la perizia medica favorevole ma ha compensato le spese legali a causa di una presunta duplicazione dei procedimenti. La Cittadina ha quindi impugnato il provvedimento davanti alla Suprema Corte per ottenere la rifusione dei costi sostenuti. Tuttavia, durante il procedimento di legittimità, la ricorrente ha formalizzato la rinuncia al ricorso notificando la decisione all'Ente Previdenziale. L'istituto pubblico non ha svolto attività difensiva nel giudizio. La Corte di Cassazione ha preso atto della scelta della parte e ha dichiarato l'estinzione del processo per sopravvenuta carenza di interesse, senza applicare alcuna condanna alle spese.
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Rinnovazione della notifica: plico estero non ritirato valido
A seguito della morte di una parte in causa, l'ente previdenziale ha notificato il ricorso in riassunzione agli eredi, compreso un familiare residente all'estero, tramite consolato e servizio postale. Il plico non è stato ritirato dal destinatario. I giudici di secondo grado hanno ordinato la rinnovazione della notifica e hanno dichiarato estinto il processo per mancata esecuzione del nuovo ordine. La Corte di Cassazione ha ribaltato la pronuncia, accogliendo il ricorso dell'ente. La Suprema Corte ha stabilito che, se la prima consegna all'estero rispetta le norme locali, la notifica è pienamente valida e il mancato ritiro non ne inficia l'efficacia. L'ordine giudiziale di rinnovare un atto già valido è quindi nullo e la causa non può essere dichiarata estinta.
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Definizione agevolata della lite: Fisco fermato dal pagamento
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di persone presunti ricavi non dichiarati emersi da indagini sui conti correnti. Dopo l'annullamento dell'atto nei gradi di merito, il Fisco ha presentato ricorso per Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la società ha presentato domanda per la definizione agevolata della lite, versando quanto previsto tramite modello F24. L'Amministrazione finanziaria ha riscontrato l'avvenuto pagamento e ha chiesto la fine del contenzioso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per avvenuta definizione agevolata, ponendo le spese a carico della parte che le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop alla lite
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente per maggiori redditi da lavoro autonomo e relative sanzioni. Il contribuente ha contestato l'atto davanti ai giudici tributari, giungendo fino alla Corte di Cassazione. Nelle more del procedimento, il contribuente ha attivato la procedura di definizione agevolata delle controversie tributarie prevista dalla legge, presentando la domanda e versando le somme dovute tramite modello F24. L'Ufficio tributario non ha notificato alcun diniego e nessuna delle parti ha depositato l'istanza per proseguire la causa entro i termini di legge. La Suprema Corte ha dichiarato la definitiva estinzione del processo, stabilendo che le spese legali restano a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite fiscale
Una contribuente in pensione richiedeva il rimborso delle maggiori imposte trattenute sulla previdenza complementare, rivendicando l'aliquota agevolata del 15 per cento. I giudici di primo e secondo grado accoglievano la domanda della pensionata contro l'amministrazione finanziaria. L'ente fiscale proponeva quindi ricorso davanti alla Suprema Corte. Nel corso del procedimento, le parti raggiungevano un'intesa amichevole. L'Avvocatura dello Stato formalizzava la rinuncia al ricorso per cassazione, prendendo atto dell'accordo conciliativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il procedimento, confermando l'efficacia immediata della rinuncia e disponendo la compensazione totale delle spese di lite, senza applicare il raddoppio del contributo unificato a carico dell'amministrazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: fisco fermato
Un pensionato ha chiesto il rimborso delle maggiori imposte trattenute sulla pensione integrativa, invocando l'aliquota agevolata del 15%. I giudici di merito hanno accolto la domanda del contribuente contro il fisco. L'Agenzia delle Entrate ha quindi proposto impugnazione davanti ai giudici di legittimità. Successivamente, le parti hanno raggiunto un'intesa conciliativa prima dell'udienza. L'Amministrazione finanziaria ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, confermando la definitività della sentenza favorevole al contribuente e disponendo l'integrale compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione tra Fisco e contribuente
Un contribuente chiedeva il rimborso delle maggiori imposte versate sulla pensione integrativa. L'Amministrazione finanziaria rifiutava tacitamente la richiesta, ma i giudici di merito accoglievano le ragioni del cittadino. Il Fisco proponeva impugnazione davanti ai giudici di legittimità. Prima dell'udienza, le parti raggiungevano un accordo conciliativo. L'ente pubblico presentava formale rinuncia al ricorso per cassazione dopo la rinuncia del contribuente a far valere la vittoria di secondo grado. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. L'abbandono dell'impugnazione rende definitiva la vertenza, comporta la compensazione integrale delle spese di lite ed esclude sanzioni aggiuntive come il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata dei carichi pendenti: lite chiusa
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a una società una cartella di pagamento per il recupero di un credito d'imposta ritenuto indebitamente utilizzato. La società ha impugnato l'atto contestando la legittimità della pretesa e la firma del funzionario, ma i giudici di merito hanno respinto i ricorsi. La contribuente ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del procedimento, la società ha aderito alla definizione agevolata dei carichi pendenti, versando integralmente gli importi dovuti e depositando la documentazione dell'agente della riscossione unita alla rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo senza pronuncia sul merito, disponendo che le spese restassero a carico di chi le ha anticipate ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Divisione dell’immobile in comunione: dalla lite all’accordo
Alcuni comproprietari hanno intrapreso una complessa battaglia legale per la divisione dell'immobile in comunione. I giudici di merito avevano accertato la comoda divisibilità del compendio immobiliare, stabilendo che le singole quote garantivano un godimento autonomo senza causare danni alla struttura o costi sproporzionati di frazionamento. Un comproprietario ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per regolare ogni reciproco rapporto patrimoniale. A seguito di tale intesa, il ricorrente ha formalizzato la rinuncia agli atti del giudizio. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione definitiva del processo, confermando l'efficacia della pace privata tra i comproprietari e compensando integralmente le spese legali.
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Interessi moratori per ritardato pagamento: stop in Cassazione
Una struttura sanitaria privata accreditata ha erogato prestazioni per conto dell'Azienda Sanitaria Pubblica. A causa dei ritardi nell'incasso dei compensi, la clinica ha richiesto gli interessi moratori per ritardato pagamento previsti dalla disciplina delle transazioni commerciali. I giudici di merito hanno riconosciuto solo i minori interessi legali ordinari, evidenziando l'assenza di un formale contratto scritto tra le parti, requisito indispensabile per i rapporti con la Pubblica Amministrazione. La casa di cura ha impugnato la decisione dinanzi alla Corte di Cassazione. Prima della discussione in camera di consiglio, la società ricorrente ha depositato formale atto di rinuncia. I giudici di legittimità hanno conseguentemente dichiarato l'estinzione del procedimento senza addebito di spese legali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite estinta
Un proprietario terriero ha promosso un'azione legale per ottenere la restituzione di alcuni terreni occupati da una società commerciale e la condanna al pagamento di un'indennità per l'occupazione. La società ha eccepito l'usucapione del bene. Dopo la decisione di secondo grado favorevole al proprietario, la società ha impugnato la pronuncia. Nelle more del procedimento finale, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire bonariamente la vertenza. La società ha quindi formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal proprietario. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando integralmente le spese di lite ed escludendo il raddoppio del contributo unificato a carico della ricorrente.
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Rinuncia al regolamento di competenza: stop al ricorso
Due cittadini hanno impugnato davanti alla Corte di Cassazione l'ordinanza con cui il Tribunale ordinava la sospensione di una causa civile. Prima dell'adunanza fissata per la trattazione del giudizio, i ricorrenti hanno formalizzato la rinuncia al regolamento di competenza. L'atto di rinuncia è stato sottoscritto tempestivamente dalle parti e dal difensore munito di procura speciale, prima delle conclusioni del Pubblico Ministero. La controparte è rimasta intimata senza svolgere alcuna difesa. La Suprema Corte ha preso atto della validità formale dell'atto e ha dichiarato estinto il procedimento senza procedere alla liquidazione delle spese processuali.
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Estinzione del giudizio tributario tra Fisco e contribuente
L'Agenzia delle Entrate contestava a una contribuente maggiori imposte per l'anno 1976. Il contenzioso, iniziato nel 1983, vedeva l'amministrazione parzialmente soccombente in primo grado e totalmente soccombente in appello. La Commissione Tributaria Centrale ribaltava tuttavia l'esito a favore del Fisco. La contribuente ricorreva in Cassazione invocando l'estinzione del giudizio tributario prevista dalla legge per le cause ultra-decennali. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, dichiarando estinta la lite e confermando che la soccombenza, anche solo parziale, del Fisco nei gradi precedenti rende automatica la chiusura della lite risalente.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione dopo il saldo dei debiti
Un professionista ha contestato una cartella esattoriale relativa a contributi previdenziali e sanzioni per oltre ottantacinquemila euro. Dopo le decisioni dei gradi di merito, il professionista ha impugnato la pronuncia davanti alla Corte di Cassazione. Prima dell'adunanza camerale, il debitore ha regolarizzato interamente la propria posizione contributiva con l'ente di previdenza e ha depositato l'atto di rinuncia al ricorso in Cassazione per sopravvenuta carenza di interesse. L'ente creditore ha apposto il visto sull'atto senza sollevare contestazioni. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'estinzione del giudizio. La Corte ha inoltre disposto la compensazione integrale delle spese di lite, valorizzando la definizione consensuale della controversia ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: cartella pagata ma debito residuo
L'Agenzia delle Entrate contestava a due contribuenti maggiori imposte derivanti dalla plusvalenza per la cessione di un immobile. L'Ufficio emetteva cartelle per la riscossione provvisoria pari al 50% dell'importo accertato. Uno dei contribuenti presentava istanza di definizione agevolata limitata alla sola cartella di pagamento emessa in pendenza di lite. La Commissione Tributaria Regionale dichiarava estinto l'intero contenzioso per intervenuta sanatoria. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso delle Entrate. La definizione agevolata di una cartella parziale non estingue il residuo debito fiscale indicato nell'avviso di accertamento originario. La Suprema Corte cassa la sentenza con rinvio per la quota non definita, dichiarando invece estinta la posizione della seconda contribuente per integrale definizione e rinuncia.
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Anzianità di servizio nell’apprendistato: nulli i tagli del CCNL
Un lavoratore ha richiesto il pieno computo del periodo trascorso in contratto di apprendistato ai fini degli aumenti periodici retributivi. L'azienda datrice applicava accordi sindacali che limitavano a soli ventotto mesi su quarantasei il calcolo di questo arco temporale. La Corte d'Appello ha dichiarato la nullità delle clausole collettive per contrasto con la legge, sancendo il diritto all'integrale anzianità di servizio nell'apprendistato e condannando la società a corrispondere le differenze stipendiali maturate. L'azienda ha promosso ricorso per Cassazione, sostenendo l'autonomia della contrattazione sindacale. Successivamente, la società ha depositato formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, rendendo definitiva la tutela del dipendente e confermando l'illegittimità di clausole che sterilizzano i periodi formativi.
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Rinuncia al ricorso per cassazione ed estinzione del debito
Una debitrice ha proposto opposizione agli atti esecutivi contro un atto di precetto da quasi diecimila euro notificato da un creditore sulla base di un titolo stragiudiziale. Il Tribunale ha accolto l'opposizione della debitrice e ha annullato l'atto. Il creditore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Successivamente, il relatore ha rilevato la probabile inammissibilità dell'impugnazione. Il creditore ha quindi depositato formale atto di rinuncia, regolarmente notificato e vistato dalla controparte. La Suprema Corte ha confermato che la rinuncia al ricorso per cassazione non necessita di espressa accettazione per produrre effetti e comporta l'estinzione immediata del giudizio, rendendo definitiva la vittoria della debitrice senza condanna alle spese per il creditore.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: errore e proroga
L'Agenzia delle Entrate ha contestato maggiori imposte a una società e ai relativi soci per l'anno 2009. L'ente commerciale ha presentato domanda per la definizione agevolata delle liti pendenti. A causa di un errore formale nel calcolo, il contribuente ha versato una somma inferiore rispetto al dovuto. L'ufficio tributario ha quindi richiesto l'integrazione del pagamento entro trenta giorni, respingendo poi l'istanza per tardività. Il contribuente ha impugnato il provvedimento negativo, sostenendo che le norme di emergenza sanitaria avevano prorogato le scadenze dei pagamenti tributari. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, annullando il rifiuto dell'ufficio. I giudici hanno stabilito che la proroga straordinaria copre tutti i versamenti delle sanatorie, dichiarando l'estinzione definitiva del contenzioso.
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