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Estinzione Del Giudizio

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3904 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rivalutazione contributiva per amianto: stop al ricorso
Un lavoratore ha agito in giudizio per ottenere il beneficio della rivalutazione contributiva per amianto a seguito dell'attività lavorativa svolta. I giudici di secondo grado hanno respinto la richiesta, dichiarando il diritto ormai prescritto. Il conteggio del termine di dieci anni partiva infatti dalla data di presentazione della domanda all'istituto assicuratore e non dal provvedimento finale. Il lavoratore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando il calcolo della prescrizione. Prima dell'adunanza camerale, il ricorrente ha notificato un atto formale di rinuncia al ricorso. I Supremi Giudici hanno confermato l'efficacia immediata della rinuncia, dichiarando estinto il giudizio e disponendo la compensazione integrale delle spese tra le parti.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: estinzione e solidarietà
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a tre società coobbligate il mancato pagamento di imposte di registro, ipotecarie e catastali a seguito della riqualificazione di operazioni straordinarie aziendali. Dopo l'annullamento dell'avviso in appello, il Fisco ha presentato ricorso per Cassazione. Durante il procedimento di legittimità, la società controricorrente ha richiesto la definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi dell'art. 6 del D.L. n. 119 del 2018, versando la prima rata senza ricevere alcun diniego dall'Amministrazione finanziaria. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ribadendo che la pace fiscale perfezionata da un singolo debitore solidale estende i propri effetti liberatori a tutti gli altri soggetti coobbligati.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra Fisco e azienda
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la riqualificazione fiscale di un conferimento di ramo d'azienda seguito dalla cessione di quote. Il Fisco ha richiesto il pagamento di maggiori imposte di registro, ipotecarie e catastali. I giudici di merito hanno annullato l'avviso di liquidazione per violazione delle garanzie procedurali. L'ente impositore ha quindi impugnato la decisione davanti ai giudici di legittimità. Nel corso della controversia, la società contribuente ha aderito alla procedura di definizione agevolata pagando la prima rata prevista dalla legge speciale. Il Fisco non ha rifiutato l'istanza né le parti hanno chiesto la trattazione della causa. I giudici hanno dichiarato l'estinzione definitiva del processo per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese legali restano a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio di cassazione: stop alla lite
La controversia di lavoro giunta all'ultimo grado di giudizio si è conclusa anticipatamente. Una delle parti o entrambe hanno formalizzato la rinuncia o l'accordo che supera il contenzioso in corso. La Suprema Corte ha verificato il venire meno dell'interesse a proseguire la causa. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione. Il provvedimento chiude definitivamente il procedimento senza necessità di ulteriori passaggi procedurali e senza riesaminare la sentenza d'appello impugnata, rendendo definitivo l'assetto stabilito o concordato.
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Definizione agevolata della lite: stop al ricorso del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione la sentenza favorevole ottenuta da una contribuente in merito a plurimi avvisi di liquidazione. Durante il giudizio di legittimità, la contribuente ha presentato istanza di sanatoria pagando gli importi previsti dalla legge. L'amministrazione finanziaria ha confermato il regolare versamento delle somme dovute e ha chiesto ai giudici di chiudere la causa. La Corte di Cassazione ha accertato il perfezionamento della procedura e ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, stabilendo che la definizione agevolata della lite comporta la compensazione delle spese legali a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle cartelle: lite chiusa senza spese
Una società contribuente ha impugnato una cartella di pagamento relativa all'imposta comunale sugli immobili per diversi anni pregressi. Durante il giudizio di legittimità, la società ha aderito alla sanatoria fiscale ed ha provveduto al pagamento integrale delle somme determinate dall'ente di riscossione. Successivamente, la contribuente ha depositato una formale rinuncia al ricorso. I giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio per sopravvenuta cessazione della materia del contendere in virtù della definizione agevolata delle cartelle. La Corte ha disposto la compensazione delle spese legali e ha escluso l'obbligo del raddoppio del contributo unificato a carico dell'impresa.
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Definizione agevolata: stop alla causa fiscale con l’Erario
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società contribuente l'indeducibilità di costi del personale per l'anno 2007. I giudici di merito hanno annullato l'avviso di accertamento fiscale. Il Fisco ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione per ottenere il recupero delle imposte. Nelle more del processo, l'impresa ha presentato domanda di definizione agevolata pagando regolarmente le somme dovute. L'Ufficio tributario ha confermato il corretto adempimento degli obblighi e l'assenza di dinieghi. Nessuna parte ha depositato istanza per proseguire la causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta definizione agevolata, ponendo fine alla controversia tributaria e disponendo che le spese legali restino a carico di chi le ha anticipate.
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Lite Fiscale Chiusa: Rinuncia al Ricorso Tributario
Una società impugna un avviso di accertamento fiscale per imposte non versate. Dopo due gradi di giudizio contrari, l'azienda si rivolge alla Corte di Cassazione. Durante la pendenza della lite, la società raggiunge un accordo transattivo con l'ente impositore per definire il debito. La contribuente deposita formale rinuncia al ricorso tributario e l'amministrazione finanziaria aderisce alla richiesta. I giudici di legittimità dichiarano estinto il processo per cessazione della materia del contendere. La Corte dispone l'integrale compensazione delle spese legali tra le parti e chiarisce che la società non deve versare il doppio del contributo unificato, poiché l'inammissibilità è sopravvenuta a seguito dell'accordo pacifico.
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Rinuncia al ricorso: lite sui compensi e spese azzerate
Un professionista legale ha impugnato in Cassazione il provvedimento del tribunale relativo ai propri compensi professionali dovuti da una società di trasporti. Durante il procedimento di legittimità, il legale ha formalizzato la rinuncia al ricorso. La società controricorrente ha notificato la propria formale accettazione di tale atto. La Suprema Corte ha verificato il pieno rispetto dei requisiti di legge e l'adesione della controparte, dichiarando l'estinzione del processo. A seguito dell'accettazione congiunta, i giudici non hanno disposto alcuna condanna per le spese di lite.
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Definizione agevolata e fine della lite con il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione la sentenza che annullava due avvisi di accertamento sintetico Irpef emessi contro una contribuente. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata versando le somme previste dalla legge. Anche l'amministrazione finanziaria ha confermato la regolarità della domanda e il perfezionamento della procedura di sanatoria della lite. La Suprema Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la formale estinzione del processo per avvenuta definizione della lite pendente, stabilendo che le spese legali restano definitivamente a carico della parte che le ha anticipate.
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Fisco e risarcimento per perdita di chance: niente tasse
Un medico ospedaliero ha stipulato un accordo transattivo con l'azienda sanitaria per ottenere un risarcimento economico. L'ente sanitario non aveva attivato i fondi di risultato previsti dal contratto collettivo, negando al professionista l'opportunità di incrementare i propri guadagni. L'amministrazione finanziaria ha preteso il pagamento delle imposte su tale importo. I giudici tributari di appello hanno invece confermato l'esenzione fiscale, qualificando la somma come indennizzo per danno emergente. L'ente impositore ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, ma ha successivamente depositato un atto formale di rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il procedimento, consolidando l'esenzione dalle imposte per la somma corrisposta al lavoratore a titolo di risarcimento per perdita di chance.
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Cartella e stralcio del debito: la Cassazione estingue la lite
Un contribuente ha impugnato un avviso di intimazione collegato a una cartella esattoriale, contestando vizi di notifica e difetti di motivazione. Durante il giudizio di legittimità, l'Agente della Riscossione ha documentato che il debito risultava inserito nelle misure agevolative di cancellazione introdotte dal legislatore. La Suprema Corte ha chiarito che lo stralcio del debito opera immediatamente e in modo automatico per effetto della legge, senza attendere il formale provvedimento di sgravio dell'esattore. I giudici hanno quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per sopravvenuta cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti.
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Definizione agevolata dei carichi pendenti ed estinzione lite
Una società impugna una cartella esattoriale relativa a un credito d'imposta ritenuto indebito dal Fisco. La lite prosegue fino alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio, l'impresa aderisce alla misura straordinaria della definizione agevolata dei carichi pendenti e versa per intero gli importi concordati all'agente della riscossione. Contestualmente, la contribuente deposita formale rinuncia al ricorso. I giudici supremi accertano il perfezionamento della sanatoria e dichiarano l'estinzione del processo. Ciascuna parte sopporta le proprie spese legali e la società evita qualsiasi sanzione aggiuntiva per il mancato proseguimento della causa.
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Rinunzia al ricorso tributario: lite fiscale chiusa
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società imposte e sanzioni per quasi venti milioni di euro relative a perdite su crediti e operazioni ritenute inesistenti. Dopo la sentenza d'appello, che ha ridotto le sanzioni a quarantacinquemila euro, il Fisco ha presentato ricorso in Cassazione. In seguito, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo extragiudiziale. L'Agenzia delle Entrate ha depositato l'atto formale di rinunzia al ricorso tributario. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione definitiva del processo. I giudici hanno chiarito che l'accettazione del contribuente non è indispensabile: la rinuncia fa passare la sentenza in giudicato ed estingue immediatamente l'interesse a proseguire la lite giudiziaria.
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Definizione agevolata: Fisco perde in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato l'estinzione di un contenzioso tributario disposta dai giudici d'appello a seguito della domanda di definizione agevolata presentata da una contribuente. L'Ufficio sosteneva di non aver accettato la rinuncia e contestava la sussistenza di ulteriori somme da riscuotere. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria, dichiarandolo inammissibile per carenza di autosufficienza e mancanza di specificità dei motivi. L'Agenzia delle Entrate non ha chiarito le ragioni giuridiche del contrasto né riassunto adeguatamente gli atti richiamati. La contribuente ottiene la conferma della chiusura del contenzioso e la condanna dell'ente pubblico alla rifusione delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a spese e liti
Una società proprietaria ha impugnato una delibera dell'assemblea condominiale, chiedendo anche la restituzione delle somme pagate. Dopo la decisione sfavorevole dei giudici d'appello, la condomina ha presentato ricorso davanti ai giudici di legittimità. Nelle more del procedimento, le due parti hanno stipulato un accordo transattivo per chiudere ogni lite in via amichevole. La società ha quindi formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione, sottoscritta per accettazione anche dal rappresentante del condominio. I Supremi Giudici hanno preso atto dell'accordo e dichiarato l'estinzione del processo. Il Collegio ha chiarito che, in caso di rinuncia, la parte non deve versare il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una sanzione riservata esclusivamente ai casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a lite e doppio contributo
La controversia nasceva dalla vendita delle quote di una società di ristorazione. I venditori lamentavano il mancato subentro degli acquirenti in una garanzia bancaria. Gli acquirenti chiedevano invece l'annullamento del contratto, contestando l'incompletezza della situazione patrimoniale societaria allegata alla cessione. Dopo il rigetto delle domande nei gradi di merito, gli acquirenti presentavano ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Durante la pendenza del procedimento di legittimità, le parti raggiungevano un accordo transattivo per chiudere la contesa. I ricorrenti formalizzavano quindi la rinuncia al ricorso per cassazione. I Giudici Supremi hanno dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta transazione. La Corte ha inoltre chiarito che la rinuncia esclude l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato, misura sanzionatoria riservata ai soli casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità.
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Rinuncia al ricorso: lite fiscale estinta e spese compensate
L'Agenzia delle Entrate ha contestato maggiori redditi a un contribuente a seguito di un acquisto immobiliare. Dopo una pronuncia sfavorevole in sede di legittimità, il contribuente ha promosso un giudizio per revocazione contro la decisione della Suprema Corte. Dopo le valutazioni preliminari del giudice relatore, il contribuente ha scelto di depositare formale rinuncia al ricorso tramite il proprio difensore. L'atto è stato notificato tempestivamente all'amministrazione finanziaria. La Corte di Cassazione ha preso atto della volontà difensiva e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno inoltre disposto l'integrale compensazione delle spese di lite tra le parti ed escluso il versamento del doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: chiusura fallimento ed esito
Un professionista ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società per compensi professionali e relativi interessi. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno riconosciuto il privilegio per la quota capitale, ma hanno declassato gli interessi a credito chirografario semplice. Il creditore ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio, la procedura fallimentare è stata dichiarata formalmente chiusa. Preso atto della chiusura, il professionista ha notificato e depositato la formale rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici di legittimità hanno accertato la validità dell'atto e hanno dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte non ha liquidato spese legali contro la parte e ha escluso il raddoppio del contributo unificato a suo carico.
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Accertamento IMU: rinuncia al ricorso tributario ed estinzione
Un ente consortile ha impugnato un avviso di accertamento IMU emesso da un Comune. Dopo le decisioni dei giudici di merito, la vertenza è approdata davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo bonario extragiudiziale per definire la controversia fiscale. Il contribuente ha presentato formale rinuncia al ricorso tributario e l'ente locale ha aderito alla richiesta. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la compensazione integrale delle spese legali. Inoltre, i giudici hanno escluso il raddoppio del contributo unificato, chiarendo che tale sanzione economica non si applica quando la causa si estingue per sopravvenuto accordo transattivo.
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