\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Rinuncia al ricorso per cassazione: si chiude la lite tra società

Una società di ingegneria ha richiesto il pagamento di prestazioni professionali a una committente, la quale ha eccepito la nullità del contratto per violazione del divieto di esercizio della professione in forma societaria. Dopo alterne decisioni nei gradi di merito, la società creditrice ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, la ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente accettata dalla controparte. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione del giudizio, senza provvedere sulle spese di lite.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 6350 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 11 luglio 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

La rinuncia al ricorso per cassazione e la fine del contenzioso

Quando una controversia legale si trascina per molti anni attraverso i diversi gradi di giudizio, le parti coinvolte possono decidere di porre fine alla lite prima che i giudici si pronuncino in modo definitivo. Questo è esattamente quanto accaduto in una recente vicenda giunta davanti alla Suprema Corte, dove la formale rinuncia al ricorso per cassazione ha determinato la chiusura anticipata e definitiva del processo. La vicenda trae origine da un disaccordo economico legato a prestazioni di progettazione ingegneristica svolte da una società in favore di un’altra impresa committente.

Il caso originario: il contratto di progettazione e la contestazione

La vicenda ha inizio quando un’azienda committente riceve la notifica di un decreto ingiuntivo (un provvedimento con cui il giudice ordina il pagamento di un debito). La richiesta di pagamento, pari a oltre settantamila euro, viene formulata da una società di ingegneria a titolo di saldo per alcune attività di progettazione strutturale. L’azienda committente decide di opporsi al pagamento, sollevando un’eccezione particolarmente complessa. Secondo la tesi difensiva della committente, il contratto d’opera professionale era da considerarsi nullo. Questa nullità derivava dal fatto che la società creditrice non risultava iscritta all’albo degli ingegneri. La committente ha richiamato una vecchia legge del 1939, sostenendo che solo i singoli professionisti iscritti all’albo potessero firmare i progetti, e non le società di capitali. La società di ingegneria, invece, ha evidenziato come le leggi successive, in particolare quelle approvate alla fine degli anni novanta, avessero ormai liberalizzato il settore consentendo l’attività in forma societaria. Il tribunale di primo grado ha dato ragione alla società di ingegneria, confermando il debito. Al contrario, la corte d’appello ha ribaltato la decisione, dichiarando nullo il contratto e accogliendo la tesi della committente. La società creditrice ha quindi deciso di rivolgersi alla Corte di Cassazione per far valere le proprie ragioni.

Gli effetti della rinuncia al ricorso per cassazione sul processo

Prima che i giudici di legittimità potessero esaminare il merito della complessa questione giuridica, lo scenario processuale è mutato radicalmente. La società ricorrente ha infatti notificato un atto ufficiale con cui ha dichiarato la propria rinuncia al ricorso per cassazione. La controparte ha accettato formalmente questa decisione attraverso un apposito atto notificato. Nel diritto processuale civile, la rinuncia al ricorso per cassazione è un atto unilaterale che richiede l’accettazione della controparte per evitare che questa possa chiedere una decisione sulle spese. Quando l’accettazione è tempestiva e formale, si cancella la necessità di una decisione sul merito della causa. La rinuncia rappresenta spesso una scelta strategica delle parti, che preferiscono abbandonare il giudizio anziché attendere una sentenza che potrebbe essere sfavorevole o non più utile per i loro interessi economici.

Le motivazioni: la presa d’atto della rinuncia al ricorso per cassazione

La Corte di Cassazione ha preso atto dell’accordo raggiunto tra le parti. Le motivazioni della decisione si fondano interamente sull’applicazione delle norme del codice di procedura civile che regolano la conclusione anticipata del processo. Quando il ricorrente presenta la rinuncia al ricorso per cassazione e il controricorrente la accetta, il giudice non ha altra scelta se non quella di dichiarare l’estinzione del giudizio. Non vi è alcuno spazio per valutare chi avesse ragione o torto in merito al contratto di progettazione originario. L’accordo bilaterale estingue il processo in modo automatico e definitivo, superando qualsiasi necessità di accertamento della verità materiale.

Le conclusioni: l’estinzione del giudizio e la compensazione delle spese

Le conclusioni della Suprema Corte si concentrano sulle conseguenze pratiche di questo arresto procedimentale. Oltre a dichiarare l’estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso per cassazione, i giudici hanno stabilito che non vi fosse luogo a provvedere sulle spese di lite. Questo significa che ciascuna parte dovrà farsi carico delle proprie spese legali sostenute in questa fase del giudizio. La controversia si chiude così senza un vincitore ufficiale sul piano del diritto sostanziale, ma con una risoluzione pragmatica che evita ulteriori costi e incertezze per entrambe le società coinvolte.

Cosa succede se una parte rinuncia al ricorso in Cassazione?
Il processo si estingue immediatamente senza che i giudici decidano sul merito della causa, a patto che la controparte accetti la rinuncia.

Chi paga le spese legali in caso di estinzione del giudizio?
Se le parti si accordano e accettano la rinuncia, generalmente non si provvede alla condanna alle spese e ognuno paga i propri difensori.

Una società di ingegneria può svolgere attività di progettazione?
Sì, le riforme legislative successive al 1997 hanno superato i vecchi divieti, consentendo l’esercizio delle attività professionali in forma societaria.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati