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Anzianità di servizio nell’apprendistato: nulli i tagli del CCNL

Un lavoratore ha richiesto il pieno computo del periodo trascorso in contratto di apprendistato ai fini degli aumenti periodici retributivi. L’azienda datrice applicava accordi sindacali che limitavano a soli ventotto mesi su quarantasei il calcolo di questo arco temporale. La Corte d’Appello ha dichiarato la nullità delle clausole collettive per contrasto con la legge, sancendo il diritto all’integrale anzianità di servizio nell’apprendistato e condannando la società a corrispondere le differenze stipendiali maturate. L’azienda ha promosso ricorso per Cassazione, sostenendo l’autonomia della contrattazione sindacale. Successivamente, la società ha depositato formale rinuncia all’impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, rendendo definitiva la tutela del dipendente e confermando l’illegittimità di clausole che sterilizzano i periodi formativi.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 30714 Anno 2022
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Pubblicato il 29 agosto 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il riconoscimento dell’anzianità di servizio nell’apprendistato

Il contratto formativo garantisce al lavoratore una qualificazione professionale e la maturazione di precisi diritti economici nel tempo. Una questione frequente riguarda il corretto calcolo della fase formativa quando il rapporto prosegue a tempo indeterminato. La legge stabilisce che il tempo trascorso durante la formazione deve valere per gli scatti di stipendio successivi. Spesso gli accordi collettivi hanno tentato di limitare questo diritto attraverso tagli o riduzioni percentuali. La giurisprudenza ha affrontato il tema dell’anzianità di servizio nell’apprendistato per chiarire se la contrattazione sindacale possa comprimere queste garanzie legali.

Il datore di lavoro non può azzerare o ridurre il valore del percorso formativo iniziale ai fini dei futuri scatti economici previsti dalla legge.

La clausola sindacale limitativa del periodo formativo

La vicenda nasce dall’opposizione di un dipendente verso le disposizioni del contratto collettivo aziendale. La contrattazione interna riconosceva l’anzianità solo per ventotto mesi a fronte di una formazione effettiva durata quarantasei mesi. L’azienda applicava tale decurtazione riducendo sensibilmente gli importi legati agli scatti biennali di stipendio. Il lavoratore ha promosso azione giudiziaria per chiedere la nullità delle clausole collettive e il ricalcolo delle differenze retributive.

I giudici di merito hanno accolto la tesi del lavoratore. La contrattazione tra sindacati e azienda non può derogare in peggio alle norme primarie dello Stato. La legge del 1955 imponeva l’utilità integrale del periodo di addestramento ai fini degli incrementi di carriera.

La rinuncia aziendale al ricorso per cassazione

La società datrice ha impugnato la sentenza d’appello davanti alla Suprema Corte di Cassazione, sostenendo che le riforme legislative successive avessero concesso piena delega ai sindacati per modulare gli scatti economici. L’azienda sosteneva che il termine considerare utile non equivalesse a un computo obbligatorio e totale del servizio prestato.

Nelle more dell’adunanza camerale, la medesima società ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso. Questa decisione processuale ha azzerato l’interesse alla prosecuzione della lite, portando alla conclusione anticipata del procedimento innanzi ai giudici di legittimità.

Le motivazioni: anzianità di servizio nell’apprendistato e norme imperative

I giudici della Suprema Corte hanno preso atto della rinuncia formale del datore di lavoro applicando gli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile. L’atto abdicativo della società ha determinato l’estinzione immediata del contenzioso.

La decisione rende definitivo il principio affermato in sede di appello. La disciplina a tutela dell’anzianità di servizio nell’apprendistato costituisce norma imperativa (regola inderogabile dello Stato). La contrattazione collettiva non possiede il potere di sterilizzare anche solo parzialmente il lavoro prestato durante il periodo di formazione. Tale indirizzo trova supporto anche nei principi sovranazionali europei in materia di parità di trattamento delle condizioni di lavoro.

Le conclusioni: la definitiva vittoria del lavoratore

La formale estinzione del ricorso consolida integralmente la decisione favorevole al lavoratore. Il datore di lavoro deve corrispondere tutte le somme arretrate derivanti dal mancato riconoscimento degli scatti di stipendio dall’assunzione.

Ogni lavoratore che abbia completato l’addestramento formativo mantiene intatto il diritto a conteggiare l’intero arco temporale per la propria anzianità di servizio nell’apprendistato. Le clausole dei contratti collettivi che prevedono decurtazioni o sterilizzazioni parziali sono radicalmente nulle per contrasto con la legge.

Il periodo svolto in apprendistato vale per gli scatti di stipendio?
Sì, l’intero periodo formativo deve essere calcolato per determinare l’anzianità lavorativa e i relativi incrementi economici stipendiali.

Un accordo sindacale può ridurre il computo degli anni di apprendistato?
No, le clausole dei contratti collettivi che limitano il conteggio del periodo formativo sono nulle perché violano le norme imperative di legge.

Cosa accade se il datore di lavoro rinuncia al ricorso in Cassazione?
La rinuncia estingue il processo e rende definitiva la sentenza del grado precedente, confermando la vittoria del lavoratore.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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