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Doppia Imposizione

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289 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Tassazione Dividendi Fondi Esteri: Cassazione Riconosce Discriminazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un Fondo di Investimento Estero (tedesco) che chiedeva il rimborso della ritenuta alla fonte del 15% applicata sui dividendi ricevuti da società italiane. Il Fondo sosteneva una discriminazione rispetto ai fondi italiani, che beneficiavano di un'imposta sostitutiva del 12,5% sul risultato di gestione o di esenzione totale. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la tassazione dei dividendi fondi esteri, se le quote sono detenute da non residenti in Italia, viola il principio di libera circolazione dei capitali. Per tali dividendi si deve applicare l'esenzione totale dall'imposta sostitutiva, come previsto per i fondi italiani omologhi.
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Rimborso IRES Dividendi: Cassazione Riconosce Discriminazione Fiscale UE
Una società olandese ha chiesto il Rimborso IRES Dividendi per ritenute subite in Italia tra il 2005 e il 2007. L'Agenzia delle Entrate aveva applicato una ritenuta del 15% sui dividendi ricevuti da una società italiana, mentre per le società residenti in Italia l'aliquota effettiva era dell'1,65%. La società ha contestato questa disparità di trattamento, ritenendola una violazione del principio di libera circolazione dei capitali dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che il regime fiscale italiano era discriminatorio e che la ritenuta applicabile doveva essere ridotta all'1,65%, concedendo il rimborso di oltre 4 milioni di euro.
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Doppia Imposizione Dividendi: Cassazione tutela società estera
Una società britannica ha chiesto il rimborso di un credito d'imposta per evitare la doppia imposizione sui dividendi ricevuti da una società italiana. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo l'assenza di un effettivo pagamento di imposta nel Regno Unito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società. Ha stabilito che la Convenzione Italia-Regno Unito e il principio di neutralità fiscale mirano a prevenire la doppia imposizione, anche indiretta. Non è necessario dimostrare un esborso monetario effettivo se la doppia imposizione è evitata tramite compensazione. La sentenza di appello è stata cassata e rinviata per un nuovo esame.
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Fondo Estero vs Fisco Italiano: Vittoria contro la Discriminazione Fiscale
Un fondo di investimento tedesco, con un unico investitore residente in Germania (paese in white list), ha chiesto il rimborso della ritenuta alla fonte del 15% sui dividendi percepiti da società italiane. Il fondo ha sostenuto una discriminazione fiscale fondi esteri rispetto ai fondi italiani che, in condizioni analoghe (investitori non residenti in white list), beneficiavano dell'esenzione dall'imposta sostitutiva del 12,5%. La Commissione Tributaria Regionale aveva rigettato il ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, cassando la sentenza e riconoscendo il diritto al rimborso integrale. Ha stabilito che la normativa italiana creava una disparità di trattamento ingiustificata, violando il principio di libera circolazione dei capitali.
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Rimborso ritenuta dividendi: Italia vs Germania, vince la società
Una società tedesca ha ricevuto dividendi da una sua controllata italiana, sui quali l'Italia ha applicato una ritenuta del 10%. La società ha chiesto il rimborso di questa ritenuta, sostenendo che i dividendi erano già stati tassati in Germania e che si applicavano sia la Direttiva madre-figlia europea sia la Convenzione Italia-Germania contro le doppie imposizioni. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la richiesta, dubitando della prova dell'effettiva tassazione all'estero e della completezza dell'istanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia. Ha confermato che la società tedesca aveva fornito prove sufficienti della tassazione dei dividendi in Germania. La Corte ha stabilito che l'applicazione della Direttiva madre-figlia non impedisce di richiedere il Rimborso ritenuta dividendi secondo la Convenzione, poiché sono meccanismi alternativi per evitare la doppia imposizione.
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Deducibilità Costi e Accantonamenti: La Cassazione Riforma l’Accertamento
Un'Azienda ha ricevuto un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate per il 2004, contestando la deducibilità costi di ammortamento per una perizia e l'accantonamento per indennità di clientela, oltre a ricavi non contabilizzati per l'uso di un sistema informatico. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'Azienda. Ha annullato la sentenza precedente per mancanza di motivazione sull'ammortamento delle spese di perizia e ha riconosciuto la deducibilità dell'accantonamento per l'indennità suppletiva di clientela. Ha invece respinto le contestazioni sui ricavi non contabilizzati, ribadendo la presunzione di onerosità per i servizi infragruppo. Il caso tornerà alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
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Rettifica delle rimanenze finali: stop al doppio prelievo fiscale
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a una società immobiliare un avviso di accertamento per l'anno 2007. L'ufficio ha operato una rettifica delle rimanenze finali relative al 2006 a seguito di una verifica svolta nel novembre 2007. I giudici di merito hanno annullato l'atto impositivo per violazione del divieto di doppia imposizione. La modifica del valore dei beni invenduti incideva contemporaneamente sui componenti positivi dell'anno precedente e su quelli negativi dell'esercizio successivo. L'Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso per cassazione contestando l'autonomia dei singoli periodi d'imposta. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dell'operato del fisco, respingendo il ricorso e condannando l'amministrazione finanziaria alle spese.
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Consolidato fiscale: comunicazione essenziale, non mero adempimento
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'Azienda l'omessa comunicazione per il consolidato fiscale, ritenendo inefficace l'opzione. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all'Azienda, qualificando la comunicazione come mero adempimento formale. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che la comunicazione per il consolidato fiscale è una condizione essenziale, non formale, per accedere ai benefici della tassazione di gruppo. L'opzione richiede una chiara e tempestiva manifestazione di volontà. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, rigettando l'originaria pretesa dell'Azienda e confermando l'accertamento fiscale.
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Cessione di cubatura: niente ICI sul terreno svuotato
Un Comune ha richiesto il pagamento dell'imposta comunale sugli immobili a una contribuente per un terreno edificabile. La proprietaria aveva già effettuato la cessione di cubatura integrale a favore di una società costruttrice confinante, esaurendo ogni possibilità di costruire sul proprio fondo. Inoltre, l'ente locale aveva già tassato gli immobili edificati dalla società acquirente. I giudici di merito hanno annullato l'avviso di accertamento per scongiurare una duplicazione d'imposta. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della pretesa fiscale, respingendo il ricorso del Comune. I giudici di legittimità hanno chiarito che il trasferimento totale dei diritti edificatori priva il suolo originario della natura imponibile come area fabbricabile.
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Rimborso Dividendi: Abuso del Diritto Fiscale e il Vero Beneficiario
Una banca estera ha chiesto rimborsi fiscali per dividendi da società italiane, invocando un trattato contro la doppia imposizione. L'Agenzia delle Entrate ha negato la maggior parte delle richieste, sospettando un `abuso del diritto fiscale` tramite `treaty shopping`. La banca avrebbe acquisito azioni poco prima della distribuzione dei dividendi e le avrebbe rivendute subito dopo, agendo come mero intermediario. La Corte di Cassazione ha confermato che la banca, come richiedente, doveva provare di essere il `beneficiario effettivo` dei dividendi. Ha validato il criterio della "giacenza media mensile" per rilevare l'intento abusivo. La Corte ha respinto il ricorso della banca e accolto quello dell'Agenzia, ribadendo l'onere della prova del contribuente.
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Fondo tedesco vs Fisco italiano: vinta la battaglia contro la discriminazione fiscale fondi investimento
Un Fondo di Investimento tedesco, tramite il suo Gestore e l'Investitore unico, ha chiesto il rimborso della ritenuta sui dividendi italiani. Hanno sostenuto una **discriminazione fiscale fondi investimento** rispetto ai fondi italiani, che avrebbero beneficiato di esenzione. La Commissione Tributaria Regionale aveva negato il rimborso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che la normativa italiana, anche se mitigata da una convenzione bilaterale con la Germania, creava una **discriminazione fiscale fondi investimento** non residenti rispetto a quelli residenti, violando il principio di libera circolazione dei capitali dell'UE. La Corte ha quindi accolto la domanda di rimborso totale.
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Accertamento induttivo: il conto occulto conferma l’evasione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società e al suo socio, recuperando a tassazione redditi d'impresa non dichiarati. L'ispezione della Guardia di Finanza aveva rivelato la presenza di un conto corrente occulto e non registrato nella contabilità ufficiale. Il Socio ha impugnato l'atto sostenendo che i versamenti servivano per pagare in anticipo i fornitori e denunciando una presunta doppia imposizione, oltre al suo proscioglimento penale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato la legittimità del ricorso all'accertamento induttivo puro. In presenza di un conto extracontabile e di gravi irregolarità, il Fisco può prescindere dal bilancio e utilizzare presunzioni supersemplici. Inoltre, il divieto di doppia imposizione vale solo se si tassa due volte lo stesso presupposto in capo allo stesso soggetto. Il Socio è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Fondi pensione esteri: la Cassazione ferma la discriminazione fiscale
Un fondo pensione statunitense ha chiesto il rimborso di imposte sui dividendi pagate in Italia con un'aliquota del 15%, superiore all'11% applicato ai fondi nazionali. L'Amministrazione finanziaria ha opposto un silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione, confermando che tale differenza di trattamento costituisce una discriminazione fiscale fondi pensione esteri. La Corte ha ribadito che applicare un'aliquota maggiore ai fondi esteri viola il principio di libera circolazione dei capitali (Art. 63 TFUE), non essendo giustificata da ragioni di interesse generale o da differenze oggettive.
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Dividendi Esteri vs. Nazionali: La Cassazione Ferma la Discriminazione Fiscale
Un fondo d'investimento statunitense ha contestato la tassazione dei dividendi percepiti da società italiane tra il 2008 e il 2010. L'Italia applicava una ritenuta del 15% ai fondi esteri, mentre i fondi nazionali beneficiavano di un'imposta sostitutiva del 12,5%. Il fondo ha denunciato una discriminazione fiscale dividendi in violazione del principio di libera circolazione dei capitali (Art. 63 TFUE). La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la Convenzione Italia-USA deve essere interpretata per applicare anche ai fondi statunitensi l'aliquota del 12,5%, annullando la sentenza precedente e rinviando il caso per una nuova decisione.
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Rinuncia al rimborso IRPEF e chiusura del contenzioso fiscale
Un pensionato residente all'estero ha richiesto la restituzione dell'imposta trattenuta sulla propria pensione italiana. Di fronte al diniego implicito dell'Amministrazione Finanziaria, il cittadino ha avviato un contenzioso tributario. Nel corso del giudizio dinanzi alla Corte di Cassazione, l'Agenzia delle Entrate ha pubblicato nuovi chiarimenti interpretativi sulla convenzione bilaterale applicabile. Alla luce di tale prassi, Il Contribuente ha formalizzato la Rinuncia al rimborso IRPEF. La Suprema Corte ha preso atto del venir meno dell'interesse della parte e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, disattendendo l'esame nel merito e compensando integralmente le spese di lite tra le parti.
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Diniego di annullamento in autotutela: Fisco condannato
L'Amministrazione Finanziaria ha opposto un rifiuto all'istanza presentata da una lavoratrice per quattro avvisi di accertamento ormai definitivi. La lavoratrice chiedeva la cancellazione dei ruoli su redditi percepiti in Germania e già tassati nello Stato estero. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato la decisione dell'ufficio riscontrando sia l'applicazione della convenzione contro le doppie imposizioni, sia la contrarietà del rifiuto all'interesse generale. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contestando soltanto la legittimità dell'accertamento iniziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso pubblico. Il giudizio sul diniego di annullamento in autotutela riguarda solo la presenza di un interesse pubblico alla rimozione dell'atto e non i vizi dell'accertamento definitivo. L'Agenzia delle Entrate è stata condannata al pagamento delle spese.
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Doppia imposizione su royalties estere: vince la società
La controversia nasce dalla richiesta di rimborso presentata da una società britannica priva di sede in Italia per i versamenti d'imposta locale effettuati sui compensi per brevetti incassati dalla propria controllata italiana tra il 1986 e il 1990. L'amministrazione finanziaria ha rifiutato la restituzione opponendo il proprio silenzio-diniego. L'ente impositore riteneva applicabile la tassa locale italiana in mancanza di una ritenuta d'imposta effettivamente applicata alla fonte. La Corte di Cassazione ha definitivamente respinto le ragioni dell'ente pubblico, sancendo che la convenzione bilaterale impedisce la doppia imposizione su royalties estere anche rispetto ai tributi locali similari. I compensi percepiti dalla società non residente restano tassabili unicamente nello Stato di residenza della stessa.
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Rimborso delle ritenute fiscali sui diritti TV: ricorso respinto
Una società estera ha concesso i diritti televisivi di partite di calcio a un'emittente italiana, subendo una trattenuta fiscale dell'otto per cento sul compenso lordo. La società non residente ha quindi richiesto all'Erario il rimborso delle ritenute fiscali, sostenendo l'illegittimità del prelievo sul fatturato lordo anziché sul reddito netto e lamentando una violazione dei principi europei di libera prestazione dei servizi. I giudici di merito hanno respinto la richiesta a causa della mancata prova dei costi deducibili e dell'assenza di una reale doppia tassazione. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, dichiarando inammissibile il ricorso dell'operatore estero poiché non ha dimostrato l'effettiva inerenza dei costi sostenuti né l'impossibilità di recuperare l'imposta nel proprio Paese di residenza.
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Imposta sugli intrattenimenti: discoteca perde il ricorso
L'Agenzia delle Entrate ha accertato il mancato versamento dell'imposta sugli intrattenimenti a carico di una società di gestione di una discoteca. Durante un controllo dei funzionari della SIAE, il locale utilizzava musica meccanica e non esibiva contratti o compensi a favore di musicisti dal vivo per almeno la metà del tempo di apertura. Il gestore ha contestato la debenza del tributo e lamentato una presunta doppia imposizione incompatibile con le norme europee. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del contribuente. I giudici hanno chiarito che l'onere di provare la presenza di musica dal vivo oltre il cinquanta per cento spetta al contribuente che richiede l'esenzione dall'imposta sugli intrattenimenti. Inoltre, il tributo è pienamente compatibile con l'ordinamento comunitario e costituzionale.
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Accertamento analitico induttivo: stop al fisco contraddittorio
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso basato su accertamento analitico induttivo a un agente sportivo, contestando compensi non dichiarati desunti dalle percentuali federali sui contratti dei calciatori. Il professionista ha eccepito che parte delle somme era stata incassata da una società terza, configurando una doppia imposizione, e che ulteriori ricavi erano stati percepiti solo negli anni successivi, violando il principio di cassa. I giudici regionali hanno respinto tali difese in modo contraddittorio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'agente, cassando la sentenza d'appello per evidente contrasto logico nella motivazione e per mancata disamina dei criteri temporali di imputazione dei ricavi.
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