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Doppia Imposizione

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289 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Doppia imposizione: quando è legittimo il nuovo avviso
Una società ha impugnato un avviso di accertamento ICI sostenendo la violazione del divieto di doppia imposizione, poiché un precedente avviso non era stato annullato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il contribuente non aveva fornito prove adeguate a sostegno della sua tesi, violando il principio di autosufficienza del ricorso. La Corte ha inoltre confermato la correttezza della stima del valore dell'area edificabile, ritenendo infondate anche le censure su questo punto.
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Doppia imposizione ICI: il ricorso deve essere completo
Una società ha impugnato un avviso di accertamento ICI, sostenendo la violazione del divieto di doppia imposizione ICI poiché un secondo atto era stato emesso senza l'annullamento formale del primo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, evidenziando la mancata presentazione di prove complete da parte del ricorrente (violazione del principio di autosufficienza) e l'inammissibilità di una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità.
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Onere della prova: Cassazione e accertamento ICI
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un accertamento ICI. La decisione sottolinea il rigoroso onere della prova a carico del ricorrente, che deve fornire tutti gli elementi e i documenti a sostegno delle proprie tesi direttamente nell'atto di ricorso, secondo il principio di autosufficienza. La Corte ha ritenuto infondate sia la censura di doppia imposizione sia quella relativa all'errata valutazione dell'area edificabile, proprio per la mancata osservanza di tale onere probatorio.
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Doppia imposizione e utili in nero: parla la Cassazione
Un socio di una S.r.l. effettuava versamenti alla società, qualificandoli come finanziamenti. L'Agenzia delle Entrate, riscontrando un'incompatibilità tra tali somme e il reddito dichiarato dal socio, ha emesso un avviso di accertamento per maggior reddito imponibile. Il contribuente ha sostenuto che, se tali somme dovevano essere considerate reddito, allora si trattava di utili distribuiti "in nero" dalla società, chiedendo l'applicazione della tassazione parziale per evitare una doppia imposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non si può invocare il principio di mitigazione della doppia imposizione se la società non ha mai dichiarato gli utili corrispondenti. Di conseguenza, il socio è tenuto a giustificare la provenienza delle somme o subire la tassazione per l'intero importo.
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Vantaggio fiscale da fatture false: come si ripartisce
Una società cooperativa ha impugnato avvisi di accertamento per aver emesso fatture per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha stabilito che la presunzione di un'equa ripartizione (50/50) del vantaggio fiscale tra l'emittente e l'utilizzatore delle fatture è legittima, ponendo a carico del contribuente l'onere di provare una diversa suddivisione. Inoltre, ha chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento previsto in caso di reati fiscali non si applica all'IRAP.
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Raddoppio termini per reati fiscali: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29304/2025, ha chiarito le condizioni di applicabilità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reati fiscali. In un caso di fatture per operazioni inesistenti, la Corte ha stabilito che il raddoppio dei termini si applica a IRES e IVA anche se la denuncia penale è tardiva o archiviata, poiché è sufficiente la presenza di seri indizi di reato. Ha tuttavia escluso l'applicazione di tale principio all'IRAP, in quanto le violazioni relative a questa imposta non sono penalmente sanzionate. La Corte ha inoltre respinto la tesi della doppia imposizione sollevata dal contribuente.
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Reddito da capitale e liquidazione: la tassazione
La Corte di Cassazione chiarisce la natura fiscale delle somme percepite da un ex socio unico a seguito della liquidazione di una società. La sentenza stabilisce che tali somme costituiscono reddito da capitale e non redditi diversi. Inoltre, precisa che la limitazione della base imponibile per evitare la doppia imposizione non si applica se la società estinta non ha mai versato imposte su tali importi, rendendo il reddito da capitale pienamente tassabile in capo al socio.
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Tassazione redditi estero: la residenza fiscale vince
Un contribuente, pur lavorando in Kazakhstan per più di 183 giorni e pagando lì le imposte, è stato ritenuto fiscalmente residente in Italia e soggetto a tassazione anche nel nostro Paese. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5595/2024, ha chiarito che ai fini della tassazione dei redditi estero, la permanenza fisica non è l'unico criterio. Se il centro degli interessi vitali (famiglia, patrimonio) rimane in Italia, si configura la residenza fiscale italiana e una tassazione concorrente, mitigata dal meccanismo del credito d'imposta per le tasse già versate all'estero.
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Residenza fiscale estero: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che un cittadino italiano, pur lavorando all'estero per oltre 183 giorni, resta soggetto a tassazione in Italia se mantiene qui il proprio domicilio, inteso come centro degli interessi familiari ed economici. La sentenza chiarisce che la convenzione contro le doppie imposizioni con il Kazakhstan prevede una tassazione concorrente e non esclusiva. Pertanto, il reddito estero deve essere dichiarato in Italia, con diritto al credito per le imposte già pagate all'estero.
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Residenza fiscale: tassazione del reddito estero
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5558/2024, ha stabilito che un cittadino italiano che lavora all'estero (in questo caso, in Kazakhstan) per più di 183 giorni, ma mantiene in Italia il centro dei propri interessi familiari ed economici, conserva la residenza fiscale in Italia. Di conseguenza, il reddito prodotto all'estero deve essere dichiarato anche in Italia. La Corte ha chiarito che la convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Kazakhstan prevede una tassazione concorrente, e non esclusiva. Per evitare la doppia imposizione, al contribuente spetta un credito per le imposte già pagate all'estero.
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Reddito estero: tassazione concorrente e residenza
Un contribuente, fiscalmente residente in Italia ma lavoratore in Kazakhstan per oltre 183 giorni, si è visto recapitare un avviso di accertamento per non aver dichiarato in Italia i redditi percepiti all'estero. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5524/2024, ha stabilito che, nonostante il lungo soggiorno estero, la residenza fiscale italiana permaneva a causa del mantenimento del centro degli interessi familiari e patrimoniali in Italia. La Corte ha chiarito che la Convenzione Italia-Kazakhstan prevede una tassazione concorrente, permettendo a entrambi gli Stati di imporre tasse sul medesimo reddito, con l'obbligo per l'Italia di riconoscere un credito per le imposte già pagate all'estero.
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Minusvalenza da partecipazione: errore sul giudicato
Una società chiedeva il rimborso per una minusvalenza da partecipazione, basandosi su un'errata interpretazione di una precedente sentenza della Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, negando il diritto al rimborso e chiarendo che la precedente decisione non sanciva affatto la deducibilità della minusvalenza, escludendo la sussistenza di una doppia imposizione.
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Motivazione apparente: la Cassazione annulla la sentenza
Una disputa sorge da due avvisi di accertamento ICI emessi da un Comune contro due diverse società per lo stesso immobile. La Corte di Cassazione rileva che la decisione del giudice di merito è viziata da motivazione apparente, non avendo analizzato i contratti per determinare il reale soggetto passivo del tributo. La sentenza viene annullata con rinvio per un nuovo esame delle clausole contrattuali, essenziali per distinguere tra diritto di superficie e diritto personale di godimento.
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Stabile organizzazione: quando un’attività è tassata
Una cittadina straniera svolgeva un'attività educativa in Italia, finanziata da un'entità estera. L'Agenzia delle Entrate ha tassato il reddito, qualificando l'attività come impresa con stabile organizzazione sul territorio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la presenza di un'attività organizzata e continuativa in Italia è sufficiente a radicare la potestà impositiva italiana, a prescindere dalla residenza formale del contribuente o dall'origine estera dei fondi.
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Rimborso ILOR royalties: la Cassazione chiarisce
Una società statunitense aveva richiesto il rimborso dell'ILOR (Imposta Locale sui Redditi) versata su royalties percepite da una società italiana negli anni 1983-1984. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1133/2024, ha respinto la richiesta. Ha stabilito che l'esenzione dall'ILOR si applica solo ai redditi che hanno effettivamente subito una ritenuta alla fonte a titolo d'imposta. Poiché le convenzioni internazionali esentavano tali royalties dalla ritenuta nazionale, la condizione per l'esenzione dall'imposta locale non era soddisfatta, negando così il diritto al rimborso ILOR royalties.
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Doppia imposizione: basta residenza estera per rimborso
Un lavoratore italiano residente negli Emirati Arabi Uniti ha chiesto il rimborso di imposte trattenute in Italia su un incentivo all'esodo. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto, stabilendo che, ai fini delle convenzioni contro la doppia imposizione, è sufficiente che il reddito sia soggetto alla potestà impositiva dello Stato estero di residenza, senza che sia necessario dimostrare l'effettivo pagamento delle imposte in quel Paese. La sola residenza fiscale estera, provata con apposito certificato, basta per escludere la tassazione italiana.
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Rimborso Euroritenuta: Sì con Voluntary Disclosure
L'ordinanza stabilisce che i contribuenti che aderiscono alla procedura di "voluntary disclosure" per regolarizzare capitali detenuti all'estero hanno diritto al rimborso dell'Euroritenuta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, affermando che il principio europeo del divieto di doppia imposizione prevale sulle norme procedurali interne, garantendo così il rimborso anche se i redditi non erano stati inizialmente dichiarati.
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Indagini finanziarie: la Cassazione sui conti correnti
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento basato su indagini finanziarie estese a conti correnti di soci e società collegate. La contribuente lamentava l'illegittimità dell'acquisizione dei dati per mancanza di autorizzazione formale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che in materia tributaria l'autorizzazione per le indagini finanziarie ha natura organizzativa interna e la sua assenza non rende inutilizzabili le prove, a meno che non vengano lesi diritti fondamentali del contribuente. Inoltre, è stato rigettato il motivo relativo alla doppia imposizione per genericità e mancato assolvimento dell'onere della prova.
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Autotutela tributaria: sì al riesame per doppia imposta
Un noto calciatore ha contestato il diniego di autotutela tributaria relativo a un accertamento fiscale definitivo, sostenendo una doppia imposizione poiché il suo ex club, in qualità di sostituto d'imposta, aveva saldato il debito tramite condono. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la prevenzione della doppia imposizione costituisce un "interesse generale" che giustifica il riesame del diniego di autotutela, e ha rinviato il caso al giudice di merito per quantificare l'eventuale debito residuo.
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Reddito estero: la Cassazione chiarisce la tassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30800/2024, ha stabilito che il reddito estero percepito da un cittadino fiscalmente residente in Italia è imponibile sia nello Stato in cui è stato prodotto sia in Italia. Per evitare la doppia imposizione, il contribuente ha diritto a un credito per le imposte già pagate all'estero. La Corte ha rigettato la tesi del ricorrente secondo cui la Convenzione internazionale escludeva la tassazione nello Stato di residenza.
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