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Estinzione Del Giudizio

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3904 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Distacco riscaldamento centralizzato: delibera nulla
Una condomina ha isolato i radiatori del proprio appartamento per non usufruire del riscaldamento comune. L'assemblea condominiale ha comunque approvato le spese di gestione a suo carico. La Corte d'Appello ha annullato la delibera e disposto la restituzione delle somme versate, riconoscendo la legittimità del distacco riscaldamento centralizzato. Il Condominio ha proposto ricorso per Cassazione contestando il valore della sigillatura dei termosifoni. Successivamente, il difensore del Condominio ha depositato atto di rinuncia formale con l'adesione della condomina. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, rendendo definitiva la vittoria della proprietaria senza condanna alle spese legali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a spese e raddoppio
Un cittadino ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione una sentenza del Tribunale relativa a sanzioni amministrative. Prima dell'udienza, il ricorrente ha inviato formale atto di rinuncia sottoscritto insieme al proprio difensore. La controparte non si è costituita in giudizio. I Supremi Giudici hanno accertato la validità della rinuncia al ricorso per cassazione e hanno dichiarato l'estinzione del processo. Tale chiusura formale evita l'addebito delle spese di lite e impedisce l'applicazione del raddoppio del contributo unificato a carico del rinunciante.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: Fisco fermato
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società assicurativa la deducibilità di riserve sinistri per milioni di euro, emettendo tre avvisi di accertamento IRES e IRAP per l'anno 2004. La contribuente ha impugnato gli atti e ottenuto ragione nei primi due gradi di giudizio. L'Amministrazione finanziaria ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la società ha presentato domanda di definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi del D.L. 119/2018, versando gli importi previsti. L'ente impositore non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge e nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione della causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere, disponendo che ciascuna parte sostenga le spese processuali anticipate.
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Definizione agevolata della lite: stop al fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società e ai soci la mancata dichiarazione di ricavi per diverse annualità, richiedendo il pagamento di maggiori imposte. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la causa è approdata dinanzi alla Corte di Cassazione. I contribuenti hanno quindi presentato la domanda di definizione agevolata della lite prevista dalla legge speciale, versando regolarmente la prima rata. L'Amministrazione finanziaria non ha respinto la richiesta entro i termini previsti e nessuna delle parti ha chiesto la discussione della causa. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le aveva anticipate.
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Rinuncia al ricorso tributario: chiude la lite con il Fisco
Una società cooperativa ha impugnato un avviso di rettifica e liquidazione emesso dall'Agenzia delle Entrate sul valore di diritti immobiliari trasferiti. Dopo una serie di gradi di giudizio, la vicenda è approdata dinanzi alla Corte di Cassazione. Prima dell'udienza, la società contribuente ha scelto di versare integralmente le somme richieste dall'amministrazione finanziaria e ha formalizzato la rinuncia al ricorso tributario. L'ente impositore non ha sollevato obiezioni al deposito dell'atto. I giudici di legittimità hanno preso atto del pagamento e della volontà del contribuente, dichiarando estinto il giudizio e compensando interamente le spese processuali tra le parti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: estinzione e spese
La controversia trae origine da una lite agraria decisa dalla Corte d'Appello. Il ricorrente ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione. Successivamente, lo stesso ricorrente ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso in Cassazione. I controricorrenti hanno espresso piena adesione a tale scelta. Entrambe le parti hanno richiesto concordemente la compensazione delle spese di giudizio. I giudici supremi hanno accertato la regolarità degli atti depositati e la concorde volontà dei contendenti. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione immediata del giudizio di legittimità. Il provvedimento ha disposto l'integrale compensazione delle spese processuali, chiudendo definitivamente la lite senza entrare nel merito della questione iniziale.
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Risoluzione del contratto preliminare: lite sulle spese e stop
La vicenda nasce dalla controversia tra una promittente venditrice e i promissari acquirenti in merito alla risoluzione del contratto preliminare di compravendita immobiliare. I giudici di merito hanno escluso l'inadempimento della venditrice, valutando però negativamente il suo recesso e compensando le spese legali. La proprietaria ha quindi impugnato la decisione contestando l'errata qualificazione del recesso e la mancata condanna alle spese della controparte. Tuttavia, durante il procedimento davanti alla Corte di Cassazione, la ricorrente ha notificato un formale atto di rinuncia. I giudici di legittimità hanno preso atto dell'abbandono della causa, dichiarando l'estinzione del processo ed esonerando la parte dal raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: stop al processo
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato in Cassazione la decisione che annullava diversi avvisi di accertamento per imposte dirette e IVA emessi contro una società e i suoi soci. I contribuenti hanno successivamente presentato domanda di sanatoria per chiudere la controversia pendente, chiedendo l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata delle liti tributarie non comporta l'estinzione immediata della causa. I giudici hanno quindi disposto la temporanea sospensione del processo per consentire all'ente impositore di verificare la regolarità della domanda e l'effettivo versamento delle somme dovute prima della pronuncia definitiva.
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Rinuncia agli atti del giudizio: effetti e spese
Il caso analizzato riguarda la decisione della Corte d'Appello a seguito di una rinuncia agli atti del giudizio presentata dalla parte appellante in una lite su un contratto d'appalto. La Corte ha dichiarato l'estinzione del procedimento e, preso atto dell'accordo tra i legali, ha disposto la compensazione delle spese, chiarendo l'insussistenza dell'obbligo del raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia agli atti del giudizio: guida legale
Una società ha impugnato una sentenza di primo grado relativa a vizi in un appalto. In corso di causa, le parti hanno optato per la rinuncia agli atti del giudizio e la relativa accettazione. La Corte d'Appello ha quindi dichiarato l'estinzione del processo civile, disponendo la compensazione integrale delle spese di lite.
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Prescrizione della pretesa tributaria: Fisco vince contro eredi
L'Agenzia delle Entrate notificava ad alcuni eredi un avviso di accertamento per imposte non pagate dal defunto. Dopo un lungo contenzioso, la Cassazione annullava con rinvio la decisione d'appello, ma nessuna parte riassumeva la causa nei termini, determinando l'estinzione del giudizio. L'atto impositivo diventava così definitivo. Successivamente, il Fisco notificava le cartelle di pagamento. Gli eredi eccepivano la prescrizione della pretesa tributaria, accolta dai giudici d'appello. La Cassazione ribalta la decisione: se il giudizio si estingue per mancata riassunzione, la definitività dell'accertamento decorre dalla scadenza del termine per riassumere. Da quel momento inizia a decorrere il termine di prescrizione della pretesa tributaria, che è quello ordinario decennale. Il ricorso del Fisco viene accolto.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop al fisco
L'Agenzia delle Entrate aveva notificato a una società un avviso di accertamento per il recupero di imposte relative all'anno 2005. Durante il giudizio di Cassazione, la società e i soci hanno richiesto la definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del d.l. n. 119/2018, pagando l'importo dovuto. L'ufficio finanziario ha confermato la regolarità della procedura e ha chiesto la chiusura del caso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso: il Fisco si ferma e cancella le spese
La Società e il Socio hanno impugnato gli avvisi di accertamento per imposte dirette e indirette. Successivamente, i contribuenti hanno aderito alla definizione agevolata delle pendenze tributarie, pagando quanto dovuto. Di conseguenza, hanno depositato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia al ricorso, senza condanna alle spese poiché l'Amministrazione Finanziaria non ha svolto attività difensiva. Inoltre, i giudici hanno escluso il pagamento del doppio contributo unificato, in quanto la causa di estinzione è sopravvenuta rispetto alla presentazione del ricorso.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: i garanti si arrendono alla banca
I garanti di una società insolvente si sono opposti al decreto ingiuntivo ottenuto da una banca. Dopo il rigetto dell'opposizione nei primi due gradi di giudizio, i garanti hanno proposto ricorso dinanzi alla Suprema Corte. Successivamente, i ricorrenti hanno deciso di non proseguire la battaglia legale e hanno notificato un formale atto di rinuncia alla controparte. La Corte di Cassazione ha preso atto della volontà delle parti e ha dichiarato l'estinzione del processo per intervenuta rinuncia al ricorso in Cassazione, disponendo la compensazione delle spese di giudizio.
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Taratura periodica: l’autovelox d’acqua perde contro il natante
Il Comune di Venezia ha sanzionato un utente della laguna per aver superato i limiti di velocità, rilevati tramite il sistema tecnologico Argos. Il Giudice di Pace e il Tribunale hanno annullato il verbale perché l'apparecchio non era stato sottoposto alla necessaria taratura periodica. Il Comune ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che le regole stradali sulla taratura periodica non si applicassero alla navigazione lagunare. Successivamente, il Comune ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando l'orientamento per cui anche i sistemi di rilevamento della velocità in acqua richiedono omologazione e taratura periodica per garantire l'affidabilità delle misurazioni. Il Comune è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Taratura dei rilevatori di velocità: il Comune perde la causa
L'Azienda riceve una sanzione dal Comune per aver superato i limiti di velocità nella laguna di Venezia, infrazione rilevata tramite il sistema elettronico Argos. Il Giudice di Pace e il Tribunale annullano la multa poiché l'apparecchio non è stato sottoposto alla necessaria taratura periodica. Il Comune propone ricorso in Cassazione, ma successivamente vi rinuncia. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio e condanna il Comune a pagare le spese legali. La Corte conferma che la taratura dei rilevatori di velocità è obbligatoria anche per la navigazione acquea, applicando per analogia i principi previsti per la circolazione stradale a tutela dei cittadini.
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Definizione agevolata delle liti fiscali: il Fisco si ferma
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società per tasse non pagate nel 2009. L'atto è stato inviato anche a Il Contribuente come responsabile in solido. Dopo i rifiuti dei primi giudici, Il Contribuente ha fatto ricorso in Cassazione. Durante il processo, Il Contribuente ha richiesto la definizione agevolata delle liti fiscali e ha pagato la prima rata. Poiché l'ufficio non ha respinto la domanda e nessuna parte ha chiesto di continuare la causa, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Il Contribuente chiude così la pendenza con il Fisco pagando quanto previsto dalla sanatoria.
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Definizione agevolata delle controversie: stop alla lite fiscale
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a una società un avviso di accertamento per rettificare la dichiarazione IVA. Dopo i primi due gradi di giudizio favorevoli alla contribuente, l'ufficio ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie ai sensi del decreto-legge n. 119/2018, pagando l'importo dovuto tramite modello F24. Poiché l'ufficio non ha notificato alcun diniego né presentato istanza di trattazione entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo estinto sono rimaste a carico della parte che le ha anticipate.
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Definizione agevolata a rate: perché il processo non si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento per maggiori ricavi nei confronti di una società di capitali a ristretta base partecipativa e dei suoi soci. Durante il processo in Cassazione, la società ha richiesto la definizione agevolata delle pendenze tributarie, avviando un piano di rateizzazione in diciotto rate. Al momento dell'udienza, la contribuente aveva pagato solo undici rate. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in mancanza del pagamento integrale di tutte le rate e in assenza di una formale rinuncia al ricorso, il processo non può essere dichiarato estinto. Di conseguenza, la Corte ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa, in attesa del completamento dei pagamenti, estendendo il rinvio anche al giudizio riguardante i singoli soci per ragioni di economia processuale.
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Conto sospetto ma lite chiusa: la definizione agevolata vince
Una contribuente, priva di attività lavorativa ufficiale ma titolare di un conto corrente con ingenti versamenti e redditi immobiliari, riceveva accertamenti IRPEF dall'Amministrazione finanziaria. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 193/2016, saldando interamente le cartelle di pagamento relative agli avvisi di accertamento. La Suprema Corte, preso atto del pagamento integrale e dell'accordo tra le parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono state poste a carico di chi le ha anticipate, escludendo il raddoppio del contributo unificato poiché la definizione della lite è sopravvenuta alla presentazione del ricorso.
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