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Controricorrente — Anno 2022

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309 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorrente

Provvedimenti

CCNL Autoferrotranvieri: tutele piene anche per i servizi interni
Una società di trasporti pubblici ha impugnato la decisione che riconosceva ad alcuni dipendenti, trasferiti da un'altra azienda, il diritto all'applicazione del CCNL Autoferrotranvieri e del relativo regime speciale. L'azienda sosteneva che le mansioni dei lavoratori fossero servizi sussidiari e quindi esclusi dalla tutela speciale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i servizi sussidiari esclusi sono solo quelli offerti a utenti esterni in forma imprenditoriale. Le attività interne all'organizzazione aziendale, anche se svolte da personale proveniente da altre società, non rientrano in questa esclusione. Di conseguenza, ai lavoratori spetta l'applicazione del CCNL Autoferrotranvieri.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si chiude la lite tra società
Una società di ingegneria ha richiesto il pagamento di prestazioni professionali a una committente, la quale ha eccepito la nullità del contratto per violazione del divieto di esercizio della professione in forma societaria. Dopo alterne decisioni nei gradi di merito, la società creditrice ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, la ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente accettata dalla controparte. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza provvedere sulle spese di lite.
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Redditometro: il conto in banca pieno batte il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un contribuente, ipotizzando un reddito non dichiarato a seguito dell'acquisto di un immobile da 405.000 euro per il nipote. Il fisco ha utilizzato lo strumento del redditometro. Il contribuente si è difeso dimostrando di possedere, al momento dell'acquisto, oltre 900.000 euro su un conto corrente, frutto di disinvestimenti finanziari regolarmente tassati. L'ufficio finanziario ha sostenuto che il contribuente dovesse provare l'effettivo impiego di quelle specifiche somme per la compravendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che il contribuente non deve dimostrare il tracciamento esatto del denaro utilizzato, data la fungibilità del denaro. È sufficiente provare la disponibilità finanziaria complessiva per superare la presunzione di evasione.
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Rimborso prestazioni farmaceutiche: scontro sulla competenza
Una Farmacia ha richiesto il rimborso prestazioni farmaceutiche all'Azienda Sanitaria Locale. La controversia è giunta davanti alla Corte di Cassazione su ricorso dell'Azienda Sanitaria. La Sesta Sezione Civile ha rilevato che la materia del rimborso delle prestazioni farmaceutiche esula dalla propria competenza tabellare, spettando invece alla Terza Sezione Civile. Inoltre, la Farmacia ha presentato un'istanza per la trattazione congiunta del ricorso con altre cause connesse pendenti tra le stesse parti. La Corte ha quindi disposto il rinvio a nuovo ruolo e ha rimesso gli atti alla Terza Sezione Civile per la decisione sul merito e sulla riunione dei procedimenti.
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Rinunzia al ricorso per cassazione: l’accordo che spegne la lite
In una controversia per il risarcimento dei danni da occupazione di beni immobili, la Corte d'Appello aveva condannato il ricorrente originario. Quest'ultimo ha proposto ricorso in Cassazione ma è deceduto nelle more del giudizio. I suoi eredi hanno raggiunto un accordo transattivo con la controricorrente davanti a un notaio e hanno successivamente depositato l'atto di rinunzia al ricorso per cassazione. La controricorrente ha aderito alla rinunzia. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che non si deve provvedere sulle spese di lite in presenza di adesione alla rinunzia.
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Improcedibilità del ricorso: la relata mancante costa cara all’impresa
Un'impresa di trasporti ha proposto ricorso in Cassazione contro un cittadino per impugnare una sentenza d'appello. L'impresa ha dichiarato che la sentenza le era stata notificata tramite posta elettronica certificata (PEC), ma ha depositato in cancelleria solo la copia autentica della decisione, omettendo la relazione di notificazione. La Suprema Corte ha rilevato che, quando si dichiara di aver ricevuto la notifica, è obbligatorio depositare anche la prova della notifica stessa per consentire la verifica del rispetto dei termini. Poiché l'impresa non ha adempiuto a questo onere e il ricorso è stato notificato oltre i sessanta giorni dalla pubblicazione della sentenza, la Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso. L'impresa è stata condannata a pagare le spese di giudizio e un ulteriore contributo unificato.
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Tassazione della plusvalenza: moglie salva dal debito del marito
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro la Moglie di un imprenditore edile, pretendendo il pagamento delle imposte sulla metà della plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno edificabile. Il terreno era stato acquistato e rivenduto dall'Impresa Individuale del Marito, ma il fisco riteneva che il bene rientrasse nella comunione de residuo tra i coniugi, ormai separati nei beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la tassazione della plusvalenza spetta interamente al coniuge che esercita l'attività d'impresa. Ai fini fiscali, infatti, i proventi dell'attività separata di un coniuge sono imputati esclusivamente a lui, escludendo qualsiasi tassazione a carico dell'altro coniuge non esercente. Vince la Moglie, che non deve pagare nulla.
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Definizione agevolata della lite: il silenzio del Fisco vince
Un contribuente impugna gli avvisi di accertamento basati sugli studi di settore, contestando l'errata classificazione della propria attività commerciale. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, il contribuente propone ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente presenta domanda per accedere alla definizione agevolata della lite ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. L'Agenzia delle Entrate non notifica alcun diniego entro i termini di legge e nessuna delle parti presenta istanza di trattazione della causa. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del giudizio per intervenuta definizione agevolata della lite, ponendo le spese processuali a carico di chi le ha anticipate.
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Notifica degli atti giudiziari: l’errore che blocca la Cassazione
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria in una causa tra una Clinica Privata e il Comune. A causa di un errore materiale, la proposta del giudice relatore e la data dell'udienza non sono state inviate al difensore del Comune, ma solo a quello della Clinica. Per garantire il diritto di difesa e il rispetto delle regole sulla notifica degli atti giudiziari, la Corte ha rinviato la causa. Ha inoltre assegnato il fascicolo a un nuovo magistrato relatore, poiché il precedente ha cambiato ufficio, ordinando una nuova convocazione con regolari comunicazioni a entrambe le parti.
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Riunione dei ricorsi: stop della Cassazione per unire le cause
Un contribuente ha impugnato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale relativa a un contenzioso con un Comune. Giunta davanti alla Corte di Cassazione, i giudici hanno rilevato la presenza di un altro procedimento strettamente connesso e pendente tra le stesse parti. Per garantire un'amministrazione della giustizia coerente ed evitare decisioni contrastanti, la Suprema Corte ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo. Questo rinvio temporaneo ha lo scopo di consentire la riunione dei ricorsi, permettendo così una trattazione congiunta e una decisione unitaria sulla controversia tributaria.
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Definizione agevolata: gli eredi chiudono la lite col fisco
Un commerciante al dettaglio riceveva un avviso di accertamento per l'anno 2005 a seguito di verifiche fiscali che evidenziavano gravi anomalie tra le rimanenze di magazzino e i redditi dichiarati. Dopo la morte del contribuente, gli eredi subentravano nel giudizio e presentavano domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento di quanto dovuto. L'Agenzia delle Entrate non notificava alcun diniego entro i termini di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, confermando che la definizione agevolata spetta anche agli eredi del contribuente originario. Le spese del giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Sanzioni tributarie: il consulente sbaglia ma paga il cliente
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava le sanzioni tributarie inflitte a un contribuente per la mancata presentazione delle dichiarazioni dei redditi. Il contribuente sosteneva di essersi affidato interamente a un consulente fiscale inadempiente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per evitare le sanzioni tributarie non basta scaricare la colpa sul professionista. Il contribuente deve dimostrare di aver vigilato sull'operato del consulente (escludendo la culpa in vigilando) e di aver presentato una formale denuncia all'autorità giudiziaria contro l'intermediario inadempiente. Mancando tali prove, la Cassazione ha confermato la legittimità delle sanzioni.
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Definizione agevolata delle liti: stop alla causa con il Fisco
I Contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata delle liti fiscali pendenti con l'Agenzia delle Entrate, avvalendosi delle disposizioni del Decreto Legge n. 119 del 2018. L'ente impositore ha confermato la regolarità della procedura di sanatoria. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla controversia tributaria. Le spese del giudizio sono state compensate, rimanendo a carico di chi le ha anticipate.
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Rinvio a nuovo ruolo: stop al processo per tutelare la difesa
La Corte di Cassazione ha esaminato una controversia tra un Agente di Assicurazione e una nota Compagnia Assicuratrice. Durante l'udienza pubblica, è emerso un impedimento legittimo e giustificato dell'avvocato delegato a difendere una delle parti. Di conseguenza, i giudici hanno dovuto sospendere la trattazione immediata del caso. La Suprema Corte ha quindi disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa, posticipando la decisione finale a una data successiva. Questo provvedimento temporaneo garantisce il pieno rispetto del diritto di difesa di tutte le parti coinvolte, evitando che l'assenza forzata del difensore possa compromettere l'esito del giudizio.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite estinta
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso contro una società di costruzioni per avvisi di accertamento relativi a Irpeg, Irap e Iva. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, pagando l'intero importo dovuto in un'unica soluzione. L'amministrazione finanziaria ha quindi attestato la regolarità del pagamento e ha richiesto l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando estinto il processo per cessazione della materia del contendere e disponendo che le spese di lite restino a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: il Fisco perde contro il socio
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza d'appello che annullava un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società estinta. Il Socio della società ha chiesto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata della lite fiscale. La Corte di Cassazione ha sospeso il processo. Poiché nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa entro il termine di legge del 31 dicembre 2020, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, la controversia fiscale si chiude definitivamente a favore del contribuente.
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Rappresentanza in giudizio di ADER: sì all’avvocato privato
Il caso nasce dall'impugnazione di un atto tributario da parte di un contribuente. Il giudice d'appello aveva dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione perché l'ente si era costituito in giudizio tramite un avvocato del libero foro anziché con l'Avvocatura dello Stato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che la rappresentanza in giudizio di ADER tramite un difensore privato è pienamente valida ed efficace, tranne in casi eccezionali o di particolare rilevanza economica. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio ad altra sezione per un nuovo esame.
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Notifica a mezzo posta nulla: il Fisco deve rifare tutto
L'Amministrazione Doganale ha emesso avvisi di pagamento contro la Società Importatrice per presunte irregolarità nell'importazione di banane con dazi agevolati. Dopo l'annullamento dei dazi in appello per prescrizione, l'Amministrazione ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, la notifica a mezzo posta del ricorso ad alcuni soggetti non è avvenuta correttamente: i plichi sono stati consegnati a terzi consegnatari senza la successiva spedizione della raccomandata informativa obbligatoria. La Corte di Cassazione ha rilevato la nullità della notifica e ha ordinato all'Amministrazione Doganale di rinnovare la notifica entro sessanta giorni, rinviando la causa.
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Errore di notifica in Cassazione: rinvio per scambio di atti
Un professionista ha proposto ricorso in Cassazione contro una società di servizi. La causa è stata avviata alla trattazione in camera di consiglio con l'ipotesi di inammissibilità. Tuttavia, per un errore materiale della cancelleria, alle parti è stato notificato il decreto di fissazione dell'udienza relativo a un procedimento completamente diverso. Il ricorrente ha segnalato l'anomalia tramite una memoria difensiva. La Corte di Cassazione, rilevando il vizio procedurale, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa. Questa decisione evidenzia come l'errore di notifica in Cassazione impedisca la regolare prosecuzione del giudizio, rendendo necessario un rinvio per consentire la corretta comunicazione degli atti e garantire il diritto di difesa delle parti coinvolte.
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Correzione errore materiale: Srl scambiata per Comune in Cassazione
Una società a responsabilità limitata ha richiesto la correzione errore materiale di una sentenza della Corte di Cassazione. Il provvedimento conteneva una evidente svista grafica nel dispositivo: condannava la parte soccombente al pagamento delle spese di lite in favore di un inesistente Comune controricorrente, anziché della reale società controricorrente. Le Sezioni Unite hanno accolto il ricorso, evidenziando che l'errore non incideva sul contenuto sostanziale della decisione ma rappresentava una semplice discrepanza tra la volontà del giudice e la sua rappresentazione grafica. Di conseguenza, la Corte ha ordinato la correzione del testo, sostituendo il riferimento al Comune con il nome corretto della società, senza applicare spese per questa fase del procedimento.
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