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Contribuzione Figurativa

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124 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prescrizione contributi previdenziali: stop alle pretese INPS
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un'Azienda il rimborso delle somme erogate per la mobilità lunga di un lavoratore licenziato. L'Azienda si è opposta, eccependo l'avvenuta prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando che gli oneri per il finanziamento della contribuzione figurativa rientrano nella categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni e non quella ordinaria decennale. L'Azienda vince la causa e l'Ente Previdenziale viene condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Benefici previdenziali amianto: scontro sulle regole di calcolo
Un lavoratore ha chiesto il riconoscimento dei benefici previdenziali amianto per il periodo lavorativo dal 1977 al 1994. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo sufficiente l'esposizione qualificata all'amianto prima del 2 ottobre 2003, senza richiedere la maturazione del diritto alla pensione a quella data. L'Istituto Previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la vecchia normativa si applichi solo a chi avesse già maturato il diritto pensionistico effettivo. La sesta sezione civile della Cassazione, rilevando l'assenza di un orientamento giurisprudenziale consolidato su questa specifica interpretazione e riconoscendone l'importanza nomofilattica, ha rimesso la decisione alla quarta sezione ordinaria per un esame approfondito.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS perde contro l’azienda
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un'Azienda il rimborso delle somme versate per la mobilità lunga di alcuni lavoratori licenziati. L'Azienda ha eccepito la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale, stabilendo che gli oneri per la mobilità lunga rientrano nella categoria dei contributi previdenziali e sono quindi soggetti alla prescrizione contributi previdenziali di cinque anni. Di conseguenza, l'Ente Previdenziale ha perso il diritto di riscuotere le somme a causa del decorso del tempo.
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Riliquidazione della pensione: salvi i ricalcoli oltre i tre anni
Un pensionato ha richiesto all'ente previdenziale la riliquidazione della pensione per includere nel calcolo i contributi figurativi del periodo di disoccupazione. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione favorevole al pensionato, sostenendo che il ritardo di oltre tre anni facesse perdere interamente il diritto al ricalcolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, stabilendo che la decadenza triennale non cancella il diritto alla riliquidazione della pensione per il futuro. La decadenza opera in modo mobile, colpendo esclusivamente i singoli ratei mensili scaduti prima del triennio precedente alla domanda giudiziale. Il pensionato conserva quindi il diritto all'adeguamento dell'assegno e alle differenze arretrate non prescritte.
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Pensione e contributi figurativi: no al trasferimento all’AGO
Un lavoratore, ex dipendente delle Ferrovie dello Stato poi passato al settore privato, ha chiesto che il calcolo della propria pensione presso l'Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) tenesse conto delle maggiorazioni maturate nel fondo di provenienza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che il trasferimento della posizione assicurativa dal fondo pubblico all'AGO copre solo il servizio effettivo. Di conseguenza, i contributi figurativi non possono essere trasferiti o computati per l'anzianità contributiva necessaria al pensionamento nell'AGO. La Corte ha confermato che la dicitura "servizio prestato" esclude i contributi figurativi, garantendo un bilanciamento tra sostenibilità finanziaria e tutela previdenziale.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde il rimborso
L'INPS ha richiesto a un'azienda il rimborso delle somme anticipate per la mobilità lunga di due dipendenti, comprensive di indennità e contribuzione figurativa. L'azienda ha eccepito la prescrizione delle somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che tali somme rientrano nella categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni prevista dalla legge. L'INPS perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Esposizione qualificata ad amianto: negati i benefici
Un lavoratore ha chiesto il riconoscimento dei contributi figurativi per una presunta esposizione qualificata ad amianto durata oltre dieci anni durante la sua attività in uno stabilimento chimico. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, rilevando che l'esposizione era solo sporadica, passiva e di breve durata, e che la consulenza tecnica si basava su mere congetture. Il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando una cattiva valutazione delle prove. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il giudice di merito ha il potere esclusivo di valutare le prove e che la Cassazione non può riesaminare i fatti. Di conseguenza, il lavoratore perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Ricalcolo della pensione: spetta all’INPS provare i conteggi
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come tredicesima e ferie non godute, nella base di calcolo dei periodi di contribuzione figurativa per cassa integrazione e disoccupazione. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rilevando che l'ente previdenziale non ha dimostrato di aver effettuato tale inclusione. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che spettasse al pensionato provare il mancato inserimento di tali somme. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che spetta all'ente previdenziale l'onere di provare l'esatto adempimento del proprio obbligo di accredito. Di conseguenza, il pensionato vince la causa e ottiene il ricalcolo del trattamento pensionistico.
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Ricalcolo della pensione: l’Inps deve provare i conteggi corretti
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una pensionata al ricalcolo della pensione. La controversia riguardava l'inclusione degli emolumenti extra mensili, come tredicesima e indennità per ferie non godute, nella base di calcolo della contribuzione figurativa per i periodi di cassa integrazione e disoccupazione. L'Ente Previdenziale sosteneva che spettasse alla pensionata dimostrare il mancato inserimento di tali somme. I giudici hanno invece stabilito che spetta all'istituto di previdenza dimostrare il corretto adempimento e calcolo delle somme dovute, trattandosi di un fatto estintivo dell'obbligazione. Di conseguenza, il ricorso dell'ente pubblico è stato rigettato, confermando l'obbligo di ricalcolare l'assegno pensionistico includendo le voci escluse.
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Ricalcolo della pensione: l’INPS perde e paga per gli errori
Una pensionata ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come tredicesima e ferie non godute, nella base di calcolo della contribuzione figurativa per cassa integrazione e disoccupazione. L'INPS si è opposto, sostenendo che spettasse alla donna dimostrare l'omissione di tali somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che spetta all'INPS l'onere di provare l'esatto adempimento del suo obbligo di accredito. Di conseguenza, l'ente pubblico deve procedere al ricalcolo della pensione richiesto e pagare le spese di giudizio.
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Ricalcolo della pensione: l’onere della prova spetta all’ente
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come la tredicesima e l'indennità per ferie non godute, nella base di calcolo della contribuzione figurativa relativa ai periodi di cassa integrazione e disoccupazione. L'ente previdenziale si è opposto, sostenendo che spettasse al lavoratore dimostrare l'errore nel calcolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando che spetta all'istituto previdenziale dimostrare l'esatto adempimento del proprio obbligo di accredito dei contributi figurativi. Di conseguenza, l'ente deve procedere al ricalcolo della pensione a favore del pensionato e pagare le spese processuali.
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Ricalcolo della pensione: l’onere della prova spetta all’INPS
Il Pensionato ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come tredicesima e ferie non godute, nella base di calcolo dei contributi figurativi per cassa integrazione e disoccupazione. L'Ente Previdenziale si è opposto, sostenendo che spettasse al pensionato dimostrare la mancata inclusione di tali somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, stabilendo che spetta all'istituto previdenziale dimostrare il corretto adempimento del proprio obbligo di calcolo. Di conseguenza, in mancanza di tale prova, il Pensionato ha pienamente diritto alla riliquidazione dell'assegno comprensivo delle mensilità aggiuntive.
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Prescrizione contributi previdenziali: Ente perde contro Azienda
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un'Azienda il rimborso delle somme anticipate per la mobilità lunga di alcuni dipendenti e dei relativi contributi figurativi. L'Azienda si è opposta, eccependo il decorso del tempo utile per la richiesta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali per questo tipo di crediti è di cinque anni e non di dieci. Di conseguenza, l'Ente Previdenziale ha perso il diritto al recupero delle somme per decorrenza dei termini e dovrà pagare le spese di giudizio.
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Ricalcolo della pensione: l’Inps perde se non prova i calcoli
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come tredicesima e ferie non godute, nella base di calcolo della contribuzione figurativa per cassa integrazione e disoccupazione. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rilevando che l'ente previdenziale non aveva dimostrato l'effettivo inserimento di tali somme. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che spettasse al lavoratore provare il mancato computo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che spetta all'istituto previdenziale l'onere di provare l'esatto adempimento del proprio obbligo di accredito, trattandosi di un fatto estintivo dell'obbligazione. Di conseguenza, il pensionato ha diritto alla riliquidazione del trattamento pensionistico con l'integrazione delle somme spettanti.
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Ricalcolo della pensione: l’onere della prova spetta all’INPS
Una pensionata ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come tredicesima e ferie non godute, nella base di calcolo dei contributi figurativi per cassa integrazione e disoccupazione. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, condannando l'ente previdenziale. Quest'ultimo ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che spettasse alla pensionata dimostrare il mancato inserimento di tali somme. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'onere della prova del corretto adempimento spetta all'ente previdenziale e non al pensionato. Di conseguenza, la pensionata ha ottenuto la conferma del diritto alla riliquidazione del trattamento pensionistico, sebbene le spese di questo grado non siano state liquidate a causa di un vizio formale nella procura del suo difensore.
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Rivalutazione contributiva per amianto: arretrati persi
Il Pensionato ha richiesto la rivalutazione contributiva per amianto per ottenere un aumento del proprio trattamento pensionistico. Il Tribunale ha accolto la domanda ma ha limitato gli arretrati al triennio precedente la causa, applicando la decadenza. La Corte d'Appello ha invece riconosciuto gli arretrati fin dall'origine della pensione. L'Ente Previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione, eccependo che il Pensionato non aveva impugnato la limitazione dei tre anni in appello, rendendo quel punto definitivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando che la mancata contestazione ha creato un giudicato interno. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata annullata senza rinvio e il Pensionato ha perso il diritto agli arretrati ultratriennali.
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Deduzione contributi previdenziali: scontro tra Fisco e lavoratore
Il Contribuente ha richiesto il rimborso dell'IRPEF per gli anni dal 2012 al 2014, sostenendo il diritto alla deduzione del 26,04% anche per i periodi di contribuzione figurativa. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole al contribuente, sostenendo che tale agevolazione non si applichi quando la contribuzione è interamente a carico del lavoratore. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare importanza della questione di diritto riguardante la deduzione contributi previdenziali, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Con questo provvedimento, la causa è stata rimessa alla pubblica udienza della quinta sezione civile per una decisione definitiva, rinviando la discussione a nuovo ruolo senza ancora stabilire un vincitore finale.
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Ricalcolo della pensione: spetta all’INPS provare i conteggi
Il Pensionato ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili nella base di calcolo dei contributi figurativi per cassa integrazione e disoccupazione. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rilevando che l'ente previdenziale non ha dimostrato il corretto inserimento di tali somme. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che spettasse al lavoratore provare l'errore di calcolo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che spetta all'ente previdenziale l'onere di provare l'esatto adempimento dell'obbligo di accredito. Pertanto, il Pensionato ottiene definitivamente il diritto al ricalcolo della pensione.
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Minimale contributivo: l’INPS perde sul calcolo del part-time
Un'azienda edile ha contestato un verbale dell'INPS che richiedeva maggiori contributi previdenziali. L'ente previdenziale aveva calcolato il minimale contributivo basandosi su un orario a tempo pieno di 40 ore settimanali anche per due dipendenti in situazioni particolari: uno con contratto part-time e uno assente per i permessi previsti dalla legge sulla disabilità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che per il calcolo del minimale contributivo occorre considerare le ore effettive del part-time e che i permessi per disabilità godono di contribuzione figurativa a carico dello Stato, non del datore di lavoro. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare l'esatto debito contributivo.
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Pensione anticipata: negata la neutralizzazione dei periodi di mobilità
Il Lavoratore ha chiesto all'INPS il ricalcolo della propria pensione, pretendendo la neutralizzazione dei periodi di mobilità caratterizzati da minore retribuzione, i quali riducevano l'importo dell'assegno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che la neutralizzazione dei periodi di mobilità non è applicabile se tali periodi sono stati determinanti per ottenere l'accesso anticipato alla pensione di vecchiaia a sessant'anni. Non è infatti consentito sfruttare i contributi figurativi per anticipare il pensionamento e, al contempo, chiederne l'esclusione dal calcolo della retribuzione pensionabile per aumentarne l'importo.
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