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Anzianità di servizio apprendistato: i diritti battono i contratti

Alcuni dipendenti hanno agito contro l’Azienda per ottenere il riconoscimento dell’anzianità di servizio apprendistato ai fini degli aumenti periodici di stipendio. L’Azienda negava tale diritto basandosi su clausole del Contratto Collettivo Nazionale (CCNL) e accordi sindacali che escludevano il periodo di formazione dal calcolo dell’anzianità. La Corte d’Appello ha dichiarato nulle tali clausole, stabilendo che la legge prevale sugli accordi collettivi e che l’apprendistato deve essere sempre computato se il rapporto di lavoro prosegue. L’Azienda ha inizialmente impugnato la decisione in Cassazione, ma ha successivamente presentato una rinuncia formale al ricorso, accettata dai lavoratori. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l’estinzione del giudizio, confermando definitivamente il diritto dei lavoratori al ricalcolo degli stipendi e al pagamento delle differenze maturate dall’assunzione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 4298 Anno 2023
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Pubblicato il 20 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il valore dell’anzianità di servizio apprendistato nel lavoro moderno

Il riconoscimento dell’anzianità di servizio apprendistato rappresenta un pilastro fondamentale per la tutela dei diritti dei lavoratori che iniziano il proprio percorso professionale con un contratto di formazione. Molto spesso le aziende tendono a considerare il periodo di apprendistato come una fase separata e isolata rispetto alla successiva carriera lavorativa. Tuttavia la legge italiana stabilisce principi molto chiari in merito alla continuità del rapporto di lavoro. Quando un giovane entra in azienda come apprendista e prosegue la sua attività come dipendente ordinario il tempo dedicato alla formazione non può essere cancellato. Questo periodo deve essere conteggiato a tutti gli effetti per determinare gli scatti di anzianità e i conseguenti aumenti salariali.

Il caso analizzato riguarda un gruppo di lavoratori che ha dovuto affrontare una lunga battaglia legale per vedere riconosciuto questo diritto. L’Azienda sosteneva che gli accordi sindacali e il contratto collettivo di settore permettessero di ignorare i mesi o gli anni trascorsi in apprendistato. Questa posizione creava una disparità economica significativa penalizzando chi aveva iniziato il percorso formativo all’interno della stessa struttura. La questione centrale riguarda la gerarchia delle fonti del diritto: un contratto collettivo può derogare a quanto stabilito dalla legge nazionale su un tema così delicato.

Il contrasto tra contratti collettivi e legge sull’anzianità di servizio apprendistato

La controversia nasce dalla presenza di clausole specifiche all’interno dei contratti collettivi nazionali che escludevano esplicitamente il computo del periodo di apprendistato per gli aumenti periodici. L’Azienda riteneva che la libertà di contrattazione tra sindacati e datori di lavoro potesse legittimamente regolare questo aspetto. Al contrario i lavoratori hanno sostenuto che la legge n. 25 del 1955 contenesse una norma imperativa ovvero una regola che non può essere cambiata da nessun accordo privato. Tale norma stabilisce che il periodo di apprendistato è considerato utile ai fini dell’anzianità di servizio qualora il rapporto prosegua oltre la fase formativa.

I giudici hanno dovuto valutare se le riforme legislative successive avessero indebolito questo principio. L’analisi ha confermato che nonostante l’evoluzione delle leggi sul lavoro il nucleo della tutela è rimasto intatto. L’anzianità di servizio apprendistato non è un optional ma un diritto che sorge automaticamente con la prosecuzione del rapporto. Ogni clausola contrattuale che tenti di limitare o eliminare questo conteggio deve essere considerata nulla. Questo significa che il lavoratore ha il diritto di chiedere il ricalcolo della propria posizione economica anche se il sindacato aveva firmato accordi di segno opposto.

La tutela del lavoratore oltre gli accordi sindacali

Spesso i lavoratori temono di non poter agire contro l’azienda se esiste un accordo sindacale che sembra dare ragione al datore di lavoro. Questa sentenza chiarisce che la firma di un sindacato non può rendere valida una clausola che viola la legge. La protezione del lavoratore è garantita dall’ordinamento giuridico che impedisce alle parti sociali di scendere al di sotto di certi standard minimi di tutela. Il riconoscimento dell’anzianità di servizio apprendistato rientra tra questi standard minimi inderogabili.

Il principio di non discriminazione gioca un ruolo chiave in questa dinamica. Escludere il periodo di apprendistato significherebbe trattare in modo peggiore chi ha iniziato a lavorare con un contratto formativo rispetto a chi è stato assunto direttamente con contratto ordinario. La normativa europea e quella nazionale convergono nel vietare trattamenti meno favorevoli per i lavoratori che hanno svolto periodi di formazione. La stabilità del rapporto di lavoro e la valorizzazione dell’esperienza acquisita fin dal primo giorno sono elementi che la magistratura intende proteggere con vigore.

Le motivazioni della sentenza: la prevalenza della legge sui contratti

Le motivazioni della decisione si fondano sulla natura imperativa dell’articolo 19 della Legge 25/1955. I giudici hanno spiegato che tale disposizione ha lo scopo di incentivare la stabilità del lavoro e di premiare la fedeltà del dipendente all’azienda fin dall’inizio della sua formazione. Non esiste una differenza sostanziale tra le espressioni utilizzate nelle diverse leggi succedutesi nel tempo: il concetto di periodo utile e quello di periodo computato hanno lo stesso valore pratico. Entrambi impongono al datore di lavoro di guardare all’intera durata del rapporto per calcolare i benefici economici.

Inoltre la Corte ha sottolineato che la delega data ai sindacati per regolare l’apprendistato non includeva il potere di cancellare l’anzianità pregressa. I contratti collettivi possono migliorare le condizioni dei lavoratori ma non possono peggiorarle eliminando diritti già sanciti dal legislatore. La nullità delle clausole del CCNL e degli accordi aziendali deriva proprio da questo superamento dei limiti consentiti dalla legge. L’anzianità di servizio apprendistato deve quindi essere integrata nel calcolo degli scatti senza alcuna eccezione temporale o contrattuale.

Le conclusioni: la vittoria definitiva dei lavoratori

Le conclusioni di questa vicenda processuale segnano un punto fermo a favore dei dipendenti. L’Azienda dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio ha scelto di rinunciare al ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Questa rinuncia accettata dai lavoratori ha portato all’estinzione del giudizio. Il risultato pratico è la conferma definitiva della sentenza della Corte d’Appello che aveva già dato ragione ai lavoratori. L’Azienda è ora obbligata a riconoscere integralmente l’anzianità di servizio apprendistato a tutti i ricorrenti.

Le conseguenze economiche sono rilevanti poiché comportano il pagamento di tutti gli arretrati maturati dalla data di assunzione fino ad oggi. Ogni scatto di anzianità non corrisposto deve essere versato con i relativi interessi. Questa decisione funge da monito per tutte le realtà aziendali che applicano contratti collettivi contenenti clausole simili. Il diritto al riconoscimento del periodo formativo è ormai un dato acquisito che non può essere messo in discussione da prassi aziendali o accordi sindacali non conformi alla legge.

Il periodo di apprendistato deve essere conteggiato per gli scatti di anzianità?
Sì, la legge stabilisce che se il rapporto di lavoro prosegue dopo la formazione, l’intero periodo di apprendistato è utile per calcolare l’anzianità di servizio e i relativi aumenti di stipendio.

Cosa succede se il contratto collettivo o un accordo sindacale esclude l’apprendistato dal calcolo?
Tali clausole sono considerate nulle perché contrastano con norme di legge imperative. Il lavoratore ha il diritto di ignorare l’accordo e chiedere il ricalcolo corretto della propria anzianità.

Qual è l’effetto della rinuncia al ricorso in Cassazione da parte dell’azienda?
La rinuncia comporta l’estinzione del processo e rende definitiva la sentenza precedente. In questo caso, i lavoratori ottengono definitivamente il riconoscimento dell’anzianità e il pagamento degli arretrati.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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