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Controricorrente — Anno 2025

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5384 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorrente

Provvedimenti

Errore di fatto revocazione: quando è inammissibile
Un dirigente ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto revocazione relativo all'interpretazione di accordi sindacali nel contesto del suo licenziamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'errata interpretazione di documenti costituisce un errore di giudizio e non un errore percettivo di fatto, unico presupposto valido per la revocazione.
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Accertamenti bancari: onere della prova e ruolo del CTU
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente contro un avviso di accertamento per Irpef basato su accertamenti bancari. L'ordinanza ribadisce che spetta al contribuente fornire la prova analitica e documentale che i versamenti sui propri conti non costituiscono reddito imponibile. La Corte ha inoltre confermato la legittimità del ricorso alla Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) per valutare la complessa documentazione e ha ritenuto infondate le censure relative alla violazione del principio del 'ne bis in idem' e alla ripartizione delle spese di lite.
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Difetto di interesse: rottamazione e ricorso inammissibile
Un contribuente, dopo aver aderito alla c.d. rottamazione-ter, ha chiesto l'estinzione del giudizio pendente in Cassazione contro un avviso di accertamento. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile non per l'estinzione (mancando la prova certa del collegamento tra somme rottamate e l'atto impugnato), ma per il sopravvenuto difetto di interesse del ricorrente, che con l'adesione alla sanatoria ha manifestato di non avere più interesse a una pronuncia nel merito. Di conseguenza, non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato.
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Distrazione delle spese: come correggere l’omissione
La Corte di Cassazione ha corretto una propria ordinanza per un'omissione sulla distrazione delle spese. Un avvocato aveva chiesto il pagamento diretto delle spese legali a suo favore, ma la Corte aveva dimenticato di inserirlo nella decisione. Con questo provvedimento, la Cassazione chiarisce che tale dimenticanza costituisce un errore materiale e va rettificata con un'apposita procedura, senza bisogno di un nuovo ricorso, aggiungendo la clausola mancante.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
Un notaio ha presentato appello alla Corte Suprema contro una sentenza che lo obbligava a saldare il pagamento per mobili da ufficio. La Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile, evidenziando difetti procedurali, la mancanza di specificità nei motivi di appello e l'impossibilità di riesaminare fatti già confermati da due tribunali di grado inferiore.
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Atti in frode: dati falsi revocano il concordato
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un concordato preventivo e la successiva dichiarazione di fallimento di una società. La decisione si fonda sulla constatazione che la presentazione di dati contabili e patrimoniali significativamente diversi dalla realtà integra gli estremi degli atti in frode ai creditori, a prescindere da un'esplicita volontà di ingannare. La mera consapevolezza di fornire informazioni incomplete o inesatte è sufficiente a compromettere la procedura.
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Estinzione del giudizio: effetti della rinuncia
Un lavoratore aveva impugnato in Cassazione il rigetto della sua domanda di superiore inquadramento. Tuttavia, prima della decisione, ha rinunciato al ricorso con l'accettazione della società datrice di lavoro. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che tale esito esonera il rinunciante dal pagamento dell'ulteriore contributo unificato e, data l'accettazione, non comporta condanna alle spese.
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Giudicato interno IMU: la Cassazione chiarisce
Un contribuente ha richiesto una riduzione dell'IMU per immobili di interesse storico, basandosi su precedenti sentenze favorevoli che, a suo dire, costituivano un "giudicato interno". La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che, poiché le sentenze invocate erano ancora soggette a impugnazione e non definitive, non potevano costituire un precedente vincolante per gli anni d'imposta successivi.
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Ingiunzione fiscale: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di un contribuente contro un'ingiunzione fiscale per il pagamento dell'IMU. La Corte ha chiarito che l'impugnazione dell'ingiunzione, quando segue un avviso di accertamento già notificato, è limitata ai vizi propri dell'atto di riscossione e non può rimettere in discussione il merito della pretesa tributaria. Sono stati inoltre respinti i motivi relativi al presunto giudicato interno, alla litispendenza e ai vizi formali per mancanza di specificità e autosufficienza.
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Motivazione apparente e inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per IRPEF. Il ricorso, fondato su una presunta motivazione apparente della sentenza di secondo grado, celava in realtà una richiesta di riesame del merito, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha stabilito che la decisione impugnata era adeguatamente motivata, in quanto basata su prove concrete relative a compensi non dichiarati e forniti da un ente locale. Viene inoltre respinta un'eccezione di giudicato esterno.
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Definizione agevolata: estinzione del processo tributario
Una società tecnologica aveva impugnato un avviso di accertamento per redditi non dichiarati e costi non deducibili. Dopo un lungo iter giudiziario arrivato fino in Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata dei carichi tributari, nota come "rottamazione". A seguito del completo pagamento, la Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, stabilendo che le spese legali restino a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione giudizio tributario: l’effetto della rottamazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario a seguito dell'adesione di una società contribuente alla definizione agevolata, nota come 'rottamazione quater'. La controversia, originata da contestazioni su prezzi di trasferimento e deducibilità dei costi, si è conclusa per cessata materia del contendere dopo che la società ha documentato il pagamento delle rate previste dalla procedura di sanatoria, rendendo di fatto privo di oggetto il ricorso pendente.
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Credito d’imposta società di persone: uso del socio
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'attribuzione di un credito d'imposta maturato da una società di persone ai propri soci è legittima. Tale operazione non costituisce una cessione di credito, ma una particolare forma di utilizzo consentita dal principio di trasparenza fiscale. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato l'uso del credito da parte di una società socia, ma il suo ricorso è stato respinto. La Corte ha inoltre dichiarato giuridicamente inesistente una precedente sentenza emessa per errore sulla stessa controversia.
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Responsabilità soci società estinta: la Cassazione
Un ex socio di una s.r.l. cancellata dal registro delle imprese ha impugnato avvisi di accertamento per debiti fiscali (IRES, IRAP, IVA) della società e per IRPEF su utili extra-contabili presuntivamente distribuiti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la cancellazione della società innesca un fenomeno successorio. Di conseguenza, l'ex socio risponde dei debiti tributari della società estinta, e l'amministrazione finanziaria può legittimamente notificargli direttamente gli atti impositivi. Viene confermata la validità della presunzione di distribuzione degli utili ai soci in caso di società a ristretta base.
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Revocazione sentenza Cassazione: quando è inammissibile
Una lavoratrice, licenziata per giusta causa, chiede la revocazione di una sentenza della Cassazione che aveva confermato il licenziamento, a seguito di una successiva assoluzione in sede penale. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo i rigidi limiti della revocazione sentenza Cassazione, in particolare quando la Corte ha emesso una pronuncia di rigetto e non ha deciso la causa nel merito.
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Somministrazione illecita: quando l’appalto è finto
Un lavoratore, formalmente dipendente di una cooperativa ma diretto quotidianamente da una grande emittente, ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Appello ha ravvisato una somministrazione illecita di manodopera, poiché il potere direttivo era esercitato di fatto dall'azienda committente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'emittente, confermando che quando il committente esercita il controllo diretto sul lavoratore, l'appalto di servizi è una finzione.
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Decadenza impugnazione contratto a termine: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore, confermando che la decadenza per l'impugnazione del contratto a termine si applica anche quando se ne contesta la nullità per assenza di forma scritta. La Corte ha stabilito che la domanda del lavoratore, volta ad accertare un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, era in realtà un'impugnazione tardiva di contratti a termine. I motivi di ricorso sono stati ritenuti inammissibili o infondati, ribadendo la necessità di rispettare i termini perentori previsti dalla legge.
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Licenziamento disciplinare: telecamere della polizia
Un'impiegata pubblica è stata licenziata per aver attestato falsamente la propria presenza in servizio. La prova derivava da videoriprese effettuate dalla polizia giudiziaria nell'ambito di un'indagine penale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, chiarendo che la procedura da seguire non era quella "accelerata", prevista per i controlli diretti del datore di lavoro, ma quella ordinaria. La Corte ha ritenuto le prove pienamente utilizzabili e la condotta della lavoratrice, per la sua serialità, idonea a ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia.
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Dichiarazione non veritiera: licenziamento legittimo
La Corte di Cassazione ha stabilito che una dichiarazione non veritiera riguardo a precedenti penali, resa in fase di assunzione nel pubblico impiego, determina la nullità del contratto di lavoro e la conseguente decadenza dall'impiego. Anche se il reato è estinto e la pena sospesa, l'omissione di un requisito ostativo previsto dal bando vizia geneticamente il rapporto, rendendo legittima la risoluzione da parte della Pubblica Amministrazione.
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Estinzione del processo: rinuncia dopo conciliazione
Un infermiere, licenziato per presunta simulazione di infortunio, ricorre in Cassazione. Prima dell'udienza, le parti raggiungono un accordo transattivo. Di conseguenza, il lavoratore rinuncia al ricorso e la controparte accetta la rinuncia. La Corte di Cassazione, prendendo atto dell'accordo, dichiara l'estinzione del processo, ponendo fine alla lite senza una decisione nel merito.
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