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Controricorso — Anno 2023

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991 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorso

Provvedimenti

Buoni fruttiferi postali: l’Ente perde per notifica tardiva
Un risparmiatore ha ottenuto la condanna dell'Ente Postale al pagamento degli interessi pattuiti sul retro di alcuni buoni fruttiferi postali. L'Ente Postale ha proposto ricorso in Cassazione per contestare i tassi applicati, sostenendo la prevalenza dei decreti ministeriali sulle scritte a tergo. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine di legge. Il risparmiatore aveva infatti notificato la sentenza di appello tramite ufficiale giudiziario, facendo decorrere il termine breve di sessanta giorni per l'impugnazione. Poiché l'Ente Postale ha depositato il ricorso in ritardo, la decisione precedente è diventata definitiva. L'Ente Postale perde la causa e deve rimborsare le spese di giudizio al risparmiatore.
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Inquadramento categoria Ds: negato l’automatismo per l’infermiera
Un'infermiera ha chiesto il riconoscimento del diritto all'inquadramento categoria Ds a partire dal 2003, sostenendo che l'Azienda Sanitaria avesse formalmente riconosciuto lo svolgimento di funzioni di coordinamento. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda poiché la lavoratrice, alla data chiave del 31 agosto 2001, si trovava ancora nella categoria C e non nella categoria D, escludendo così qualsiasi automatismo nel passaggio. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso della lavoratrice. I giudici hanno chiarito che l'inquadramento categoria Ds spetta in via automatica solo a chi possedeva già la categoria D alla data stabilita dal contratto collettivo. Per gli altri dipendenti, il passaggio richiede procedure selettive e requisiti di anzianità specifici. La lavoratrice è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Rinuncia al ricorso: l’accordo che blocca la Cassazione
Una cliente ha promosso un giudizio per risarcimento danni contro un istituto di credito e altri soggetti. In seguito, la cliente ha raggiunto un accordo transattivo con gli eredi di uno dei soggetti coinvolti, presentando formale rinuncia al ricorso. L'istituto di credito ha quindi dichiarato di voler rinunciare al proprio controricorso. Tuttavia, poiché tale atto conteneva anche un ricorso incidentale, la Corte di Cassazione ha riscontrato un'ambiguità procedurale. Con ordinanza interlocutoria, i giudici hanno rinviato la causa a nuovo ruolo, assegnando alla banca trenta giorni per chiarire se la rinuncia si estenda anche al ricorso incidentale.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: la holding ferma la Cassazione
La Società Contribuente, operante come holding, ha impugnato un avviso di accertamento relativo alla deduzione di perdite su cambi per oltre tre milioni di euro. Dopo la decisione favorevole della Commissione Tributaria Regionale, l'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la Società Contribuente ha richiesto la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della legge di bilancio. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza, disponendo il rinvio a nuovo ruolo della causa per consentire il perfezionamento della procedura di sanatoria fiscale.
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Improcedibilità del ricorso: avvocato perde le spese di lite
Un avvocato ha proposto opposizione contro il decreto di liquidazione del compenso per l'attività svolta con il patrocinio a spese dello Stato. Dopo il rigetto del Tribunale, il professionista ha notificato un ricorso per cassazione al Ministero della Giustizia, ma ha omesso di depositarlo nei termini di legge. Il Ministero si è costituito presentando un controricorso per chiedere la dichiarazione di improcedibilità del ricorso e il recupero delle spese. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta del Ministero, confermando che la mancata tempestiva presentazione del ricorso comporta l'improcedibilità del ricorso. Inoltre, la notifica errata all'Avvocatura distrettuale anziché a quella Generale è stata sanata dalla costituzione del Ministero, rendendo tempestivo il controricorso. L'avvocato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Vittime del dovere: la Cassazione trasferisce il caso
Un ex militare di leva ha chiesto il riconoscimento dei benefici come equiparato alle Vittime del dovere dopo aver contratto un plasmocitoma, ricollegabile al servizio prestato su una nave militare esposta a munizionamenti tossici. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, riconoscendogli un'invalidità del 65% e vari assegni vitalizi. I Ministeri della Difesa e dell'Interno hanno proposto ricorso in Cassazione. La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rilevato che la controversia rientra nelle materie di competenza della Sezione Lavoro. Di conseguenza, la Corte ha disposto la trasmissione degli atti alla Sezione Lavoro per la decisione finale, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Definizione agevolata: il rinvio che blocca il fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della CTR relativa alla prescrizione di alcune cartelle esattoriali emesse nei confronti del Contribuente. Durante il giudizio di Cassazione, il Contribuente ha aderito alla definizione agevolata (cosiddetta rottamazione-quarter) rinunciando al controricorso. La Corte di Cassazione ha quindi sospeso la decisione e ha concesso all'Agenzia delle Entrate un termine di sessanta giorni per verificare la corrispondenza tra i debiti inseriti nella definizione agevolata e quelli oggetto della causa, rinviando il processo a nuovo ruolo.
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Tassazione separata: il medico vince contro il fisco lento
Un medico dipendente di una ASL ha ricevuto in ritardo i compensi per le prestazioni svolte tra il 2013 e il 2016. L'amministrazione ha applicato la tassazione ordinaria anziché il regime agevolato della tassazione separata. Il medico ha quindi chiesto il rimborso della maggiore IRPEF versata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che il ritardo nel pagamento non era fisiologico, ossia dovuto a normali tempi burocratici, ma ingiustificato. Di conseguenza, il contribuente ha pieno diritto al rimborso delle imposte pagate in eccedenza, poiché gli emolumenti arretrati devono essere assoggettati a tassazione separata per evitare un ingiusto aggravio fiscale causato dall'inefficienza del datore di lavoro.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: stop al Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole all'Azienda Contribuente, a cui era stato notificato un avviso di accertamento per il recupero di imposte non versate come sostituto d'imposta su maggiori compensi dell'amministratore. Durante il giudizio di Cassazione, l'Azienda Contribuente ha chiesto di accedere alla definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della Legge di Bilancio 2023, presentando la domanda e pagando l'importo dovuto. La Corte di Cassazione, verificata la presenza dei presupposti legali, ha accolto la richiesta di sospensione del processo. Il giudizio è stato quindi sospeso temporaneamente, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria fiscale.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il fallimento vince la lite
Una società immobiliare ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che dichiarava inefficace la cessione di un ramo d'azienda in suo favore, ordinandone la restituzione al fallimento di una società di distribuzione. Prima dell'udienza in Cassazione, la società ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo tra le parti e ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza pronunciare condanne sulle spese processuali. Di conseguenza, la sentenza d'appello diventa definitiva e il ramo d'azienda deve essere restituito al fallimento.
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Impugnazione del lodo arbitrale: soci battono la cooperativa
Una cooperativa agricola ha sanzionato due soci per non aver richiesto l'autorizzazione preventiva alla vendita di uva a terzi. I soci hanno impugnato la delibera davanti a un collegio arbitrale, che ha annullato le sanzioni rilevando che il regolamento interno non prevedeva quella specifica condotta come illecita. La Corte d'appello ha confermato l'annullamento. La cooperativa si è rivolta alla Corte di Cassazione, lamentando la violazione del principio del contraddittorio e l'omessa pronuncia su alcuni motivi di gravame. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'impugnazione del lodo arbitrale non può basarsi su una semplice rivalutazione dei fatti o su censure generiche. La cooperativa è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Condono fiscale blocca la lite ma il giudice va in pensione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava una cartella esattoriale emessa contro una Società per il recupero di imposte legate a un impianto fotovoltaico. Durante il giudizio in Cassazione, la Società ha aderito al condono fiscale previsto dalla legge, pagando il dovuto per chiudere la lite. Tuttavia, prima di poter formalizzare la decisione, il giudice relatore è andato in pensione. Non potendo riunire lo stesso collegio giudicante per valutare l'avvenuto pagamento, la Corte di Cassazione ha dovuto disporre il rinvio della causa a nuovo ruolo. In questo modo, un nuovo collegio di magistrati potrà esaminare la cessazione della materia del contendere grazie alla definizione agevolata.
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Morte e improcedibilità del ricorso per cassazione
Un cittadino ha proposto ricorso per revocazione contro una decisione della Corte di Cassazione, ma ha omesso di depositare l'atto e di iscrivere la causa a ruolo. L'Amministrazione Pubblica resistente ha quindi notificato il controricorso e ha richiesto l'iscrizione a ruolo per far dichiarare l'improcedibilità del ricorso per cassazione. Nel frattempo, il ricorrente è deceduto. La Suprema Corte ha chiarito che nel giudizio di legittimità non si applica l'interruzione del processo per morte della parte, anche se questa si difendeva da sola. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per cassazione e ha condannato la parte soccombente al pagamento delle spese processuali e al versamento del doppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: la Cassazione ferma il fisco sull’IVA
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una società contribuente riguardante il recupero di IVA su fatture estere ritenute non inerenti. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, chiedendo la sospensione del processo. La Corte di Cassazione, preso atto del deposito della documentazione e del rispetto dei requisiti di legge, ha disposto la sospensione del giudizio tributario. Questa misura consente di attendere il perfezionamento della sanatoria o l'eventuale diniego dell'amministrazione finanziaria, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite col fisco
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall'Agenzia delle Entrate per il recupero di somme rimborsate per errore. Dopo la decisione sfavorevole in secondo grado, il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, lo stesso contribuente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, chiedendo la compensazione delle spese legali. L'Agenzia delle Entrate ha accettato tale rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Tassazione risarcimento danni: il Fisco perde contro i precari
Una lavoratrice della scuola ha ottenuto il risarcimento del danno per l'illegittima reiterazione di contratti a termine da parte del Ministero dell'Istruzione. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso dell'IRPEF trattenuta su tale somma, ritenendola tassabile come reddito. La Corte di Cassazione ha invece respinto il ricorso del Fisco, confermando che l'indennità per la perdita di chance occupazionali ha natura puramente risarcitoria (danno emergente) e non sostituisce alcuna retribuzione. Di conseguenza, la tassazione risarcimento danni non si applica a queste somme, che devono essere interamente rimborsate alla contribuente. Vince la lavoratrice, che ha diritto al rimborso delle imposte versate ingiustamente.
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Trasferimento del lavoratore: conta il rientro, non la sentenza
Una dipendente, dopo aver ottenuto la conversione del contratto a tempo determinato in tempo indeterminato, veniva assegnata a una sede diversa da quella originaria a causa di una riorganizzazione aziendale. L'Azienda giustificava il trasferimento del lavoratore per l'assenza di posti disponibili. La Corte d'Appello dichiarava illegittimo il trasferimento, ritenendo che la verifica dei posti disponibili dovesse avvenire al momento della sentenza di riammissione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la verifica dell'eccedenza di personale deve riferirsi al momento dell'effettiva riammissione in servizio e non a quello della pronuncia giudiziale. La sentenza d'appello è stata quindi annullata con rinvio.
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Revocazione per errore di fatto: la Cassazione si corregge
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso per revocazione per errore di fatto proposto da Il Cittadino. In un precedente giudizio, la Corte aveva dichiarato inammissibile il ricorso della controparte, omettendo però di liquidare le spese a favore de Il Cittadino sull'erroneo presupposto che non si fosse costituito. In realtà, Il Cittadino aveva regolarmente depositato il proprio controricorso. Riconosciuto l'errore di percezione, la Cassazione ha revocato la precedente decisione limitatamente alle spese e, decidendo nel merito, ha condannato la controparte al pagamento delle spese di entrambi i giudizi.
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Termine breve di impugnazione: il Fisco perde per un giorno di ritardo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della CTR Puglia che riconosceva a una Società il diritto al rimborso di un credito IVA del 2008. La Società ha eccepito l'inammissibilità del ricorso per il mancato rispetto del termine breve di impugnazione. La sentenza d'appello era stata infatti notificata all'Amministrazione via PEC il 3 giugno 2021, fissando la scadenza per il ricorso al 2 settembre 2021. L'Agenzia delle Entrate ha notificato il proprio ricorso solo il 3 settembre 2021, con un giorno di ritardo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la vittoria della Società e condannando l'Amministrazione al pagamento delle spese processuali.
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Rimborso IRPEF su pensioni indebite: il Fisco nega, la Corte frena
Il Contribuente ha richiesto il rimborso IRPEF per le ritenute subite su somme restituite all'INPS, in quanto relative a un trattamento pensionistico non spettante. A fronte del silenzio rifiuto dell'Amministrazione finanziaria, il Contribuente ha fatto ricorso, ottenendo ragione nei primi due gradi di giudizio. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la violazione delle norme del TUIR sulla deducibilità delle somme restituite. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di precedenti specifici e la complessità della questione sul rimborso IRPEF su pensioni indebite, ha disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza per un approfondimento nomofilattico.
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