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Controricorso — Anno 2023

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991 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorso

Provvedimenti

Danno da occupazione abusiva: la prova è necessaria
In una controversia familiare per l'occupazione esclusiva di un immobile in comproprietà, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il danno da occupazione abusiva non si presume. Il comproprietario che chiede un'indennità deve dimostrare la concreta perdita di opportunità di guadagno o di utilizzo del bene, ribaltando un precedente orientamento giurisprudenziale.
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Rimborso Irap: la Cassazione sui termini di decadenza
La Corte di Cassazione chiarisce il termine di decadenza per la richiesta di rimborso Irap. Se l'indebito è certo già al momento del versamento degli acconti, il termine di 48 mesi decorre da tale data, non dal saldo. La Corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione finanziaria, ritenendo tardiva l'istanza presentata da un istituto di credito.
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Estinzione del giudizio: accordo e fine della lite
Una lavoratrice aveva impugnato in Cassazione le sentenze che avevano respinto la sua richiesta di riconoscimento di mansioni superiori. Durante il procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La Corte di Cassazione, preso atto della conciliazione, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, determinando la cessazione della materia del contendere e, di conseguenza, la perdita di efficacia della sentenza impugnata.
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Prescrizione contributi: la denuncia del lavoratore
Un lavoratore si opponeva a una cartella esattoriale per contributi previdenziali non versati. La questione centrale era il termine di prescrizione, se decennale o quinquennale. La Corte di Cassazione, in una complessa vicenda giudiziaria, ha stabilito che la denuncia di omissione contributiva presentata dal lavoratore aveva conservato il più lungo termine di prescrizione decennale a favore dell'ente previdenziale. Il successivo ricorso del lavoratore è stato dichiarato inammissibile, confermando la sua condanna al pagamento dei contributi per il periodo controverso.
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Accertamento induttivo: nullo se la motivazione manca
Un'impresa immobiliare e i suoi soci sono stati oggetto di un accertamento induttivo da parte dell'Agenzia delle Entrate per presunti ricavi non dichiarati su quattro compravendite. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'accertamento per una sola delle vendite, confermandolo per le altre tre senza fornire una giustificazione per tale disparità di trattamento. La Corte di Cassazione, accogliendo i ricorsi di entrambe le parti su questo punto, ha dichiarato nulla la sentenza per vizio di motivazione irriducibilmente contraddittoria, rinviando il caso a un nuovo esame. Il principio chiave è che l'accertamento induttivo, pur legittimo, deve sempre basarsi su una motivazione coerente.
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Riduzione contributiva: inammissibile riesame in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una farmacista contro l'ente previdenziale di categoria. La professionista si era vista revocare la riduzione contributiva per aver percepito utili da un'impresa familiare. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a un riesame dei fatti, attività non consentita in sede di legittimità, confermando così la decisione della Corte d'Appello che riteneva la partecipazione agli utili incompatibile con il beneficio.
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Notifica all’estero: quando è valida se fallisce?
Una cittadina residente all'estero ha impugnato una cartella di pagamento per sanzioni amministrative, sostenendo la nullità della notifica. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33543/2023, ha stabilito che, in caso di esito negativo della notifica all'estero a mezzo raccomandata, la procedura si perfeziona correttamente con il deposito dell'atto presso l'albo del comune di ultima residenza in Italia, ai sensi dell'art. 140 c.p.c. Di conseguenza, l'opposizione della cittadina è stata dichiarata tardiva e il ricorso rigettato.
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IRAP autonoma organizzazione: no per il professionista
Un professionista, socio di una società di consulenza, ha chiesto e ottenuto il rimborso dell'IRAP. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che l'IRAP autonoma organizzazione è un requisito che appartiene alla società e non al singolo professionista che opera al suo interno, anche se percepisce redditi elevati. Di conseguenza, il socio non è tenuto al pagamento dell'imposta.
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Rinuncia ricorso: Agenzia Entrate abbandona il caso
Un contenzioso fiscale riguardante la corretta qualificazione di un contratto per la realizzazione di un impianto fotovoltaico, inizialmente qualificato come diritto di superficie anziché locazione, si è concluso con una ordinanza della Corte di Cassazione. L'Agenzia delle Entrate, dopo aver presentato appello, ha deciso per la rinuncia ricorso. Tale rinuncia, accettata dalla controparte, ha portato la Corte a dichiarare l'estinzione del processo, con compensazione delle spese legali come da accordo tra le parti.
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Incentivi rientro cervelli: la prova del domicilio
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di una commissione tributaria che negava gli incentivi rientro cervelli a una professionista. La corte d'appello aveva erroneamente ignorato un certificato che provava il domicilio della contribuente all'estero durante gli studi, un fatto decisivo per l'applicazione del beneficio fiscale. La Cassazione ha stabilito che l'omesso esame di una prova documentale così rilevante vizia la sentenza, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere della prova
Una società di servizi ha presentato ricorso in Cassazione contro una condanna al pagamento per interventi di manutenzione. La Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per Cassazione perché la società ricorrente, pur avendo dichiarato di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello, non ha depositato la copia autentica con la relativa relata di notifica entro i termini di legge. Questo adempimento è essenziale per dimostrare la tempestività dell'impugnazione secondo il termine breve.
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Riqualificazione contratto: le imposte sul fotovoltaico
L'Agenzia delle Entrate aveva proceduto alla riqualificazione contratto da locazione a diritto di superficie per la realizzazione di un impianto fotovoltaico, con conseguente richiesta di maggiori imposte. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, l'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, ha rinunciato all'impugnazione. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accettazione delle controparti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali. La questione di merito sulla corretta qualificazione del contratto non è stata quindi decisa.
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Cessione ramo d’azienda: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33437/2023, ha chiarito la distinzione fiscale tra vendita di singoli beni e cessione di ramo d'azienda. Un'impresa energetica aveva acquistato una stazione elettrica, ma l'Amministrazione Finanziaria aveva riqualificato l'atto come cessione di ramo d'azienda, assoggettandolo a imposta di registro anziché IVA. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che per aversi cessione di ramo d'azienda è necessario che i beni trasferiti costituiscano un complesso già organicamente finalizzato all'esercizio d'impresa prima della cessione. La prova di tale preesistente organizzazione, che non è stata fornita, spetta all'Amministrazione Finanziaria.
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Litisconsorzio necessario: Cassazione su società
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di litisconsorzio necessario tributario, stabilendo che nei procedimenti fiscali contro società di persone e i loro soci, il giudizio deve essere unitario e coinvolgere tutte le parti. L'ordinanza chiarisce anche che la mancata produzione dell'avviso di ricevimento non rende inammissibile l'appello se la tempestiva notifica è provata dal timbro postale sulla distinta di spedizione. La Corte ha quindi annullato la decisione di secondo grado, rinviando la causa per un nuovo esame nel rispetto del contraddittorio.
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Riqualificazione atto: contratto e imposte di registro
Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza un caso di riqualificazione atto di un contratto di locazione per un impianto fotovoltaico in diritto di superficie. L'Agenzia delle Entrate aveva emesso un avviso di liquidazione per maggiori imposte, contestato dalla società. Sebbene i giudici di merito avessero dato ragione al contribuente, il processo in Cassazione si è concluso con l'estinzione del giudizio a seguito di rinuncia delle parti, senza una decisione nel merito sulla questione.
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Motivi nuovi in appello: limiti nel processo tributario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33409/2023, ha ribadito il divieto di introdurre motivi nuovi in appello nel processo tributario. Il caso riguardava una società che, dopo aver contestato in primo grado il metodo di calcolo usato per un accertamento fiscale, in appello ne contestava la corretta applicazione. La Corte ha ritenuto tale modifica una domanda nuova e inammissibile, cassando la sentenza d'appello.
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Riqualificazione contratto: estinzione del processo
L'Agenzia Fiscale ha proceduto alla riqualificazione di un contratto di locazione per un impianto fotovoltaico in diritto di superficie, richiedendo maggiori imposte. La società ha impugnato l'atto con successo nei primi gradi di giudizio. In Cassazione, l'Agenzia ha rinunciato al ricorso, portando la Corte a dichiarare l'estinzione del processo con spese compensate.
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Definizione agevolata: stop al processo tributario
Una controversia fiscale tra l'Amministrazione Finanziaria e una società energetica, relativa alla tassazione di un contratto per la realizzazione di un impianto fotovoltaico, è giunta in Cassazione. Il giudizio, però, è stato dichiarato estinto prima della decisione nel merito, poiché il contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti, una procedura di sanatoria che conclude il contenzioso.
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Estinzione del giudizio: rinuncia al ricorso fiscale
Una controversia fiscale, relativa alla riqualificazione di un contratto di affitto per un impianto fotovoltaico, si è conclusa con una ordinanza di estinzione del giudizio. A seguito della vittoria del contribuente nei primi due gradi, l'Amministrazione Finanziaria ha rinunciato al ricorso per cassazione. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia e della sua accettazione, ha dichiarato il processo estinto, rendendo definitiva la decisione di merito favorevole al contribuente.
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Termine procedimento disciplinare: da quando decorre?
La Corte di Cassazione chiarisce un punto cruciale sul calcolo del termine procedimento disciplinare nel pubblico impiego. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il termine di 120 giorni per la conclusione del procedimento decorre dalla data in cui la notizia dell'infrazione perviene all'Ufficio per i Procedimenti Disciplinari (UPD) e non da quando viene ricevuta da altri uffici, come l'Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP). La sentenza cassa la decisione della Corte d'Appello, che aveva erroneamente annullato una sanzione calcolando il termine da un momento precedente.
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