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De Plano — Anno 2025

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610 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Ricorso tardivo: conseguenze e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per un vizio procedurale fatale: il ricorso tardivo. L'impugnazione, presentata da un'imputata condannata per reati fallimentari, è stata depositata oltre il termine di legge. Di conseguenza, la Corte non ha esaminato il merito della questione, confermando la condanna e addebitando alla ricorrente le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ricorso cassazione inammissibile: chi può firmare?
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso per cassazione inammissibile perché proposto personalmente dall'imputato. L'ordinanza ribadisce che l'atto deve essere sottoscritto, a pena di inammissibilità, da un difensore iscritto all'albo speciale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Errore materiale sentenza: la correzione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha corretto un proprio precedente provvedimento a causa di un errore materiale in sentenza. La Corte aveva annullato una decisione, indicando erroneamente il Tribunale di Roma come giudice del rinvio, anziché quello di Latina. L'ordinanza attuale rettifica l'errore, disponendo la trasmissione degli atti al corretto Tribunale di Latina, applicando la procedura semplificata prevista dal codice di procedura penale.
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Ricorso in Cassazione: i requisiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso presentato personalmente dall'imputato, sebbene con firma autenticata da un difensore. L'ordinanza ribadisce che, a seguito della riforma del 2017 (art. 613 c.p.p.), il ricorso in Cassazione deve essere sottoscritto direttamente da un avvocato iscritto all'albo speciale, a pena di inammissibilità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Correzione errore materiale: la Cassazione interviene
La Corte di Cassazione ordina la correzione di un errore materiale in una sua precedente sentenza. L'errore riguardava l'errata indicazione dei giudici componenti il collegio decidente. La Corte ha applicato la procedura semplificata 'de plano', prevista dal codice di procedura penale, per rettificare il documento senza alterare la sostanza della decisione, evidenziando l'importanza della precisione formale negli atti giudiziari.
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Correzione errore materiale: quando la Corte può agire
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza, ha disposto la correzione errore materiale di una propria precedente sentenza. L'errore consisteva nell'errata indicazione dei nomi dei giudici che componevano il collegio decidente. La Corte ha agito d'ufficio e con procedura semplificata ('de plano'), ordinando la sostituzione dei nomi errati con quelli corretti, al fine di garantire la piena conformità formale del documento alla realtà processuale.
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Correzione errore materiale: la Cassazione corregge
La Corte di Cassazione ha disposto d'ufficio la correzione di un errore materiale in una propria precedente sentenza. L'errore consisteva nell'errata indicazione dei nomi dei giudici componenti il collegio decidente. Con questa ordinanza, la Corte ha sostituito i nomi errati con quelli corretti dei consiglieri che avevano effettivamente deliberato, applicando la procedura semplificata 'de plano' prevista dal codice di procedura penale per garantire l'accuratezza formale degli atti giudiziari.
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Ricorso inammissibile: accordo pena non impugnabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato contro una sentenza d'appello che aveva ridotto la pena su accordo delle parti. La Suprema Corte ha ribadito che la misura della pena, una volta liberamente concordata, non può essere messa in discussione, poiché l'accordo presuppone l'accettazione della responsabilità accertata in primo grado. L'inammissibilità ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Patteggiamento: Limiti e Inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento avverso una sentenza per reati di droga. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi e sul fatto che le doglianze, relative all'eccessività della pena e all'errata qualificazione giuridica, non rientrano nei casi tassativamente previsti dalla legge per l'impugnazione di una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver concordato la pena in appello per un reato di droga, ha tentato di contestare la sentenza. La Corte ha chiarito che il 'concordato in appello' preclude la possibilità di mettere in discussione la pena pattuita, poiché l'accordo si fonda sull'accettazione della responsabilità accertata in primo grado. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto senza formalità e il ricorrente condannato alle spese.
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Appello concordato: non si può impugnare la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (c.d. appello concordato), ha tentato di impugnare la decisione. La Corte ha stabilito che l'accordo sulla riduzione della pena presuppone l'accettazione della responsabilità accertata in primo grado, rendendo impossibile contestare successivamente la misura della sanzione o sollevare questioni di merito.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso contro una sentenza di patteggiamento per un reato legato a sostanze stupefacenti. Il ricorso, basato sulla presunta mancata valutazione di cause di proscioglimento, è stato giudicato generico e proposto al di fuori dei casi tassativamente previsti dalla legge, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda. Questo caso evidenzia i limiti stringenti per l'impugnazione di una sentenza emessa a seguito di accordo tra le parti, confermando la regola sull'inammissibilità ricorso patteggiamento.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
Un soggetto, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per un reato legato agli stupefacenti, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione lamentando un difetto di motivazione sulla sua responsabilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, in quanto generico e proposto per motivi non consentiti dalla legge per questo tipo di sentenze, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: i limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che contestava la severità della pena patteggiata in appello. Secondo la Corte, la misura della pena liberamente concordata tra le parti ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. non può essere messa in discussione, se non per profili di illegalità. La decisione di ricorso inammissibile comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che aveva precedentemente definito la sua posizione con un concordato in appello per reati legati agli stupefacenti. La Suprema Corte ha ribadito che, in caso di patteggiamento in appello, i motivi di ricorso sono limitati e non possono riguardare doglianze rinunciate o la determinazione della pena, a meno che questa non sia illegale.
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Ricorso inammissibile: l’appello firmato dall’imputato
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché presentato personalmente dagli imputati e non da un avvocato abilitato, come richiesto dalla legge. La decisione conferma la condanna per resistenza e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Appello patteggiamento: limiti ex art. 448 c.p.p.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati legati a stupefacenti. La decisione sottolinea che l'appello patteggiamento è consentito solo per i motivi tassativamente indicati dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., tra i quali non rientra la semplice incongruità della pena, che era il motivo addotto dal ricorrente.
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Ricorso inammissibile: limiti all’appello del patto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver concordato un patteggiamento per un reato minore, ha impugnato la sentenza lamentando la mancata sospensione condizionale della pena pecuniaria. La Corte ha ritenuto il ricorso generico e proposto al di fuori dei casi tassativamente previsti dalla legge per l'impugnazione delle sentenze di patteggiamento, confermando la rigidità dei limiti a tale strumento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato con patteggiamento per reati legati agli stupefacenti. La decisione sottolinea che l'impugnazione di una sentenza di patteggiamento è possibile solo per motivi specifici previsti dalla legge, escludendo contestazioni generiche. Questo caso conferma la regola della quasi-definitività del patteggiamento e l'inammissibilità del ricorso patteggiamento quando i motivi sono al di fuori dei casi tassativi.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga. La decisione sottolinea che l'impugnazione è stata proposta per motivi non consentiti dalla legge (art. 448 c.p.p.) e in modo generico, confermando la rigida limitazione delle possibilità di appello in questi casi.
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