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Estinzione Del Giudizio

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3904 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Definizione agevolata: stop alla lite fiscale senza raddoppio dei costi
Un venditore di un immobile impugna una cartella di pagamento emessa dopo la revoca delle agevolazioni prima casa. Durante il processo in Cassazione, il contribuente richiede la definizione agevolata della controversia ai sensi della legge n. 130/2022, pagando quanto dovuto. L'Agenzia delle Entrate conferma il perfezionamento della procedura. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese restano a carico di chi le ha anticipate e non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché la definizione agevolata non equivale a un rigetto del ricorso.
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Rinuncia al ricorso: stop alla causa senza raddoppio delle tasse
I Ricorrenti hanno proposto un ricorso per revocazione contro gli Intimati. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere la controversia fuori dalle aule di tribunale. Di conseguenza, i Ricorrenti hanno depositato un formale atto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso. Questa decisione comporta che non si applichi il raddoppio del contributo unificato, normalmente previsto per l'impugnazione non accolta, e non vi sia alcuna condanna alle spese poiché la controparte non ha svolto attività difensiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il Fisco si arrende sul catasto
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che annullava la rideterminazione del classamento catastale di un immobile di proprietà di un cittadino. L'ufficio tributario aveva aumentato la rendita catastale basandosi solo sulla riqualificazione della microzona, senza specificare l'impatto sul singolo immobile. Successivamente, l'amministrazione finanziaria ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia non richiede l'accettazione della controparte non costituita e non comporta il pagamento del doppio contributo unificato, in quanto misura eccezionale non applicabile in caso di estinzione spontanea. Vince quindi il contribuente, la cui rendita originaria rimane invariata.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
I Mutuatari avevano citato in giudizio La Banca contestando l'usurarietà degli interessi moratori e la nullità del tasso Euribor del loro mutuo. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, i clienti proponevano ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, i ricorrenti hanno presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza alcuna condanna alle spese per la banca rimasta inattiva e senza l'applicazione del raddoppio del contributo unificato, confermando l'efficacia dell'accordo privato tra le parti.
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Estinzione del giudizio tributario: stop al raddoppio del contributo
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta comunale sugli immobili emesso da un Comune. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire la pendenza. Di conseguenza, la società ha depositato formale rinuncia agli atti, accettata dal Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, disponendo la compensazione delle spese. I giudici hanno inoltre chiarito che, in caso di estinzione per rinuncia dovuta a conciliazione, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione colpisce solo le impugnazioni dilatorie o pretestuose, e non l'accordo bonario sopravvenuto tra le parti.
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Estinzione del giudizio tributario: stop al doppio contributo
Una società sportiva ha impugnato un avviso di accertamento IMU emesso da un Comune. Dopo i primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del processo, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire la lite. Di conseguenza, la società ha depositato formale rinuncia agli atti, accettata dal Comune. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, disponendo la compensazione delle spese di lite. I giudici hanno inoltre chiarito che, in caso di estinzione per rinuncia concordata, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione colpisce solo le impugnazioni pretestuose o dilatorie, e non le ipotesi di inammissibilità sopravvenuta per accordo tra le parti.
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Definizione agevolata: il Fisco si ferma dopo il pagamento
Una società fallita e un'azienda collegata si opponevano a due avvisi di rettifica IVA. Dopo un lungo iter giudiziario, la società contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, provvedendo al pagamento di quanto dovuto. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare pagamento e ha richiesto l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della procedura, rilevando che non era stato notificato alcun diniego e che nessuna parte aveva chiesto la prosecuzione della causa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Conflitto d’interessi dell’amministratore: nullo l’atto a moglie
Una società immobiliare ha richiesto l'annullamento della vendita di un immobile operata dal proprio amministratore a favore della moglie, professionista della stessa società, tre giorni prima della sua revoca. La vendita era avvenuta in parte tramite compensazione di presunti crediti professionali. La Corte d'Appello ha annullato l'atto rilevando il conflitto d'interessi dell'amministratore, dato il legame familiare e il prezzo inferiore al valore di mercato. Entrambe le parti hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno depositato una rinuncia reciproca ai rispettivi ricorsi. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti e lasciando ferma la decisione di secondo grado.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle spese e sanzioni
Un professionista ha impugnato in Cassazione la decisione sfavorevole relativa a un avviso di addebito dell'INPS per contributi della Gestione Separata. Prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto della dichiarazione e ha decretato l'estinzione del giudizio. Poiché l'estinzione non equivale a un rigetto, i giudici hanno escluso l'obbligo di pagare il raddoppio del contributo unificato. Inoltre, non essendoci stata attività difensiva da parte dell'ente previdenziale, non è stata disposta alcuna condanna al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite col fisco
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall'Agenzia delle Entrate per il recupero di somme rimborsate per errore. Dopo la decisione sfavorevole in secondo grado, il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, lo stesso contribuente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, chiedendo la compensazione delle spese legali. L'Agenzia delle Entrate ha accettato tale rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Definizione agevolata: la Cassazione estingue la lite con il fisco
Una società di ricambi ha impugnato gli avvisi di accertamento IVA per gli anni 2007 e 2008. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del d.l. n. 50 del 2017, pagando le somme dovute tramite modello F24 e chiedendo l'estinzione del processo. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha presentato alcuna istanza di trattazione entro il termine di legge del 31 dicembre 2018, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo estinto restano a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: stop alla lite IVA sui finanziamenti
Una società attiva nel settore delle energie rinnovabili riceveva un accertamento dall'Agenzia delle Entrate per un recupero IVA legato a finanziamenti infragruppo esenti. L'amministrazione riteneva applicabile il calcolo del pro rata a causa della sistematicità delle operazioni, mentre la società sosteneva la loro occasionalità. Durante il giudizio in Cassazione, la società ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della tregua fiscale (Legge di Bilancio 2023), pagando la prima rata. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo che spegne la lite
Nel caso in esame, Il Ricorrente aveva presentato un ricorso davanti alla Corte di Cassazione contro una sentenza d'appello favorevole a L'Istituto Finanziario. Tuttavia, prima dell'udienza, Il Ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata da L'Istituto Finanziario con contestuale accordo per la compensazione delle spese legali. La Suprema Corte, preso atto dell'accordo sottoscritto dalle parti e dai rispettivi difensori, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, il processo si è concluso senza una decisione sul merito della controversia, e ciascuna parte sosterrà i propri costi di difesa.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alle spese e alle tasse
La Società ha proposto ricorso contro L'Imprenditore Individuale. Successivamente, la Società ha presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dall'altra parte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato e che non vi è luogo a provvedere sulle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sulla TIA
Un'azienda di gestione dei servizi ambientali ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che esonerava un'impresa dal pagamento della quota variabile della Tariffa di Igiene Ambientale (TIA) per le aree produttive di rifiuti speciali e dall'IVA. Prima dell'udienza di discussione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, il gestore ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla società contribuente. La Corte di Cassazione, rilevata la regolarità della documentazione depositata, ha dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi degli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite chiusa
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che annullava un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società, poi incorporata da una nota catena di supermercati. L'atto contestava il recupero di imposte dirette e IVA per costi indeducibili. Nel corso del giudizio di Cassazione, la società contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del decreto legge 119 del 2018, depositando la relativa documentazione. Poiché l'ente impositore non ha presentato alcuna istanza di trattazione entro i termini di legge, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la lite fiscale si chiude definitivamente e le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle liti: scontro tra fisco e azienda
Una società contribuente ha impugnato alcuni avvisi di accertamento per imposte dirette e IVA. Durante il processo, l'azienda ha richiesto la definizione agevolata delle liti per chiudere la pendenza con il fisco. Tuttavia, sono nate divergenze tra la società e l'Amministrazione Finanziaria: la prima chiedeva l'estinzione totale dei giudizi, mentre la seconda si opponeva o chiedeva un'estinzione solo parziale. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha deciso di riunire le cause collegate e di rinviare la discussione a una pubblica udienza. Questo rinvio serve a garantire il pieno contraddittorio tra le parti e a chiarire se sussistano i presupposti per la chiusura agevolata delle controversie.
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Estinzione del giudizio tributario: il fisco perde per inattività
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che annullava gli avvisi di accertamento emessi nei confronti dei soci di una società di persone per costi ritenuti non deducibili. Nel corso del giudizio di Cassazione, i contribuenti hanno richiesto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie. La Corte ha disposto la sospensione, ma nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Questo determina la chiusura definitiva della lite fiscale a favore dei contribuenti, che vedono così consolidarsi l'annullamento delle pretese del fisco.
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Fisco contro socio: l’estinzione del giudizio tributario
Un contribuente, socio al 50% di una società, ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF. Durante il processo in Cassazione, il contribuente ha chiesto la sospensione del giudizio per aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti. La Corte ha sospeso il processo. Tuttavia, nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa entro la scadenza del 31 dicembre 2020. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha applicato la legge speciale e ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Con questa decisione, il processo si chiude definitivamente a seguito della sanatoria fiscale intrapresa dal contribuente.
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Estinzione del giudizio tributario: la sanatoria chiude la lite
Una società di ristorazione ha impugnato un avviso di accertamento per imposte non pagate. Durante la causa in Cassazione, la società ha chiesto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti, nota come pace fiscale. La Corte ha accolto la richiesta e ha sospeso il processo. Tuttavia, nessuna delle parti ha provveduto a riassumere la causa entro la scadenza di legge fissata al 31 dicembre 2020. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Questo provvedimento comporta la chiusura definitiva della lite senza una decisione sul merito, consolidando gli effetti della sanatoria fiscale intrapresa dal contribuente.
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