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Contribuzione Figurativa

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124 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prescrizione contributi previdenziali: vince l’azienda
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un'Azienda il rimborso delle somme erogate ad alcuni lavoratori a titolo di indennità e contribuzione figurativa per la mobilità lunga. L'Azienda ha eccepito la prescrizione dei crediti vantati dall'istituto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente pubblico, confermando che il credito per il rimborso di tali somme rientra nell'ampia categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni e non quella ordinaria decennale. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, decretando la vittoria dell'Azienda e condannando l'ente previdenziale al pagamento delle spese di giudizio.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde contro azienda
L'ente previdenziale ha chiesto a un'azienda il rimborso delle somme versate per la mobilità lunga di alcuni lavoratori, comprensive di indennità e contributi figurativi. L'azienda ha eccepito la prescrizione delle somme richieste. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che tali somme rientrano nella categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni e non quella ordinaria di dieci anni. L'ente previdenziale perde definitivamente la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: azienda batte INPS
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un'Azienda il rimborso delle somme anticipate per la mobilità lunga di alcuni lavoratori, comprendenti sia l'indennità economica sia la relativa contribuzione figurativa. L'Azienda ha eccepito la prescrizione quinquennale dei crediti. La Corte di Cassazione ha stabilito che tutti gli oneri legati alla mobilità lunga, inclusi i rimborsi delle indennità erogate, rientrano nell'ampia categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione dei contributi previdenziali di cinque anni, e non quella ordinaria di dieci anni. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale e accolto quello dell'Azienda, rinviando la causa alla Corte d'Appello per ricalcolare le somme prescritte.
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Pensione per lavori usuranti: part-time contro ente pubblico
Un autista di autobus ha chiesto l'accesso anticipato alla pensione per lavori usuranti. L'ente previdenziale ha rifiutato la domanda, sostenendo che il lavoratore, avendo un contratto part-time, non avesse raggiunto il requisito minimo di 364 settimane di lavoro effettivo negli ultimi dieci anni. La Corte d'Appello prima e la Corte di Cassazione poi hanno dato ragione al dipendente. I giudici hanno stabilito che, per calcolare l'anzianità contributiva dei lavoratori a tempo parziale, i contributi devono essere riproporzionati sull'intero anno. Questo evita ingiuste penalizzazioni rispetto ai colleghi a tempo pieno. La Cassazione ha quindi respinto il ricorso dell'ente previdenziale, confermando il diritto del lavoratore ai benefici pensionistici.
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Disoccupazione agricola: lavoratore perde il ricorso contro INPS
Un lavoratore agricolo ha chiesto la rideterminazione della sua indennità di disoccupazione agricola per il 2013. Il lavoratore sosteneva che il calcolo dovesse includere una maggiorazione del 30,44% a titolo di terzo elemento sulla retribuzione provinciale di riferimento. I giudici di merito hanno respinto la domanda, ritenendo che tale elemento fosse già compreso nella tariffa contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'interpretazione dei contratti collettivi locali spetta ai giudici di merito e che l'autocertificazione per l'esonero dalle spese processuali deve essere presentata tempestivamente all'inizio del giudizio di primo grado, non potendo sanare retroattivamente la mancata allegazione iniziale.
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Disoccupazione agricola: niente ricalcolo se la paga è già piena
Una lavoratrice agricola ha chiesto il ricalcolo della propria indennità di disoccupazione agricola per il 2013. Sosteneva che la retribuzione base dovesse essere maggiorata del 30,44% a titolo di terzo elemento. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo che tale percentuale fosse già inclusa nella tariffa prevista dal contratto collettivo provinciale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della lavoratrice. I giudici hanno chiarito che l'interpretazione sistematica del contratto provinciale esclude ulteriori aumenti. Inoltre, la Corte ha stabilito che la dichiarazione reddituale per l'esonero dalle spese di lite, se presentata solo in appello, non ha effetto retroattivo sulle spese del primo grado di giudizio.
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Contribuzione figurativa: il ricorso errato cancella la pensione
Un lavoratore ha chiesto all'INPS il riconoscimento della pensione avvalendosi della salvaguardia per gli esodati. L'ente previdenziale ha rigettato la domanda, non riconoscendo la contribuzione figurativa per alcune settimane del 1994 e del 1996, coincidenti con i periodi di carenza successivi alla percezione dell'indennità di mancato preavviso. La Corte d'Appello ha respinto la domanda del lavoratore, ritenendo che tali periodi non fossero coperti da contribuzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore per difetto di specificità e chiarezza nell'esposizione dei fatti, confermando la decisione d'appello. Di conseguenza, il lavoratore perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Contribuzione figurativa: sì all’accredito senza limiti di tempo
Una lavoratrice ha svolto lavori di pubblica utilità presso un Comune dal 1999 al 2012. L'ente previdenziale si è opposto al riconoscimento dei contributi per l'intero periodo, sostenendo un limite massimo di dodici mesi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, stabilendo che la contribuzione figurativa spetta per l'intera durata dell'attività svolta. I giudici hanno equiparato la tutela dei lavoratori di pubblica utilità a quella dei lavoratori socialmente utili, escludendo qualsiasi limite temporale per l'accredito dei contributi necessari alla pensione.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde contro l’azienda
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un'Azienda il rimborso degli oneri per il licenziamento e la mobilit lunga di un dipendente. L'Azienda si opposta eccependo la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando che i crediti per il rimborso delle indennit e della contribuzione figurativa rientrano nell'ampia categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni e non quella ordinaria di dieci anni. Poich il periodo di riferimento andava dal 1997 al 2001 e l'azione stata avviata tardivamente, i crediti sono stati dichiarati definitivamente estinti per decorso del tempo, con la conseguente vittoria dell'Azienda.
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Decorrenza della pensione: l’INPS perde contro l’erede
L'erede di un cittadino riconosciuto come perseguitato razziale ha chiesto la ricostituzione del trattamento pensionistico del defunto. Il richiedente pretendeva l'anticipazione della decorrenza della pensione al momento del raggiungimento dei requisiti anagrafici, avvenuto nel 1986, anziché dal 1989. La Corte d'Appello ha accolto la domanda. L'ente previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione contestando i criteri di calcolo della retribuzione pensionabile. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale poiché i motivi sollevati non contestavano la reale decisione del giudice di secondo grado, incentrata esclusivamente sulla decorrenza della pensione e non sul calcolo matematico della stessa. L'ente previdenziale è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Ricalcolo della pensione: l’ente deve provare i conteggi
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere gli emolumenti extra mensili, come tredicesima e ferie non godute, nella base di calcolo dei contributi figurativi per disoccupazione e cassa integrazione. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rilevando che l'ente previdenziale non aveva dimostrato il corretto inserimento di tali somme. L'ente ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che spettasse al pensionato provare l'errore di calcolo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che spetta all'ente previdenziale l'onere di provare l'esatto adempimento dei suoi obblighi di accredito. Di conseguenza, il pensionato ottiene definitivamente il ricalcolo della pensione e l'ente previdenziale viene condannato a pagare le spese processuali.
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Contribuzione figurativa per mobilità: dati reali contro medie
Un pensionato ha chiesto all'ente previdenziale il ricalcolo della propria pensione, contestando il computo dei periodi di mobilità. La Corte d'Appello ha accolto la domanda applicando una media retributiva virtuale. L'ente previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la contribuzione figurativa per mobilità deve basarsi sulla retribuzione reale di riferimento per la cassa integrazione straordinaria, e non su dati astratti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che il valore dei contributi figurativi per i periodi di mobilità va calcolato sulla retribuzione effettiva legata all'integrazione salariale straordinaria immediatamente precedente il licenziamento. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Ricalcolo della pensione: la Cassazione salva i ratei arretrati
Il Pensionato ha chiesto il ricalcolo della pensione per includere alcune indennità nei periodi di contribuzione figurativa. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda ritenendola interamente prescritta per decadenza triennale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Pensionato, stabilendo che la decadenza triennale introdotta nel 2011 non cancella il diritto al ricalcolo della pensione in sé. Essa colpisce esclusivamente i singoli ratei mensili scaduti prima del triennio precedente alla domanda giudiziale (cosiddetta decadenza mobile). Di conseguenza, il diritto a ottenere l'adeguamento della pensione per il futuro rimane intatto, e il Pensionato perde solo le differenze economiche più vecchie di tre anni. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Pensione anticipata: l’INPS chiede 176.000 euro ma perde la causa
L'Ente Previdenziale ha annullato la pensione anticipata erogata a un Lavoratore, richiedendo la restituzione di oltre 176.000 euro. Secondo l'ente, la contribuzione figurativa legata alla cassa integrazione straordinaria era illegittima, poiché il dipendente era stato precedentemente distaccato presso un'altra società e non lavorava effettivamente nell'unità in crisi. La Corte d'Appello ha respinto la tesi dell'ente, accertando che il distacco era stato revocato prima della cassa integrazione e che il Lavoratore era regolarmente incluso nei piani di riorganizzazione aziendale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando che la valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Il Lavoratore conserva quindi il diritto alla sua pensione anticipata.
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Revoca della pensione anticipata: la Cassazione dà torto all’INPS
L'Ente Previdenziale ha disposto la revoca della pensione anticipata di un lavoratore, chiedendo la restituzione di oltre 114.000 euro. L'ente sosteneva che i contributi figurativi accumulati durante la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) non fossero validi a causa di un presunto distacco fittizio del dipendente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che la cassa integrazione è pienamente compatibile con il distacco e che l'atto di collocazione in CIGS revoca implicitamente il distacco stesso. Di conseguenza, i contributi figurativi sono legittimi e la revoca della pensione anticipata è nulla. L'ente previdenziale è stato condannato a ripristinare il trattamento pensionistico e a pagare le spese di giudizio.
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Pensione anticipata salva: l’Inps perde il ricorso milionario
L'Ente Previdenziale ha revocato la pensione anticipata a un lavoratore, richiedendo la restituzione di oltre 216.000 euro. Secondo l'istituto, il dipendente non aveva diritto alla cassa integrazione straordinaria (CIGS) – usata per raggiungere i requisiti pensionistici – poiché era stato fittiziamente trasferito e distaccato presso un'altra società non in crisi. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno dato ragione al pensionato, accertando che il distacco era cessato con la collocazione in cassa integrazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ente Previdenziale. I giudici di legittimità hanno stabilito che non è possibile chiedere un nuovo esame dei fatti già accertati nei gradi precedenti. Di conseguenza, il lavoratore conserva definitivamente il diritto alla sua pensione anticipata e non deve restituire alcuna somma.
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Calcolo della pensione: regole generali contro privilegi speciali
Gli Eredi del Lavoratore chiedevano il ricalcolo della pensione del loro familiare, collocato in mobilità prima del pensionamento. I giudici di merito avevano accolto la domanda, stabilendo che la base per il calcolo della pensione dovesse essere la retribuzione dei dodici mesi precedenti l'inizio della mobilità. L'Ente Previdenziale ha fatto ricorso, sostenendo che tale regola di favore si applicasse solo a specifiche categorie di ferrovieri e non ai dipendenti del settore privato delle telecomunicazioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale, chiarendo che per il calcolo della pensione del lavoratore privato si applica la disciplina generale. Questa prevede che la contribuzione figurativa sia calcolata sulla retribuzione reale legata all'integrazione salariale, e non su dati virtuali. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Riliquidazione della pensione: l’INPS vince sul calcolo fittizio
Un lavoratore del settore metalmeccanico, dopo un periodo di mobilità lunga, ha ottenuto in appello la riliquidazione della pensione basata sulla retribuzione dei dodici mesi precedenti l'inizio della mobilità. L'ente previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione di una norma speciale riservata al settore dei trasporti in concessione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che per la generalità dei lavoratori la contribuzione figurativa deve essere calcolata sulla base della retribuzione reale di riferimento per l'integrazione salariale straordinaria, e non su parametri virtuali o speciali. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Calcolo incentivo autoimprenditorialità: INPS sbaglia, vince la lavoratrice
Una lavoratrice, dopo un periodo di cassa integrazione, ha richiesto l'incentivo per l'autoimprenditorialità. Il dibattito si è concentrato sul corretto calcolo dell'incentivo autoimprenditorialità: l'Ente Previdenziale lo aveva calcolato sulla retribuzione ridotta, mentre la lavoratrice chiedeva fosse basato sulla retribuzione piena teorica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ente Previdenziale per un vizio di forma, non entrando nel merito della questione. Questa decisione ha reso definitiva la sentenza precedente, favorevole alla lavoratrice, che ottiene così il ricalcolo dell'incentivo sulla base dello stipendio intero.
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Indebito previdenziale: INPS sbaglia, il pensionato non restituisce
Un lavoratore riceveva una pensione di anzianità basata su contributi figurativi per un periodo di mobilità, durante il quale però svolgeva un'attività autonoma regolarmente dichiarata. L'INPS, accortasi dell'errore, ha revocato la pensione e ha chiesto la restituzione di tutte le somme. La Corte di Cassazione ha stabilito che il pensionato non deve restituire nulla. La sentenza conferma il principio di irripetibilità dell'indebito previdenziale: se l'errore è imputabile all'ente e il cittadino non ha agito con dolo (frode), le somme percepite in buona fede non vanno restituite, tutelando così l'affidamento del pensionato.
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