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Doppia Imposizione

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289 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Una società di leasing, vittima di una truffa, subisce un accertamento fiscale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19474/2024, ha confermato la legittimità del raddoppio termini accertamento per Ires e Iva, basato sul solo obbligo di denuncia penale, anche se tardiva. Tuttavia, ha annullato la ripresa per IRAP relativa agli anni 2004 e 2005, poiché per tale imposta non è previsto il raddoppio. La Corte ha inoltre confermato l'indeducibilità dei costi e dell'Iva relativi a operazioni ritenute inesistenti.
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Credito d’imposta dividendi: la Cassazione chiarisce
Una società madre francese ha percepito dividendi dalla sua controllata italiana. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a un rimborso parziale del credito d'imposta italiano, chiarendo che è sufficiente che i dividendi siano inclusi nella base imponibile in Francia, senza doverne provare l'effettiva tassazione. La sentenza affronta il rapporto tra la convenzione sulla doppia imposizione e la Direttiva UE Madre-Figlia in materia di credito d'imposta dividendi.
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Residenza fiscale estera: il certificato è prova
Un contribuente che lavorava negli Stati Uniti ha ottenuto un rimborso per doppia imposizione dimostrando la sua residenza fiscale estera tramite un apposito certificato. La Corte di Cassazione ha confermato che tale documento costituisce una prova sufficiente, respingendo il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria che sosteneva che il centro degli interessi del contribuente fosse rimasto in Italia.
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Doppia imposizione e credito per imposte estere
Una contribuente subisce una doppia imposizione sui redditi da lavoro prodotti all'estero. La Cassazione rigetta il ricorso dell'Amministrazione finanziaria, stabilendo, sulla base di un recente orientamento, che il diritto al credito per le imposte pagate all'estero non viene meno a causa dell'omessa presentazione della dichiarazione dei redditi in Italia, se previsto da un trattato internazionale.
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Doppia imposizione: Cassazione annulla accertamento
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito che confermava un accertamento fiscale basato su una doppia imposizione. L'Agenzia delle Entrate aveva tassato sia i ricavi che le plusvalenze derivanti dalla medesima vendita di beni aziendali. La Corte ha ritenuto illegittima tale pratica, censurando la motivazione della corte d'appello come meramente apparente. Inoltre, ha corretto un grave errore di diritto riguardo l'IVA, ribadendo la sua natura di tributo armonizzato e la conseguente necessità del contraddittorio preventivo, a condizione della prova di resistenza da parte del contribuente.
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Onere della prova: Cassazione su beneficiario effettivo
Una società italiana applicava una ritenuta fiscale agevolata sui pagamenti a una consociata svizzera. L'Agenzia delle Entrate contestava la misura, ritenendo la società estera una mera 'scatola interposta'. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere della prova per dimostrare i requisiti della convenzione, incluso lo status di 'beneficiario effettivo', spetta al contribuente. La sentenza di secondo grado è stata annullata per motivazione apparente e per errata inversione dell'onere della prova.
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Doppia imposizione: onere della prova sul contribuente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente che contestava una cartella di pagamento, sostenendo di essere vittima di una doppia imposizione fiscale a seguito di una scissione societaria. Il contribuente non ha fornito prove sufficienti a dimostrare che il patrimonio della società originaria e quello della nuova società scissa fossero identici. La Corte ha ribadito che l'onere della prova in casi di presunta doppia imposizione ricade interamente sul contribuente.
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Abuso del diritto IVA: l’operazione elusiva è sanzionata
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento per abuso del diritto IVA nei confronti di una società immobiliare. L'operazione contestata, una compravendita tra società collegate, è stata ritenuta priva di valide ragioni economiche e finalizzata unicamente a trasferire un credito IVA in modo indebito. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, inclusa la richiesta di sospensione del processo e l'inapplicabilità delle sanzioni, stabilendo che le operazioni elusive sono sanzionabili.
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Residente all’estero: rimborso IRPEF legittimo
La Cassazione conferma il diritto al rimborso IRPEF per un lavoratore residente all'estero, tassato sia in Italia che nel Regno Unito. La Corte ha stabilito che la nazionalità del datore di lavoro italiano è irrilevante ai fini della convenzione contro la doppia imposizione, e che la prova della residenza estera può essere fornita con più elementi, inclusi i certificati fiscali stranieri.
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Doppia imposizione: il trattato prevale sulla legge
Un pilota pagava le imposte in Portogallo sul reddito lì percepito. A seguito di una voluntary disclosure in Italia, l'Amministrazione Finanziaria negava il credito per le imposte estere a causa della mancata indicazione in dichiarazione. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, stabilendo che la convenzione internazionale contro la doppia imposizione prevale sulla normativa nazionale, garantendo il diritto al credito d'imposta anche in caso di omessa dichiarazione.
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Voluntary disclosure: spetta il rimborso del credito
Un pilota, dopo aver utilizzato la procedura di "Voluntary disclosure" per regolarizzare i suoi beni all'estero, si è visto tassare in Italia redditi già sottoposti a imposta in Portogallo. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto al rimborso, stabilendo che il trattato internazionale contro la doppia imposizione prevale sulle norme procedurali nazionali, come l'obbligo di dichiarare i redditi esteri per ottenere il relativo credito d'imposta. La Corte ha inoltre precisato che l'adesione alla Voluntary disclosure non preclude al contribuente la possibilità di richiedere la restituzione di imposte pagate in eccesso.
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Credito d’imposta estero: il trattato prevale sempre
Una contribuente ha ottenuto il riconoscimento del credito d'imposta per le tasse pagate in Brasile su redditi emersi tramite voluntary disclosure, anche se la procedura non si era perfezionata. La Corte di Cassazione ha stabilito che la convenzione internazionale contro la doppia imposizione prevale sulle norme procedurali interne, che non possono quindi negare il diritto al credito d'imposta estero.
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Indagini bancarie: quando l’accertamento è valido?
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un accertamento fiscale basato su indagini bancarie nei confronti di un imprenditore. La Corte ha stabilito che la mancata allegazione dell'autorizzazione per le indagini non invalida l'atto, essendo un documento interno, a meno che non si provi un concreto pregiudizio. Il contribuente non è riuscito a superare la presunzione legale che le movimentazioni bancarie non giustificate costituissero ricavi non dichiarati.
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Indagini bancarie: quando l’accertamento è valido?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21728/2024, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per Irpef, Irap e Iva basato su indagini bancarie. La Corte ha stabilito che l'accertamento è valido anche senza allegare l'autorizzazione alle indagini, poiché questa ha una funzione meramente organizzativa interna all'Agenzia delle Entrate. È stato inoltre confermato che l'onere di giustificare le movimentazioni bancarie ricade interamente sul contribuente, che nel caso di specie non era riuscito a fornire prove sufficienti a superare la presunzione legale di ricavi non dichiarati.
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Errore di fatto: i limiti della revocazione in Cassazione
Una società ha chiesto la revocazione di una sentenza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto legato a una presunta doppia imposizione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che una valutazione errata delle prove costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto, e non può quindi giustificare la revocazione. Questo strumento non può essere utilizzato per riesaminare il merito della controversia.
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Agevolazioni fiscali: revoca per mancata rivendita
Una società ha acquistato un immobile usufruendo di agevolazioni fiscali condizionate alla rivendita entro tre anni, ma non ha rispettato il termine. L'Agenzia delle Entrate ha quindi revocato i benefici. La Corte di Cassazione ha confermato la revoca, respingendo le tesi della società su una presunta doppia imposizione e sulla pregiudizialità di un altro procedimento per elusione fiscale a carico della società venditrice. La Corte ha stabilito che la decadenza dalle agevolazioni fiscali è un fatto giuridico distinto e autonomo rispetto a un accertamento per elusione su una transazione precedente.
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Tassazione utili: come evitare la doppia imposizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16964/2024, interviene su un caso di accertamento fiscale a carico di una società e dei suoi soci. L'oggetto del contendere era la presunta doppia imposizione sui redditi societari. La Corte ha chiarito che il meccanismo corretto per la tassazione utili, volto a mitigare la doppia imposizione, non è la deduzione dell'IRES pagata dalla società dall'IRPEF dei soci, bensì la parziale inclusione dei dividendi nel reddito imponibile del socio, come stabilito dall'art. 47 del TUIR. La sentenza della Commissione Tributaria Regionale, che aveva ragionato secondo una logica simile al superato credito d'imposta, è stata cassata.
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Imposta sugli intrattenimenti e DJ set: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14090/2024, ha stabilito la piena compatibilità dell'Imposta sugli intrattenimenti (ISI) con la normativa europea sull'IVA. Nel caso esaminato, una società che organizzava serate con DJ set si era opposta a degli avvisi di accertamento, sostenendo che l'ISI costituisse una duplicazione dell'IVA. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'ISI non è un'imposta generale sul volume d'affari e che la società non aveva fornito la prova necessaria a qualificare le esibizioni come "spettacolo" (esente da ISI) anziché come "intrattenimento".
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Doppia imposizione: sì al rimborso anche per errore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12891/2024, ha affermato il diritto al rimborso per un contribuente che aveva subito una doppia imposizione a causa di un proprio errore contabile, successivamente corretto. Un istituto di credito aveva erroneamente dedotto costi non inerenti, per poi annullare l'operazione negli anni successivi. Nonostante il Fisco avesse già recuperato le imposte per il primo errore, ha negato il rimborso per le maggiori imposte versate a seguito della correzione. La Corte ha stabilito che il principio del divieto di doppia imposizione prevale, anche se l'evento scatenante è un errore del contribuente, annullando la decisione e accogliendo la richiesta di rimborso.
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Credito d’imposta esteri: la Cassazione chiarisce
Una società si è vista negare il credito d'imposta per tasse pagate in Kazakistan su canoni per il noleggio di attrezzature. L'Amministrazione Finanziaria sosteneva che, in assenza di stabile organizzazione, la società avrebbe dovuto chiedere il rimborso allo Stato estero. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la Convenzione Italia-Kazakistan permette la tassazione alla fonte dei canoni. Di conseguenza, per evitare la doppia imposizione, l'Italia deve riconoscere il credito d'imposta per redditi esteri, come richiesto dalla società.
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