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Estinzione Del Giudizio

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3904 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Estinzione del giudizio tributario: stop al contributo aggiuntivo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un accertamento fiscale contro una società, accusata di utilizzare fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata della lite fiscale ai sensi della Legge di Bilancio 2022. Avendo depositato la prova del pagamento degli importi dovuti, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. I giudici hanno inoltre chiarito che, in caso di estinzione per rinuncia o definizione agevolata, non si applica il raddoppio del contributo unificato a carico del ricorrente, poiché tale misura punitiva si applica esclusivamente nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso. Le spese di giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: la Cassazione estingue la lite sull’IVA
Una società attiva nel settore energetico impugnava un avviso di accertamento con cui l'Amministrazione Finanziaria riduceva la detrazione IVA tramite il meccanismo del pro-rata, a causa di finanziamenti esenti concessi alle consociate. Dopo le decisioni favorevoli dei giudici di merito, l'ufficio proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società presentava domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, allegando il pagamento della prima rata. La Corte di Cassazione ha preso atto della richiesta e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico della parte che le ha anticipate. La definizione agevolata ha quindi estinto la lite tributaria prima della decisione di merito.
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Fisco contro impresa: la definizione agevolata chiude la lite IVA
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una società di energia rinnovabile, contestando la detraibilità dell'IVA in relazione ad alcune operazioni di finanziamento esenti. Secondo il Fisco, tali operazioni richiedevano l'applicazione del meccanismo del pro rata perché sistematiche. Nelle more del giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, provvedendo al pagamento della prima rata. La Suprema Corte, riscontrata la regolarità della documentazione e del versamento, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico della parte che le ha anticipate, chiudendo definitivamente la controversia tributaria senza una decisione sul merito delle contestazioni originarie.
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Definizione agevolata: stop alla lite col Fisco senza raddoppio
Una contribuente ha presentato istanza per dichiarare l'estinzione del giudizio pendente davanti alla Corte di Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate. La contribuente ha dimostrato di aver pagato le somme dovute aderendo alla definizione agevolata prevista dalla legge di bilancio. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, dichiarando estinto il processo. I giudici hanno inoltre stabilito che le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate e che non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione non riguarda i casi di estinzione per definizione agevolata ma solo il rigetto o l'inammissibilità del ricorso.
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Definizione agevolata: il fisco si ferma e la lite si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza d'appello che annullava un avviso di liquidazione per l'imposta di registro emesso contro tre società. Durante la pendenza del giudizio in Cassazione, le società hanno presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023. Le contribuenti hanno pagato l'intero importo dovuto in un'unica soluzione e depositato la documentazione necessaria. La Corte di Cassazione, preso atto del regolare perfezionamento della procedura e in assenza di obiezioni da parte dell'amministrazione finanziaria, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: stop al contenzioso
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'impresa individuale un maggior reddito imponibile ai fini Irpef, Irap e Iva. I giudici di merito hanno annullato l'accertamento per violazione del contraddittorio preventivo. L'Ufficio ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, gli eredi del contribuente hanno aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando gli importi dovuti. L'Amministrazione finanziaria ha quindi confermato il perfezionamento della procedura e ha chiesto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, confermando che la pace fiscale estingue il debito tributario e chiude definitivamente la controversia senza condanna alle spese.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite estinta
Una grande società di telecomunicazioni ha ceduto una partecipazione societaria registrando una ingente minusvalenza. L'Agenzia delle Entrate ha contestato il valore della cessione, emettendo un avviso di accertamento per recuperare a tassazione la perdita. Dopo le decisioni favorevoli al contribuente nei primi due gradi di giudizio, l'amministrazione finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società ha presentato istanza di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del d.l. n. 119/2018. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate ha rinunciato al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio e compensato interamente le spese tra le parti, ponendo fine alla controversia.
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Rinuncia al ricorso: niente raddoppio del contributo unificato
Una società di noleggio imbarcazioni ha proposto ricorso in Cassazione contro un'ordinanza ingiunzione della Capitaneria di Porto. Successivamente, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso, firmata dal difensore e dal legale rappresentante. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali. Tuttavia, la Corte ha chiarito che non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa misura eccezionale e sanzionatoria si applica infatti solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità, e non può essere estesa per analogia all'ipotesi di rinuncia.
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Rinuncia al ricorso: stop alla lite fiscale senza tasse doppie
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA. Successivamente, ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione dopo aver aderito alla definizione agevolata. L'Amministrazione Finanziaria ha accettato la rinuncia, concordando sulla compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia al ricorso. I giudici hanno inoltre chiarito che, in caso di estinzione del processo per rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, normalmente previsto per la parte che perde il ricorso. Il giudizio si chiude così senza vincitori né vinti, con spese compensate.
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Definizione agevolata delle liti: stop alla causa col Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento IRES emesso contro una Società. Durante il giudizio di Cassazione, la Società ha dimostrato di aver sanato la pendenza fiscale usufruendo della definizione agevolata delle liti prevista dalla legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese di giudizio rimangano a carico di chi le ha anticipate. Vince la Società che vede chiudersi definitivamente la controversia tributaria.
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Cessazione della materia del contendere tra fisco e imprese
Un'azienda ha conferito tre rami d'azienda in una società e, due giorni dopo, ha venduto le proprie quote a un'altra società. L'Agenzia delle Entrate ha riqualificato l'operazione come cessione d'azienda indiretta, richiedendo un'imposta di registro proporzionale anziché fissa. Durante il giudizio in Cassazione, l'ufficio finanziario ha annullato parzialmente l'atto in autotutela a seguito del pagamento agevolato delle sanzioni da parte delle società contribuenti. Di conseguenza, le parti hanno rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, compensando le spese di giudizio tra le parti e sollevando i ricorrenti dal pagamento del raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: il Fisco estingue la lite
Una società e i suoi soci hanno impugnato alcuni avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate per il recupero di imposte dirette, IVA e IRAP. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, i contribuenti hanno presentato istanza di definizione agevolata ai sensi del Decreto Legge 193/2016, provvedendo alla rottamazione delle relative cartelle di pagamento e rinunciando formalmente al ricorso. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare pagamento e la definizione delle pendenze. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale in Cassazione
Una società riceveva un avviso di accertamento per imposte non pagate a causa di costi indeducibili e minusvalenze contestate. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia giungeva dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la contribuente presentava domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 193/2016, provvedendo al pagamento integrale del debito rideterminato dall'agente della riscossione. I giudici di legittimità hanno preso atto del saldo del debito tributario e hanno dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato poiché la definizione agevolata è avvenuta successivamente alla presentazione del ricorso.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: stop alla causa
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione favorevole a un'Associazione Sportiva Dilettantistica e al suo legale rappresentante in merito a un accertamento fiscale. Durante il giudizio di Cassazione, i contribuenti hanno richiesto la definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi del decreto fiscale del 2018, pagando la prima rata. Poiché nessuna delle parti ha presentato l'istanza di trattazione entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, chiudendo definitivamente la vertenza fiscale senza una decisione sul merito delle contestazioni originarie.
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Definizione agevolata: il Fisco deve confermare lo stop alla lite
Una società riceveva due avvisi di accertamento per imposte non pagate (IRES, IRAP e IVA), legati a contestazioni su spese di sponsorizzazione e pubblicità. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia giungeva in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società contribuente chiedeva l'estinzione del processo, avendo aderito alla definizione agevolata della lite fiscale. Poiché l'Agenzia delle Entrate non aveva ancora potuto esprimersi su questa richiesta, la Suprema Corte ha rinviato la causa a nuovo ruolo, concedendo all'ufficio fiscale sessanta giorni per presentare le proprie osservazioni.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al doppio contributo
Un istituto bancario ha proposto ricorso contro un ente pubblico locale per contestare la condanna al pagamento di somme legate a contratti finanziari derivati (swap). Successivamente, la banca ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'ente pubblico. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia accettata, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa misura sanzionatoria si applica infatti solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso, e non può essere estesa per analogia alla rinuncia volontaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si chiude la lite tra soci
Alcune aziende agricole socie impugnavano la loro esclusione da una cooperativa agricola, deliberata per violazione dell'obbligo statutario di produrre e conferire pomodori. Dopo che il lodo arbitrale e la Corte d'Appello avevano confermato la legittimità dell'esclusione, i soci proponevano ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, i soci hanno presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla cooperativa, con contestuale accordo sulle spese di lite. La Suprema Corte ha preso atto di tale accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’azienda vince sull’IVA
Una concessionaria pubblica ha notificato a un'autocarrozzeria diversi avvisi di accertamento per la tariffa di igiene ambientale. Dopo alterne vicende nei gradi precedenti, la Commissione Tributaria Regionale ha escluso l'applicazione dell'IVA sulle somme pretese. La concessionaria ha proposto ricorso in Cassazione ma, prima dell'udienza, ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, confermando la definitività della sentenza d'appello favorevole al contribuente e disponendo la compensazione delle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla tassa rifiuti
Una società di gestione dei rifiuti ha richiesto a un'autocarrozzeria il pagamento della tariffa di igiene ambientale per gli anni dal 2006 al 2009. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, la società di gestione ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'autocarrozzeria. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, la sentenza d'appello, favorevole all'autocarrozzeria per l'esclusione della tassa sulle aree di produzione di rifiuti speciali, è passata in giudicato diventando definitiva. Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti.
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Estinzione del giudizio: rinuncia valida con rate insolute
Una società riceveva un avviso di accertamento per maggiore IVA su operazioni ritenute fittizie dall'Agenzia delle Entrate. Durante la causa in Cassazione, la società chiedeva l'estinzione del giudizio avendo aderito alla definizione agevolata delle cartelle esattoriali. Tuttavia, l'ufficio finanziario rilevava che solo una cartella era stata saldata, mentre l'altra era decaduta per mancato pagamento delle rate. Nonostante la mancata sanatoria totale del debito, la società manifestava comunque la volontà di rinunciare al giudizio. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, compensando le spese di lite tra le parti, escludendo però la cessazione della materia del contendere a causa del pagamento solo parziale del debito originario.
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