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Estinzione Del Giudizio

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3904 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Definizione agevolata delle liti pendenti: stop ma non estinzione
Una società commerciale ha impugnato un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA. Durante il giudizio in Cassazione, la contribuente ha richiesto la sospensione del processo e la successiva estinzione della causa, invocando la definizione agevolata delle liti pendenti prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta di sospensione del giudizio, ma ha rigettato la richiesta di estinzione immediata. I giudici hanno rilevato che non vi è ancora la prova del definitivo perfezionamento della sanatoria, anche a causa del ricorso incidentale presentato dall'Agenzia delle Entrate. La causa è stata quindi rinviata a nuovo ruolo in attesa delle verifiche necessarie.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite col fallimento
Il ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza del Tribunale di Roma relativa al fallimento di una società. Successivamente, lo stesso ricorrente ha presentato formale atto di rinuncia al ricorso in Cassazione ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura civile. La curatela del fallimento ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: chi rinuncia paga le spese
In una causa di successione ereditaria, i Ricorrenti hanno impugnato la decisione d'appello che ordinava l'integrazione del contraddittorio. Successivamente, i Ricorrenti hanno depositato un formale atto di rinuncia al ricorso in Cassazione, chiedendo la compensazione delle spese. I Controricorrenti hanno preso atto della rinuncia ma hanno richiesto la condanna dei Ricorrenti al pagamento delle spese legali. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per rinuncia e ha condannato i Ricorrenti a rimborsare le spese di difesa a ciascuna delle parti resistenti, quantificando l'importo in quattromila euro per ognuna, oltre agli accessori di legge.
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Estinzione dell’opposizione a decreto ingiuntivo: cosa comporta
Una società creditrice ha notificato un precetto di pagamento a un debitore sulla base di un decreto ingiuntivo. Il debitore aveva inizialmente proposto opposizione, ma il relativo giudizio si era estinto a seguito di un accordo transattivo. Successivamente, il debitore ha contestato il precetto sostenendo che il decreto ingiuntivo non fosse definitivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del debitore improcedibile perché la copia della sentenza d'appello depositata mancava dell'attestazione di pubblicazione della cancelleria. La Corte ha comunque chiarito che l'estinzione dell'opposizione a decreto ingiuntivo determina l'automatica esecutività e il passaggio in giudicato del decreto stesso, senza necessità di ulteriori provvedimenti del giudice. Il debitore ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese.
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Rinuncia al ricorso: niente doppia tassa se c’è accordo
Un istituto di credito ha proposto ricorso in Cassazione contro la procedura fallimentare di una società per contestare una revocatoria fallimentare. Prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. L'istituto di credito ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese di lite. Inoltre, i giudici hanno stabilito che, in caso di rinuncia al ricorso, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione tributaria colpisce infatti solo il rigetto o l'inammissibilità dell'impugnazione, e non può essere estesa per analogia a chi decide di estinguere pacificamente la controversia.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: estinzione senza spese se l’intimato tace
La Professionista, dichiarata fallita, ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello. Successivamente, la stessa ricorrente ha presentato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. Poiché il Fallimento non si è costituito nel giudizio di legittimità, la Suprema Corte ha stabilito che non fosse necessaria alcuna accettazione della rinuncia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, escludendo la condanna alle spese poiché la controparte non ha svolto attività difensiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al doppio contributo
Un fallimento immobiliare ha impugnato un decreto del Tribunale riguardante un mutuo fondiario che superava il limite di finanziabilità. In attesa della decisione delle Sezioni Unite su questo tema, il fallimento ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalle controparti con richiesta di compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Inoltre, i giudici hanno stabilito che, in caso di rinuncia al ricorso per cassazione, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione si applica infatti solo se il ricorso viene respinto, dichiarato inammissibile o improcedibile, e non può essere estesa per analogia a chi decide di abbandonare spontaneamente la causa.
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Rinuncia al ricorso: la pace fiscale estingue la lite sull’IVA
Una società commerciale impugna un avviso di accertamento IVA relativo all'acquisto di tartufi da raccoglitori occasionali, contestando il meccanismo di autofatturazione che impediva la detrazione dell'imposta. Dopo aver presentato ricorso per cassazione, la società decide di aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie. Di conseguenza, la contribuente presenta formale rinuncia al ricorso prima dell'udienza. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso e dispone la compensazione delle spese di lite tra le parti, escludendo inoltre l'obbligo di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso tributario: la pace fiscale estingue la lite
Un'azienda attiva nel commercio di tartufi ha impugnato un avviso di accertamento IVA relativo ad acquisti da raccoglitori occasionali. Dopo aver presentato ricorso in Cassazione contestando l'indetraibilità dell'imposta, la società ha deciso di aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti. Di conseguenza, ha depositato una formale rinuncia al ricorso tributario prima dell'udienza. La Suprema Corte ha preso atto della volontà della contribuente e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese tra le parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: l’azienda chiude la lite sui tartufi
Un'azienda attiva nel commercio di tartufi ha impugnato un avviso di accertamento IVA relativo ad acquisti da raccoglitori occasionali privi di partita IVA. La normativa nazionale prevedeva l'indetraibilità dell'imposta tramite autofatturazione. Durante la causa, la società ha deciso di aderire alla definizione agevolata e ha presentato formale rinuncia al ricorso prima dell'udienza. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso, compensando le spese tra le parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale sui tartufi
Un'azienda attiva nel settore del commercio di tartufi riceveva un avviso di accertamento IVA relativo ad acquisti da raccoglitori occasionali. Dopo aver impugnato l'atto nei vari gradi di giudizio, la società decideva di aderire alla definizione agevolata delle liti fiscali. Di conseguenza, presentava formale rinuncia al ricorso prima dell'udienza in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la compensazione delle spese di lite, escludendo l'obbligo di versare l'ulteriore contributo unificato. Il processo si chiude così senza una decisione sul merito della contestazione originaria, grazie alla definizione agevolata che estingue la controversia pendente con l'amministrazione finanziaria.
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Estinzione del giudizio tributario: stop al raddoppio delle tasse
Il Contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata per chiudere una lite pendente con l'Amministrazione Finanziaria, pagando quanto dovuto. Di conseguenza, l'ente pubblico ha richiesto la chiusura del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate. Inoltre, la Corte ha chiarito che in caso di estinzione non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché questa sanzione colpisce solo chi perde totalmente la causa o propone un ricorso inammissibile.
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Definizione agevolata delle liti fiscali: stop alla causa
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso contro una società per un avviso di accertamento. Durante il giudizio, la società ha richiesto la definizione agevolata delle liti fiscali ai sensi della legge n. 130/2022, pagando l'importo dovuto. Poiché l'ufficio finanziario non ha notificato alcun diniego entro il termine stabilito, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle liti fiscali: stop al contenzioso
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro una Società Sportiva per contestare l'annullamento di sanzioni IVA relative al 2012. Durante il giudizio, la Società ha presentato domanda di definizione agevolata delle liti fiscali ai sensi della Legge 130/2022, pagando l'intero importo dovuto tramite modello F24. Non essendoci stato alcun rifiuto da parte dell'amministrazione finanziaria, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono state poste a carico della parte che le ha anticipate, sancendo la chiusura definitiva della controversia grazie alla sanatoria fiscale.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si evita il doppio contributo
Nel corso di una controversia civile tra un privato e una società, la parte ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia al ricorso per cassazione, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione fiscale si applica infatti solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. Trattandosi di una norma eccezionale e punitiva, non può essere estesa per analogia alla rinuncia, che invece estingue il processo in modo consensuale senza una decisione di merito. Di conseguenza, il giudizio si è concluso senza ulteriori spese fiscali per le parti.
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Definizione agevolata delle liti fiscali: la Società batte il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una Società Sportiva Dilettantistica riguardante sanzioni IVA per l'anno 2012. Durante il processo in Cassazione, la Società Sportiva ha richiesto la definizione agevolata delle liti fiscali ai sensi della Legge numero 130 del 2022, effettuando il relativo pagamento tramite modello F24. Poiché l'amministrazione finanziaria non ha opposto alcun diniego alla richiesta, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese del processo rimangano a carico della parte che le ha anticipate.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale in Cassazione
Il Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per IRPEF, IRAP e IVA. Durante il giudizio in Cassazione, ha scelto di aderire alla definizione agevolata, pagando il dovuto per estinguere il debito. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il pagamento. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: la Cassazione smentisce il diniego del Fisco
Una società riceve un preavviso di iscrizione ipotecaria basato su una cartella di pagamento mai notificata prima. Durante la causa, la società chiede la definizione agevolata della lite. L'Agenzia delle Entrate rifiuta la sanatoria, sostenendo che l'atto impugnato sia un semplice atto di riscossione e non un atto impositivo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società, stabilendo che la cartella emessa a seguito di controllo automatizzato rappresenta il primo atto con cui il Fisco comunica la pretesa tributaria. Di conseguenza, la controversia rientra pienamente tra quelle sanabili tramite definizione agevolata. La Corte dichiara quindi l'estinzione del giudizio.
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Definizione agevolata: il contribuente chiude la lite col fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole al contribuente riguardante un avviso di accertamento per maggiori ricavi. Nel corso del giudizio di Cassazione, il contribuente ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento rateale previsto dalla norma. Anche l'amministrazione finanziaria ha successivamente richiesto la chiusura del processo. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate. Il contribuente ottiene così la chiusura definitiva della lite fiscale.
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Definizione agevolata: stop alla lite sulla finta esportazione
L'Agenzia delle Dogane richiedeva a un depositario il pagamento di accise su una partita di vodka destinata all'esportazione in Tunisia, ma mai uscita dall'Unione Europea. La CTR accoglieva il ricorso del contribuente, ritenendo che i documenti di esportazione fossero stati falsificati da funzionari doganali all'insaputa del depositario. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, pagando l'importo dovuto. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla controversia tributaria.
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