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Estinzione Del Giudizio

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3904 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al raddoppio
Il Gestore dei Servizi Ambientali ha impugnato la sentenza d'appello che esonerava parzialmente la Società Contribuente dal pagamento della TIA su alcune superfici industriali. Tuttavia, prima dell'udienza in Cassazione, il Gestore ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la decisione di secondo grado favorevole alla Società Contribuente diventa definitiva. Inoltre, i giudici hanno chiarito che l'estinzione per rinuncia esclude l'obbligo di pagare il raddoppio del contributo unificato, una misura sanzionatoria prevista solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: fine lite
Una società in fallimento ha impugnato un avviso di accertamento per imposte non pagate. Durante il processo, la curatela fallimentare ha aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie, pagando tutte le rate previste dalla legge. L'Agenzia delle Entrate ha confermato la regolarità della procedura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese di giudizio rimangono a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: come chiudere la lite senza raddoppio dei costi
Un'azienda riceveva un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate per l'anno 2003 a causa di uno scostamento rispetto agli studi di settore. Dopo i primi gradi di giudizio, la società proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente aderiva alla definizione agevolata prevista dalla legge, estinguendo il debito tributario. L'Agenzia delle Entrate confermava il buon esito della procedura. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese di lite sono rimaste a carico di chi le ha anticipate e la Corte ha escluso il pagamento del doppio contributo unificato, poiché l'estinzione deriva da una scelta di definizione agevolata sopravvenuta.
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Definizione agevolata: il fisco tace e la lite si estingue
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento emesso dall'Amministrazione Finanziaria per violazione del termine dilatorio di sessanta giorni. Durante la pendenza del giudizio di cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata della controversia. L'Amministrazione Finanziaria non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge, né le parti hanno richiesto la trattazione della causa. La Corte di Cassazione, riuniti i ricorsi, ha dichiarato l'estinzione del giudizio principale per intervenuta definizione agevolata. Ha invece dichiarato improcedibile il ricorso incidentale contro un precedente diniego di condono, poiché il contribuente ha omesso di depositare tempestivamente l'atto in cancelleria. Le spese del giudizio estinto restano a carico di chi le ha anticipate, mentre per il ricorso improcedibile il contribuente viene condannato al pagamento delle spese in favore del fisco.
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Estinzione del giudizio per rinuncia: pace tra Azienda e Comune
L'Azienda pubblicitaria ha impugnato il rifiuto del Comune di rimborsare oltre 134.000 euro versati in eccedenza per il canone di installazione di impianti pubblicitari tra il 2005 e il 2009. Dopo le decisioni dei giudici di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo privato per risolvere la lite. Di conseguenza, sia L'Azienda sia Il Comune hanno depositato una formale rinuncia ai rispettivi ricorsi, accettata da entrambe le parti. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese legali. Grazie a questa pronuncia di estinzione, le parti non dovranno pagare il raddoppio del contributo unificato, previsto invece in caso di rigetto del ricorso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop definitivo al fermo
Il Contribuente ha impugnato il preavviso di fermo amministrativo della propria vettura per tasse automobilistiche non pagate, sostenendo di aver acquistato il veicolo solo successivamente. Dopo i rigetti nei primi gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, il suo difensore ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. In seguito, il Contribuente ha chiesto la sospensione del processo in attesa di una querela di falso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che la rinuncia al ricorso per cassazione produce effetti immediati e non può essere revocata, né richiede l'accettazione della controparte.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a lite e doppie tasse
Una socia impugna l'esclusione da una società per morosità, chiedendo il risarcimento dei danni. Dopo i primi gradi di giudizio, la controversia giunge in Cassazione. Prima della decisione, le parti depositano un atto di rinuncia al ricorso per cassazione, accettato dalla controparte, con richiesta di compensazione delle spese. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio. Inoltre, chiarisce che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione, infatti, colpisce solo il rigetto o l'inammissibilità dell'impugnazione e non può essere estesa per analogia.
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Estinzione del giudizio tributario: l’accordo cancella le tasse
Una società di gestione aeroportuale ha impugnato un avviso di accertamento ICI emesso da un Comune. Durante il giudizio in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire la controversia. Di conseguenza, la società ha rinunciato formalmente al ricorso e il Comune ha accettato la richiesta di compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. I giudici hanno inoltre chiarito che, in caso di rinuncia per accordo sopravvenuto, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione serve infatti a scoraggiare ricorsi pretestuosi, ipotesi esclusa quando la lite si risolve amichevolmente.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: definitiva la condanna da 100mila €
Una società fornitrice di gas ottiene un decreto ingiuntivo contro un cliente per oltre centomila euro. Dopo il rigetto dell'opposizione in primo grado, la Corte di Appello condanna definitivamente il cliente al pagamento della somma. Il cliente propone ricorso davanti alla Suprema Corte. Tuttavia, prima dell'udienza, il ricorrente presenta formale rinuncia al ricorso in Cassazione, regolarmente accettata dalla controparte con accordo per compensare le spese legali. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità dell'atto firmato dalle parti e dai rispettivi difensori, dichiara l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la condanna al pagamento emessa in appello diventa definitiva e nessuna delle parti deve rimborsare le spese di questo grado alla controparte.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a tasse e spese
Un dipendente pubblico ha contestato una trattenuta del 2,5% sulla propria busta paga, applicata dall'Amministrazione per garantire la parità di trattamento tra vecchi e nuovi assunti. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione, tuttavia, il lavoratore ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione non equivale a un rigetto o a una dichiarazione di inammissibilità. Nessuno ha vinto la causa di merito, ma il processo si è concluso senza ulteriori spese per il ricorrente.
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Estinzione del giudizio tributario: quando il silenzio fa perdere
Il Contribuente ha impugnato la decisione dei giudici tributari in merito a una contestazione su plusvalenze e andamento antieconomico. Durante il processo in Cassazione, la causa è stata sospesa per consentire la definizione agevolata della controversia. Tuttavia, il Contribuente non ha presentato la richiesta di ripresa del processo entro la scadenza di legge. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, ponendo fine alla vicenda processuale con spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: l’istanza smarrita blocca la sanatoria
Una società contribuente ha richiesto l'estinzione di una controversia tributaria con l'Agenzia delle Entrate, sostenendo di aver presentato domanda di definizione agevolata. La Corte di Cassazione ha rilevato che agli atti mancava la documentazione idonea a dimostrare l'avvenuto deposito di tale istanza e che l'ufficio finanziario non aveva fornito conferme. Di conseguenza, i giudici non hanno potuto dichiarare l'estinzione del giudizio. Con ordinanza interlocutoria, la Corte ha rinviato la causa a nuovo ruolo, ordinando alla cancelleria di cercare i documenti mancanti e assegnando al contribuente un termine di sessanta giorni per depositare la copia timbrata della domanda di definizione agevolata.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sul debito
I Debitori avevano proposto opposizione contro un decreto ingiuntivo ottenuto dai Creditori. Dopo la sentenza della Corte d'Appello, i Debitori hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima che la Corte si riunisse in camera di consiglio, i Debitori hanno depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, senza alcuna decisione sulle spese processuali poiché i Creditori non avevano svolto attività difensiva in questa fase.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il Ministero si arrende
Il Ministero della Giustizia aveva proposto ricorso in Cassazione contro un provvedimento del Tribunale di Napoli favorevole a un cittadino. Successivamente, l'amministrazione pubblica ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La controparte è rimasta inattiva, decidendo di non costituirsi in giudizio. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia e ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, non è stata emessa alcuna condanna alle spese e non è dovuto alcun pagamento aggiuntivo per il contributo unificato. Il provvedimento del tribunale diventa così definitivo a favore del cittadino.
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Aliud pro alio: se il terreno non è edificabile salta l’accordo
Un promissario acquirente ha richiesto la risoluzione del contratto preliminare di vendita di un terreno, scoprendo che una porzione non era edificabile perché destinata a rispetto ospedaliero. L'acquirente ha invocato l'ipotesi di aliud pro alio, poiché il bene promesso era radicalmente diverso da quello pattuito. La Corte d'Appello ha accolto la domanda di risoluzione. Successivamente, i promittenti venditori hanno proposto ricorso in Cassazione ma hanno poi deciso di rinunciarvi formalmente. La controparte ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando in via definitiva la decisione d'appello favorevole all'acquirente, senza procedere alla condanna alle spese di lite.
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Definizione agevolata: come il silenzio del fisco estingue la lite
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la partecipazione a frodi carosello, disconoscendo la detrazione IVA. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Poiché l'amministrazione finanziaria non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge e nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio: la cartella pagata spegne la lite
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione che annullava una cartella di pagamento emessa contro una Società Contribuente per omesso versamento IVA. Durante il giudizio di legittimità, la Società Contribuente ha richiesto la definizione agevolata del debito. Nonostante un iniziale diniego del condono, l'ufficio tributario ha attestato l'integrale soddisfacimento del debito e la conseguente cancellazione della cartella. Entrambe le parti hanno quindi manifestato la volontà di non proseguire la causa: l'Amministrazione Finanziaria ha dichiarato la perdita di interesse e la Società Contribuente ha rinunciato agli atti. La Corte di Cassazione ha pronunciato l'estinzione del giudizio per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo che le spese di lite restino a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite senza multe.
Una società consorziata ha impugnato una delibera davanti ai giudici di merito. Dopo una decisione sfavorevole in appello, ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, la ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal consorzio. Le parti hanno chiesto l'estinzione del giudizio con compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato poiché l'estinzione per rinuncia esclude tale sanzione fiscale.
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Definizione agevolata: come chiudere la lite fiscale e vincere
Un contribuente riceveva un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate per maggiori imposte dovute a causa di una presunta gestione antieconomica. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, il contribuente presentava domanda di definizione agevolata per estinguere il debito fiscale senza sanzioni e interessi. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha opposto alcun diniego e non è stata presentata istanza di trattazione nei termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, escludendo anche il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale senza spese extra
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per imposte IRES, IRAP e IVA. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 193 del 2016, rinunciando formalmente al giudizio. La Suprema Corte ha preso atto dell'adesione alla sanatoria e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono state poste a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato.
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