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Estinzione Del Giudizio

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3904 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: causa chiusa e zero sanzioni
Due contribuenti hanno impugnato una richiesta di pagamento della tassa sui rifiuti per gli anni dal 2010 al 2014. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, i contribuenti hanno presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, hanno deciso di depositare una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno inoltre chiarito un aspetto fondamentale sulle spese: in caso di rinuncia, il contribuente non deve pagare il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione si applica infatti solo se il ricorso viene respinto o dichiarato inammissibile, e non può essere estesa per analogia a chi decide di abbandonare spontaneamente la causa.
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Cessazione della materia del contendere: accordo batte sanzioni
Un Comune e una nota Società energetica si scontravano in tribunale per avvisi di accertamento ICI relativi ad alcune piattaforme marine. Durante la causa, le parti hanno raggiunto un accordo conciliativo. Il Comune ha quindi annullato i vecchi atti in autotutela, emettendone di nuovi concordati. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo l'estinzione del giudizio. I giudici hanno stabilito la compensazione delle spese legali e hanno escluso l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione, infatti, non si applica in caso di estinzione concordata, ma solo quando il ricorso viene respinto o dichiarato inammissibile. Vince l'accordo tra le parti, che azzera la lite e le sanzioni processuali aggiuntive.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite tra soci
Una disputa tra diverse Aziende Agricole e una Cooperativa Agricola in liquidazione, nata dall'inadempimento degli obblighi di conferimento dei prodotti, è giunta davanti alla Corte di Cassazione dopo una decisione arbitrale sfavorevole ai soci. Tuttavia, prima che i giudici potessero esprimersi sul merito, le Aziende Agricole hanno presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, regolarmente accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza disporre alcuna condanna alle spese di lite.
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Definizione agevolata: il fisco perde il raddoppio del contributo
Il Contribuente ha impugnato un atto impositivo dell'Agenzia delle Entrate. Successivamente, ha aderito alla definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge 119 del 2018, pagando gli importi dovuti. L'Agenzia delle Entrate ha confermato la regolarità della domanda. Poiché nessuna delle parti ha presentato l'istanza di trattazione entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno stabilito che le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, in quanto l'estinzione per definizione agevolata non equivale a un rigetto o a una pronuncia di inammissibilità del ricorso.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra Fisco e assicurazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che esentava dall'IVA un contratto di coassicurazione stipulato da una compagnia assicurativa. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del d.l. n. 119/2018, provvedendo al pagamento di quanto dovuto per perfezionare la sanatoria. L'ufficio tributario ha quindi preso atto del pagamento e ha richiesto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Trasferimento di ramo d’azienda: quando la cessione è illegittima
Un gruppo di lavoratori ha contestato la cessione del proprio rapporto di lavoro da una grande società informatica a un'azienda neocostituita, sostenendo che l'operazione non configurasse un vero trasferimento di ramo d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. I giudici di merito hanno accolto la domanda dei lavoratori per mancanza di autonomia funzionale del ramo ceduto. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, rigettando il ricorso della società cessionaria. La Corte ha ribadito che, per un valido trasferimento di ramo d'azienda, la parte ceduta deve possedere autonomia funzionale e preesistenza rispetto alla cessione. Di conseguenza, i lavoratori hanno diritto a ripristinare il rapporto di lavoro con l'azienda originaria.
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Rinuncia al ricorso: addio a 200mila euro ma spese salvate
Il caso nasce dalla richiesta di una dipendente comunale che pretendeva oltre duecentomila euro per lo svolgimento di mansioni dirigenziali superiori rispetto al suo inquadramento formale. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la lavoratrice ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole. La ricorrente ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso e il Comune ha accettato la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando la compensazione delle spese e stabilendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, chiudendo definitivamente la vicenda senza vincitori né vinti.
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Definizione agevolata: la Cassazione blocca il giudizio
Una società di trasporti impugnava il recupero di agevolazioni fiscali sulle accise del gasolio. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente chiedeva la sospensione del processo avendo aderito alla definizione agevolata con pagamento rateale ancora in corso. La Suprema Corte ha rilevato che, in pendenza del piano di rateizzazione non ancora concluso, non è possibile dichiarare l'estinzione del giudizio né decidere nel merito. Di conseguenza, la Corte ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa per acquisire informazioni aggiornate dall'Agenzia delle Entrate sull'esito dei pagamenti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite da un milione
Una società proprietaria di un complesso immobiliare ha concesso in affitto la propria azienda a un'altra società, poi fallita. A causa dell'inadempimento della proprietaria, il contratto è stato risolto e la stessa è stata condannata a restituire la cauzione e rimborsare i lavori di manutenzione. La proprietaria ha proposto ricorso in Cassazione ma, prima della decisione, ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza applicare il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione non si applica in caso di rinuncia spontanea.
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Rinuncia all’eredità: quando la casa di famiglia costa cara
La curatela fallimentare di una società avvia un'azione di responsabilità contro gli eredi di un ex sindaco per ottenere il risarcimento dei danni. Gli eredi eccepiscono l'avvenuta rinuncia all'eredità, ma i giudici di merito la dichiarano inefficace poiché i familiari, avendo il possesso dei beni ereditari, non hanno redatto l'inventario entro i tre mesi prescritti dall'art. 485 c.c. Gli eredi ricorrono in Cassazione. Prima della decisione, le parti depositano una rinuncia reciproca agli atti del giudizio. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo, escludendo l'obbligo del raddoppio del contributo unificato a carico dei ricorrenti.
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Definizione agevolata: il fisco si ferma e la lite si estingue
Una società e le sue due socie hanno impugnato alcuni avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate per il recupero di imposte relative all'anno 2003. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la società e una delle socie hanno presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento delle somme dovute. La seconda socia non ha presentato domanda poiché il suo reddito personale non era stato effettivamente rideterminato. La Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della sanatoria fiscale e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono state poste a carico delle parti che le hanno anticipate, senza applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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Cessione di ramo d’azienda: scontro sulle retribuzioni e rinuncia
Un lavoratore ha contestato la cessione di ramo d'azienda ritenendola illegittima. Il Tribunale ha ordinato il ripristino del rapporto di lavoro con l'azienda cedente. Il lavoratore ha poi ottenuto un decreto ingiuntivo per le retribuzioni maturate dopo la sentenza, nonostante avesse continuato a lavorare in via provvisoria per la società cessionaria. La Corte d'Appello ha confermato il diritto del lavoratore a ricevere le retribuzioni dall'azienda cedente costituita in mora. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione ma, prima della decisione, ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dal lavoratore. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo con compensazione delle spese.
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Definizione agevolata: come chiudere la lite fiscale in Cassazione
Un contribuente impugnava una cartella esattoriale per sanzioni tributarie, lamentando che l'atto originario fosse stato notificato al suo vecchio indirizzo anziché a quello nuovo. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia giungeva dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente decideva di avvalersi della definizione agevolata prevista dalla legge, estinguendo il debito tramite il pagamento rateale di quanto dovuto. Di conseguenza, sia il contribuente sia l'Agenzia delle Entrate hanno richiesto l'estinzione del processo. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate e confermando che l'adesione alla definizione agevolata esclude l'obbligo di versare il doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite se l’atto è nullo
Una società contribuente ha proposto ricorso per revocazione contro una precedente ordinanza della Cassazione favorevole al Fisco. Nelle more del giudizio, gli avvisi di accertamento originari sono stati definitivamente annullati in sede di rinvio. Venuto meno l'interesse a proseguire la causa, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, applicando le semplificazioni introdotte dalla riforma Cartabia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza necessità di accettazione della controparte e senza alcuna condanna alle spese, poiché l'Agenzia delle Entrate non ha svolto attività difensiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle liti inutili
Una Società ha proposto ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione. Nel frattempo, gli avvisi di accertamento originari sono stati annullati nel giudizio di rinvio, eliminando l'interesse a proseguire la causa. La Società ha quindi presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, applicando le nuove regole introdotte dalla Riforma Cartabia (D.Lgs. n. 149/2022), ha stabilito che per l'efficacia della rinuncia non è più necessario il visto della controparte, qualora l'udienza non fosse ancora fissata al 28 febbraio 2023. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio senza alcuna condanna alle spese, poiché l'Agenzia delle Entrate non ha svolto attività difensiva.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop senza raddoppio tasse
Una complessa controversia sull'affitto di un ramo d'azienda tra l'Affittuaria e l'Affittante giunge davanti alla Corte di Cassazione. Prima della decisione di merito, l'Affittuaria deposita telematicamente una formale dichiarazione di rinuncia. La Suprema Corte accoglie la richiesta e dichiara l'estinzione del processo. I giudici chiariscono inoltre che la rinuncia al ricorso in Cassazione non comporta il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. Non essendoci stata attività difensiva da parte dell'Affittante, la Corte non provvede sulle spese di giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: fisco battuto e lite estinta
Una società contribuente ha proposto ricorso per revocazione contro una decisione della Cassazione favorevole all'Agenzia delle Entrate. Successivamente, nel parallelo giudizio di rinvio, i giudici di merito hanno annullato definitivamente gli avvisi di accertamento originari. Di conseguenza, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione per sopravvenuta carenza di interesse. La Suprema Corte, applicando le nuove norme del codice di procedura civile sul processo tributario, ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza alcuna condanna alle spese, poiché l'amministrazione finanziaria non si era costituita in questa fase.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite col Fisco
Una contribuente, titolare di una ditta individuale, ha impugnato un avviso di accertamento per imposte non pagate. Dopo le decisioni sfavorevoli nei primi due gradi di giudizio, l'imprenditrice ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, avendo estinto interamente il debito tributario tramite un piano di rateizzazione, la contribuente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, notificandola direttamente all'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese tra le parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla causa senza sanzioni
Un dipendente pubblico impugna la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la sua richiesta di trasferimento per mobilità. Successivamente, prima dell'udienza di discussione, il lavoratore presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente firmata e notificata all'amministrazione. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio. I giudici chiariscono che la rinuncia è un atto unilaterale non accettizio, che non richiede l'approvazione della controparte per essere efficace. Di conseguenza, le spese di giudizio vengono compensate tra le parti. Inoltre, la Corte esclude l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso, e non quando il processo si estingue per rinuncia.
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Definizione agevolata: il Fisco si ferma e la causa si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro un contribuente per imposte non pagate. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Nel corso del processo, il contribuente ha chiesto di aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie. Entrambe le parti hanno quindi richiesto la cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che l'amministrazione pubblica non deve versare il raddoppio del contributo unificato.
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