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Vittime del dovere: la Cassazione trasferisce il caso

Un ex militare di leva ha chiesto il riconoscimento dei benefici come equiparato alle Vittime del dovere dopo aver contratto un plasmocitoma, ricollegabile al servizio prestato su una nave militare esposta a munizionamenti tossici. La Corte d’Appello ha accolto la domanda, riconoscendogli un’invalidità del 65% e vari assegni vitalizi. I Ministeri della Difesa e dell’Interno hanno proposto ricorso in Cassazione. La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione, con un’ordinanza interlocutoria, ha rilevato che la controversia rientra nelle materie di competenza della Sezione Lavoro. Di conseguenza, la Corte ha disposto la trasmissione degli atti alla Sezione Lavoro per la decisione finale, rinviando la causa a nuovo ruolo.

Riferimento:
Ordinanza interlocutoria di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 27280 Anno 2023
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Pubblicato il 17 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il riconoscimento dei benefici per le Vittime del dovere

Il tema della tutela dei militari che contraggono gravi patologie durante il servizio è di fondamentale importanza per l’ordinamento giuridico. Molti soldati affrontano missioni pericolose ed esposizioni a materiali tossici come l’uranio impoverito o munizionamenti particolari. La legge italiana prevede tutele specifiche per questi soggetti, equiparandoli alle Vittime del dovere. Tuttavia, il percorso per ottenere il riconoscimento dei propri diritti è spesso lungo e tortuoso. Questo caso analizza la vicenda di un militare di leva che ha combattuto una doppia battaglia, prima contro la malattia e poi contro le istituzioni statali.

La vicenda del militare esposto a sostanze tossiche

Il Lavoratore ha prestato servizio come militare di leva a bordo di un cacciatorpediniere della Marina Militare. Durante la navigazione, l’imbarcazione scortava una portaerei straniera con a bordo munizionamenti nucleari e uranio impoverito. Questa esposizione prolungata a fattori di rischio ambientale ha compromesso la sua salute. Anni dopo il termine del servizio, i medici hanno purtroppo diagnosticato al militare un plasmocitoma solitario, una grave forma di tumore del midollo osseo. La malattia si è ripresentata a distanza di tempo, aggravando pesantemente le sue condizioni di salute complessive. Il Lavoratore ha quindi richiesto i benefici previsti per le Vittime del dovere, sostenendo il legame diretto tra il servizio militare e l’insorgenza della patologia tumorale. La richiesta mirava a ottenere il giusto sostegno economico e medico per affrontare le conseguenze della grave infermità contratta durante l’adempimento del proprio dovere verso lo Stato.

La decisione della Corte d’Appello e il ricorso dei Ministeri

Il Tribunale in primo grado ha inizialmente respinto la richiesta del militare per carenza di prove sul nesso causale. Successivamente, la Corte d’Appello ha ribaltato completamente la decisione iniziale. I giudici di secondo grado hanno riconosciuto il diritto del Lavoratore all’inserimento nella graduatoria unica delle Vittime del dovere. La Corte d’Appello ha accertato un’invalidità permanente del sessantacinque per cento e ha condannato le amministrazioni pubbliche a erogare un assegno vitalizio mensile di cinquecento euro, l’assistenza psicologica e l’esenzione totale dalle spese sanitarie e farmaceutiche. Questa sentenza rappresentava una vittoria fondamentale per il militare. Tuttavia, il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Interno non hanno accettato questa decisione e hanno presentato ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando l’esistenza del nesso causale tra il servizio e la malattia.

Le motivazioni sul trasferimento per le Vittime del dovere

La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso proposto dai Ministeri. I giudici di legittimità non sono entrati nel merito della gravità della malattia o del nesso di causa in questa fase. La Corte ha invece rilevato d’ufficio una questione preliminare di competenza interna. Le controversie che riguardano le Vittime del dovere e le relative prestazioni previdenziali o assistenziali appartengono alla competenza specialistica della Sezione Lavoro. La corretta assegnazione tabellare della causa garantisce una decisione uniforme e coerente con i principi del diritto del lavoro e della previdenza sociale. Per questo motivo, la Terza Sezione ha ritenuto necessario trasferire il fascicolo alla sezione specializzata.

Le conclusioni sul caso delle Vittime del dovere

La Corte di Cassazione ha emesso un’ordinanza interlocutoria con cui ha disposto la trasmissione del ricorso alla Sezione Lavoro. Questa decisione comporta il rinvio della causa a nuovo ruolo, in attesa della fissazione di una nuova udienza di discussione. Il Lavoratore dovrà quindi attendere la pronuncia dei giudici del lavoro per ottenere la conferma definitiva dei suoi diritti assistenziali. Questa pronuncia evidenzia la complessità delle procedure giudiziarie e l’importanza di seguire le corrette regole di competenza per evitare ritardi nella tutela dei soggetti deboli. La battaglia legale per il riconoscimento dei benefici prosegue ora davanti alla sezione competente.

Chi sono i soggetti equiparati alle vittime del dovere?
Sono coloro che hanno contratto infermità permanenti o sono deceduti durante lo svolgimento di compiti di particolare rischio o in attività di soccorso.

Cosa succede se una sezione della Cassazione riceve un ricorso non di sua competenza?
La sezione rileva l’incompatibilità e dispone il trasferimento del fascicolo alla sezione competente, rinviando la causa a nuovo ruolo.

Quali benefici spettano a chi ottiene questo riconoscimento?
Il soggetto ha diritto a speciali assegni vitalizi mensili, all’assistenza psicologica, all’esenzione dalle spese sanitarie e all’inserimento in graduatorie dedicate.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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