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Doppia Imposizione

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289 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Accertamento analitico induttivo: mandati ufficiali contro il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un procuratore sportivo maggiori compensi non dichiarati tramite un accertamento analitico induttivo. Il Fisco ha calcolato i compensi reali applicando le percentuali previste dai mandati ufficiali depositati presso la federazione sportiva. Il professionista ha sostenuto di aver incassato meno, esibendo scritture private di riduzione dei compensi ed estratti conto bancari con movimenti limitati. I giudici d'appello hanno inizialmente accolto le ragioni del contribuente. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito della lite e ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici hanno chiarito che i contratti federali ufficiali costituiscono presunzioni gravi e precise. Al contrario, gli accordi privati privi di data certa e le sole movimentazioni bancarie ridotte non possono smentire le maggiori entrate accertate dal Fisco.
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Utili extracontabili societari: tassazione piena per i soci
L'Agenzia delle Entrate ha accertato maggiori imposte a carico del socio al cinquanta per cento di una società a responsabilità limitata. L'ufficio presumeva la distribuzione immediata dei maggiori ricavi societari non dichiarati. Il socio ha impugnato l'atto e i giudici regionali hanno annullato l'accertamento ritenendo scorretto imputare direttamente i ricavi lordi anziché il reddito d'impresa effettivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. Nelle società a ristretta compagine scatta la presunzione legale di incasso per i soci. Inoltre, gli utili extracontabili sfuggiti alla contabilità societaria non beneficiano della tassazione parziale sui dividendi ma subiscono l'imposizione integrale.
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Rimborso ritenute su royalties: l’accordo locale non vincola l’estero
Una società controllata italiana ha versato ritenute su compensi per brevetti alla casa madre estera e ha definito le pendenze fiscali con accertamento con adesione. La società madre estera ha successivamente richiesto all'amministrazione finanziaria il rimborso ritenute su royalties in base alla direttiva europea contro la doppia imposizione. I giudici di merito hanno respinto la richiesta ritenendo l'accordo con il Fisco intangibile ed efficace anche verso la capogruppo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società estera. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'accordo del sostituto d'imposta non pregiudica i diritti dei terzi. Il beneficiario effettivo conserva integro il diritto alla restituzione delle somme indebitamente trattenute quando dimostra i requisiti comunitari.
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Accordo col Fisco e rimborso delle ritenute fiscali estere
Una società controllata italiana pagava imposte su canoni e interessi alla controllante estera, definendo poi la lite tributaria con un accertamento con adesione. Successivamente, la società estera presentava istanza per il rimborso delle ritenute fiscali subite, sostenendo la spettanza dell'esenzione europea contro la doppia imposizione. I giudici di merito respingevano la richiesta, ritenendo l'accordo con il Fisco intoccabile ed eccependo ritardi documentali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della capogruppo estera. I giudici hanno chiarito che l'adesione firmata dalla filiale non vincola il soggetto terzo estero. Inoltre, il ritardo formale della società italiana non cancella il diritto al rimborso del beneficiario effettivo.
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Accertamento con adesione: il terzo ha diritto al rimborso
Una società controllata italiana ha versato ritenute fiscali sui compensi corrisposti alla propria capogruppo con sede in un altro Stato dell'Unione Europea. Successivamente, la controllata ha concluso un accertamento con adesione con il fisco italiano per definire le proprie pendenze tributarie. Parallelamente, la società madre estera ha presentato un'istanza per ottenere il rimborso delle ritenute subite, invocando le norme europee contro la doppia tassazione. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la domanda e i giudici d'appello hanno confermato il diniego, ritenendo l'accordo vincolante e intoccabile per tutti i soggetti coinvolti. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che la transazione conclusa dal sostituto d'imposta non pregiudica la posizione del beneficiario estero effettivo. Quest'ultimo conserva integralmente il diritto al rimborso delle imposte indebitamente trattenute in Italia.
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Rimborso ritenuta canoni: l’accordo della filiale non lo blocca
Una società madre estera ha richiesto all'amministrazione finanziaria il rimborso ritenuta canoni versata dalla propria filiale italiana sulle royalties corrisposte nell'anno 2008. I giudici di merito avevano respinto la richiesta ritenendo che l'accertamento con adesione stipulato dalla filiale italiana vincolasse anche la capogruppo e contestando la tardiva presentazione della documentazione attestante l'esenzione europea. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito. I giudici supremi hanno chiarito che l'accordo transattivo firmato dal sostituto d'imposta non produce effetti sfavorevoli per la società estera terza. Inoltre, la mancata tempestività dei certificati non cancella il diritto al rimborso se il beneficiario effettivo dimostra la residenza fiscale in un Paese membro dell'Unione Europea e il pagamento delle imposte in patria.
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Accordo della filiale e rimborso ritenute su royalties
Una società controllata italiana ha concordato un accertamento fiscale con l'amministrazione finanziaria per ritenute non versate su compensi per diritti d'autore. La casa madre estera, effettivo beneficiario delle somme, ha presentato domanda per ottenere il rimborso ritenute su royalties per evitare una doppia tassazione vietata dalle norme europee. I giudici di merito hanno respinto la richiesta sostenendo l'intoccabilità dell'accordo fiscale e contestando il ritardo nella documentazione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione precedente accogliendo le tesi della società estera. I giudici hanno chiarito che l'accordo concluso dalla controllata non danneggia i diritti della capogruppo e che il ritardo documentale non cancella il diritto alla restituzione delle somme.
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Tassazione stock option: lite fiscale e sentenza nulla
Un lavoratore dipendente riceveva diritti di opzione azionaria e ne rivalutava il valore pagando l'imposta sostitutiva. Alla vendita contestuale all'esercizio dei diritti, il datore di lavoro applicava la ritenuta IRPEF sull'intera differenza tra prezzo di vendita ed esercizio. Il contribuente chiedeva il rimborso per far valere il regime fiscale agevolato previgente o scomputare il valore già affrancato, evitando la doppia imposizione. I giudici regionali emettevano una sentenza contrastante: affermavano la bontà delle tesi del contribuente nella motivazione, ma respingevano il suo appello nel dispositivo finale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione per insanabile contrasto tra motivazione e dispositivo in materia di tassazione stock option, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Ritenuta d’acconto su finanziamento soci: tasse anche senza incasso
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a una società immobiliare, contestando l'omesso versamento della ritenuta d'acconto su finanziamento soci. La società sosteneva che i prestiti dei soci fossero gratuiti e che nessun interesse fosse stato effettivamente pagato. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, confermando che la legge presume l'onerosità del mutuo. Pertanto, l'obbligo di applicare la ritenuta d'acconto su finanziamento soci sussiste anche in assenza di un effettivo passaggio di denaro, a meno che il contribuente non fornisca una prova scritta della gratuità del prestito. La Suprema Corte ha tuttavia accolto il ricorso limitatamente alle sanzioni, poiché i giudici d'appello non avevano motivato adeguatamente la loro correttezza, rinviando la causa per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Doppia imposizione fiscale: il Fisco deve rimborsare il TFR
Un ex dirigente d'azienda, trasferito in Slovacchia, ha richiesto il rimborso delle ritenute IRPEF subite in Italia sul TFR e sull'incentivo all'esodo. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che il contribuente non avesse dimostrato l'effettivo pagamento delle imposte nel nuovo Paese di residenza. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, accogliendo il ricorso. I giudici hanno stabilito che la Convenzione contro la doppia imposizione fiscale assegna la potestà tassativa in via esclusiva allo Stato di residenza. Non occorre provare l'effettiva tassazione all'estero per ottenere la restituzione delle trattenute italiane, poiché le norme internazionali prevalgono su quelle nazionali. Di conseguenza, il Fisco italiano deve rimborsare interamente le somme trattenute.
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Principio di competenza: vietato spostare ricavi tra anni diversi
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società la corretta contabilizzazione delle rimanenze di magazzino per l'anno 2005. L'Azienda sosteneva che lo spostamento dei valori avrebbe generato una doppia imposizione indebita. I giudici di appello avevano dato ragione al contribuente. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che il principio di competenza tributaria è inderogabile. Le imprese non possono scegliere liberamente in quale anno fiscale registrare costi o ricavi per evitare squilibri. Per evitare la doppia tassazione, la società deve presentare una separata istanza di rimborso per le imposte pagate in eccesso nell'anno successivo, anziché violare le regole di imputazione temporale.
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Deducibilità perdite su crediti: stop ai costi fittizi
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società la deduzione di costi e perdite derivanti da operazioni ritenute fittizie e mai avvenute con un partner estero successivamente fallito. La società sosteneva il diritto alla deducibilità delle perdite su crediti in forza della sentenza dichiarativa di fallimento della debitrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. I giudici hanno chiarito che la deducibilità perdite su crediti in caso di fallimento presuppone l'effettiva esistenza dell'operazione commerciale sottostante. Se il rapporto originale è inesistente o fittizio, l'automatismo deduttivo non si applica. La società perde la causa e deve pagare trentamila euro di spese legali.
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Credito d’imposta sui dividendi: sì al cumulo con l’esenzione
Una società madre francese, titolare di una partecipazione qualificata in una controllata italiana, riceveva dividendi esenti da ritenuta alla fonte in Italia grazie alla direttiva comunitaria madre-figlia. Successivamente, chiedeva il rimborso del credito d'imposta previsto dalla convenzione bilaterale Italia-Francia. L'Amministrazione Finanziaria negava il rimborso, ritenendo i due benefici incompatibili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società francese, stabilendo che l'esenzione europea non esclude il diritto al credito d'imposta sui dividendi previsto dal trattato bilaterale. La Corte ha chiarito che l'esenzione non elimina del tutto il rischio di doppia imposizione economica. Di conseguenza, ha cassato la decisione sfavorevole, rinviando la causa ai giudici di merito per verificare se i dividendi fossero stati inclusi nel reddito imponibile in Francia.
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Rimborso IVA: il termine di due anni blocca il recupero decennale
Un consorzio ha impugnato il rifiuto di rimborso dell'IVA versata erroneamente per prestazioni eseguite all'estero, prive del requisito di territorialità. L'Amministrazione Finanziaria ha negato la restituzione a causa del superamento dei termini di decadenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del consorzio, confermando che la richiesta di rimborso IVA per imposte non dovute deve essere presentata entro il termine decadenziale di due anni dal versamento, come previsto dalla normativa tributaria speciale. I giudici hanno chiarito che non è possibile invocare il termine ordinario decennale previsto dal codice civile per l'indebito oggettivo, né l'azione generale di arricchimento senza causa, poiché la procedura tributaria speciale prevale sulle norme civilistiche ordinarie. Di conseguenza, il consorzio perde definitivamente il diritto al recupero delle somme.
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Tassazione dei dividendi: il Fisco perde contro il fondo USA
Un fondo pensione statunitense ha richiesto il rimborso della maggiore imposta versata sui dividendi distribuiti da società italiane nel 2009. Il fondo aveva pagato un'aliquota del 15% in base alla Convenzione Italia-USA, mentre i fondi nazionali pagavano l'11%. L'Agenzia delle Entrate ha opposto il silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Fisco, confermando il diritto al rimborso. La Corte ha stabilito che la disparità nella tassazione dei dividendi tra fondi nazionali e fondi di Paesi terzi viola il principio di libera circolazione dei capitali (Art. 63 TFUE). Tale discriminazione non è giustificata da motivi di coerenza fiscale o di controllo, poiché lo scambio di informazioni è garantito dagli accordi bilaterali.
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Reddito da locazione: senza prove certe il fisco vince la causa
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una contribuente, contestando un maggior reddito da locazione non dichiarato per l'affitto di sette immobili. La contribuente ha sostenuto che i contratti erano stati risolti prima del periodo d'imposta e che il reale proprietario fosse un terzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, confermando la decisione della CTR. I giudici hanno stabilito che la contribuente non ha fornito prove idonee dell'avvenuta risoluzione dei contratti, come documenti con data certa inviati ai conduttori. Inoltre, i pagamenti tramite F24, eseguiti con anni di ritardo e codici tributo errati relativi a beni di lusso, non costituiscono prova valida. La contribuente perde la causa e viene condannata a pagare le spese di giudizio.
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Vendita o donazione? La presunzione di liberalità decide il caso
Un'azienda familiare ha ceduto il 13% delle proprie quote societarie al padre per 6,5 milioni di euro. L'Agenzia delle Entrate ha riqualificato la vendita come donazione, applicando la presunzione di liberalità prevista per i trasferimenti tra parenti stretti. I venditori hanno impugnato l'atto sostenendo di aver pagato tramite compensazione di crediti, ma l'accordo non si era perfezionato prima del decesso dell'acquirente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei contribuenti, confermando che la presunzione di liberalità non è stata superata da prove idonee. Inoltre, la Corte ha chiarito che l'applicazione dell'imposta sulle donazioni e della tassazione sul capital gain non costituisce doppia imposizione, trattandosi di tributi differenti con presupposti diversi. Di conseguenza, i contribuenti perdono la causa e devono pagare le imposte e le spese legali.
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Sponsorizzazioni fittizie: il club sportivo perde contro il fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società Sportiva un sistema di sponsorizzazioni fittizie realizzato tramite intermediari fittizi (società cartiere) per gli anni dal 2005 al 2007, recuperando a tassazione Ires, Irap e Iva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Società Sportiva, confermando la legittimità dell'accertamento basato su prove presuntive gravi, precise e concordanti. La Suprema Corte ha chiarito che non sussiste doppia imposizione se l'imposta viene richiesta a soggetti diversi a fronte di titoli differenti (da un lato il disconoscimento dei costi dello sponsor, dall'altro i ricavi in nero della società sportiva). Inoltre, è stata confermata la tardività del ricorso originario per l'anno 2005, poiché la notifica si è perfezionata per compiuta giacenza postale. La Società Sportiva perde la causa ed è condannata a pagare le spese di giudizio.
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Rimborso royalties e motivazione apparente: stop della Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riconosceva alla Filiale Italiana il rimborso delle ritenute versate sulle royalties corrisposte alla Società Madre estera. La Commissione Tributaria Regionale aveva confermato il diritto al rimborso basandosi sulla convenzione contro le doppie imposizioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, rilevando il vizio di motivazione apparente. I giudici di appello hanno infatti redatto una motivazione intrinsecamente contraddittoria e incomprensibile, che non permette di ricostruire il percorso logico-giuridico seguito per risolvere la questione fiscale internazionale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza e ha rinviato la causa a un nuovo collegio per un corretto riesame del merito.
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Accertamento con adesione: il fisco perde e deve rimborsare
L'Amministrazione Finanziaria ha riqualificato come finanziamento una parte delle royalties (compensi per marchi o brevetti) versate da una Società Italiana alla casa madre estera, tassando l'importo al lordo delle ritenute già versate. La Società Italiana ha quindi richiesto il rimborso delle ritenute non dovute. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato il rimborso, sostenendo che l'accordo di accertamento con adesione firmato dalle parti rendesse la pretesa intoccabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la Società Italiana ha pieno diritto al rimborso. L'accordo di accertamento con adesione non impedisce la restituzione delle imposte se il fisco ha riqualificato l'operazione tassando due volte la stessa somma.
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