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Doppia Imposizione

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289 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Tassazione pensione NATO: esenzione negata ai pensionati
Un ex dipendente civile di un organismo internazionale ha richiesto il rimborso dell'IRPEF trattenuta sulla propria pensione, sostenendo che l'esenzione prevista per gli stipendi dei lavoratori in servizio si applicasse anche al trattamento di quiescenza. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato il rimborso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, stabilendo che la tassazione pensione NATO è pienamente legittima. I giudici hanno chiarito che le esenzioni fiscali sono norme eccezionali e non si estendono per analogia alle pensioni, le quali mantengono una natura previdenziale diversa dalla retribuzione attiva. Di conseguenza, l'ex dipendente ha perso la causa e dovrà pagare le imposte e le spese legali.
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Contributo di bonifica: fognatura attiva ma la tassa si paga
Una proprietaria immobiliare ha impugnato una cartella di pagamento per il contributo di bonifica del 2011, sostenendo che i suoi immobili, situati in un'area urbana servita da fognatura pubblica, fossero esenti per evitare una doppia imposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'esenzione dal contributo di bonifica richiede necessariamente la stipula di una convenzione tra il Consorzio di bonifica e il gestore del servizio idrico. In assenza di tale accordo, il Consorzio mantiene il potere di riscuotere la tassa. Inoltre, la contribuente non ha provato il pagamento della tariffa fognaria per l'anno contestato, avendo prodotto solo una bolletta dell'acqua di un anno diverso. Di conseguenza, la contribuente perde la causa e deve pagare le somme richieste.
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Contributo di bonifica: esenzione negata senza convenzione
Una contribuente ha impugnato la cartella di pagamento con cui un consorzio di bonifica richiedeva il pagamento di oneri consortili. La donna sosteneva di non dover pagare il contributo di bonifica poiché versava già la tariffa per il servizio di fognatura pubblica al gestore idrico, lamentando una doppia imposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente. I giudici hanno chiarito che l'esenzione dal contributo di bonifica per chi paga la fognatura pubblica si applica solo se esiste una specifica convenzione tra il consorzio e l'autorità d'ambito idrico. In mancanza di tale accordo, il consorzio mantiene il potere di riscuotere direttamente le somme. Inoltre, la contribuente non ha dimostrato l'assenza di benefici concreti derivanti dalle opere del consorzio sui suoi terreni.
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Incentivo all’esodo: tasse in Italia anche se vivi all’estero
Il caso riguarda un lavoratore che, dopo aver firmato un accordo per la cessazione del rapporto di lavoro, ha ricevuto un incentivo all'esodo. L'azienda ha trattenuto le tasse italiane su tale somma prima di versarla. Successivamente, il lavoratore si è trasferito in Germania, dove il fisco tedesco ha tassato nuovamente l'importo. Il lavoratore ha quindi intimato il pagamento della somma trattenuta all'azienda, sostenendo che l'accordo prevedesse il pagamento dell'intero importo lordo e che la tassazione spettasse alla Germania. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, stabilendo che l'incentivo all'esodo costituisce reddito da lavoro dipendente e va tassato nello Stato in cui l'attività lavorativa è stata effettivamente svolta (l'Italia), a nulla rilevando il successivo trasferimento all'estero del beneficiario.
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Contributo di bonifica: si paga anche con la fognatura attiva
Una proprietaria ha impugnato la cartella di pagamento per il contributo di bonifica, sostenendo che i suoi immobili, situati in un'area urbanizzata, fossero già serviti dalla fognatura pubblica gestita da un altro operatore a cui pagava regolarmente le bollette. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il pagamento della tariffa fognaria non esenta automaticamente dal contributo di bonifica. Tale esenzione spetta solo se esiste una specifica convenzione tra il Consorzio di bonifica e l'Autorità d'Ambito. In mancanza di questo accordo, la richiesta del Consorzio è legittima e non costituisce doppia imposizione. La Corte ha però accolto la contestazione sul raddoppio del contributo unificato, ritenendolo non applicabile al processo tributario d'appello per l'annualità in questione.
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Divieto di doppia imposizione: il Fisco può tassare due volte?
Una Società Controllante ha chiesto il rimborso dell'IRES versata su un premio di gestione ricevuto dalla propria controllata. L'Amministrazione Finanziaria aveva precedentemente negato la deducibilità di tale costo alla società erogatrice per difetto di inerenza. La Società Controllante invocava il divieto di doppia imposizione e il legittimo affidamento, sostenendo che lo stesso importo non potesse essere tassato due volte. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non si configura una doppia imposizione quando due soggetti giuridici distinti realizzano presupposti d'imposta diversi. Inoltre, la tutela del legittimo affidamento non esenta dal pagamento del tributo principale, ma solo da sanzioni e interessi, e richiede comunque un interpello formale. Vince l'Amministrazione Finanziaria.
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Mutuo alto e prezzo basso: scatta la distribuzione utili extrabilancio
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento nei confronti di una società immobiliare e dei suoi soci per omessa dichiarazione di ricavi derivanti dalla vendita di immobili. Il fisco ha rideterminato il valore delle compravendite basandosi sull'importo dei mutui richiesti dagli acquirenti, presumendo la successiva distribuzione utili extrabilancio ai soci della società a ristretta base partecipativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei soci superstiti (alcuni hanno aderito alla definizione agevolata), confermando la legittimità dell'accertamento. La Corte ha stabilito che l'importo del mutuo, superiore al prezzo dichiarato, costituisce una valida presunzione semplice di maggior corrispettivo. Inoltre, per le società a ristretta base, si presume la distribuzione ai soci dei maggiori utili non contabilizzati, i quali vanno tassati interamente senza le agevolazioni previste per i dividendi ufficiali.
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Divieto di doppia imposizione: tasse dovute anche senza deduzione
Una società controllante, aderente al consolidato nazionale, ha chiesto il rimborso dell'IRES versata su un premio di gestione ricevuto da una sua controllata. L'Agenzia delle Entrate aveva precedentemente negato alla società partecipata la deducibilità di tale costo per difetto di inerenza. La controllante riteneva che la tassazione del premio in capo a sé e l'indeducibilità in capo alla partecipata violassero il divieto di doppia imposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i due soggetti sono entità giuridiche distinte con presupposti d'imposta differenti. Di conseguenza, il disconoscimento di un costo non inerente per una società non esclude la tassazione del corrispondente ricavo per l'altra.
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Stabile organizzazione: società estera batte il Fisco in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento del sequestro preventivo di oltre 3,5 milioni di euro nei confronti del legale rappresentante di una società maltese di scommesse online. L'accusa ipotizzava il reato di omessa dichiarazione dei redditi, sostenendo l'esistenza di una stabile organizzazione in Italia basata sulla rete telematica di raccolta scommesse. I giudici hanno respinto il ricorso della Procura, stabilendo che le norme internazionali contro la doppia imposizione prevalgono sul diritto interno. Per configurare una stabile organizzazione rilevante ai fini penali, non basta la mera operatività online, ma occorre dimostrare la presenza fisica di una direzione amministrativa e strategica nel territorio dello Stato, elemento escluso nel caso di specie.
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Tassazione delle plusvalenze: stop a tasse alte per aziende estere
Un'azienda holding con sede in Francia ha venduto le proprie quote in una società italiana, realizzando un forte guadagno. L'amministrazione finanziaria italiana ha applicato una tassazione ordinaria su questo profitto. Al contrario, le società residenti in Italia beneficiano di una esenzione fiscale del 95 per cento. L'azienda straniera ha chiesto il rimborso delle maggiori imposte pagate, denunciando una discriminazione contraria al diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda straniera. I giudici hanno stabilito che la disparità di trattamento nella tassazione delle plusvalenze viola la libera circolazione dei capitali. Lo Stato italiano non può tassare maggiormente le società non residenti prive di una stabile organizzazione in Italia rispetto a quelle residenti, a meno che il paese estero non compensi interamente tale svantaggio con un credito d'imposta.
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Tassazione delle royalties estere: fisco italiano contro multinazionale
Una società francese ha chiesto il rimborso delle ritenute fiscali applicate in Italia sui canoni ricevuti per l'uso di un marchio da parte della sua consociata italiana. La società estera lamentava una discriminazione rispetto alle imprese italiane e chiedeva l'esenzione prevista dalla normativa europea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della tassazione delle royalties estere. I giudici hanno chiarito che non vi è alcuna discriminazione poiché la società può recuperare le imposte in Francia tramite il credito d'imposta. Inoltre, l'esenzione europea non si applica perché la forma societaria della ricorrente (società per azioni semplificata) non rientra nell'elenco tassativo previsto dalla direttiva comunitaria, che include solo le società anonime.
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Partecipation exemption: rimborso Ires alle società estere
Una società di diritto francese ha venduto le proprie quote in una società italiana, realizzando una plusvalenza. L'Agenzia delle Entrate ha tassato questo guadagno applicando le regole per i soggetti non residenti, molto più onerose rispetto a quelle previste per le società italiane. Queste ultime beneficiano infatti della partecipation exemption, che esenta dalle tasse il 95% del guadagno. La società estera ha quindi chiesto il rimborso delle maggiori imposte pagate. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società francese, stabilendo che negare la partecipation exemption alle società dell'Unione Europea prive di stabile organizzazione in Italia costituisce una discriminazione vietata dal diritto comunitario. L'Agenzia delle Entrate è stata condannata a rimborsare la differenza e a pagare le spese legali.
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Doppia imposizione internazionale: lavoratore batte il fisco
Un lavoratore residente in Germania, dipendente di una società italiana, ha chiesto il rimborso dell'Irpef trattenuta in Italia sulla quota di stipendio relativa alle trasferte di lavoro svolte all'estero. L'Agenzia delle Entrate aveva negato il rimborso, e i giudici di merito avevano confermato il diniego per mancanza di prova dell'effettiva tassazione in Germania. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che per evitare la doppia imposizione internazionale rileva il luogo in cui la prestazione è fisicamente eseguita. Inoltre, per beneficiare delle tutele convenzionali, il contribuente deve solo dimostrare la propria residenza fiscale all'estero (che comporta una soggezione astratta alle imposte), senza dover provare l'effettivo pagamento delle tasse nello Stato estero. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Doppia imposizione internazionale: vince il lavoratore all’estero
Un lavoratore residente in Germania ha chiesto il rimborso dell'Irpef trattenuta in Italia sulle somme percepite per l'attività lavorativa svolta all'estero alle dipendenze di una società italiana. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, ritenendo che il rapporto di lavoro facesse capo a un datore di lavoro italiano. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che per evitare la doppia imposizione internazionale rileva unicamente il luogo in cui la prestazione è fisicamente eseguita. Inoltre, per beneficiare delle tutele convenzionali, il lavoratore deve solo dimostrare la propria residenza fiscale all'estero, che comporta un potenziale assoggettamento a imposta, senza dover provare l'effettivo pagamento delle tasse nello Stato estero. La causa è stata rinviata per un nuovo giudizio.
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Doppia imposizione internazionale: tasse solo sui giorni in Italia
Il caso riguarda un lavoratore residente in Germania, dipendente di una società italiana, che ha chiesto il rimborso delle imposte trattenute in Italia per l'attività lavorativa svolta all'estero. L'Amministrazione Finanziaria aveva negato il rimborso, sostenendo che il rapporto di lavoro fosse unitario e prevalentemente italiano. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che per i non residenti la tassazione in Italia si applica solo sui giorni di lavoro effettivamente prestati sul territorio nazionale, in base al principio della presenza fisica. Inoltre, per evitare la doppia imposizione internazionale, non serve dimostrare il pagamento effettivo delle tasse all'estero, ma basta certificare la residenza fiscale straniera, che comporta l'assoggettamento potenziale alle imposte di quel Paese. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Beneficiario effettivo: la Cassazione batte il fisco sulle prove
Una compagnia assicurativa estera ha richiesto il rimborso parziale delle ritenute subite sugli interessi di titoli obbligazionari italiani. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso, sostenendo che la società non avesse provato la qualità di beneficiario effettivo dei proventi, ritenendo insufficienti le certificazioni della banca intermediaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che i giudici di merito hanno omesso di valutare correttamente le prove documentali e i chiarimenti forniti. Le dichiarazioni di soggetti terzi, come le banche intermediarie, hanno valore indiziario nel processo tributario e non possono essere ignorate senza una motivazione logica. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Royalties nel valore in dogana: stop alla doppia IVA
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società importatrice il mancato inserimento delle royalties per l'uso di marchi nel valore dichiarato in dogana, richiedendo maggiori dazi e IVA. La Corte di Cassazione ha chiarito che le royalties costituiscono una condizione di vendita quando il licenziante controlla la produzione, e vanno quindi incluse nel valore doganale. Tuttavia, per evitare una doppia imposizione, l'IVA all'importazione non può colpire l'intero maggior valore se l'imposta sulle royalties è già stata assolta internamente. L'IVA doganale deve quindi limitarsi alla sola quota scaturente dalla base imponibile incrementata dei diritti di licenza. La Corte ha accolto parzialmente il ricorso dell'importatore, rinviando la causa al giudice di secondo grado per rideterminare l'imposta dovuta.
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Rimborso imposta sostitutiva: il fisco perde sul formalismo
Un contribuente ha rivalutato un terreno pagando l'imposta sostitutiva. Successivamente, ha deciso di effettuare una seconda rivalutazione a un valore più alto e ha chiesto il rimborso imposta sostitutiva precedentemente versata. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso sostenendo che, al momento della domanda, il secondo versamento non fosse ancora avvenuto, escludendo la doppia imposizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che il diritto al rimborso sussiste se il secondo pagamento è effettuato prima che si formi il silenzio-rifiuto dell'amministrazione. Un diniego basato solo sulla mancata precedenza temporale della domanda rispetto al versamento è illegittimo, poiché violerebbe i principi costituzionali di eguaglianza e capacità contributiva.
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Doppia imposizione fiscale: residenza all’estero ma tasse in Italia
Un noto sportivo professionista ha chiesto il rimborso della maggiore IRPEF versata in Italia nel 2012. Il contribuente sosteneva che, avendo trasferito la propria residenza in Francia a luglio dello stesso anno, la tassazione dovesse essere frazionata. Tuttavia, avendo trascorso 199 giorni in Italia, lo Stato italiano lo ha considerato fiscalmente residente per l'intero anno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la Convenzione tra Italia e Francia non prevede il frazionamento dell'anno fiscale. Per evitare la doppia imposizione fiscale, il contribuente deve utilizzare lo strumento del credito d'imposta in Francia, come previsto dall'accordo bilaterale. Il Commentario OCSE, che suggerisce il frazionamento, ha solo valore di raccomandazione non vincolante.
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Tassazione del TFR: no al doppio prelievo sui buoni postali
Un dipendente pubblico riceve parte della liquidazione in Buoni Postali Fruttiferi. Al momento dell'incasso dei titoli, subisce la ritenuta del 12,5% sugli interessi maturati. Tuttavia, il datore di lavoro aveva già applicato l'aliquota del 33% sull'intera indennità, inclusi gli stessi interessi. Il lavoratore chiede quindi il rimborso della ritenuta per evitare una ingiusta duplicazione d'imposta. L'Agenzia delle Entrate nega il rimborso, ma la Corte di Cassazione respinge il ricorso del fisco. La Suprema Corte stabilisce che la tassazione del TFR, per evitare una doppia imposizione sugli interessi dei buoni postali, deve essere limitata alla sola differenza tra l'aliquota complessiva della liquidazione e la ritenuta già applicata direttamente al contribuente al momento dell'incasso.
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