LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Contribuzione Figurativa

124 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Contributi accreditati gratuitamente dallo Stato per periodi in cui il lavoratore non ha potuto svolgere l'attività lavorativa, come durante la cassa integrazione o la disoccupazione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Indennità Disoccupazione Agricola: Terzo Elemento Già Incluso?
Una lavoratrice agricola ha chiesto all'INPS un ricalcolo dell'indennità di disoccupazione agricola per il 2013, sostenendo che il salario base dovesse essere aumentato del "terzo elemento" (una maggiorazione per festività e altre indennità). La Corte d'Appello aveva già respinto la sua richiesta, ritenendo che il "terzo elemento" fosse già incluso nel salario contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della lavoratrice. Pertanto, il calcolo indennità disoccupazione agricola non è stato modificato, e la lavoratrice non ha ottenuto l'aumento delle prestazioni né della contribuzione figurativa.
Continua »
Riliquidazione della pensione: l’onere probatorio al pensionato
Un pensionato ha chiesto la riliquidazione della pensione all'ente previdenziale lamentando il mancato conteggio della tredicesima mensilità nella contribuzione figurativa per periodi di disoccupazione involontaria. La Corte d'Appello aveva accolto la richiesta, imponendo all'ente pubblico di dimostrare il corretto accredito dei ratei. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'onere probatorio grava sul pensionato. Il cittadino non può limitarsi a un'affermazione generica di mancata corresponsione, ma deve indicare con esattezza l'inadempimento e provare l'omissione nel calcolo. I giudici supremi hanno cassato la pronuncia con rinvio.
Continua »
Pensione anticipata: contributi effettivi e figurativi
La Lavoratrice ha richiesto il riconoscimento del diritto alla pensione anticipata contestando il mancato computo dei contributi figurativi nel calcolo dei requisiti contributivi minimi previsti dalla legge. L'ente previdenziale ha respinto la richiesta poiché l'interessata possedeva solo ventisei anni di contribuzione effettiva a fronte dei requisiti minimi di contribuzione obbligatoria. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, stabilendo che per accedere alla pensione anticipata non è possibile sostituire la contribuzione effettiva con quella figurativa al di fuori dei limiti di legge. Il sistema introdotto dalla riforma previdenziale mira a disincentivare i ritiri precoci dal lavoro e richiede il perfezionamento rigoroso dell'anzianità contributiva effettiva. Di conseguenza, il ricorso della lavoratrice è stato integralmente rigettato.
Continua »
Maggiorazione contributiva: limiti di calcolo e tutele
Un lavoratore del trasporto pubblico ha richiesto all'ente previdenziale il ricalcolo della pensione. L'ente ha versato spontaneamente una somma parziale, calcolando la maggiorazione contributiva sulla quota successiva al 1994 con aliquota al 2%. Il lavoratore ha preteso l'aliquota più favorevole del 2,5% per gli anni precedenti, ottenendo ragione in primo grado. L'ente ha impugnato soltanto la somma eccedente, ma la Corte d'Appello ha respinto l'intera domanda azzerando ogni credito. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole: il calcolo corretto applica l'aliquota del 2% collocando l'incremento figurativo al momento della cessazione del servizio. Tuttavia, la Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello per vizio di ultrapetizione, poiché i giudici di merito hanno cancellato illegittimamente anche l'importo mai contestato dall'ente.
Continua »
Disoccupazione agricola: nessun ricalcolo per il terzo elemento
Una bracciante agricola con contratto a termine ha richiesto all'Istituto Previdenziale il ricalcolo dell'indennità di disoccupazione agricola e dei relativi contributi figurativi. La lavoratrice sosteneva che la retribuzione minima provinciale dovesse aumentare ulteriormente del 30,44% a titolo di terzo elemento. L'ente previdenziale ha respinto la richiesta. I giudici di merito e la Corte di Cassazione hanno confermato il rigetto. Il contratto provinciale conteneva già tale maggiorazione all'interno della paga oraria fissata per i lavoratori a tempo determinato. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che la dichiarazione sui limiti di reddito presentata soltanto durante il giudizio di secondo grado non protegge la lavoratrice dalla condanna alle spese del primo grado. Il ricorso è stato interamente respinto e la lavoratrice non ha ottenuto alcun aumento economico.
Continua »
Maggiorazione contributiva: rendimento al 2% e non al 2,5%
Un lavoratore del settore trasporti pubblici ha ottenuto nei primi gradi di giudizio il ricalcolo della pensione. Il giudice di merito ha imputato la maggiorazione contributiva per il prepensionamento alla quota B del trattamento, applicando il favorevole coefficiente di rendimento del 2,5%. L'ente previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'errata collocazione temporale dell'incremento figurativo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente: l'incremento di anzianità si colloca al momento della cessazione effettiva dal servizio, successiva al 31 dicembre 1994. Pertanto, la maggiorazione contributiva rientra nella quota C della pensione e sconta l'aliquota di rendimento del 2%. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello per rideterminare i conteggi.
Continua »
Indennità di disoccupazione agricola: il ‘terzo elemento’ non si aggiunge
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice agricola che chiedeva un calcolo più elevato della sua indennità di disoccupazione agricola per il 2013. La lavoratrice sosteneva che il salario di riferimento dovesse essere maggiorato del cosiddetto 'terzo elemento'. I giudici hanno confermato che il contratto collettivo provinciale applicato dall'INPS già includeva tale componente. La Corte ha anche respinto la richiesta di esonero dalle spese legali per il primo grado, poiché la dichiarazione reddituale necessaria non era stata presentata tempestivamente. La decisione ribadisce l'importanza dell'interpretazione complessiva dei contratti e della corretta procedura per l'esonero dalle spese.
Continua »
Disoccupazione agricola: nessun ricalcolo sul terzo elemento
Un'operaia a tempo determinato ha richiesto all'ente previdenziale il ricalcolo dell'indennità di disoccupazione agricola e della relativa contribuzione figurativa. La lavoratrice sosteneva che la retribuzione minima provinciale dovesse essere maggiorata del 30,44% a titolo di terzo elemento contrattuale. L'ente ha respinto la pretesa, sostenendo che tale voce fosse già inclusa nella tariffa base. I giudici di merito hanno rigettato il ricorso della lavoratrice, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che l'interpretazione complessiva del contratto provinciale dimostra la già avvenuta integrazione del terzo elemento nella paga base per i contratti a termine. Inoltre, l'autocertificazione sui limiti di reddito presentata solo in appello non consente di ottenere l'esonero retroattivo dalle spese processuali del primo grado.
Continua »
Indennità di disoccupazione agricola: salario convenzionale escluso, il ‘terzo elemento’ già incluso
Una lavoratrice agricola ha chiesto all'Istituto di Previdenza Sociale l'Indennità di disoccupazione agricola per il 2014, sostenendo che dovesse essere calcolata sul salario minimo contrattuale maggiorato di un 'terzo elemento' e che andassero accreditate le relative contribuzioni figurative. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che per il calcolo dell'Indennità di disoccupazione agricola dei lavoratori a tempo determinato non si usa il salario medio convenzionale e che il 'terzo elemento' era già incluso nel salario contrattuale. La lavoratrice ha perso la causa e dovrà pagare un contributo unificato aggiuntivo.
Continua »
Disoccupazione agricola: nessun ricalcolo per il terzo elemento
Un'operaia agricola a tempo determinato ha citato l'ente previdenziale per richiedere il ricalcolo dell'indennità di disoccupazione agricola. La lavoratrice pretendeva l'aggiunta di una maggiorazione del 30,44% a titolo di terzo elemento sul salario base provinciale, oltre all'adeguamento dei contributi figurativi. L'istituto previdenziale ha contestato la pretesa, sostenendo che le tabelle contrattuali includessero già tale maggiorazione. I giudici di merito hanno respinto le istanze della donna. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il rigetto del ricorso. I giudici di legittimità hanno accertato che la retribuzione provinciale comprendeva già la percentuale richiesta. La lavoratrice perde la causa e l'ente previdenziale non deve versare alcun ricalcolo.
Continua »
Indennità di disoccupazione agricola: calcolo e terzo elemento
Una lavoratrice agricola a tempo determinato ha chiesto all'ente di previdenza il ricalcolo della propria indennità di disoccupazione agricola. La lavoratrice pretendeva il computo basato sul salario medio convenzionale oppure la maggiorazione del salario contrattuale provinciale con il terzo elemento del 30,44%, oltre all'accredito dei relativi contributi figurativi e all'esonero dalle spese legali. I giudici di merito hanno respinto la domanda, rilevando che la paga oraria prevista dal contratto provinciale comprendeva già la maggiorazione del terzo elemento e che il salario convenzionale non trova più applicazione per gli assunti a termine. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso della lavoratrice, precisando che il calcolo dell'indennità deve seguire la retribuzione contrattuale effettiva comprensiva delle quote accessorie e che l'autocertificazione per l'esenzione dalle spese processuali depositata solo in appello non cancella la condanna alle spese del primo grado.
Continua »
Maggiorazione contributiva pensione: quote e aliquote ridotte
Alcuni lavoratori del settore trasporti hanno chiesto all'ente previdenziale il ricalcolo del proprio assegno di pensione. I pensionati pretendevano l'applicazione di una percentuale di rendimento più alta, pari al due virgola cinque per cento, sugli anni di anzianità virtuale riconosciuti per il prepensionamento. La corte territoriale aveva accolto la loro domanda, inserendo l'incremento contributivo nella fascia temporale anteriore al millenovecentonovantacinque. L'ente di previdenza ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente. I giudici hanno chiarito che la maggiorazione contributiva pensione si applica solo al momento della cessazione effettiva dal servizio. Pertanto, l'incremento ricade nella quota successiva al millenovecentonovantaquattro e sconta l'aliquota ordinaria di rendimento del due per cento annuo.
Continua »
Riliquidazione della pensione: l’onere probatorio
Un pensionato ha citato in giudizio l'Istituto di previdenza chiedendo la riliquidazione della pensione per ottenere importi differenziali sui periodi di disoccupazione involontaria. Il ricorrente sosteneva che l'ente avesse omesso di conteggiare la tredicesima mensilità nella contribuzione figurativa. La Corte di Appello ha accolto la domanda del lavoratore, presumendo l'inadempimento dell'ente sulla base della semplice spettanza legale dell'emolumento. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto accogliendo il ricorso dell'ente previdenziale: spetta al pensionato allegare in modo specifico e dettagliato l'effettiva omissione del calcolo della tredicesima, non potendosi imporre all'ente la prova contraria a fronte di mere contestazioni generiche.
Continua »
Riliquidazione pensione: non basta un reclamo generico
Una lavoratrice ha richiesto all'ente previdenziale la riliquidazione della pensione per ottenere importi arretrati legati ai periodi di disoccupazione. Il ricorso sosteneva il mancato calcolo della tredicesima mensilità nei contributi figurativi. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ritenendo che spettasse all'ente dimostrare il corretto conteggio. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito: il pensionato non può limitarsi a un'affermazione generica di mancato accredito, ma deve indicare specificamente l'errore commesso dall'ente. L'onere di allegare e provare l'inadempimento grava sul titolare del trattamento pensionistico.
Continua »
Prepensionamento autoferrotranvieri: quota C e aliquota al 2%
Gli eredi di un lavoratore del settore trasporti hanno chiesto all'Ente Previdenziale il ricalcolo della pensione, pretendendo l'applicazione dell'aliquota del 2,5% sulla maggiorazione convenzionale di anzianità. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, collocando l'incremento nella quota B del trattamento. L'Ente Previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Ente, stabilendo che nel prepensionamento autoferrotranvieri l'incremento figurativo si colloca al momento della cessazione effettiva del servizio (successiva al 31 dicembre 1994). Di conseguenza, l'aumento contributivo rientra nella quota C della pensione e sconta l'aliquota di rendimento del 2% anziché del 2,5%. La sentenza è stata cassata con rinvio per il ricalcolo.
Continua »
Riliquidazione della pensione: la prova spetta al cittadino
Un pensionato ha richiesto all'ente previdenziale la riliquidazione della pensione, sostenendo che l'istituto avesse calcolato in modo errato i contributi figurativi per disoccupazione, omettendo la tredicesima mensilità. I giudici territoriali avevano accolto la domanda, imponendo all'ente l'onere di dimostrare la corretta inclusione dei ratei. La Corte di Cassazione ha ribaltato questo verdetto. Il cittadino non può limitarsi a un'affermazione generica di mancato accredito se l'ente possiede già i dati retributivi completi. Spetta al pensionato allegare e provare l'inadempimento specifico dell'ente previdenziale.
Continua »
Indennità disoccupazione agricola: il “terzo elemento” è già incluso?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'operaia agricola che chiedeva un ricalcolo della sua indennità di disoccupazione agricola per il 2013. La lavoratrice sosteneva che il cosiddetto "terzo elemento" dovesse essere aggiunto al salario base per il calcolo. I giudici hanno respinto la sua domanda, stabilendo che il contratto collettivo provinciale già includeva tale elemento nel salario. Di conseguenza, non era dovuta alcuna maggiorazione. La Corte ha anche confermato che la dichiarazione reddituale per l'esonero dalle spese processuali deve essere presentata fin dal primo grado di giudizio.
Continua »
Maggiorazione contributiva prepensionamento: calcolo e quote
Gli eredi di un dipendente del settore trasporti hanno chiesto all'ente previdenziale il ricalcolo della pensione. La richiesta riguardava l'applicazione di un rendimento più favorevole sugli anni di incremento virtuale previsti per legge. I giudici di merito avevano inizialmente attribuito tali anni alla quota maturata entro il 1994, applicando un rendimento annuo del 2,5%. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici supremi hanno accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che la maggiorazione contributiva prepensionamento deve essere imputata al periodo successivo al 31 dicembre 1994. Di conseguenza, il rendimento applicabile è pari al 2% annuo. La Suprema Corte ha cassato la decisione impugnata e rinviato la causa per la corretta quantificazione degli importi.
Continua »
Indennità di disoccupazione agricola: Maggiorazione Negata, Calcolo Confermato
Un lavoratore agricolo ha chiesto una maggiore indennità di disoccupazione agricola per il 2013. Sosteneva che il salario di riferimento, basato sul Contratto Collettivo Provinciale, dovesse essere aumentato del 30,44% (il cosiddetto "terzo elemento"). L'INPS si è opposto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il salario contrattuale indicato era già comprensivo del "terzo elemento". Ha anche ribadito che la dichiarazione reddituale per l'esenzione dalle spese legali deve essere presentata nel primo grado di giudizio.
Continua »
Indennità di Disoccupazione Agricola: Cassazione nega maggiorazione
Una Lavoratrice agricola ha chiesto un aumento della sua indennità di disoccupazione agricola per il 2013, sostenendo che il calcolo dovesse includere il "terzo elemento" retributivo, una maggiorazione del 30,44% per festività, ferie e mensilità aggiuntive. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso. I giudici hanno confermato che il contratto provinciale di lavoro per gli operai agricoli già considerava il "terzo elemento" incluso nel salario base. Pertanto, la richiesta di una ulteriore maggiorazione dell'indennità di disoccupazione agricola e della relativa contribuzione figurativa è stata ritenuta infondata.
Continua »